www.resistenze.org - popoli resistenti - spagna - 18-06-08 - n. 232

da Partito Comunista dei Popoli di Spagna –  www.pcpe.es/?p=801
 
Di fronte alla crisi capitalista, unità dei settori popolari
 
Dichiarazione del Comitato Esecutivo del PCPE sullo sciopero dei trasporti
 
13/06/2008
 
La crisi capitalista sta conducendo alla rovina importanti settori popolari. Sarà la classe operaia, in primo luogo, a sopportare le conseguenze della crisi. Il tasso di sfruttamento cresce giorno dopo giorno: si estende la precarietà, aumentano la disoccupazione e gli infortuni sul lavoro, si allunga la giornata lavorativa, si realizzano straordinari non pagati, mentre continua inarrestabile la perdita di potere d’acquisto dei salari. Tutto ciò è accompagnato da un indebitamento insostenibile delle famiglie lavoratrici, legate mani e piedi da prestiti ed ipoteche che incrementano il profitto del capitale finanziario, espressione più parassitaria del capitalismo.
 
La piccola borghesia e i settori della borghesia non monopolista cominciano anch’essi a pagare le conseguenze della crisi economica. L'incremento dei costi di produzione, conseguenza diretta dell'anarchia e del saccheggio costante delle risorse naturali che caratterizzano il sistema imperialista mondiale, conduce direttamente al sovra-sfruttamento della classe operaia e alla rovina e proletarizzazione del cosiddetto ceto medio, incapace di competere con i monopoli. Ogni crisi capitalista è inesorabilmente accompagnata da un conseguente processo di centralizzazione della produzione e di concentrazione della proprietà nelle mani dei monopoli.
 
Le mobilitazioni del settore ittico e dei trasporti sono conseguenza diretta della crisi e delle dimensioni che può raggiungere il conflitto sociale, di fronte alla crescente disperazione di importanti settori popolari. Riguardo alle mobilitazioni del settore dei trasporti vogliamo rendere note le seguenti considerazioni:
 
La nostra più pesante critica ai gruppi dominanti del settore, ai grandi proprietari e alle loro organizzazioni, che come autentici squali continuano ad incrementare i profitti aumentando la loro quota di mercato, portando così alla rovina i piccoli autotrasportatori e sfruttando fino allo sfinimento i lavoratori e le lavoratrici del settore. Esigiamo il pagamento dei salari ai lavoratori e alle lavoratrici che si sono visti forzati, direttamente o indirettamente, a non compiere il proprio lavoro per esclusiva volontà dei padroni.
 
Il nostro appoggio alle rivendicazioni e ad ogni mobilitazione dei lavoratori e delle lavoratrici dei trasporti nei confronti della loro Confindustria che li obbliga a eseguire giornate di lavoro estenuanti per salari da miseria; dei lavoratori autonomi, di quelli subappaltati e quelli su cui i monopoli scaricano i crescenti costi di produzione, impongono le tariffe e li obbligano a passare la vita sulla strada, senza neanche arrivare alla fine del mese.
 
Il nostro appoggio ai lavoratori del mare, ai pescatori e alle pescatrici che vedono sommarsi alle loro penose condizioni lavorative, un insostenibile aumento dei prezzi del combustibile, che porterà alla disoccupazione di importanti settori, mentre il Governo è incapace di frenare le importazioni costanti, parte in causa nella ripartizione dei caladeros e delle quote di produzione e di mercato tra le potenze imperialiste dell'UE.
 
Frutto dell'inarrestabile processo di concentrazione capitalista, la strategia delle grandi imprese dei trasporti passa tanto per l'aumento dello sfruttamento dei suoi lavoratori e lavoratrici, come per l'eliminazione di tutti i suoi competitori più deboli. In un momento di crisi strutturale del trasporto su strada, questo processo di concentrazione, come quello di sfruttamento, si acuisce ed esprime con chiarezza la contraddizione di classe esistente nella società capitalista. La grande borghesia contrapposta alla classe operaia ed ai settori popolari della piccola borghesia (contadini, piccoli imprenditori, autotrasportatori autonomi con pochi impiegati, piccoli commercianti, tassisti…). L'offensiva capitalista, pretendendo che la crisi, esclusivamente generata da loro, sia pagata dalla classe lavoratrice e dai settori popolari, si sviluppa contro tutti e su tutti i fronti: direttiva delle 65 ore settimanali, perdita di potere d'acquisto dei salari, straordinari non pagati, inadempimento degli accordi collettivi, ETT, monopoli, benefici fiscali per le grandi imprese…
 
