Spagna: contro i baschi censura e tortura
I sindacati baschi convocano uno sciopero contro la violazione delle libertà
democratiche
I sindacati ELA,
LAB, ESK, STEE-EILAS, EHNE, ELB, HIRU ed EGAS hanno convocato per il prossimo
13 marzo uno sciopero di un'ora, tra le undici e trenta e le dodici e trenta
del mattino, ed un atto politico di appoggio nel centro di Bilbo, per esprimere
solidarietà con il quotidiano basco "Euskaldunon Egunkaria".
Come ha spiegato il segretario generale di LAB Rafa Díez Usabiaga,
le iniziative avviate nell’ambito della campagna "Bai Egunkariari"
(“Si a Egunkaria”) mirano ad "incanalare la volontà e il coinvolgimento
che si è manifestato in maniera massiccia" durante la manifestazione di
Donostia dello scorso 22 febbraio. L’obiettivo dei sindacati baschi, che
raccolgono più del 55% dei consensi tra i lavoratori di Euskal Herria, è dare
una risposta forte all'appello lanciato da Kontseilua, il coordinamento delle
associazioni e dei comitati che lottano per la normalizzazione della lingua
basca, affinché il quotidiano venga immediatamente riaperto. Anche le
associazioni studentesche e giovanili e numerosi intellettuali hanno dato la
propria adesione alle mobilitazioni indette per il 13 marzo.
I fatti
Il 20 febbraio 2003 l'unico quotidiano in lingua basca, Euskaldunon
Egunkaria, è stato chiuso dalla Polizia spagnola e 10 dei suoi massimi
responsabili sono stati arrestati con l’accusa di "collaborazione o
appartenenza ad ETA." Come conseguenza di tutto ciò, sono state sigillate
tutte le sedi del giornale ad Andoain (Gipuzkoa), Iruñea (Nafarroa), Gasteiz
(Araba) e Bilbo (Bizkaia).
Nella stessa operazione 300 effettivi della Guardia Civil spagnola, agli ordini
del Giudice Juan del Olmo, titolare del Tribunale di Istruzione numero 6 della
Audiencia Nacional di Madrid, hanno controllato e sequestrato i conti della
riviste in lingua basca Argia e Jakin, requisendo in entrambe le redazioni
numeroso materiale. Gli uffici della Federazione delle Ikastolas, le scuole
basche, sono stati perquisiti e molto materiale pedagogico, contabile e
culturale è stato portato a Madrid.
Secondo la Guardia Civil, "questa vasta operazione corona le indagini
condotte dal Servizio di Informazione, riguardanti la strumentalizzazione da
parte della banda terrorista ETA del quotidiano Egunkaria tramite la società
commerciale Egunkaria S.A.".
L'operazione condotta dalla Guardia Civil ha portato alla chiusura del giornale
e del suo sito internet. Contemporaneamente, l'intervento ha lasciato senza
presenza in internet l'azienda di servizi in rete Plazagunea, con i conseguenti
danni per numerosi utenti di lingua basca.
Cos’è Egunkaria?
Egunkaria è l'unico quotidiano che si pubblica integramente in
euskara, la lingua basca. Esce sei giorni a settimana e la sua distribuzione arriva
alle sette province basche ad entrambi i lati della frontiera franco-spagnola.
Non è quindi solo l'unico quotidiano scritto in euskara ma anche l'unico di
copertura nazionale basca,con
tutto ciò che questo può significare in una regione che ha nella lingua il
principale contrassegno identitario. Offre inoltre una versione riassunta
on-line in inglese. Dalla sua fondazione Egunkaria ha continuato a sviluppare
gradualmente la qualità della sua informazione, passando delle 32 pagine
iniziali alle 60 attuali e coprendo tutte le aree informative: nazionale,
locale, internazionale, sport, cultura...
La creazione di questo mezzo d'informazione fu resa possibile, come comunemente
avviene in Euskal Herria, grazie al contributo attivo di migliaia di persone
che rivendicano il diritto di comunicare in quella che viene unanimemente
considerata la più antica lingua d'Europa.
