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- popoli resistenti - spagna - 24-10-12 - n. 426
da Solidnet - www.solidnet.org/spain-communist-party-of-peoples-of-spain/2981-cp-of-the-peoples-of-spain-declaracion-del-ce-del-pcpe-ante-los-presupuestos-generales-para-2013-sp
Traduzione dallo spagnolo per www.resistenze.org a cura del Centro di Cultura e Documentazione Popolare
Il Bilancio generale per il 2013 è un bilancio da fame
Dichiarazione del Comitato Esecutivo del PCPE sul brutale Bilancio generale dello Stato per il 2013
23/10/2012
Il Comitato Esecutivo del PCPE ha analizzato il progetto di Bilancio generale dello Stato per il 2013, che segna la linea strategica dell'offensiva economica nella guerra dichiarata dal blocco oligarchico-borghese contro la classe operaia.
Per tutto il 2013, 1 euro su 4 della spesa prevista sarà diretto a pagare all'oligarchia finanziaria i 38.590 milioni di euro d'interessi, generati da un debito che il prossimo anno raggiungerà il 90,5% del PIL. Questa è la chiara espressione del livello di collasso del sistema capitalistico, anche in Spagna. La linea politica tracciata dall'UE, di priorità assoluta al pagamento del debito, al di sopra della soluzione delle necessità della maggioranza sociale, si traduce a livello di bilancio in tagli dei sussidi di disoccupazione (-6,3%), nella riduzione del pubblico impiego (-2,2%), nel congelamento delle pensioni e del salario minimo interprofessionale, con la conseguente perdita di potere d'acquisto a causa dell'incremento dell'inflazione, in un drastico taglio alla sanità (-22,6%), l'istruzione (-31%), la cultura (-19,6%) e ai servizi sociali di base forniti dai comuni (-40%).
I dati più recenti del FMI vengono a ratificare questa situazione di fallimento, con una recessione stimata per il 2013 del -1,5%, e la prospettiva del 2018 per la Spagna per un recupero - ipotetico- del PIL ai livelli del 2007. Continuerà la distruzione dei posti di lavoro, con la riduzione dei fondi per i sussidi di disoccupazione, mentre la cifra dei disoccupati si avvicina ai sei milioni. Continuerà l'abbassamento del prezzo della forza lavoro, si generalizzeranno i salari da miseria.
La guerra contro la classe operaia si rafforza. Gli operai e le operaie, i lavoratori e le lavoratrici dei campi, i piccoli contadini, lavoratori autonomi, donne lavoratrici e la gioventù d'estrazione popolare, non possono continuare in quest'ordine di cose. Nel capitalismo non c'è futuro per la classe operaia.
Per la cancellazione unilaterale del debito.
I profitti capitalistici sono pagati con l'estrema sofferenza della nostra classe operaia e del nostro popolo lavoratore. Non sono stati gli operai e gli altri settori popolari a generare il debito del capitalismo spagnolo. Pertanto, dobbiamo rifiutarci di fare qualsiasi sacrificio diretto a pagare quel debito, assolutamente impossibile da pagare d'altra parte. Il PCPE chiede la cancellazione unilaterale del debito. Chiamiamo la maggioranza lavoratrice a non accettare nessun taglio o riforma restrittiva tendente al pagamento del debito o degli interessi alle sanguisughe parassitarie che costituiscono l'oligarchia finanziaria.
Oggi, settori crescenti del nostro popolo comprendono e fanno loro la nostra lotta per rompere con l'Unione europea, con la NATO, con l'euro e con un sistema economico in cui non c'è scampo per la classe operaia.
La borghesia avanza verso uno Stato autoritario
Il timore della borghesia di perdere la sua posizione egemonica nella società, come conseguenza del deterioramento delle condizioni di vita della classe operaia e di ampi settori popolari nello scenario della crisi strutturale del sistema capitalista, la porta a sviluppare un'elaborata strategia per evolvere verso una forma autoritaria dell'esercizio del potere politico. Credendo che con questa deriva riuscirà a scongiurare il processo di presa di coscienza rivoluzionaria della classe operaia e il suo rovesciamento come classe al potere.
