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Elezioni generali e lotta di classe

R.M.T. | unidadylucha.es
Traduzione per Resistenze.org a cura del Centro di Cultura e Documentazione Popolare

31/10/2015

Il prossimo 20 dicembre avranno luogo le elezioni generali più importanti dalla transizione dal franchismo alla monarchia parlamentare. Si tratta di un momento cruciale, in cui le classi dominanti cercheranno di dare forma al tentativo di riorganizzazione del sistema borghese in corso di preparazione negli ultimi anni.

Crisi nel vertice e riorganizzazione borghese

Il PCPE va spiegando da molto tempo come ciò che in principio fu una crisi economica capitalista si è trasformata, progressivamente, in una crisi nel vertice. Chi sta in alto ora non può continuare a governare come prima, poiché i patti raggiunti nella transizione dal franchismo alla monarchia parlamentare davano costanti segni di esaurimento e allo stesso tempo, si manifestava una crescente disaffezione popolare verso le istituzioni, dopo anni di politiche antipopolari che hanno fatto scemare la legittimità con cui le classi dominanti esercitano la dittatura capitalista.

Di fronte al chiaro inizio di una crisi nel vertice, in cui sono implicate le principali istituzioni dello Stato (monarchia, sistema di partiti politici, modello territoriale, ecc.) bisogna agire. Dal potere si è messa in marcia una operazione di alto livello strategico diretta a ricomporre il dominio del blocco oligarchico che domina in Spagna col pugno di ferro. Era necessaria una riorganizzazione che passasse dal canalizzare la risposta popolare, alle politiche di gestione della crisi dentro i margini del sostenibile. Per questo si sono favorite ogni tipo di iniziative politiche dirette a canalizzare l'ira popolare, cercando di impedire che chi sta in basso smettesse di desiderare di voler vivere come prima. Pertanto, dai monopoli mediatici è stato incanalato il malcontento verso un programma democratico minimo diretto alla riforma democratica del capitalismo, come se ciò fosse possibile. Allo stesso tempo si sono attaccate con furia le forme organizzative e di lotta del movimento operaio e sindacale, dando rilievo ai casi di corruzione nei quali sono implicati gli stessi vertici sindacali che si sono radicalmente separati da ogni concezione di classe della lotta, cercando di restringere e criminalizzare il diritto di sciopero, attaccando la negoziazione collettiva e il diritto di organizzazione sindacale nell'impresa e in ogni caso, applicando una dura repressione contro il movimento sindacale conflittuale.

L'operazione ha dato alla luce nuove forze politiche chiamate a giocare il ruolo di riserva delle forze principali che, da decenni, si scambiano il governo spagnolo in regime di alternanza: il PP [Partito Popolare] e il PSOE [Partito Socialista Operaio Spagnolo], entrambi scossi da notevoli casi di corruzione e delegittimazione per le politiche antipopolari che, sia l'uno che l'altro, hanno applicato per gestire la crisi capitalista. Podemos e Ciudadanos sono nati per giocare questo ruolo, facendo credere alle enormi masse di scontenti che sia possibile un capitalismo democratico, trasparente, senza corruzione, con partecipazione cittadina e giustizia sociale. Una nuova versione del "capitalismo dal volto umano" predicato dalla socialdemocrazia decenni indietro. Un vero vicolo senza uscita nel quale le masse operaie e popolari finiscono per esser complici in una riorganizzazione del potere diretta contro loro stesse, un ingannevole gioco di poltrone diretto a ricomporre il potere dei monopoli a lungo termine e nel quale si cambia tutto per non cambiare niente e si procede alla sostituzione del vecchio monarca con carne della sua carne e sangue del suo sangue, mentre noi sudditi continuiamo ad essere gli stessi.

L'eccezionalità di queste elezioni generali

In questo scenario, dalla forza iniziale dei cosiddetti partiti emergenti, gli ultimi sondaggi a seguito dei risultati delle elezioni catalane del 27 settembre, attribuiscono a Podemos e Ciudadanos il ruolo di meri gregari del PSOE e del PP, così come già dimostrato con i patti raggiunti dopo le elezioni autonome e municipali. Il PSOE e il PP in situazione di pareggio tecnico, con un 24.6% e 23.4% rispettivamente e Podemos e Ciudadanos nel ruolo di forze di riserva con un 18.6% e 16%, mentre Izquierda Unida, in attesa del risultato dei suoi disperati giocolieri, degni del peggior opportunismo, agonizza con un 5% di previsioni di voto. Così, il bipartitismo si trasforma in una specie di quadripartitismo che, avvolto da una buona dose di manipolazione mediatica, si presenta al nostro popolo sotto la forma di una scelta facile: votate il polo di centrodestra, potendo scegliere a proprio gusto tra PP e Ciudadanos; o quello di centrosinistra, potendo scegliere tra PSOE e Podemos (vedremo dove sarà IU), in funzione della rabbia che ha il signore o la signora in questione.

