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- popoli resistenti - spagna - 27-02-12 - n. 398
Risoluzione del Comitato Esecutivo PCPE sulla controriforma del lavoro
Il governo del PP, agli ordini di Berlino, approva la prima riforma del lavoro obbendendo alle esigenze del capitale finanziario
La classe operaia deve rispondere lottando fino a liquidare il sistema capitalista
Il governo di Mariano Rajoy ha compiuto il suo primo importante passo avviando l'attuazione delle politiche volute dall'imperialismo europeo, con capitale a Berlino, per cercare di superare la crisi strutturale del capitalismo.
Questa crisi strutturale, senza soluzione all'interno del sistema capitalistico, è gestita dai governi di turno dei vari paesi infliggendo alla classe operaia un inasprimento generalizzato delle condizioni di sfruttamento fin ora esistenti.
La logica dell'accumulazione capitalistica è in fallimento. Non vi è alcuna prospettiva di ripresa economica in questo sistema. Si tace sulle previsioni di una profonda depressione per il 2012, che si tradurrà in un immediato aumento generale della disoccupazione.
Il governo Rajoy, che è stato eletto come alternativa alla precedente socialdemocrazia, conosce perfettamente il ruolo che gli è assegnato e obbedisce, servile, agli ordini che riceve dal capitale monopolista e finanziario. Il cinico discorso riguardante la preoccupazione di questo governo per creare posti di lavoro non è altro che una rozza commedia della democrazia borghese. Il ruolo di questo governo non è altro che quello di promuovere un profondo processo di distruzione delle forze produttive (maggiore disoccupazione), che è il modo con cui il sistema capitalista cerca di superare la sua crisi, senza escludere il ricorso alla guerra a tempo debito.
In questi mesi di governo c'è stata una divisione dei ruoli tra il governo e i principali soggetti sociali protagonisti del patto sociale. Così mentre una parte degli attacchi al nostro potere d'acquisto e ai nostri diritti sono stati precedentemente concordati al tavolo della concertazione tra imprenditori e dirigenti sindacali, ora l'affondo tocca al governo Rajoy da solo. Questa commedia, in tutti i suoi atti, è una presa in giro agli interessi dei lavoratori, i quali vengono derubati dei loro diritti e subiscono un'ampia riduzione dei salari e dei loro diritti lavorativi fondamentali.
Il governo Rajoy continuerà su questa strada se la classe operaia non si alzerà in una radicale lotta di massa per sconfiggere queste politiche.
Nel frattempo, i riformisti di tutti i tipi, con il loro persistente appello a un'uscita dalla crisi interna al capitalismo, non offrono una via alternativa in questa guerra dell'oligarchia contro classe operaia. Le loro posizioni di conciliazione di classe e l'accettazione delle regole del gioco della democrazia borghese, li rendono parte integrante di quel blocco dominante che, in un modo o nell'altro, opprime e sfrutta il popolo lavoratore. Ciò è già stato dimostrato, a suo tempo, dal governo Zapatero, dall'esperienza del tripartito catalano o dal governo della "sinistra plurale" delle Asturie e allo stesso modo al comune di Cordoba, governato da IU[Izquierda Unida] che ha privatizzato i servizi pubblici fondamentali.
A quest'attacco generalizzato contro la classe operaia e contro il popolo si può rispondere solo organizzando l'unità di lotta della classe e del popolo per la sconfitta del sistema capitalistico, per l'uscita dall'euro, dall'UE e dalla NATO e per avviare un cammino per la conquista del potere da parte della maggioranza lavoratrice. Il marcio sistema capitalistico può offrire solo un futuro di maggiore povertà e maggiore violenza al popolo.
La fase attuale si caratterizza dalla necessità di costruire quest'unità di lotta della classe operaia e di larghi strati del popolo lavoratore, in una lotta di lungo corso, in cui le successive mobilitazioni e lotte rafforzeranno la sua capacità di combattimento e chiarirà gli obiettivi di una trasformazione radicale.
Il Partito Comunista dei Popoli di Spagna si propone d'essere all'altezza delle circostanze e s'impegna a porsi alla testa di queste lotte per modificare nel più breve periodo di tempo gli attuali rapporti di forza sfavorevoli al popolo. Solo la lotta porterà alla sconfitta del governo servitore dell'oligarchia e delle sue politiche.
La riforma approvata è un attacco senza precedenti contro la sopravvivenza dei diritti dei lavoratori:
Massima libertà nei licenziamenti, in alcuni casi senza indennizzo.
