fonte http://www.solidnet.org
traduzione dallo spagnolo
di FR
Intervista a Blade Nzimande - Segretario Generale del
PC Sudafricano
"Affermare positivamente chi siamo"
La
lotta di liberazione in Africa del Sud ed in tutta l’Africa australe per molto
tempo fu legata all’Unione Sovietica, retrospettivamente, come valuta questo
legame?
Come ci ricorda frequentemente il compagno Nelson, fu il blocco
socialista che per primo, e con vigore, che espresse la sua solidarietà con noi
ed appoggiò la nostra lotta contro l’apartheid.
Quello fu il risultato di una politica
disinteressata da parte dell'Unione Sovietica e del resto del blocco
socialista. Ciò si tradusse in aiuto finanziario, educazione politica, borse di
studio, assistenza militare e molte altre forme d’aiuto. Non possiamo né
dimenticare, né sottovalutare questo contributo ed esempio di solidarietà internazionale. Contribuì anche a
radicalizzare l'ANC e molti altri movimenti di liberazione del Terzo Mondo.
Ma riconosciamo anche il fallimento dell’esperienza socialista nell'Unione
Sovietica ed in Europa Orientale, molto influenzata dagli errori commessi dai
partiti comunisti, che condussero alla caduta dei governi diretti dai partiti
comunisti ed al rifiuto della visione socialista in queste società. Questo ha
provocato un enorme ritardo nel movimento socialista mondiale.
Alcune modalità negative dell'Unione Sovietica furono praticate da molti
partiti comunisti, compreso il nostro. Dell'esperienza sovietica abbiamo
imparate lezioni molto importanti che ci sono utili nel momento di ricostruire
il nostro partito.
Ma poiché la lotta per il socialismo è il prodotto dell'esistenza del
capitalismo, quest’esperienza negativa è stata sostituita nel quotidiano da un
aumento di fiducia sempre maggiore e dalle lotte contro gli effetti della
globalizzazione capitalista. Notiamo anche alcuni tentativi di raggruppare il
movimento socialista internazionale.
Tutti questi cambiamenti sono essenziali per recuperare il progetto socialista,
nonostante la storia e l'esperienza dell'Unione Sovietica.
Qual’ è stata l'evoluzione
dell’organizzazione del PCSA a partire dalla sua legalizzazione?
Nel 1990, quando fummo
legalizzati, non eravamo più di 3.000 militanti. Nella nostra prima riunione
legale abbiamo riunito più di 50.000 persone a Johannesburg, nel Luglio del
1991.
Nei diciotto primi mesi di vita legale ricevemmo più di 80.000 richieste
d’adesione.
Nel primo Congresso dopo la svolta nel Paese (VII Congresso, celebrato nel
dicembre del ‘91), contavamo già più di 7.000 membri. Questo numero andò
crescendo costantemente, nel VIII Congresso, nel 1995, eravamo 12.000; nel IX
eravamo 16.000 ed oggi, dopo il XI Congresso, celebrato nel Luglio del 2002,
siamo 23.000 militanti.
È una base enorme per il presente ed il futuro del nostro partito. Ma la cosa
più importante, è che la maggioranza dei membri del nostro partito sono attivi
nell'ANC, l’amministrazione, il governo nazionale, i parlamenti nazionale e
provinciale, le municipalità, i sindacati, le organizzazioni civiche, gli
organi di gestione delle scuole, i fori politici comunitari, i comitati di
salute pubblica, le organizzazioni giovanili e degli studenti, le chiese, ONG e
università.
La decisione del nostro XI Congresso di ricostituire la Lega della Gioventù
Comunista probabilmente contribuisce a questa crescita, allo sviluppo e al
consolidamento del ruolo e dell’impatto che colpisce i nostri simpatizzanti in
tutti i settori della società.
