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- popoli resistenti - spagna - 10-07-12 - n. 417
da http://www.insurgente.org/index.php/template/politica/item/892-insurgente-entrevista-al-secretario-general-del-pcpe
Traduzione dallo spagnolo per www.resistenze.org a cura del Centro di Cultura e Documentazione Popolare
Intervista a Carmelo Suárez, Segretario Generale del PCPE
10/07/12
Come giudica il PCPE la situazione sociale ed economica che stiamo vivendo in Spagna?
Siamo nella fase iniziale di una delle espressioni più intense della crisi strutturale del sistema capitalista, nel suo periodo d'esplosione e primi effetti. Ciò che si sta verificando è quello che il movimento comunista internazionale ha identificato come la terza fase della crisi generale del capitalismo, iniziata dopo la seconda guerra mondiale con il crollo del sistema coloniale mondiale e la formazione del successivo blocco socialista, definita come tappa di transizione dal capitalismo al socialismo.
Questo quadro è essenziale per capire cosa succede. Questo discorso, ripetuto continuamente dei banchieri cattivi che hanno causato il male del sistema, è una storia per bambini. Questa è una crisi conseguenza del corretto funzionamento del sistema capitalistico, del mercato senza limiti; perché se qualcosa c'è stato nei tredici anni precedenti all'esplosione è stato il mercato in abbondanza e la conseguenza del mercato è la più grande crisi che abbia affrontato il capitalismo mondiale.
D'altra parte è stata una crisi più che annunciata per coloro che analizzano lo sviluppo storico da categorie scientifiche.
Oggi risulta comico vedere il campo riformista - quello che chiamano "le sinistre" - fare il proprio programma elettorale in cui vengono promessi milioni di posti di lavoro se vanno al governo o i loro economisti che pubblicano libri su come risolvere i problemi attuali, senza mettere in discussione il sistema capitalista. Questa è pura complicità con la gestione del sistema capitalista.
Una realtà della crisi del capitalismo, è che è caratterizzata da un'ingente sovra-accumulazione di capitali e dall'incapacità strutturale del sistema di ripristinare il ciclo della riproduzione allargata del capitale.
In questa trama, la Spagna è particolarmente mal messa. L'impegno assunto dalla borghesia spagnola, a partire dalla metà del secolo scorso, per la sua fusione nella catena imperialista internazionale, è stato semplicemente un grande fallimento. L'annessione alla UE (prima CE) ha imposto a questo paese una posizione sussidiaria nella nuova divisione internazionale del lavoro. Il capitale monopolista europeo vi ha puntato forte e le classi dominanti spagnole accettarono, pensando che i vantaggi fossero superiori agli inconvenienti e si sono sbagliati del tutto. Ed ora si paga un prezzo molto alto.
La chiusura e la distruzione di settori produttivi che erano strategici per l'economia spagnola, ha portato il paese in una situazione di totale dipendenza e non ha adesso, né avrà, la capacità per tracciare un futuro basato sulla promozione di determinate produzioni che generano attività economica e posti di lavoro. Si tratta di un fallimento storico della borghesia spagnola dal quale non sa come uscire e sbanda qua e là.
Le conseguenze per la classe operaia e per il popolo in generale, sono catastrofiche. L'impoverimento e l'incremento dello sfruttamento non hanno limiti. La borghesia carica sulle spalle della classe operaia tutti gli espedienti che realizza per far fronte alla crisi.
Verso dove stiamo andando?
Guardando le cose in positivo, verso il socialismo. Questa situazione non ha altra soluzione, ma il popolo soffrirà ancora molto prima di raggiungere questa meta, che è l'unica possibile.
Per ora la classe operaia non si solleva con determinazione alle politiche dei governi della borghesia, quindi ciò che ci attende nel futuro immediato è un aumento dell'oppressione, la riduzione delle libertà, la diminuzione dei salari, la perdita di ogni tipo di diritto, la violenza a tutti i livelli, ma soprattutto poliziesca, la marginalità sociale e la sofferenza per delle condizioni di vita colme di carenze a tutti i livelli. Come mi ha detto un compagno l'altro giorno, torneremo a vedere i bambini scalzi nei quartieri della classe operaia.
Sta iniziando una ripresa delle lotte operaie, ancora debole e irregolare. Dobbiamo lavorare per sostenere quei processi che sono iniziati e migliorarne la loro potenzialità dotandoli di un programma politico. Ci saranno molti alti e bassi, ma ora si deve lavorare in modo che la tendenza sia al consolidamento e alla crescita. Per questo dobbiamo essere nelle strade, con le masse e con capacità militante portare la lotta al livello necessario. Questa è la priorità oggi per il PCPE.
Quale ruolo CCOO e UGT stanno giocando in questa situazione drammatica?
