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Sulla migrazione giovanile

Roberto Guijarro | unidadylucha.es
Traduzione per Resistenze.org a cura del Centro di Cultura e Documentazione Popolare

19/10/2013

Fino allo scoppio della crisi capitalista, la Spagna era un paese recettore di immigrati. Tuttavia, dagli ultimi tre anni fino al 2012, la Spagna è passata da essere un paese nel quale venivano lavoratori provenienti da altre parti del mondo, a essere un paese dal quale fuggono i figli specialmente della classe lavoratrice e dei settori popolari.

La mancanza di prospettive di lavoro per la gioventù (oltre il 50% il tasso di disoccupazione giovanile) e il sovra-sfruttamento dei lavoratori da parte dell'oligarchia nel nostro paese sono stati i motivi principali che hanno portato a questa situazione. La mobilità della classe lavoratrice internazionale da un luogo all'altro (campagna-città, paese di origine-paese straniero) esiste dall'inizio del capitalismo. La ragione principale di ciò è che il capitalismo ha generato masse di popolazione prive di propri mezzi di produzione per creare i beni più elementari per sopravvivere. Questo porta al fatto che la classe operaia deve spostarsi da un luogo ad un altro alla ricerca della possibilità di vendere la propria forza-lavoro o di condizioni salariali migliori.

Per i marxisti, la classe operaia inattiva è parte dell'esercito industriale di riserva, che è l'intera massa di operai senza impiego che i capitalisti utilizzano per imporre peggiori condizioni di lavoro ai lavoratori. Attraverso il terrorismo più crudele, la classe capitalista impone l'accettazione di impieghi peggiori perché esistono tanti disoccupati che li accetterebbero a causa della loro disperata necessità di ottenere beni fondamentali per sopravvivere. Di fatto, il degrado delle condizioni di lavoro in Spagna è aumentato parallelamente alla crescita della disoccupazione.

Dal 2008 l'emigrazione giovanile è cresciuta del 41%, e dalla Spagna sono partite 476.748 persone. Dobbiamo tenere a mente che in realtà l'emigrazione giovanile è superiore al 41%, in quanto i dati non includono i giovani non di origine spagnola, per cui abbiamo un tasso (di cui non risono dati) migratorio giovanile ben al di sopra del 41%. L'emigrazione che incontriamo oggi non è come quella dei nostri nonni, anche se svolge lo stesso ruolo a causa del fatto che si inquadra nell'esercito industriale di riserva, che tende a degradare le condizioni di lavoro a sfavore degli operai.

I giovani che si vanno all'estero spesso sono laureati, quindi una forza lavoro "meglio formata" e "qualificata". Pertanto, l'immigrazione spagnola in paesi come la Germania, suppone la riduzione delle condizioni di lavoro di ingegneri e tecnici nei vari settori della produzione. Al di là di quanto ci spacciano i media, sull'Unione Europea che promuove la "mobilità dei cittadini" dei paesi membri, ciò che è certo è che l'UE è una struttura che genera migliori condizioni di sfruttamento della classe operaia in tutta l'Unione. Come prova vi è anche il dato di un giovane su due che, dopo essersi recati in Germania, sono ritornati in Spagna, cosa che dà un'idea sulla falsità di queste cosiddette "opportunità".

In questa situazione, i media dell'oligarchia ci parlano, da un lato, della "tristezza per i nostri giovani che devono andare via", e dall'altro, "che è positivo che i giovani spagnoli cerchino la loro vita altrove. per dimostrare al mondo quanto sono bene formati". Di fronte a questi soggetti, che altro non fanno altro se non rafforzare l'idea che l'emigrazione sia un "fatto inevitabile", la gioventù operaia, con o senza lavoro in Spagna, deve avere ben chiaro che esiste un'alternativa alla disoccupazione e all'emigrazione, e che questa passa dall'organizzazione e dalla lotta per il Socialismo, l'unico sistema in grado di risolvere veramente il problema della disoccupazione.


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