L’idea di costruire Egunkaria nacque nel 1989 quando 70 persone, tra le quali
personalità di spicco della cultura basca, giornalisti della radio e
televisione basca pubblica, di settimanali e riviste, militanti di
organizzazioni o istituzioni per la promozione dell’euskera, si riunirono per
dar vita a “Egunkaria Sortzen” che poi fondò il quotidiano. Nella primavera del
1990 veniva lanciata una campagna di sottoscrizione che toccava ogni angolo dei
Paesi Baschi. L’obiettivo era arrivare non solo al "militante
culturale", ma alla gente comune. Le iniziative locali si conclusero il 15
luglio 1990 con un meeting nel velodromo di Donostia a cui parteciparono 17
mila persone. In questo modo furono raccolti 50 milioni di pesetas (300 mila
euro). Un’altra parte del capitale fu apportata attraverso quote azionarie di
500.000 pesetas (3 mila euro) acquistate da amministrazioni comunali, scuole,
imprese private, sindacati. Questo ha permesso di portare il capitale iniziale
a 150 milioni di pesetas (900 mila euro). Il 6 dicembre 1990 è uscito il primo
numero di "Euskaldunon Egunkaria". Nel giro di un anno,
"Egunkaria" riusciva a vendere 11.200 copie al giorno, che
raggiungevano 45.000 lettori.
L’euskera è parlato da 700 mila persone su una popolazione di tre milioni di
abitanti. Di questo 20% molti non sono alfabetizzati adeguatamente in euskera.
Il problema dei dialetti, della recente istituzione dell’euskera batua (euskera
unificato varato nel 1964), della forte presenza linguistica spagnola e
francese, rendono ineludibile il sostegno dell’amministrazione pubblica per
iniziative in favore dell’euskera. Ciò nonostante, i promotori consideravano
che un quotidiano non doveva dipendere da alcun potere politico. Quindi
pensarono di creare un quotidiano indipendente ma aperto alle collaborazioni
con tutte le istituzioni: la "Comunità Autonoma del Paese Basco", la
"Comunità Foral della Navarra" e le istituzioni di Euskadi nord
(Stato francese). Egunkaria ha sempre affrontato enormi difficoltà nello
sviluppare un lavoro giornalistico che della pluralità delle opinioni ha fatto
sempre la sua bandiera.
Ciò però non è bastato ai mezzi d'informazione spagnoli che da anni alimentano
campagne diffamatorie contro i media baschi, e in particolare contro Egunkaria
e Gara, con il pretesto del "terrorismo".
Chi sono i detenuti?
I detenuti sono:
1 - Martxelo Otamendi. È il direttore di Euskaldunon Egunkaria ed ex professore
nella scuola basca del suo municipio, Tolosa. Lavora nella Televisione Pubblica
Basca ETB come presentatore e direttore di un programma di dibattito
sociopolitico.
2 - Iñaki Uria. Attualmente in prigione. È membro del Consiglio di
Amministrazione. Ha una lunga militanza nel mondo della lingua e cultura basca.
Fu uno dei promotori della rifondazione della rivista settimanale Argia.
3.- Juan Mari Torrealdai. È membro del gruppo dirigente di Egunkaria e
direttore della pubblicazione culturale e letteraria in euskara Jakin. È uno
degli esponenti più importanti della cultura basca fin dagli anni sessanta. Fu
editore della rivista Anaitasuna.
4.- Pello Zubiria. Secondo alcuni mezzi di comunicazione spagnoli avrebbe
cercato di suicidarsi durante il suo periodo di isolamento seguito al suo
arresto. È stato il primo
direttore di Egunkaria ed è attualmente vicedirettore del menzionato
settimanale basco Argia.
5.- Luis Goia. Produttore di film e membro del Consiglio di Amministrazione del
quotidiano.
6.- Fermín Lazkano. Addetto dell'impresa Plazagunea che promuove integramente
servizi e prodotti informatici in basco. È membro del Consiglio di Amministrazione di Egunkaria.
Anteriormente era stato professore e responsabile dell'associazione di
baschizzazione ed alfabetizzazione degli adulti AEK.
