www.resistenze.org - popoli resistenti - spagna - 02-05-07

La ripartizione del lavoro e della ricchezza
 
Partito Comunista di Spagna 
 
Maggio 2007
 
Un anno ancora, lavoratori e lavoratrici di tutto il mondo, commemoriamo questo 1º di Maggio rinnovando il nostro impegno di lotta per la conquista di un mondo migliore, dove la solidarietà, la giustizia sociale, l'uguaglianza e la pace smettano di essere solo parole per trasformarsi in pratica abituale e di convivenza sociale.
 
Il capitalismo mondiale continua a dimostrarci come sia ben lontano dall'arrecare pace e benessere, proseguendo con la sua opera di devastazione, depredando le ricchezze naturali del mondo intero e condannando i suoi popoli alla povertà, alla guerra e alla morte.
 
Iraq, Palestina o Africa sono le prove sanguinanti dell'azione predatoria imperialista che, adducendo la falsa scusa di combattere il terrorismo o di esportare la sua democrazia, invade tutti gli angoli del pianeta.
 
Attraverso le loro bombe e le multinazionali sempre più avide, l'unico risultato che hanno ottenuto è un mondo più insicuro ed instabile, dove la disperazione, l'impotenza e l'odio s’intensificano e costituiscono un brodo di coltura ideale per il terrorismo.
 
Questo 1º Maggio in Europa si distingue per le riforme del lavoro che si pretendono di approvare in un futuro prossimo e che fanno parte del cosiddetto Libro Verde, un'ode alla deregolamentazione del mercato del lavoro che risponde alla logica neoliberista del Trattato Costituzionale. Pretendere di combinare la flessibilità organizzativa chiesta dalle imprese con la sicurezza sul lavoro difesa da lavoratori e lavoratrici, risulta impossibile e contraddittorio.
 
Sotto il termine di "flessicurezza" si nasconde il tentativo reale da rivedere al ribasso la normativa che regola i contratti a tempo indeterminato per spingere i lavoratori verso la contratti a tempo determinato.
 
In Spagna, questo 1º Maggio si celebra in un contesto economico e lavorativo per niente favorevole agli interessi della classe operaia. Abbiamo assistito in questi ultimi mesi all'approvazione di diverse riforme (fiscale, del lavoro e della previdenza sociale) che invece di portare un avanzamento dei diritti dei lavoratori, contribuendo ad aumentarne potere d'acquisto, stabilità, sicurezza e benessere, sono rivolte all'interesse padronale.
 
Queste riforme hanno richiesto un'importante iniezione di denaro pubblico verso il mondo imprenditoriale attraverso agevolazioni, ribassi di quotazioni ed aiuti straordinari.
 
Seguono la stessa logica delle riforme passate, con l’applicazione di costanti tagli occupazionali in nome della sicurezza e la qualità dell'impiego.
 
Tuttavia, abbiamo visto come durante gli ultimi vent'anni il numero di contratti a tempo determinato abbia raggiunto livelli percentuale al limite dello scandalo, come la qualità dell'impiego si sia progressivamente abbassata, con un'enorme proliferazione dei cosiddetti contratti spazzatura.
 
L'economia va bene, si vanta il governo, perché la crescita economica è superiore a quella dei paesi della nostra fascia e la disoccupazione si è abbassata sostanzialmente.
 
Zapatero prosegue col suo discorso trionfalistico e lontano della realtà quotidiana della classe lavoratrice tanto da minacciare nuovi tagli alla previdenza sociale. Tuttavia, evitano convenientemente di rivelare come sia stata spartita la ricchezza generata da questa crescita, ricchezza che ha ingrassato vergognosamente i redditi più alti, con abbondanti benefici imprenditoriali e con striminziti aumenti salariali.
 
La componente “redditi da lavoro” nel PIL continua a perdere peso a beneficio di redditi da capitale, evidenziando l'orientamento neoliberale delle politiche economiche e lavorative del PSOE.
 
La quotidianità delle famiglie lavoratrici, dei giovani, delle donne e dei migranti si manifesta con tutta la sua crudezza ed il futuro si presenta incerto.
 
L'indebitamento familiare raggiunge cifre scandalose e pericolose, vera ipoteca sul futuro. Le difficoltà aumentano per arrivare alla fine del mese, la capacità di risparmio continua a diminuire, comprare casa si è tramutato in un'ipoteca per tutta la vita e la povertà raggiunge già coloro che hanno un impiego.
 
La precarietà, vero marchio del nostro mercato lavorativo, si evidenzia attraverso bassi salari, lunghe giornate e ritmi spossanti, mancanza di sicurezza e, come conseguenza di tutto ciò, un alto indice d’incidenti e di malattie lavorative che porta alla morte di migliaia di lavoratori.
 
Siamo in molti a non rassegnarci a questa realtà, e continuiamo a ribellarci davanti a una simile barbarie, alzando le nostre voci insieme a quelle di migliaia di persone che lottano per i diritti ed il lavoro, non rinunciamo all'utopia, organizzando il cambiamento verso un futuro più giusto.
 
Noi continuiamo a chiedere una drastica riduzione della precarietà nel lavoro. Una maggiore protezione di fronte al licenziamento aumentando sostanzialmente le indennità e limitando le sue cause.
 
Eliminazione delle ETTs, giornata di 35 ore senza riduzione salariale, recupero del potere d'acquisto, completamento della normativa della salute sul lavoro, persecuzione delle frodi contrattuali, avanzamenti in materia d’uguaglianza di genere, democratizzazione nell'ambito dell'impresa.
 
Queste proposte si evidenziano come possibili, urgenti e necessarie.
 
In questo 1º maggio che viene, rinnoviamo il nostro impegno e mettiamo a disposizione della lotta operaia tutta la nostra capacità ed energia, perché ci riconosciamo debitori verso tanti uomini e donne che ci hanno preceduto dando il loro meglio, affinché la lotta di classe continui ad essere, inesorabilmente, la leva che muove la storia dell'umanità.
 
VIVA IL 1º MAGGIO
 
VIVA LA CLASSE OPERAIA
 
Traduzione dallo spagnolo a cura del CCDP