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- popoli resistenti - spagna - 12-02-16 - n. 576
L'opportunismo retrocede, la nuova socialdemocrazia avanza
R.M.T. | unidadylucha.es
Traduzione per Resistenze.org a cura del Centro di Cultura e Documentazione Popolare
29/01/2016
I risultati delle elezioni dello scorso 20 dicembre confermano l'esaurimento politico rappresentato da Izquierda Unida e dal PCE. Le vecchie politiche riformiste, lontano da quello che può sembrare e indipendentemente dalla volontà di parte della militanza di queste organizzazioni, hanno compiuto il loro proposito: disarmare politicamente e ideologicamente la classe operaia. Adesso è il momento della nuova socialdemocrazia rappresentata da Podemos.
Missione compiuta
Correvano gli anni '70 del secolo scorso quando una parte dell'oligarchia spagnola percepì con chiarezza che i tempi della dittatura fascista erano giunti alla fine. Il bunker franchista faceva acqua e si allargavano le crepe. I monopoli necessitavano di un processo di modernizzazione nella base economica del capitalismo e anche nello Stato, c'era da far fronte alla crisi capitalista scoppiata nel 1973 e procedere all'internazionalizzazione urgente del capitale spagnolo, attraverso patti con l'imperialismo statunitense e l'ingresso nella Comunità Economia Europea.
Ma tutto questo cambiamento implicava un rischio. A maggior ragione perché la classe operaia si era data massivamente alla lotta trascinando dietro di sé i settori popolari oppressi. Cresceva l'effervescenza politica in un momento in cui oltre il 33% della superficie terrestre era sotto il potere della classe operaia, in cui i popoli si sollevavano contro l'imperialismo e dove, in Spagna, c'era un Partito, il PCE, che aveva resistito contro ogni pronostico nelle condizioni avverse della lotta clandestina.
Per mano del revisionismo eurocomunista si mise in marcia un processo diretto a convertire il PCE in un'altra cosa, in una forza politica che, basata sull'antisovietismo, accettasse la monarchia parlamentare, rinunciasse al marxismo-leninismo e occupasse il ruolo di partito operaio addomesticato svolto fino ad allora dal PSOE, che in parallelo abbandonava il suo "marxismo" nella coreografia di Suresnes [comune nella banlieu parigina che ospitò il Congresso di "rinnovamento" ideologico e politico del 1974, ndt]. Il PCE spariva come partito rivoluzionario e andava ad occupare lo spazio socialdemocratico del PSOE che, nonostante le sue notevoli dosi di demagogia, assunse progressivamente il programma di gestione liberale del capitalismo. La classe operaia rimaneva così intrappolata, senza progetto rivoluzionario.
Crisi economica e spostamento di classe
Passarono gli anni, si sviluppò una brutale distruzione del tessuto industriale sotto lo slogan della "riconversione" e dopo una tappa di modernizzazione e internazionalizzazione del capitalismo spagnolo si scatenò la grande crisi del 2007/2008, i cui effetti si prolungano fino ai nostri giorni, e che ha portato le classi dominanti a scatenare una brutale guerra contro la classe operaia e contro la maggioranza popolare: tagli salariali, aggressione alla contrattazione collettiva, riduzione delle libertà, alla legge sull'aborto, incremento della repressione, privatizzazione di tutto e tutti i siti, ecc.
La classe operaia si è messa a lottare, ma dati i rapporti di forza e l'egemonia dell'opportunismo e della socialdemocrazia nel suo seno, incorporati fino al midollo delle organizzazioni sindacali maggioritarie, la lotta si è svolta sotto bandiera altrui. E hanno lottato anche gli strati medi e la piccola borghesia, i primi perché gli era negata ogni possibilità d'ascesa sociale e vita comoda, così come la propaganda capitalista aveva promesso; la seconda, davanti all'inarrestabile processo di proletarizzazione che stava vivendo in piena crisi.