Si sbagliano coloro che hanno preso queste due organizzazioni sindacali, come il sacco delle ostie. E' gravissima la responsabilità delle loro dirigenze sindacali completamente vendute e funzionali al sistema di dominio e anche una parte dei loro quadri sindacali, ma gran parte della classe operaia organizzata è in questi sindacati. E' un errore allontanarsi da questa base operaia, incluso scontrarsi con essa. Dentro la campagna della borghesia contro tutto ciò che sia attività sindacale nessuno che si considera dalla parte della classe operaia può far da comparsa verso questa grande campagna contro la classe operaia e al suo diritto all'organizzazione sindacale.
La proposta del PCPE per l'unità della classe operaia è la formazione dei Comitati d'Unità Operaia (CUO), perché riteniamo che non vi sia alcuna struttura sindacale organizzata nel paese con la capacità di promuovere la centralità sindacale di classe che è necessaria oggi in Spagna. La strategia del CUO è definita per l'unità della classe, senza richiedere a nessuno di lasciare la loro attuale appartenenza sindacale o di affiliarsi a qualcuna di esse. Un CUO di un centro di lavoro qualsiasi integra ogni lavoratore e lavoratrice che concorda sul fatto che l'ambito della decisione suprema è l'assemblea del centro di lavoro, che accetta una piattaforma di base definita contro il patto sociale, per la lotta operaia, per una tabella rivendicativa sulle esigenze della classe operaia e non dei datori di lavoro e, naturalmente, con l'obiettivo della società socialista. Riteniamo che la strada da seguire è un sindacalismo di classe combattente e rivoluzionario. Il PCPE non collaborerà un sol minuto per dividere la classe operaia per le sigle sindacali in cui si organizza. Un'altra cosa è la lotta contro la dirigenza traditrice, qui non c'è compromesso.
Nel mese di maggio, si è svolta una prima riunione statale dei CUO, con i primi focolai che si sono già organizzati. Siamo sicuri che si tratta di un processo che, in piena crisi del capitalismo, avanzerà rapidamente.
Pensa che la risposta sociale che si sta riscontrando abbia la forza che meriterebbe?
No, la risposta non ha nulla a che vedere con ciò che obiettivamente dovrebbero fare la classe operaia e gli altri settori popolari. C'è l'eccezione della lotta dei minatori, che poggia su una tradizione accumulata di lotta che permette loro di affrontare questa situazione con grande spirito combattivo.
Ma forse c'è un problema maggiore, non ci sono strutture organizzate della classe operaia che abbiano chiaro qual è la cosa da fare ora, e - soprattutto - come farla.
Sono passati cinque anni dall'esplosione della crisi e non vediamo le organizzazioni che si richiamano alla classe operaia nelle strade, nei luoghi di lavoro, nei quartieri della classe operaia, spiegando la loro proposta e organizzando la classe operaia e gli settori popolari. Questo è il problema fondamentale. Il PCPE ha fatto di questo il suo compito primario e, in modo non uniforme, le sue organizzazioni stanno dove devono stare ottenendo il riconoscimento tra la classe operaia, ma dobbiamo fare un lavoro più radicale ed efficace. Mi auguro che miglioreremo in breve tempo.
Per il modo in cui si è sviluppata la lotta della classe operaia in questo paese negli ultimi decenni, il proletariato non ha un orientamento nel senso che questa è una lotta lunga, dura e di enorme sforzo, che deve essere mantenuta anche se i risultati nel breve non si vedono, perché questa lotta è quella che aprirà la strada a un salto qualitativo che porterà i rapporti di forza su un altro scenario. Non ci saranno grandi lotte operaie se non c'impegnano oggi nelle più modeste lotte dei lavoratori che sono possibili e senza la guida del Partito Comunista che lavori tra le masse, con un progetto rivoluzionario definito tatticamente e strategicamente, con un'autentica militanza bolscevica.
Perché è così difficile che la sinistra entri nelle istituzioni?
Le istituzioni sono delle classi dominanti, fanno parte della loro sovrastruttura e controllano le condizioni di accesso alle stesse. Si mantiene una formalità democratica, ma nella pratica si controlla con grande efficacia chi entra e chi no. Bisogna ricordare che Fernando Sagaseta entrò in Parlamento dopo un processo d'accumulazione di forze di moltissimi anni, con lotte molto dure e di molta sofferenza e che coincise con un determinato momento di una certa debolezza della borghesia alla morte di Franco.
E' più facile guadagnare posizioni nelle questioni municipali, ma l'accesso alle istituzioni statali è molto più difficile. Inoltre vi è sempre il riformismo come diga di contenimento per causare ancora più problemi alle organizzazioni rivoluzionarie. Creano l'illusione che non bisogna essere così radicali per cambiare le cose e la borghesia li aiuta perché il riformismo ha una grande utilità per essa e - anche - nei momenti in cui si intensifica la lotta di classe, il riformismo diventa anti-comunismo e questo per la borghesia è un regalo a cui non rinuncerà finché possibile.
E' possibile un grande fronte rivoluzionario, che riunisca le varie organizzazioni che esistono a sinistra della IU?
La nostra proposta politica di alleanze ha superato le precedenti formulazioni del Fronte di Sinistra, intesa come la somma delle organizzazioni che stabiliscono un accordo basato su alcuni punti o un programma più o meno dettagliato.
