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La guerra imperialista come strategia di accumulazione del capitale

Carmelo Suarez* | unidadylucha.es
Traduzione per Resistenze.org a cura del Centro di Cultura e Documentazione Popolare

22/11/2014

Stiamo vivendo in uno scenario mondiale nel quale la guerra imperialista si è trasformata in elemento quotidiano della nostra vita. La guerra è di routine negli spazi informativi, e gli assassini perpetrati con le armi più soffisticate non provocano una significativa risposta sociale.

Si gioca, inoltre, con l'idea che la Seconda Guerra Mondiale, come grande guerra imperialista, sia una questione relegata al passato, che oggi non si ripeterà.

Salto qualitativo nella guerra imperialista

Possiamo parlare oggi di un salto qualitativo della guerra imperialista? Se analizziamo con rigore lo sviluppo attuale della lotta di classe, la conclusione è chiara: l'imperialismo ha compiuto un salto qualitativo nelle sue strategie di guerra, incidendo sulla natura stessa della guerra imperialista.

Un elemento fondamentale è che questo salto qualitativo si svolge nell'attuale sviluppo storico, che chiamiamo crisi generale del sistema capitalista. Esso è accompagnato dallo sviluppo dell'industria militare di guerra che usufruisce dei colossali progressi tecnico-scientifici, mettendo a disposizione dell'imperialismo strumenti nuovi e ad altissimo potere distruttivo, per la sua strategia militare.

Queste due condizioni danno alla guerra imperialista un carattere globale mai avuto in precedenza nella storia.

Abbiamo superato già i 7 miliardi di abitanti nel pianeta, la maggior parte collocati nei paesi maggiormente diseredati. La richiesta di ogni tipo di risorse si accresce, e il potere dipende - come sempre nella storia, ma ora a un livello esponenziale - dal possesso dei beni necessari allo sviluppo della vita umana. Colture, combustibile, metalli, acqua, pesca, ecc., tutto viene conteso in modo violento dalle potenze capitaliste.

Lo sviluppo
tecnico-scientifico degli armamenti militari facilita un'ampia estensione della guerra imperialista. L'uso di droni e di robot guerrieri, così come il controllo delle comunicazioni più avanzate, configurano lo scenario del presente e del futuro prossimo, della guerra imperialista.

Allo stesso tempo questa politica di guerra produce un degrado ambientale massiccio, a volte irreversibile.

Per tutto questo, il capitalismo mai potrà portare pace all'umanità. La guerra imperialista farà parte di questo sistema putrescente fino alla sua scomparsa. Il discorso della lotta contro il terrorismo, legittima la violenza ed è totalmente funzionale al sistema d'accumulazione di capitali.

La responsabilità della classe operaia

Oggi il Movimento Comunista Internazionale (MCI) e ogni partito comunista in particolare, deve sviluppare un programma di lotta per la pace in condizioni diverse dal passato, quando il movimento aveva una grande capacità di mobilitazione connessa all'esistenza del blocco socialista. Attualmente le condizioni della lotta sono differenti.

Oggi la lotta per la pace deve, necessariamente, vincolarsi in modo diretto alla lotta della classe operaia per la sua emancipazione, ponendo il fattore interclassista tipico delle grandi mobilitazioni di massa in una posizione sussidiaria a questo carattere principale.

Il rischio di una grande conflagrazione mondiale, è uno scenario che non manca di fondamento. La guerra è sempre stata una soluzione alla crisi del capitalismo, quando altre vie già erano fallite. E oggi le vie alternative falliscono una dietro l'altra.

Lo scenario di guerra che stiamo vivendo - che si estende dall'Afghanista fino alla Libia e all'Iraq e al Mali - presenta i rischi di uno scontro generale interimperialista, anche se  in buona misura oggi non si evidenzia come tale perché si svolge in paesi periferici. Non si assegna lo stesso valore se muoiono duecento iracheni al giorno o se accadesse qualcosa di simile nel centro di Berlino. Ma in questi ultimi anni le vittime dei paesi periferici sommano già a vari milioni e la distruzione di questi paesi è brutale.

Organizzare il movimento operaio sotto la parola d'ordine che il capitalismo è guerra continuata, e che solo la società socialista potrà garantire la pace all'umanità, è un compito essenziale della nostra epoca, per la classe operaia e per il MCI. Per mettere all'angolo le idealiste posizioni pacifiste che si sviluppano al margine della lotta di classe.

La classe operaia, in una tenace lotta ideologica, deve strappare alle classi dominanti - oggi personificate in Obama, Merkel o Cameron - la presunta bandiera della pace, che cinicamente dicono di difendere. Il MCI - di cui siamo parte - deve concretizzare una elaborata strategia di lotta per la pace che permetta alla classe operaia di porsi all'offensiva e fare di questa questione un elemento di rafforzamento della sua lotta per il potere operaio e il socialismo-comunismo.
 
* Segretario Generale del Partito Comunista dei Popoli di Spagna

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