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Seconda transizione, con grandi difficoltà

Carmelo Suárez | unidadylucha.es
Traduzione per Resistenze.org a cura del Centro di Cultura e Documentazione Popolare

20/06/2015

L'ultimo periodo della vita politica spagnola è stato caratterizzato da un intenso lavoro dietro le quinte. L'evoluzione preconfezionata delle aspettative elettorali nei mesi precedenti e degli stessi risultati del 24 maggio, lo rendono evidente. I centri di potere (interni) delle classi dominanti hanno lavorato di continuo per cercare una via d'uscita controllata alle loro enormi difficoltà di ogni tipo in questa fase.

Si è passati dai titoli a cinque colonne che indicavano in PODEMOS la prima forza politica se si fossero celebrate le elezioni in quel momento (novembre 2014), a uno scenario successivo meno polarizzato, dove le quattro forze politiche (PP, PSOE, PODEMOS, Cs [Ciudadanos, ndr]) si distribuiscono egualmente la torta elettorale (aprile 2015), alla scena finale dell'arretramento degli emergenti e dei loro risultati a quelli del 24 maggio.

Crisi nel vertice e lotta ideologica

Crisi nel vertice e Seconda Transizione. Queste sono le chiavi fondamentali per capire - almeno in parte - le sofisticate strategie elaborate dalle classi dominanti per conservare il loro dominio, usando per questo scopo le elezioni come meccanismo che gli permette di mantenere, volta dopo volta, la legittimazione sociale alla loro barbarie.

I dati principali dei risultati sono noti. Il bipartitismo duro (PP-PSOE) totalizza arrotondando il 52% dei voti, mentre otto anni fa era il 71%. Il più punito è il PP, che perde quasi 2,5 milioni di voti. Il PSOE non è il PASOK e, pur perdendo, resiste meglio. Il dato degli emergenti è meno chiaro. Da un lato abbiamo Cs che si converte in terza forza e PODEMOS si perde in una serie di candidature che rendono difficile quantificare con sufficiente approssimazione il suo reale peso elettorale. IU subisce un castigo elettorale che segnerà in modo significativo il suo futuro, pur conquistando alcuni punti di resistenza.

Dall'altro lato, queste elezioni offrono due risultati ai quali si dà un valore emblematico: le amministrative di Barcellona e di Madrid. Colau e Carmena. Affrontare il governo dei due principali comuni del paese da piattaforme politiche di recente costituzione è una avventura dal cammino incerto, ma è possibile affermare che le debolezze organizzative e di direzione politica aprono, in questi comuni, lo scenario ad una traiettoria ondivaga, che non andrà al di là di un certo avvicendamento "sociale e democratico", senza incidenza alcuna nel cambiamento politico di fondo; pura gestione transitoria del capitalismo.

L'indice di partecipazione alle elezioni (64.93%) è sceso del 1,3% rispetto al 2011. Non si è prodotto un aumento della partecipazione, le aspettative auspicate dai mezzi di agitazione e propaganda del sistema non hanno portato alle urne la parte più disillusa della società. Non c'è stata in questo senso una inversione di tendenza.

Le candidature auspicate da PODEMOS si uniranno al PSOE e alle altre forze sistemiche, nella gestione di molte istituzioni. Avanzando alcuni alibi giustificatori dalla scarsa consistenza politica, inizieranno il loro cammino di partecipazione alla gestione del capitalismo come "forza d'ordine".

Il PCPE deve migliorare il suo lavoro

Il dato negativo, che da parte nostra dobbiamo segnalare, è lo scarso risultato delle candidature del PCPE. Non essere riusciti a superare il nostro basso limite di voti, dopo tanti anni di crisi capitalista conclamata dal 2007 e della nostra continua partecipazione a un gran numero di lotte operaie, richiede una analisi serena dove sia valutato il lavoro svolto in ambito elettorale e la realtà della nostra politica di massa negli ultimi anni. Inoltre bisogna analizzare la forma in cui svolgiamo la lotta ideologica contro la dominazione capitalista.

Non cambierà l'attuale situazione della lotta di classe in Spagna finché la proposta rivoluzionaria non acquisirà un maggiore riconoscimento da parte della classe operaia e dei settori popolari. E' l'unica cosa che realmente introdurrà qualche elemento politico nuovo.

Il PCPE è giunto alla conclusione che le forze del blocco dominante spagnolo hanno sviluppato in questi ultimi anni una strategia di "seconda transizione", con l'obiettivo di ricomporre la loro grave situazione e conservare l'egemonia. Il risultato delle elezioni del 24 maggio evidenzia come non abbiano nemmeno la necessità di impiegare fino a fondo questa strategia, visto che gli sono bastate alcune manovre di distrazione per evitare la detonazione sociale e l'aumento della coscienza militante della classe operaia.

Sono comparsi soggetti politici nuovi per rendere possibile questo nuovo scenario di legittimazione della pace sociale. Queste però non sono forze di sostituzione, ma semplicemente di accompagnamento.

Inoltre, questo misurato entusiasmo per "il cambiamento" porterà con sé, in un lasso di tempo non molto lungo, una dolce delusione. Il termine ultimo delle prossime elezioni generali segnerà in buona misura i ritmi di questo processo.

Una nuova tappa e la priorità della lotta di massa

L'inizio della gestione socialdemocratica (Colau, Carmena, PODEMOS,...) potrà avere un primo periodo caratterizzato da azioni che aiutino a mantenere l'illusione e le aspettative di cambiamento. Ma alla fine ad imporsi sarà la chiara realtà del persistere della disoccupazione, dei salari da miseria, dell'obbedienza a UE e FMI, della partecipazione alla guerra imperialista e della mancanza di futuro per la gioventù. Il perdurare delle dure condizioni materiali di vita si manifesterà in netta contraddizione con le illusioni di un miglioramento che sono finite alle urne.

Il PCPE deve dimostrare la sua capacità per intervenire in questa situazione. Non solo rivendicando la ragione delle nostre analisi, ma anche elevando la coscienza e la capacità di interpretazione di come gli interessi in gioco abbiano avuto la possibilità di tendere una trappola alla classe operaia e ai settori popolari per distrarli dalla lotta coerente per i loro diritti.

Se il Partito e la Gioventù migliorano la loro capacità di direzione delle lotte di massa, questo importantissimo compito politico si potrà affrontare con delle possibilità di successo.

Dobbiamo aumentare di continuo la lista delle nostre esigenze per conquistarci il posto di organizzazione di avanguardia del proletariato di questo paese.

In questa fase dobbiamo compiere passi decisivi per dare concretezza alle nostre proposte di accrescimento della capacità di lotta della classe operaia. La nostra politica di alleanze, espressa nel Fronte Operaio e Popolare per il Socialismo, deve passare dalla carta alla realtà. E questo richiede l'impegno dell'organizzazione dei Comitati per l'Unità Operaia (CUO) nei centri di lavoro e dei Comitati Popolari (CP) nei quartieri operai, entrambe da intendersi come organizzazioni reali delle masse proletarie.

Ogni organizzazione del Partito e della Gioventù deve elaborare i propri piani di lavoro con obiettivi concreti e impegnare tutti i militanti affinché si faccia di questo compito l'elemento centrale del loro intervento politico.

Il Comitato Centrale ha la massima responsabilità nella direzione di questa linea politica, dedicando a essa tutti i mezzi a sua disposizione.

Senza direzione rivoluzionarie delle masse non c'è processo rivoluzionario di presa del potere.


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