www.resistenze.org - popoli resistenti - spagna - 17-05-07

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Il governo Zapatero protrae lo stato di emergenza in Euskal Herria
 
Dichiarazione del Comitato Esecutivo del Partito Comunista dei Popoli di Spagna (PCPE)
 
8 maggio 2007
 
In assenza dell’ultimo pronunciamento del Tribunale Costituzionale, la decisione del Tribunale Supremo di proibire le candidature di ASB, la maggior parte delle candidature di ANV e quelle presentate da gruppi di elettori con l’avallo di più di 80.000 persone – colpendo la maggior parte del corpo elettorale – dimostra che il governo Zapatero intende protrarre lo stato di emergenza che i diversi governi hanno instaurato in Euskal Herria fin dall’inizio della cosiddetta “transizione politica”.
 
Questa decisione – avallata con autentica disciplina militare dalla magistratura che opera in nome del governo, dai partiti politici del sistema (dall’estrema destra del PP, passando per il riformismo di Izquierda Unida (IU) e per tutti gli opportunismi) e dai mezzi di comunicazione di massa – sta a dimostrare ancora una volta che l’attuale sistema di dominio non tollera che venga messo in discussione il proprio progetto di Spagna, l’unico ad essere accettato ed imposto con tutta la violenza necessaria ad impedire contestazioni. Allo stesso tempo dimostra che, quando una forza politica è capace di rappresentare, con ampio sostegno di massa, un progetto alternativo, si utilizzano tutti i mezzi a disposizione dello stato per reprimerla, creando nuovi sistemi di coercizione quando quelli esistenti non risultano sufficienti.
 
La Legge dei Partiti e la Legge Antiterrorista sono due elementi fondamentali della dittatura del capitale in Spagna. Sotto il loro copertura si commette ogni tipo di arbitrio contro coloro che vengono considerati nemici dall’oligarchia e dai suoi governi. Si sospendono partiti e/o candidature e si imprigiona e si tortura impuniti in commissariati e prigioni.
 
Il governo Zapatero ha cercato – nel cosiddetto “processo negoziale” aperto dopo la tregua dell’ETA – di sconfiggere la sinistra abertzale. E’ stato il rifiuto di quest’ultima a rinunciare ai suoi obiettivi politici prioritari e ad una parte essenziale del suo programma che ha provocato questa decisione del Tribunale Supremo.
 
L’esigenza di “rinunciare alla violenza” è una falsa scusa che lo Stato utilizza per giustificare il fatto che oggi in Euskal Herria esistono decine di migliaia di persone a cui vengono negati i diritti politici, che non possono concorrere alle elezioni e che vengono schedate per motivi politici nei commissariati, dove sono registrate le loro attività, le loro preferenze ideologiche e la loro partecipazione alla vita politica quotidiana in Euskadi e Navarra. Questa schedatura politica viola i diritti riconosciuti di queste persone ed è espressione dell’estrema “violenza dello Stato”.
 
Per questo occorre esigere dallo stato spagnolo, dai suoi governi, che rinuncino alla violenza contro il popolo basco, che procedano immediatamente alla revoca della Legge dei Partiti e della Legge Antiterrorista, e che riconoscano e rispettino i diritti politici di queste decine di migliaia di persone schedate per motivi politici negli archivi centrali dello stato.
 
Il Comitato Esecutivo del PCPE esprime la propria solidarietà alla sinistra abertzale e al popolo basco, esige che il governo Zapatero cessi di perseguire l’obiettivo di sconfiggere la sinistra abertzale e proceda immediatamente alla revoca dell’attuale assetto giuridico repressivo, quali condizioni imprescindibili per avanzare verso una soluzione negoziata del conflitto che oggi si vive in Euskal Herria.
 
Il Comitato Esecutivo del PCPE chiama tutte le organizzazioni sociali e politiche ad esprimersi con nettezza contro queste azioni del governo, a sviluppare ogni tipo di iniziativa per lottare, attraverso la mobilitazione di massa, per la revoca della legislazione relativa allo stato di eccezione e a fare tutto il possibile per aprire la strada alla soluzione negoziata del conflitto basco.
 
Traduzione dallo spagnolo per www.resistenze.org a cura del Centro di Cultura e Documentazione Popolare