Con quest'obiettivo si strumentalizzano certi stati d'animo sociali, di malcontento verso gli elementi formali della democrazia borghese, per legittimare questa deriva autoritaria e l'esercizio violento del potere.
Dopo gli episodi di mobilitazione sociale stranamente incoraggiati, la cui repressione è ampiamente diffusa dai mezzi d'agitazione e di propaganda del sistema, si procede alla pubblicazione di una serie di riforme del codice penale, che hanno come obiettivo centrale la repressione delle lotte della classe operaia per i suoi diritti e per il potere operaio. Si chiude così il cerchio perfetto disegnato dalle fogne dello Stato.
Il presente tentativo, nelle elezioni catalane, di cercare d'impedire la concorrenza delle organizzazioni rivoluzionarie - utilizzando trappole legalistiche, con la protezione del Comitato elettorale centrale - è un'ulteriore espressione di questa deriva.
Il capitalismo non può più mantenere nemmeno la sua vecchia democrazia formale. La classe operaia deve essere cosciente di questi nuovi tempi storici e adattare le sue forme di lotta all'attuale forma concreta della dittatura del capitale.
La classe operaia deve contro-attaccare senza indugio.
Negli ultimi mesi le lotte sociali si sono diffuse. Ma differenti forze sindacali e politiche, sussidiarie oggi del capitalismo, si sforzano di evitare che la lotta vada alla radice del problema, per scontrarsi contro lo sfruttamento dell'uomo da parte dell'uomo che risiede nella proprietà privata capitalista dei mezzi di produzione, trasformandosi in lotta per il potere operaio e popolare. Per questo articolano un programma di minor resistenza incentrato sulla correzione di supposti "eccessi" del capitalismo, in cui la critica si colloca esclusivamente nella gestione del sistema e non nel sistema stesso. Propongono misure tendenti all'attuazione di un "capitalismo dal volto umano", nel quale si ponga freno alla corruzione e agli sprechi e si investa in quella che chiamano economia produttiva, difendendo lo "stato sociale" dietro la tattica opportunista del patto sociale e della conciliazione di classe.
La soluzione alla crisi strutturale, sia mediante una gestione capitalista - violenta e autoritaria - basata su tagli e restrizioni, come quelli applicati dai governi PSOE e PP, o mediante una gestione capitalista espansiva, adesso sostenuta da settori del PSOE e di Izquierda Unida e da altre forze piccolo-borghesi, conducono in fondo a cercare di riavviare la riproduzione allargata del capitale a spese della classe operaia e del popolo, aumentando la sua oppressione e il suo sfruttamento. A questa logica rispondono le richieste di un referendum, cercando in fondo di premere per un cambiamento nella gestione della crisi capitalista dentro i margini del sistema.
E' il momento di dire basta. Dopo più di cinque anni di sviluppo della crisi strutturale del capitalismo, è stato dimostrato che quest'approccio non ha nessuno sbocco per il movimento operaio ed è destinato alla sconfitta. Contro la logica della conciliazione di classe e del patto sociale, la lotta deve organizzarsi in termini di scontro e di rottura con il capitalismo.
Chiedere la convocazione di uno sciopero generale è il primo passo.
Dopo le forti mobilitazioni operaie avvenute prima dell'estate, in particolare l'eroica lotta delle miniere, le cupole sindacali hanno orientato la mobilitazione operaia in termini assimilabili per i capitalisti. Non dobbiamo permetterlo. Mai nel corso degli ultimi due decenni ci sono stati tanti motivi per convocare uno sciopero generale, che deve superare per organizzazione e combattività quelli precedenti. In ogni centro di lavoro, in ogni settore, in ogni mobilitazione, la necessità della convocazione dello sciopero deve diventare un grido che obblighi le burocrazie sindacali a formalizzare, subito, la convocazione.
I settori più coscienti della classe operaia devono avviare la preparazione dello sciopero. Devono convocare assemblee, approvare risoluzioni, discutere il programma di lotta, organizzare Comitati per l'unità operaia, superando il frazionamento sindacale, con l'obiettivo di dare impulso e condurre la lotta. Ciò è una parte fondamentale della strategia di formazione del Fronte operaio e popolare per il socialismo, che sarà l'espressione politica dell'alleanza della classe operaia verso la società socialista-comunista.