7.- Inma Goia. È membro del
Consiglio di Amministrazione di Egunkaria.
8.- Xabier Alegría. Membro di Udalbiltza, l'Associazione Nazionale dei Comuni
baschi. In passato è stato professore e responsabile di AEK.
9.- Xabier Oleaga. Attualmente in prigione. Responsabile del settore
Comunicazione e Relazioni esterne della Federazione delle Ikastolas. È stato dirigente del giornaliero
Egin negli anni 90. Fa parte del Consiglio di Amministrazione di Egunkaria.
10.- Txema Auzmendi. Sacerdote Gesuita. È
membro della Direzione di “Radio Popolare - Herri Irratia” la cui
programmazione è bilingue. Fa parte del Consiglio di Amministrazione di
Egunkaria.
Egunkaria: gli arrestati denunciano torture
Tutti i detenuti sono rimasti almeno cinque giorni in isolamento in
base alla “Legge Antiterrorismo”. Tutti sono stati maltrattati e cinque sono
stati torturati fisicamente e psicologicamente nella sede di Madrid della
Direzione Generale della Guardia Civil, così come ha potuto raccontare al
momento della sua uscita dalla prigione di Soto del Real il direttore del
quotidiano. Martxelo Otamendi, rilasciato su cauzione, ha denunciato di aver
subito torture durante la sua permanenza nella mani della
"benemerita" spagnola.
“Mi hanno fatto spogliare, mi
hanno applicato la "bolsa" (una busta di plastica sulla testa per
impedire la respirazione), mi hanno imposto di fare esercizi fisici per ore.
Tra continue minacce e percosse mi urlavano che "prima o poi avremmo
cantato". Sentivo le urla degli altri compagni. Juan Mari Torrealdai, una
delle figure più importanti della cultura basca e che non ha nulla a che vedere
con ETA, è stato pestato di botte”
ha dichiaro alla TV pubblica basca ETB Otamendi aggiungendo “Questa è una situazione che leggiamo
sui libri che parlano del franchismo ma la situazione di impunità non è
cambiata". Otamendi ha ricordato che i numerosi casi di tortura nei
confronti di cittadini e cittadine basche "non hanno la stessa possibilità
di diffusione che ho io in questo momento".
Anche Iñaki Uria, Xabier Oleaga e Xabier Alegria hanno denunciato di esser
stati torturati dalla Guardia Civil. Nei loro racconti la pratica della
“bolsa”, della “rueda”, cioè colpi inferti al prigioniero da poliziotti
disposti in circolo, la simulazione di un’esecuzione sommaria, colpi inferti
con giornali arrotolati, flessioni e altre vessazioni. L’amministratore
delegato di Egunkaria, Iñaki Uria, ha denunciato che durante i cinque giorni
nei quali è rimasto in isolamento, è stato obbligato a spogliarsi in numerose
occasioni. Uria ha raccontato anche che durante gli “interrogatori” un
poliziotto disse che un altro giornalista, Martin Ugalde, era morto durante la
perquisizione della sua casa. Invece Luis Goia ha raccontato di aver sentito un
suo collega, Pello Zubiria (in stato di isolamento per ben sette giorni),
gridare “uccidetemi” ai poliziotti che lo torturavano.
Nonostante Amnesty Internacional, la commissione contro la tortura dell’ONU e
quella dell’Unione Europea, denuncino annualmente la tortura come pratica
comune nei commissariati e nelle caserme spagnole, il governo Aznar respinge
stizzosamente le accuse. La tortura in Spagna è un argomento tabù anche sui
mezzi d'informazione. L'atteggiamento omertoso sull'argomento da parte dei mass
media spagnoli è rafforzato da misure coercitive del Governo del Partido
Popular che nel 2000 ha chiuso il sito web della Associazione contro la Tortura
di Madrid.
Dal 1992 al 2001 nel Paese Basco sono stati formalmente denunciati più di 950
casi di tortura. Solo l’anno scorso sono stati ben 150 i casi riportati.
