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- popoli resistenti - spagna - 23-05-11 - n. 365
Traduzione dall'inglese per www.resistenze.org a cura del Centro di Cultura e Documentazione Popolare
Dichiarazione sulle mobilitazioni iniziate il 15 maggio
Partito Comunista dei Popoli di Spagna (PCPE)
19/05/2011
Le manifestazioni iniziate il 15 maggio rispondono a una strategia volta ad un abbassamento della tensione e a prevenire risposte a contenuto di classe. In una situazione come questa la risposta deve essere: organizzazione, organizzazione e organizzazione.
Le proteste iniziate il 15 maggio scorso sotto lo slogan "Vera Democrazia Adesso" derivano da un alto livello di rigetto di importanti settori sociali di base, soprattutto della classe operaia e dei settori popolari, e in modo particolare dei giovani, dinanzi alle conseguenze che la crisi capitalista sta facendo ricadere sulle loro vite.
Il PCPE analizza la situazione da vicino, e rende questa dichiarazione con il desiderio di evitare che questo movimento, di origini confuse, distragga la classe operaia e ostacoli l'avanzamento verso una posizione conflittuale che sia radicata profondamente con la crisi del capitalismo. Il corso degli eventi suggerisce che, con l'abbassamento della tensione sociale, tutto rientrerà entro le coordinate fissate dal blocco dominante, che porterà avanti le sue politiche anti-operaie per cercare di superare la crisi sistemica, mantenendo il consenso sociale finora ottenuto.
Nel caratterizzare questo movimento, tre sono gli elementi che distinguono la nostra analisi:
- E' un movimento che attacca il cuore della lotta di classe.
- E' quindi un movimento interclassista
- Ha un chiaro carattere ideologico piccolo borghese.
L'arretramento dell'organizzazione della classe operaia
La debolezza di uno strumento sviluppato dalla classe operaia come il Partito comunista grande e combattivo, così come la mancanza di sviluppo di un progetto sindacale di classe, con ampio sostegno della classe operaia, sono parte del terreno da cui origina questo movimento.
L'inasprimento della lotta di classe in Spagna è un fatto oggettivo, sistematicamente occultato dal blocco di potere. La situazione derivante dalla crisi sta colpendo i settori professionali più qualificati e di grande capacità intellettuale della classe operaia, per lo più giovani, che vedono non rispettate le condizioni di vita a loro promesse sotto il capitalismo, ma al contrario frustrate. In questa situazione, e tenuto conto della mancanza di un soggetto rivoluzionario, tali settori danno sfogo al loro malcontento con espressioni riformiste e piccolo-borghesi, chiaramente molto facili per il sistema da manipolare, per evitare l'elevazione della coscienza e possibili disordini sociali con un significato realmente trasformativo.
Nell'ambito di un programma di chiaro segno riformista, basato su un approccio idealistico come quello che vede nella crisi economica in parte un risultato del malfunzionamento dei meccanismi "democratici" in un paese come la Spagna (analoghi a quelli di altri paesi dell'UE) o dei meccanismi di "controllo finanziario", solleva tutta una serie di proposte che vanno dalla richiesta di crediti per le imprese che hanno pochi contratti a tempo determinato, la necessità di una piena attuazione della Ley de Dependencia [La legge sulla promozione dell'autonomia personale e l'assistenza alle persone non autosufficienti e le famiglie di Spagna, NdT], la Tobin tax, la riforma della legge elettorale o l'inserimento di "dispositivi per garantire la democrazia interna ai partiti", tutto attraverso l'uso di termini come "classe politica" che si basano su un concetto estraneo al nostro più elementare orientamento. Questo approccio riformista e possibilista non contesta affatto la validità del sistema capitalista, ma semplicemente prova a riformarlo perché funzioni meglio.
Una posizione contro l'organizzazione di lotta della classe operaia
Questa posizione riformista, sottoscritta pienamente da IU e dal PCE nella logica di uno spostamento verso un capitalismo dal volto umano (a volte dicono "socialismo") "attraverso una crescita della democrazia", è spalleggiata da un certo numero di posizioni che attaccano apertamente le forme dell'organizzazione del movimento operaio: il Partito e il Sindacato. Approfittando della cattiva immagine dei partiti borghesi (anche se, per esempio nel Paese Valenciano, tutti i sondaggi prevedono una vittoria schiacciante, nonostante la corruzione del presidente Camps) e dei principali sindacati, fanno piazza pulita promuovendo un discorso anti-partitico e anti-sindacale, che recupera le posizioni più di sinistra relative alla non necessità di organicità, di struttutrazione, e che dichiara di organizzarsi "orizzontalmente" attraverso "le reti sociali".
I militanti comunisti hanno una sufficiente esperienza, accumulata in decenni di lotte, per sapere perfettamente che le idee non vivono senza organizzazione, per non parlare delle idee di un movimento variopinto che dice di cercare di resistere al potere costituito, che ha sempre più risorse sofisticate per spegnere ogni possibile eruzione incontrollata che possa apparire in tempi come gli attuali.