Difendere la pace e lottare contro la guerra imperialista.
Il capitalismo è guerra. La soluzione alla crisi capitalista, se non lo impedisce la classe operaia, passa per l'intensificazione dello sfruttamento brutale della forza lavoro e per la guerra imperialista. Negli ultimi anni abbiamo assistito agli attacchi contro la Jugoslavia, Iraq, Afghanistan e, più di recente, contro la Libia. I monopoli delle diverse potenze cercano di estendere il loro dominio, di accedere a nuovi mercati e materie prime prima dei loro concorrenti. Oggi, la NATO sta intervenendo aggressivamente in Siria per destabilizzare il governo e provocare l'intervento militare delle potenze straniere, preparando nello stesso momento un'aggressione su larga scala contro l'Iran.
La classe operaia è la più interessata a preservare la pace mondiale. Il PCPE chiama tutti i lavoratori e le lavoratrici a mobilitarsi contro la guerra imperialista, a denunciare i piani aggressivi dell'oligarchia e a manifestare la loro solidarietà attiva con i lavoratori e le lavoratrici dei paesi aggrediti.
La lotta contro la guerra deve basarsi su un programma concreto, che passa dalla richiesta di ritorno dei soldati spagnoli da tutte le missioni d'occupazione imperialista alle quali stanno partecipando, alla richiesta di chiusura delle basi militari USA in territorio spagnolo, al disimpegno dal cosiddetto "scudo antimissili" che si prevede di installare nella base di Rota, e per una lotta decisa per l'uscita dall'alleanza criminale e imperialista che è la NATO e per la sua dissoluzione.
Rafforzare il Partito comunista, conquistare il potere operaio e popolare.
Nel nostro paese vi sono le condizioni oggettive per sradicare, definitivamente, le sofferenze di coloro che sono costretti a vendere la propria forza lavoro in condizioni di sfruttamento. Oggi esistono i mezzi di produzione e lo sviluppo tecnico- scientifico necessari per consentire di soddisfare le necessità della maggioranza della società. Tuttavia, la sofferenza del popolo cresce perché questi mezzi sono in mano privata e si produce esclusivamente per le tasche dei capitalisti e non per soddisfare le necessità popolari.
È necessario strappare il potere ai capitalisti. La lotta deve puntare alla conquista del potere operaio e alla costruzione del socialismo e comunismo. Solo la nazionalizzazione dei mezzi di produzione strategici e la pianificazione economica, attraverso uno Stato organizzato come Repubblica socialista garantirà il nostro futuro e quello delle generazioni future, risolvendo una volta per tutte la questione nazionale in Spagna, mediante il riconoscimento del diritto all'autodeterminazione, e contribuendo a preservare la pace mondiale.
Il Comitato Esecutivo del PCPE chiama la classe operaia a lottare per il seguente programma:
Nazionalizzazione delle banche e dei settori economici strategici.
Tutta la sanità e l'istruzione pubbliche.
Abrogazione delle riforme del lavoro e della sicurezza sociale.
Abbasso i tagli.
Cancellazione unilaterale del debito.
Uscita dall'euro e rottura con l'Unione europea.
Uscita e dissoluzione della NATO.
Per il potere operaio e popolare, il socialismo e il comunismo.
Chiamiamo a partecipare attivamente a tutte le mobilitazioni operaie come strategia d'accumulazione di forze verso lo sciopero generale.
Chiamiamo a rafforzare il Fronte operaio e popolare per il socialismo (FOPS), per sconfiggere il sistema capitalista e avanzare verso il potere operaio e il socialismo-comunismo.
LOTTARE PER L'USCITA DALLA UE, L'EURO E LA NATO!
TUTTO PER LA CLASSE OPERAIA!
NULLA SI MUOVE SENZA IL NOSTRO LAVORO!
13/10/2012
Area Internazionale - Comitato Centrale del PCPE
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