Elettrodi, asfissia, percosse, simulazioni di esecuzioni, violenze sessuali
sono alcuni dei metodi usati dai poliziotti spagnoli per interrogare i
prigionieri. Dal 1977 sette militanti baschi sono morti durante la detenzione.
Ma la tortura non riguarda solo i baschi. Nelle carceri e nei commissariati di
polizia sono decine negli ultimi anni le vittime mortali soprattutto tra gli
immigrati, tanto che organismi umanitari internazionali hanno accusato le forze
di sicurezza spagnole di attuare sistematicamente con "motivazioni
razziste". Gli stessi organismi hanno denunciato il Governo spagnolo per
la sua politica di copertura della tortura attraverso le amnistie e le
promozioni concesse a quei pochi funzionari condannati dagli stessi tribunali
spagnoli. Non è un caso che sia stata concessa una medaglia al merito a
Melinton Manzanas: commissario della “Brigada Politico-Social” di Donostia,
cioè della polizia politica franchista, fu il maggiore responsabile
dell’applicazione della tortura durante il regime, prima di essere assassinato
da ETA nel 1968.
Il significato della chiusura di Egunkaria
Non è la prima volta che il Governo del Partido Popular chiude mezzi di
informazione, procedura quantomeno “insolita” in un paese che si definisce democratico,
in quanto suppone una violazione flagrante della libertà di stampa e di
espressione. La chiusura manu militari di Egunkaria non può non richiamare alla
memoria quanto avvenne nel 1936, quando l’unica altra esperienza di quotidiano
in euskera, Eguna, venne chiusa dai miliziani di Francisco Franco, che
inaugurarono quarant’anni di clandestinità per la lingua basca, eliminata
coattamente addirittura dalle lapidi oltre che dalla vita pubblica e dalla
scuola.
Egunkaria è il quarto mezzo d'informazione basco chiuso dalla magistratura
spagnola dopo l’avvento del regime parlamentare. Nel 1998 era toccato al
quotidiano basco Egin ed all’emittente radiofonica Egin Irratia. Nel 2000 è
stata la volta del mensile Ardi Beltza. La chiusura dei mezzi di comunicazione
scomodi rappresenta una tradizione consolidata nella storia della politica
spagnola verso le minoranze. Nei Paesi Baschi da sempre il diritto a una
propria cultura è stato osteggiato se non criminalizzato. Vale ricordare solo
che Sanchez de Erauskin, il direttore del settimanale Punto y Hora, fu
condannato ad un anno di prigione, che compì integralmente, per aver pubblicato
un articolo nel quale citava il Re spagnolo come responsabile indiretto degli
squadroni paramilitari che assassinarono quaranta persone nei Paesi Baschi tra
il 1975 e il 1981. Per citare un altro caso, l'avvocato basco Castells vinse
dinanzi alla Corte di Giustizia Europea una causa per la condanna inflittagli
da un tribunale spagnolo per il contenuto di un articolo inerente le responsabilità
del Governo spagnolo nella “guerra sporca” contro l’indipendentismo basco.
Nel caso di Egunkaria la misura coercitiva assume un significato ancor più
grave, avendo privato la società basca dell’unico quotidiano scritto
integralmente in una lingua in pericolo di estinzione. Oltre a punire idee e
opinioni, lo Stato Spagnolo dimostra la volontà di eliminare la lingua basca
dallo spazio pubblico. Solo lo sforzo e la mobilitazione dei lavoratori di
Egunkaria ha permesso alla società basca di avere a disposizione nelle edicole,
già dal 21 febbraio, un nuovo giornale di 16 pagine redatto interamente in
euskera. Già nel 1998 il quotidiano Egin fu sostituito in pochi mesi dal nuovo
quotidiano Gara creato grazie al contributo economico de decine di migliaia di
semplici cittadini, di artisti, intellettuali ecc. Oggi, a poche settimane di
distanza, “Egunero”
porta le sue pagine a 20 ed aumenta la propria tiratura raddoppiando il numero
di lettori rispetto a Egunkaria.