Sappiamo anche che i discorsi basati sulla "inorganicità" sono concepiti per screditare e mettere nell'angolo la possibile influenza dei Partiti comunisti, incensando la spontaneità, il movimentismo, l'orizzontalismo, sempre falsi nella pratica e molto utili per alcuni settori della sinistra. In particolare, tutti i militanti comunisti con una certa esperienza degli "ambiti unitari", hanno patito questo tipo di esperienza e sanno dove queste posizioni conducono: incapacità di affrontare il tema ideologico comunista, manipolazione delle assemblee, ecc. In questo caso, il presunto utilizzo delle "reti sociali" è un elemento fuorviante e molto conveniente per screditare alcune forme di organizzazione della classe operaia.
Continuare con la organizzazione della classe operaia
Quelli di noi che lottano per la rivoluzione non possono supportare, direttamente o indirettamente, le posizioni che attaccano direttamente l'essenza del partito leninista di tipo nuovo. Ci sono proposte, comprese quelle di coloro che si dichiarano eredi ideologici di Lenin, che chiudono un occhio su tale elemento. Noi non lo facciamo e il nostro compito è di combattere queste posizioni per sostenere la nostra esperienza e analisi di classe.
D'altra parte, il PCPE non assume alcun approccio di taglio postmodernista sulla fine della classe operaia e la sua disintegrazione in vari settori: lavoratori occasionali, a contratto, disoccupati. Questa posizione tende a dividere la classe operaia e facilitare l'opera degli elementi più reazionari, favorendo allo stesso tempo una posizione di divisione che distingue tra "lavoratori privilegiati" e "lavoratori senza privilegi." Il grado di sfruttamento della classe operaia non è definito solo dal loro salario o dal tipo di contratto, ma dalla loro posizione di schiavitù nella catena di produzione del plusvalore della borghesia.
Tutte le indicazioni mostrano che questo tipo di movimento, che trae vantaggio da una situazione oggettiva di frustrazione sociale che colpisce ampi strati della classe e del popolo, serve come valvola di sfogo in un momento in cui le conseguenze della crisi del capitalismo sono visibili ad ampi settori della classe operaia, e condivise anche dai settori della piccola borghesia che sono costretti alla proletarizzazione. Il compito dei comunisti in questo caso non può essere quello di rinforzare strumenti confusi o di unirsi ciecamente a qualsiasi movimento, ma di raddoppiare l'offensiva ideologica e il lavoro pratico votato al rafforzamento del Partito comunista come referente della classe operaia organizzata e cosciente del suo ruolo rivoluzionario. Se non si opera su questa linea, conseguente al dibattito scaturito dal nostro 9° Congresso, si perde l'orientamento delle condizioni specifiche nelle quali la lotta di classe si sviluppa nel nostro paese, e di come incanalarla in posizioni che potrebbero superare gli attuali limiti di risposta della classe operaia.
Il PCPE denuncia le posizioni delle organizzazioni riformiste che, prive di qualsiasi criterio scientifico, si sono unite in modo opportunistico a tale processo. Allo stesso tempo, questo movimento è sostenuto da settori imprenditoriali dell'estrema destra. Questa confusione ideologica assoluta è del tutto inefficace e destinata a scomparire una volta che la febbre sarà passata.
Un elemento che rafforza ulteriormente la nostra sfiducia in questo processo è la sua ampia copertura mediatica. Ciò è sorprendente, dato l'usuale atteggiamento dei mezzi di comunicazione ufficiali verso dimostrazioni e manifestazioni che criticano il sistema. Questa è una mossa che torna utile al potere visto il rifiuto dei partiti e dei sindacati, che spezza così la spina dorsale del movimento operaio. Questo sta attirando settori che finora non erano stati mobilitati in nessuno degli attacchi alla classe operaia e che, data l'inevitabile stanchezza che tale situazione genererà, torneranno infine a casa con la soggettività degli sconfitti e dei refrattari alla organicità.
Continueremo a lavorare per realizzare un forte referente classista che incanali il malcontento sociale
E' inevitabile che il militante comunista si scontri ideologicamente con questo tipo di processi. Il Partito comunista non può essere attivo nella diffusione di un messaggio che attenta contro la sua stessa natura, o essere vittima della momentanea febbre destinata al fallimento e dall'innegabile orientamento riformista. La nostra militanza non alimenterà questo orientamento politico.
I militanti del Partito, intervenendo dai margini di questo movimento, devono essere in grado di convertirsi nei referenti di coloro che, in buona fede, partecipano a queste iniziative nella convinzione che porteranno a posizioni di lotta per i loro interessi di classe, ma in nessun caso avallandolo. Un processo di elevazione della coscienza di classe si confronterà sempre con azioni che distraggono dalla linea corretta quelle frazioni della classe che cercano una risposta alle loro preoccupazioni. Se il Partito sa come individuare queste frazioni della classe, e stabilire un dialogo con loro, dovrebbe intervenire per renderle più vicine alle nostre posizioni rivoluzionarie.
Difenderemo sempre l'azione autonoma del Partito sollecitando il rafforzamento delle correnti rivoluzionarie del movimento operaio. La borghesia, con i suoi trucchi, non impedirà alla classe operaia spagnola di avanzare su posizioni rivoluzionarie e alla ricerca di una uscita rivoluzionaria e socialista all'attuale crisi strutturale del sistema capitalista.
Madrid, 19 Maggio 2011
Comitato Esecutivo PCPE
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