Il malessere è andato crescendo insieme alle retrocessioni proprie di ogni crisi capitalista. Avulso dalla direzione operaia, l'opportunismo ha svolto bene il suo ruolo per anestetizzare le coscienze generando un movimento operaio tipicamente borghese che agisce dentro i limiti del capitalismo.
La crisi politica e la necessità di un cambiamento concordato
Nel frattempo è avvenuto nel paese un cambiamento generazionale, dove trascorsi quasi quarant'anni, la maggior parte della popolazione attiva non aveva nemmeno votato la Costituzione del 1978. Dopo la messa in scena di numerosi casi di corruzione da parte dei monopoli mediatici, il malcontento si è generalizzato, stimolato dal peggioramento generale delle condizioni di vita. Ma questo malcontento, a differenza di quanto avvenuto nella prima transizione, non è stato capitanato dalla classe operaia, ma dagli strati medi e dalla piccola borghesia. Pertanto, si è imposto un cambio nello scenario di quello che fino ad allora si identificava come "la sinistra". Lo schieramento IU-PCE si è rivelato vecchio: aveva già esaurito il suo ruolo cessando quindi di esser necessario. Dal nulla o meglio in molti luoghi contemporaneamente, nasce Podemos sotto le bandiere piccolo-borghesi della riforma del capitalismo impugnate da masse del ceto medio e sotto l'attento sguardo dei monopoli, che applaudivano e applaudono quando il conflitto sociale si allontana dalle strade, evitando con esso i ben noti disagi e si chiude nell'ovile parlamentare.
L'operaio è passato di moda e con esso le invecchiate cupole sindacali, adesso tocca esser cittadini e cittadine, bisogna smetter di appellarsi alla classe per convocare la gente. E in questo groviglio IU ha cercato invano di competere con Podemos. Dalla ruvidezza al corteggiamento, dal corteggiamento alla rottura. Tutto questo con una breve parentesi di luna di miele sotto gli incanti del fenomeno Syriza, dove la nuova socialdemocrazia si è integrata al vecchio opportunismo di matrice eurocomunista in una sola forza.
L'ora di Podemos è giunta
Ma a nulla è servito il corteggiamento. L'ora di Podemos era giunta. Durante la campagna elettorale, come un vecchio giocattolo rotto carente di qualsiasi valore d'uso, si è accantonata IU dalla competizione elettorale, dai dibattiti, dalla stampa, quasi da tutto. I monopoli avevano adesso un nuovo giocattolo più moderno, più attuale, più eclettico e che puzzava meno di naftalina eurocomunista; un giocattolo che gli permette di giocare con la classe operaia e le grandi maggioranze con più efficacia.
E i risultati elettorali sono arrivati e con essi l'ascesa della nuova socialdemocrazia con i suoi fiammanti 90 deputati. Il giocattolo nuovo con il quale giocare alla seconda transizione ha trionfato; il vecchio con il quale l'oligarchia ha tanto giocato nella prima è rimasto con due deputati.
Intensificare la lotta contro la nuova socialdemocrazia
Ma il giocattolo rotto non verrà gettato nella spazzatura, i piani della borghesia, nel caso un giorno ne avesse di nuovo bisogno, sono di lasciarlo accantonato in qualche luogo della memoria capitalista.
Quando dal PCPE si lanciò una campagna ideologica sotto lo slogan "combattendo la nuova socialdemocrazia" molti onorati militanti dell'organizzazione opportunista non capirono questo slancio di ortodossia. Oggi, le cose sono sicuramente più chiare. Oggi, sicuramente i comunisti che hanno mantenuto i principi che mancano al loro partito, capiscono che non si trattava di settarismo, ma di una lotta ideologica imprescindibile per smascherare la nuova socialdemocrazia, che nonostante il fatto sia nuova rispetto alla precedente, è in realtà vecchia, decrepita, come lo stesso opportunismo, perché come esso difende il vecchio sistema di sfruttamento. Pertanto, sarà nuovamente combattuta dal giovane che nonostante tutto cresce e soprattutto, trionferà.
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