La precedente chiusura di Egin insegna che l’obiettivo del nazionalismo
spagnolo è zittire le voci di dissenso e non perseguire responsabilità
individuali in materia di terrorismo. Egin fu chiuso, i suoi impianti smontati
e resi inservibili, i suoi conti sequestrati, i suoi giornalisti arrestati e
perseguitati, ma poi le indagini si sono bloccate mancando una qualsiasi base
giuridica del provvedimento. Nonostante ciò Egin è scomparso dal panorama
informativo basco, il vero obiettivo dell’intera operazione.
Per il Governo spagnolo tutte quelle persone o strutture politiche, sociali,
sindacali o istituzionali che lavorano in modo democratico e pacifico
all’interno di un processo di cambiamento politico, sono dei
"terroristi", dei sovversivi. Questa è anche la ragione che ha
motivato la chiusura di Egunkaria e la detenzione di dieci persone, di cui una
di 81 anni, la cui unica colpa è quella di aver sempre difeso a spada tratta la
propria lingua e la propria cultura. Questa è la strada intrapresa dalla destra
nazionalista spagnola dal suo arrivo al potere nel 1996, anno a partire dal
quale Aznar ha messo in atto una vera e propria escalation repressiva ai danni
del movimento politico, associativo e giovanile basco, accusato di
rappresentare in sé una opzione di tipo terroristico e quindi illegale. Si
cominciò con l’arresto, nel 1997, dei 23 membri della direzione collettiva del
partito Herri Batasuna, poi tutti liberati dopo mesi di carcere in quanto il
teorema di Baltazar Garzon non aveva basi giuridiche. Poi vennero la chiusura
di Egin ed Egin Irratia, la messa fuori legge delle organizzazioni politiche di
sinistra KAS e EKIN, i cui militanti vennero accusati (anche in questo caso
senza una minima prova) di essere l'apparato politico di ETA. Più tardi furono messe
fuori legge le organizzazioni giovanili Jarrai e quelle che la sostituirono,
cioè Haika prima e Segi poi. La stessa cosa è successa al vasto e capillare
movimento pro-amnistia che difende i detenuti politici baschi, che sono
attualmente 700, un numero assai più alto che nei tempi della dittatura
franchista. Sono stati chiusi per legge le Gestoras Pro Amnistia e poi
Askatasuna. Anche una organizzazione popolare che lavora sul terreno culturale
per l’alfabetizzazione in basco di decine di migliaia di adulti, cioè AEK,
oltre che la rete delle ikastolas, le scuole autogestite che insegnano a più di
100.000 alunni ogni anno, devono subire gli attacchi della magistratura
spagnola.
La criminalizzazione dei movimenti politici e sociali scomodi viene
scientificamente applicata anche in altri casi, come dimostra l’accanimento
politico e giudiziario contro la piattaforma “Nunca Mais” che in Galizia sta
coraggiosamente denunciando le responsabilità del Governo Aznar nella tragedia
della petroliera Prestige.
Tutto ciò in un clima “militarizzato” dalle velleità imperialiste della Spagna
in Venezuela (appoggio al fallito golpe anti Chavez) e dalla Santa Alleanza al
fianco di George W. Bush contro l’Iraq, nonostante la stragrande maggioranza
dell’opinione pubblica iberica sia nettamente contraria ad una invasione del
paese mediorientale.
Rifiuto unanime nella società basca
La reazione alla chiusura di Egunkaria è stata unanime e totale in tutta Euskal
Herria. La misura può godere di una copertura di carattere giudiziario, ma in
realtà gli stessi mezzi di informazione spagnoli hanno denunciato come fosse
stata ordinata direttamente dal governo di Madrid. Non è un caso che solo i
partiti nazionalisti spagnoli, quello popolare e quello socialista, abbiano
appoggiato il provvedimento. Tutte le altre forze politiche, sociali e
sindacali basche hanno respinto la chiusura del diario e la detenzione dei suoi
responsabili, considerando che questa attuazione risponde esclusivamente a una
volontà censoria e repressiva del governo.