Nuovi meccanismi per una massiccia riduzione dei salari.
Via libera ai Registri di Regolazione d'Occupazione (Expedientes de Regulación de Empleo -ERE).
Nuovi meccanismi di supersfruttamento dei giovani lavoratori.
Consegna ai padroni di enormi quantità di denaro pubblico attraverso incentivi.
Assalto all'indennità di disoccupazione.
Avanzata nella privatizzazione dei servizi pubblici per l'impiego attraverso le parassitarie Imprese di Lavoro Temporaneo (ETT).
Intensificazione della dittatura delle imprese in materia di giornata lavorativa, salari e mobilità funzionale e geografica.
Violento attacco alla contrattazione collettiva, facilitando l'arbitrarietà assoluta delle imprese rispetto ai contratti collettivi e limitandone la validità, in vista della scomparsa.
Nessuna di queste misure ha la minima possibilità di migliorare la situazione attuale della classe operaia, piuttosto sono tutte misure per ridurre il già basso salario che i padroni pagano per la forza lavoro e per accentuare la dittatura dei padroni consentendo di imporre alla classe operaia le più arbitrarie condizioni di lavoro. Rajoy dà una svolta alla dittatura del capitale.
Quasi cinque milioni e mezzo di uomini e donne senza lavoro, che alla fine dell'anno potrebbero esser vicini a 6 milioni, sono l'espressione del fallimento di tutte le politiche che puntellano questo sistema capitalista decrepito. La povertà è in aumento, milioni di giovani non hanno alcuna prospettiva di trovare lavoro nei prossimi anni compromettendo la fase fondamentale della loro vita, gran parte della popolazione infantile ha un deficit alimentare che li segnerà per tutta la vita, le donne lavoratrici soffrono ulteriori tagli dei salari e una maggiore precarietà con orari estenuanti, ecc.
Pertanto, il Partito Comunista chiama tutta la classe operaia, i settori popolari e le decine di migliaia di sindacalisti che lottano onestamente nel loro posto di lavoro, a reagire con decisione e denunciare dinanzi alla classe operaia la dirigenza sindacale collaborazionista che ostacola l'organizzazione di un'opposizione massiccia e decisiva della classe operaia con la lotta quotidiana sul posto di lavoro.
Organizzare l'unità della classe è oggi una priorità: la classe operaia non può essere divisa in base alla sigla sindacale e iniziative che indeboliscono la sua capacità di combattere. Il PCPE chiama a unire tutta la classe operaia in un unico fronte sindacale di classe e combattivo, che, con la proposta della convocazione dello sciopero generale come impulso immediato alla lotta, avvii l'organizzazione sui posti di lavoro, nei settori produttivi, nei quartieri e città dei COMITATI per l'UNITA' OPERAIA dove partecipino tutti i lavoratori e lavoratrici che rifiutano il Patto Sociale, che capiscono che l'unica via corretta che dovrebbe guidarli è la difesa coerente degli interessi della propria classe, il diritto alla partecipazione democratica e attiva in ognuna delle decisioni che li riguardano e per il proprio futuro.
Lavoratori e lavoratrici:
Organizziamo i Comitati per l'unità dei lavoratori (CUO).
Esigiamo la convocazione dello sciopero generale.
Uniamo tutte le lotte dei lavoratori e organizziamo la solidarietà.
Reagiamo con decisione in ogni lotta: o noi o loro!
Diciamo forte e chiaro che nel capitalismo non c'è scampo e che solo il potere operaio e popolare, che solo il socialismo – comunismo, spezzerà le catene dello sfruttamento.
Utilizziamo tutti i mezzi a nostra disposizione per la rivendicazione: assemblee, concentrazioni, raduni, manifestazioni, volantini, manifesti. Per un'ampia agitazione chiamando alla lotta e esigendo uno sciopero generale.
Guerra alla classe padronale e ai suoi governi, guerra al capitalismo.
NO AL FRAZIONISMO SINDACALE, COMITATI PER L'UNITA' OPERAIA
SCIOPERO GENERALE CONTRO IL CAPITALE ORA
PER L'USCITA DALL'EURO, l'UE E DALLA NATO
PER IL SOCIALISMO E IL COMUNISMO
TUTTO PER LA CLASSE OPERAIA
SENZA IL NOSTRO LAVORO OGNI INGRANAGGIO È BLOCCATO, DIMOSTRIAMO LA NOSTRA FORZA!
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