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Ciarlatani

Benigno Pérez (PCPE) | pcpe.es
Traduzione per Resistenze.org a cura del Centro di Cultura e Documentazione Popolare

02/07/2013

Per far avanzare il progetto rivoluzionario nello Stato spagnolo, e la stessa capacità di organizzazione e di lotta della classe operaia e dei suoi alleati, abbiamo bisogno di una separazione tra le posizioni rivoluzionarie reali e false, tra i fatti e le parole. Per cui, non ci sono dubbi che la rivoluzione socialista sia altro da dichiarazioni e manifesti nello spazio virtuale. Lo dice il senso comune, ma soprattutto lo insegna l'esperienza di lotta accumulata dal movimento operaio fin da quel lontano primo tentativo di prendere il cielo d'assalto nelle strade di Parigi nel 1871.

Di fronte alla esaltazione della spontaneità e l'individualismo proprio dell'ideologia borghese e delle espressioni più arretrate del movimento operaio (ad esempio, l'anarchismo), noi marxisti contrapponiamo da sempre l'organizzazione come il fattore determinante per il progresso e il successo di qualsiasi mobilitazione. La presunta libertà che opera contro l'organizzazione e l'accettazione della disciplina collettiva, non è altro che, come diceva Gramsci parlando delle caratteristiche principali dell'assemblea, "irresponsabilità, incompetenza, volubilità e tumulto" [1]. La contraddizione esistente tra quello che dice di essere un organo per la rivoluzione socialista e il suo carattere individuale o, al massimo, di gruppo, diventa insolubile tramutando la sua esistenza in un fattore irrilevante per lo sviluppo della lotta di classe. Né agitazione, né propaganda, nemmeno la preoccupazione reale di come portare la politica comunista alle masse operaie e popolari; unicamente esaltazione fatua del proprio individualismo che già denunciò Lenin nella sua opera "Un passo avanti e due indietro", riferendosi agli opportunisti Heine e Axelrod e alla loro pretesa libertà di scrivere dove meglio credono, senza rendere conto a nessuno [2]. Cercare di spingere la direzione della rivoluzione socialista fuori dall'organizzazione, vuol dire negare il carattere rivoluzionario del processo, in quanto proprio Lenin ci ha insegnato che il carattere della struttura di ogni istituzione è determinato dal contenuto dell'attività dell'istituzione e senza organizzazione non è possibile nessun avanzamento rivoluzionario.

Quale ideologia, programma e/o tattica rivoluzionaria può offrire alla classe operaia ed ai suoi alleati chi non soltanto non partecipa all'organizzazione, all'elaborazione collettiva e alla disciplina che deriva dalla militanza in un Partito di tipo nuovo, dal carattere leninista, ma si vanta della sua "indipendenza" trasformandosi in una sorta di arbitro che assegna premi e sanzioni a quelli che, con più o meno successo - la lotta di classe e il tempo lo diranno - si impegnano nel progetto vitale di un impresa collettiva che, parafrasando Kautsky, vuole rappresentare l'arma di cui necessita il proletariato nella lotta di classe?

Senza organizzazione e senza una pratica nella realtà, l'esistenza di Internet, uno dei mezzi di divulgazione di massa a disposizione di qualsiasi individuo che abbia tempo necessario per mantenere un blog o un sito web, eleva agli altari di una pseudo politica e a una inconsistente ed eclettica elaborazione ideologica, un certo numero di persone che, senza render conto né a dio né al diavolo, pretendono di tracciare dalla loro posizione di autoproclamati intellettuali, la vera strada che ci porterà alla meta vittoriosa della rivoluzione socialista.

E' una realtà, quella di questi forum e di Facebook, totalmente lontana non solo alla classe operaia, ma anche alla stragrande maggioranza delle persone che in questo momento di crisi strutturale del capitalismo già partecipano in un modo o in un altro all'incombente e progressiva articolazione della lotta operaia e popolare, ma sulla quale purtroppo le persone con un concreto impegno militante devono perdere un bel po' di tempo per contrastare i cinque minuti di gloria che qualsiasi cretino ottiene ma che, senza alcun dubbio, giammai orienterà o dirigerà una lotta operaia o popolare.

Per i comunisti la questione della stampa (scritta o digitale) è un dibattito permanente dalle nostre origini. Per questo il Manifesto del Partito Comunista dedica il suo terzo capitolo alla letteratura socialista e comunista, e alcuni dei dibattiti più arricchenti tra bolscevichi e menscevichi erano proprio sul ruolo che doveva svolgere Iskra e come strutturare la sua redazione. Testimone che raccolgono oggi le organizzazioni comuniste dedicando tutte le risorse all'elaborazione della nostra stampa cartacea e digitale e delle riviste teoriche. Risorse economiche, tempo di elaborazione e distribuzione, ma soprattutto, discussione per determinare il ruolo che deve svolgere il nostro lavoro di propaganda diretto alla classe operaia. Uno sforzo colossale formato di molti sforzi individuali per giungere a una conclusione collettiva, che guida gran parte delle capacità militanti orientando il Partito e i suoi militanti fra gli elementi fondamentali della lotta di classe.

L'individualità al servizio del collettivo. Un compito importante e orientato all'azione, con canali di critica e di autocritica che sviluppano e migliorano la gamma dell'evoluzione di determinate personalità. Un antidoto contro l'opportunismo e le più diverse tipologie di patologie egoistiche di coloro che riempiono le biblioteche delle loro case con le loro "opere complete", che nessuno conosce al di là delle poche persone disposte a perdere il loro tempo leggendo e discutendo su pretenziosi testi che rispondono, esclusivamente, a inquietudini - molte volte ossessive - che nulla rappresentano ora e nel futuro nella lotta di classe.

Ebbene, in questo scenario dobbiamo agire noi che siamo organizzati e rispondiamo del nostro lavoro davanti agli organi collettivi, accettandone la centralità e la superiorità sull'idea individuale. Questa situazione non è certo esclusiva dei marxisti-leninisti, in quanto ricevono la loro dose di colpi di "solitari francotiratori" anche le "angeliche" organizzazioni riformiste. Nessuno è al sicuro da queste persone, che hanno la fortuna di consultare il loro comitato centrale dalla loro poltrona e di riunire il congresso settimanalmente intorno al tavolo mentre tranquillamente gustano un infuso di non si sa bene quale tipo di erba.

 


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