Ma anche nelle fila del Partito Socialista alcune voci di dissenso si sono
levate immediatamente, rompendo il tacito ma ferreo accordo con i popolari che
ha contraddistinto la scena politica spagnola in materia di appoggio alla
repressione antibasca. Alcuni esponenti della sezione basca del PSOE si sono
addirittura spinti a partecipare alla imponente manifestazione che il 22
febbraio ha portato per le strade di Donostia più di 100.000 persone contro la
censura e contro la tortura, una cifra enorme se si pensa che i cittadini
baschi sono neanche tre milioni.
Le perplessità degli esponenti socialisti non nascono solo dalla qualità delle
motivazioni presentate dal giudice (in realtà le “prove” - che risalgono al
periodo 1990/1993 - sono come sempre inconsistenti e pretestuose), né dalle
possibili relazioni con l'Eta da parte di alcuni giornalisti della testata (“ma
forse sarebbe stato sufficiente agire contro individui concreti che vi
lavorano”, ha sottolineato il presidente dei socialisti baschi Jesús Eguiguren),
bensì anche dalla sproporzione che esiste tra il (presunto) reato e un
provvedimento che colpisce l'intero organico di un giornale da sempre disposto
ad accettare sulle proprie colonne opinioni di ogni tipo, linea editoriale che
ha sempre contraddistinto Egunkaria. Inoltre, ha destato una certa inquietudine
la notizia secondo la quale il comunicato stampa in cui si annunciava
l'operazione contro Egunkaria sarebbe stato ideato di comune accordo dal
giudice Del Olmo e dal Ministro degli Interni spagnolo, a dimostrazione della
ormai consolidata saldatura tra il potere esecutivo e quello giudiziario
sperimentata anche nel caso della messa fuori legge di Batasuna e del varo
della “Legge dei Partiti”.
Da parte loro i partiti regionalisti baschi PNV ed EA hanno ribadito il proprio
no al provvedimento di chiusura del giornale e la non intenzione di sospendere
i finanziamenti all’editoria in lingua basca e ad Egunkaria in particolare. Ma
come spesso accade il cosiddetto nazionalismo basco moderato parla due lingue:
il “ministro” basco degli Interni, Balza, ha affermato che se l’ordine di
chiusura del giornale fosse giunto alla polizia autonoma questa avrebbe
ubbidito.
Rifiuto internazionale
Proteste contro la chiusura del giornale sono arrivate da Reporters
Sans Frontières, da Amnesty International, dall'Associazione europea dei
giornali di regioni con lingue minoritarie o regionali (Midas), dal deputato
verde italiano Mauro Bulgarelli, dall'ex presidente della Repubblica e senatore
a vita Francesco Cossiga. Quest’ultimo ha chiesto di conoscere il giudizio che
il governo intende esprimere "sulle vergognose parole di approvazione di
questo atto lesivo della libertà democratiche da parte del presidente del
governo di Madrid, il tardofranchista Josè Maria Aznar, di cui si profila la
pericolosa candidatura alla presidenza della commissione esecutiva
dell'Ue".
Il Segretario Generale dell'International Federation of Journalists, Aidan
White, ha segnalato che "la chiusura di questo giornale in lingua basca
rappresenta un attacco alla libertà di stampa". Per White "Egunkaria
è un mezzo di comunicazione assai più indipendente rispetto agli altri che
esistono in Euskal Herria (...)” (vedere www.ifj.org). Tra le prime denunce realizzate da
personalità ed organismi internazionali spiccano quella di José Bové di “Via
Campesina”, quella delle Madri di Plaza de Mayo.
Anche in settori politici e culturali tradizionalmente ostili al nazionalismo
basco si diffonde la convinzione che l'offensiva del nazionalismo spagnolo non
è diretta a combattere l’ETA, bensì a criminalizzare il popolo basco, la sua
identità, il suo diritto all'autodeterminazione, instaurando nel Paese Basco un
vero e proprio “Stato di eccezione” che viola e sospende numerose garanzie costituzionali
e diritti individuali dei cittadini baschi e, indirettamente, di quelli
spagnoli.
Marco Santopadre
(Radio Città Aperta, Roma)
Giovedì 6 marzo 2003
gora2@libero.it