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Aborto. Una faccenda di controllo sulla classe lavoratrice, attraverso il corpo delle donne

Lola Jiménez | unidadylucha.es
Traduzione per Resistenze.org a cura del Centro di Cultura e Documentazione Popolare

Dicembre 2013

L'interruzione volontaria di gravidanza non desiderata è sempre stata realtà quotidiana, alla luce o nell'oscurità, in tutte le società storicamente conosciute. Le sue tecniche compaiono nel Papiro di Ebers e incontriamo strumenti per la sua pratica in Persia, India o nelle società precolombiane. Nell'antico Egitto l'aborto non era criminalizzato, invece lo era l'infanticidio per l'alta mortalità infantile e perfino nell'antica Grecia, Aristotele lo ammetteva quando "era eccessivo il numero dei cittadini e tenendo conto dell'anima del nuovo essere".

Esisteva anche durante l'Impero Romano… Poi venne il cristianesimo che adottò le teorie dell'embrione e dell'anima, che l'uomo acquisiva 40 giorni dal concepimento e la donna a 90 giorni. E con ciò prese piede la storia che fin dall'incontro di cellule era evidente la differenza di genere.

Storia che persiste, in un modo o nell'altro, a tutt'oggi, per giustificare altre differenze, utili e funzionali al modo di produzione capitalista, mutuante la sua accettazione e diffusione.

Da allora, in epoca di accumulazione originaria, sono state stabilite e accettate le basi materiali e teoriche per l'espropriazione delle donne dal controllo dei loro corpi che, insieme ad altri meccanismi di espropriazione, come la colonizzazione, hanno permesso di avere manodopera sufficiente nelle fabbriche.

Da allora, perfino in ambito scientifico, la questione è rimasta centrata sul momento della fecondazione. Questa fecondazione, invisibile l'apparato riproduttivo femminile, avviene e si separa dal resto dei processi necessari perché si formi un feto, come se la collaborazione del corpo della donna fosse indifferente e questo zigote potesse esistere al di fuori del corpo che lo contiene. Ad oggi, il cammino per la negazione al diritto di decidere è chiaramente tracciato e compie la sua funzione (1).

Effettuata questa separazione, impigliata e confusa con questioni religiose e morali, l'aborto non è una decisione autonoma di donne padrone del proprio corpo, ma una questione di stato, che legifera secondo le necessità di manodopera. L'aborto è stato ed è ancora, una realtà nel nostro tempo, poiché nessun metodo contraccettivo è assolutamente infallibile. Secondo i dati dell'OMS si praticano al mondo più di 50 milioni di aborti [in un anno ndt], la maggioranza in condizioni non sicure. Tuttavia, esistono risorse mediche adeguate, che insieme con la buona prestazione di servizi di pianificazione familiare possono ridurre notevolmente le gravidanze non programmate e i decessi materni. Non sembra essere quella la direzione delle società capitaliste in crisi, neanche oggi che hanno eccedenza di manodopera e proibire/ridurre il diritto all'aborto, apparentemente, non è funzionale alle necessità del capitalismo sotto il profilo della riproduzione biologica della forza di lavoro.

Nel nostro paese il diritto all'aborto è sempre stato nel codice penale, con presupposti o temporalità per la sua pratica, in nome della tutela delle donne e privatizzando il diritto alla salute sessuale e riproduttiva attraverso "servizi concertati".

Attualmente, con lo smantellamento della sanità pubblica scompare la già scarsa pianificazione familiare alla quale avevano accesso le lavoratrici e le donne degli strati popolari, cosa che, con la privatizzazione dei servizi educativi o di cura, causa il ritorno di quei pochi compiti socialmente necessari che erano usciti da casa. In modo che il capitalismo in decomposizione oltre ad appropriarsi di ingenti quantità di lavoro non salariato, renda invisibile e svaluti ancora più coloro che lo prestano.

Quando si aggiungerà a tutto ciò anche la restrizione del diritto all'aborto, sarà profondo il controllo sui corpi delle donne, ottenendo così un meccanismo eccellente di controllo sociale e di disciplina della forza lavoro attraverso il suo anello più debole.

Note:

(1) La funzionalità economica di questa concezione è apprezzata nella lobby degli europarlamentari del PP che con l'argomentazione che la vita umana comincia al concepimento, pretendono di sostituire il divieto di finanziare aiuti all'acquisto di armi, con l'obbligo di finanziare gruppi che sostengono la salute sessuale e riproduttiva.


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