Ma la realtà è cocciuta e il potere del capitale si esprime con coerenza, al di là del teatrino democratico. Pertanto, mentre la popolazione discute sulle due facce della stessa moneta, tutto è ben assicurato. Quindi, con assoluta eccezionalità storica, si approva la Legge del bilancio generale dello Stato e si intraprende una compulsiva corsa legislativa, nella quale si inquadrano la Legge di sicurezza cittadina e la reazionaria riforma del Codice penale, tra i molti altri cambiamenti legislativi, in modo che la linea che interessa il vero potere, che ha la sua fonte nei consigli di amministrazione dei monopoli, continui il suo corso indipendentemente dal fatto che alle elezioni generali vinca uno o l'altro gestore.

E' la puntata perfetta auspicata dal blocco oligarchico borghese che domina il nostro paese. Potete scegliere tra una Catalogna indipendente o parte della Spagna, ma sempre con i ricchi che continuano a esserlo e i poveri altrettanto e ovviamente, a Ue o NATO nemmeno a menzionarli. Potete scegliere tra un polo di centrodestra e un polo di centrosinistra. Addirittura ci permettono di scegliere tra due opzioni dello stesso polo e di nuovo loro continuano ad esser gli sfruttatori e la classe operaia e l'insieme di lavoratori e lavoratrici, gli sfruttati. Che spendido gentiluomo è il signor denaro.


La classe operaia di fronte alla lotta elettorale

Come in tutti gli ambiti della vita sociale, la classe operaia deve avere la sua più stretta indipendenza e unità organizzativa, politica e ideologica anche nella lotta elettorale. Non si tratta di votare il buon padrone o il padrone meno peggio, ma votare per espellere i padroni dal potere. L'esperienza storica insegna che per via elettorale si può solo punire le classi dominanti e creale loro un qualche tipo di problema di gestione, pertanto la lotta elettorale è parte della lotta di classe generale, nella quale il nostro movimento operaio deve recuperare le sue migliori tradizioni di lotta, di organizzazione e di difesa dei suoi interessi di classe.

Non c'è terreno neutrale nella lotta politica. Ma al di là dei canti di sirena capitalisti, ciò che è certo è che oggi questo sistema di sfruttamento nulla può offrire alle immense masse operaie e popolari del nostro paese, che non sia una lenta agonia e una costante sofferenza. Ciò che è certo è che oggi esiste uno sviluppo delle forze produttive nel paese che permetterebbe di soddisfare le necessità dell'insieme del popolo, migliorare sostanzialmente le condizioni di vita e garantire una società di piena occupazione. Oggi si potrebbero offrire alti livelli educativi e un'assistenza sanitaria di qualità per tutti e per tutte. Non esiste ragione per cui tutto il nostro popolo non possa godere di una abitazione degna, che non si possa raggiungere realmente l'uguaglianza tra uomo e donna, per il riconoscimento completo dei diritti sessuali di ognuno, per vivere in armonia con l'ambiente. C'è solo una condizione: gli sfruttatori devono esser espropriati, poiché la loro proprietà privata, nutrita dal lavoro collettivo espropriato alla classe operaia, è l'unico limite reale che impedisce di vivere in una società di persone libere ed eguali, in una società socialista-comunista. E insieme alla sua proprietà, l'insieme di valori e di idee reazionarie che anestetizzano la classe operaia e i settori popolari, impedendogli di avanzare con passo fermo verso una società che abbia protagonisti essi stessi e con il potere e l'economia nelle loro mani.

In questi termini si celebreranno le prossime elezioni generali. I lavoratori e lavoratrici devono scegliere non tra un polo di centrosinistra e un polo di centrodestra e nemmeno una delle opzioni esistenti in ognuno di questi poli: la vera scelta sarà tra il polo di gestione del capitalismo e il polo rivoluzionario opposto al potere dei monopoli, all'Unione europea, alla Nato e a tutte le alleanze predatorie dei nostri giorni.

I militanti comunisti hanno pertanto un duro lavoro davanti. Prima è necessario superare le trappole legali che ostacolano la libera concorrenza elettorale, raccogliendo migliaia di firme; dopo sarà necessario un titanico sforzo che permetta di rompere il silenzio mediatico sulla nostra stessa esistenza. E sarà sempre necessario chiamare le migliaia di operai e di operaie, di studenti, di vicini e di vicine dei nostri quartieri, insieme a coloro con cui abbiamo lottato negli ultimi anni; proiettiamo queste lotte nella lotta elettorale, raccogliamo tutti gli appoggi possibili, essendo capaci di spiegare tante volte come sia necessario quello che può apparire ovvio e presentiamo la nostra proposta politica con audacia, senza concessioni a destra o sinistra, con valenza e spirito combattivo, raggruppando il movimento operaio e popolare in un voto di rottura che esprima la forza del popolo lavoratore.


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