Dinanzi a questa situazione, il PCPE fa un doppio appello alla classe operaia e a tutti quei settori popolari oggettivamente colpiti dallo sviluppo capitalista affinché uniscano le forze nella lotta contro il sistema capitalista. Spetta, come classe socialmente emergente, alla classe operaia e alle sue organizzazioni politiche e sindacali offrire una cornice di collaborazione a questi settori della piccola borghesia condannati a proletarizzarsi. Essi, questa piccola borghesia in decadenza economica e sociale, devono accettare quest’offerta e, affrontando il proprio destino sociale, iniziare, uniti con la classe lavoratrice, una lotta coerente per i diritti come lavoratori e contro i monopoli e le grandi imprese del settore del trasporto. La maggioranza di questi cosiddetti autonomi è composta da lavoratori, obbligati dalle imprese per le quali lavorano a trasformarsi in falsi imprenditori. La loro lotta sta nell’assumere la dignità di lavoratori/trici e non pretendere di allungare la loro inevitabile agonia economica e sociale.
 
Denunciamo il governo del PSOE come curatore e rappresentante degli interessi delle grandi imprese e dell'oligarchia. L'accordo raggiunto con la Confindustria dei grandi imprenditori del trasporto su gomma, come la scommessa di continuare lo smantellamento del trasporto ferroviario di merci, lo collocano in linea con ciò che rappresenta l'Unione Europea ed il Trattato di Lisbona, come un nemico della classe operaia e dei ceti popolari.
 
Davanti alle prime prove di conflitto sociale, il governo della socialdemocrazia ed il resto delle forze politiche parlamentari hanno già svelato il loro vero volto di gestori efficaci della crisi capitalista. Per ciò, dopo aver votato unanimemente (Izquierda Unida compresa) nel parlamento la posizione presentata dal PP, hanno messo in moto una strategia basata su:
 
  1. negoziare con la parte monopolista dei settori coinvolti nel conflitto, contro i settori autonomi e non monopolisti.
 
  1. mettere in moto una strategia mediatica diretta a criminalizzare ogni tipo di mobilitazione popolare, tentando di approfittare delle serrate patronali per avere nel mirino il loro vero obiettivo: l’attacco al diritto di sciopero e la legittimazione della brutale azione delle forze di repressione.
 
Il Ministro Rubalcaba lo ha detto chiaramente: 25.000 poliziotti sulle strade per lottare contro i picchetti che,secondo le sue stesse parole,"sono illegali". Il governo della socialdemocrazia mette in moto l'apparato repressivo e la campagna mediatica che ne legittima l’attuazione con un chiaro proposito: neutralizzare la risposta della classe operaia alle misure reazionarie che si preparano nel segno dell'UE, del Trattato di Lisbona e in nome della cosiddetta "flexsecurity”. L'approvazione della direttiva che stabilisce la giornata lavorativa di 65 ore è la migliore dimostrazione del futuro che l'imperialismo prospetta per i lavoratori e le lavoratrici, nel sistema della schiavitù salariata.
 
Chiamiamo le organizzazioni politiche e sindacali della classe operaia a prendere l'iniziativa per unire tutte le lotte a venire all’interno di un quadro politico superiore che, nella prospettiva del Socialismo, concretamente affronti le politiche lesive dei nostri interessi e di quelli dei settori popolari. Contro la privatizzazione e per il controllo pubblico della gestione dei servizi di base (sanità, educazione, sicurezza…) e dei settori strategici dell'economia (energia, telecomunicazioni, banche, trasporto passeggeri, ferrovie…); per il consolidamento ed il recupero dei diritti, no all'Unione Europea e al Trattato di Lisbona; per la sovranità monetaria, respingiamo l'Euro e la Banca Centrale Europea; per un trasporto sostenibile esigiamo un piano strategico di sviluppo delle ferrovie per persone e merci e ci opponiamo allo sviluppo di infrastrutture costose socialmente ed economicamente (Treno ad alta velocità ed autostrade).
 
C’è una sola risposta alla crisi capitalista e all'offensiva contro la classe operaia che l'UE sta preparando, per scaricarne su spalle lavoratrici e popolari i suoi effetti:
 
-         Scontro frontale contro l'incremento della povertà della vita
 
-         Frenare l’ascesa della repressione e la riduzione di libertà e diritti
 
-         Riattivare il sindacalismo di classe, dalla base, dalle assemblee di lavoratrici e lavoratori
 
-         Unire tutte le forze operaie e popolari contro la crisi.
 
Preparare le condizioni per la convocazione di uno sciopero generale in difesa degli interessi della classe operaia e del paese di fronte alla crisi del capitalismo monopolista e all'Unione Europea, vero stato maggiore dei monopoli.
 
LA CRISI CAPITALISTA CHE LA PAGHINO I RICCHI
 
Traduzione dallo spagnolo per www.resistenze.org a cura del Centro di Cultura e Documentazione Popolare