La nostra attuale proposta di alleanze si concretizza nel Fronte Operaio e Popolare per il Socialismo (FOPS), che si definisce come un blocco sociale formato dalla classe operaia e altri settori popolari, piccoli produttori, ecc. È un blocco egemonizzato dalla classe operaia, che si articola in una grande diversità di strutture operaie e popolari, che vanno definendo un programma tattico di lotta e accumulazione di forze e che hanno la strategia del potere operaio e della società socialista. E' logico che in questo blocco sociale esistano formazioni politiche che cercano di svolgere un ruolo, anche con l'aspirazione di egemonia, all'interno del blocco operaio e popolare. Ma la partecipazione nello stesso non sarà il prodotto di alcun accordo tra organizzazioni, ma la conseguenza del lavoro nella lotta e organizzazione delle masse.
Oggi quello che abbiamo davanti a noi ci fornisce poco per essere ottimisti in merito a tale convergenza, ma la nostra militanza sarà in questa battaglia senza alcuna posizione settaria con coloro che vogliono dare una mano in questa direzione e nel lavoro quotidiano.
Come raggruppare le migliaia di comunisti che stanno nelle loro case in questi momenti molto demotivanti?
Lottare, lottare e lottare. C'è una grande battaglia per il recupero del prestigio sociale della militanza comunista così screditata dai vari episodi del riformismo (Moral Santìn in Caja Madrid, senza andare oltre o la pretenziosità di Anguita).
Gran parte di questa militanza che rimane a casa propria si è realizzata quando si è vista la deriva del riformismo e le pratiche che ha portato. Non è facile ritrovare la fiducia in un partito comunista, per più di una parte di queste persone per le quali, avendo abbandonato la militanza, non è facile che tornare alle difficili trincee della rivoluzione.
Il PCPE ha sviluppato una pratica unitaria che ha consentito qualche progresso nell'unità comunista, ma dobbiamo continuare a lavorare sodo per raggiungere importanti progressi, in quanto vi sono buoni quadri che, in questo momento critico, dovrebbero tornare nella mischia.
Euskadi e la Catalogna si incamminano verso l'indipendenza?
I tempi non sono favorevoli all'indipendenza. In ogni crisi capitalistica vengono attivati meccanismi di concentrazione e centralizzazione del capitale e in questa occasione in modo particolarmente intenso. Il governo Rajoy lo ha ben chiaro e si è posto a eseguire e reclamare per più Europa, liquida la Banca di Spagna e consegna la supervisione bancaria alla BCE, lo stesso in tema fiscale e di bilancio. Sono i tempi.
Siccome suppongo che nessuno sta così nelle nuvole da pensare che si può intraprendere un processo indipendentista - in alcuni di questi casi - come rivoluzione socialista, all'interno del capitalismo, nessun sano di mente va a promuovere un processo in questa direzione. Ci sono delle lotte, ma non passano da lì, è solo una contrattazione tra borghesie per migliorare la loro posizione per lo sfruttamento e l'accumulazione. Quello che stiamo vedendo oggi è Martin McGuinness che stringe la mano alla Regina Elisabetta II e in Euskal Herrìa altre cose che non mi piacciono per nulla.
Perché il KKE (Partito fratello del PCPE) ha perso voti in Grecia nelle elezioni di poche settimane fa?
Il PCPE ha pubblicato un editoriale in Unità e Lotta dove ha analizzato questa situazione. Inoltre Miguel Urbano ha pubblicato un buon lavoro entrando anche in questa analisi, io condivido la posizione che questo compagno espone.
Detto in breve, nella prima chiamata alle urne (6 Maggio), la lotta della classe operaia greca è riuscita a rompere il sistema bipartitico della rappresentanza politica della borghesia in quel paese, un risultato veramente storico.
Così per la seconda convocazione, nel mese di giugno, la borghesia ha apportato una strategia traendo conclusioni da quello che era successo nella prima occasione. Ha capito che doveva lasciare il trucco del PASOK, optando per ND e manipolando Syriza, che si è prestata volentieri al gioco.
Hanno iniziato a far credere a Tsipras che era già capo del governo, con questo sono riusciti ad accentuare la campagna anticomunista di Syriza e l'addolcimento del suo programma, propiziando un voto utile al riformismo; il centro dell'attacco era il KKE, che era l'unica posizione pericolosa per la borghesia.
E' la lotta di classe, che mette tutti in posizione quando s'intensifica. E quando questo accade vediamo come il riformismo muta in anti-comunismo e adesso ND assume compiaciuta il programma di Syriza e dice che la sua posizione è la rinegoziazione del memorandum.
Tutto ciò che è rimasto alla classe operaia dopo le elezioni è la posizione coerentemente rivoluzionaria del KKE e la sua capacità di guida della lotta della classe operaia. Naturalmente ora dovrà recuperare un certo terreno perso in questo gioco delle tre carte rappresentato da Syriza. Non dovremmo mai sottovalutare il pragmatismo della borghesia quando si sente in difficoltà.
Un saluto e grazie, Carmelo.
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