Tutti i militanti comunisti sono anche membri del ANC. Allo stesso tempo l'ANC
come tale è leader e membro di un'alleanza formata dal PCSA ed i sindacati
(COSATU), dove i comunisti esercitano un ruolo essenziale.
Queste rapporti sono unici al mondo, com’è
possibile? Quale è il grado d’indipendenza del PCSA in questo contesto?
Alcuni elementi della risposta a
questa domanda si trovano già sopra, ma aggiungo alcuni punti. Ogni membro del
PCSA è membro del ANC. Non si può essere militante del Partito Comunista senza
essere membro dell'ANC. Ma contemporaneamente non tutti i membri dell'ANC sono
membri del PCSA. Sotto molti aspetti, il Partito continua ad essere una scuola
politica per l’Alleanza, portando elementi d’analisi e teoria nelle lotte
nazionali e sociali.
Kgalema Motlhanthe, segretario generale dell'ANC dice: "l'ANC è un
organismo nazionale rivoluzionario che
utilizza gli strumenti marxisti-leninisti di analisi".
È un riconoscimento molto meritato del contributo del PCSA all'ANC e
all'Alleanza nel suo insieme. Abbiamo considerato sempre l'ANC come
un'organizzazione interclassista, nazionale democratica, e radicale. Il fatto
che abbia un carattere interclassista sempre più evidente, e che sommi altre
forze diverse dalla classe operaia, sempre più organizzate ed influenti, non è
un motivo perché il PCSA si mostri timido o scettico di fronte all'ANC.
Questo significa che siamo coscientemente compromessi con e nell'ANC, col
chiaro obiettivo di riunire un ventaglio di forze di classi diverse ma
potenzialmente progressiste, intorno all'ANC, guidate dalla classe operaia.
Il PCSA non ha tentato di sopprimere o
distanziare le differenti orientamenti di classe nell'ANC, ma abbiamo aiutato a
mettere in evidenza le differenze ed abbiamo argomentato che un NDR
direttamente orientato dalla classe operaia è l’unica via strategica duratura
per il nostro paese, e per una serie di forze di classe diverse. Concretamente
questo significa che: Nell'Alleanza, le relazioni informali ed interpersonali,
la migliore comprensione, ecc., devono stimolarsi, ma il progetto socialista in
Africa del Sud non può essere portato anticipatamente in forma prioritaria.
La forza del Partito non deve sostentarsi nelle relazioni personali bensì nel
nostro radicamento tra le masse e nella formazione delle stesse. I membri
dell'Alleanza devono agire gli uni con gli altri, senza scuse ed a tutti i
livelli, in prima istanza sulla base delle nostre strutture formali e
dei nostri programmi debitamente raccomandati.
L'affermazione, senza apologia, dei nostri obiettivi socialisti, del nostro
orientamento di classe e dell’indipendenza del nostro partito, si presenta come
una "evoluzione verso la rottura dell'Alleanza". In realtà è il
contrario. Nelle attuali circostanze, le condizioni di buona salute
dell'Alleanza sono, per il PCSA, essere disposto ad esprimere con fiducia, in modo
coerente ma costruttivo, un punto di vista indipendente, socialista e della
classe operaia.
La sfida per il PCSA consiste nel legarsi alle nostre prospettive, far loro
completamente partecipi del progetto interclassista della NDR (revolucion democratica nacional), invece di isolarci in noi stessi.
Il processo di preparazione della già citata 52a Conferenza Nazionale dell'ANC
è un esempio da cui può uscire un forte compromesso forte l'Alleanza.
Attualmente noi siamo impegnati in un altro processo simile per la preparazione
di una Conferenza per la Crescita Nazionale e lo Sviluppo, che speriamo sbocchi
in accordi strategici sulla crisi economica che affrontiamo, tra il governo, il
lavoro, il capitale e la comunità. Questo processo può gettare le basi per
l'unità e la forza dell'Alleanza.
Sul piano internazionale. l'ANC è
membro dell’Internazionale Socialista, dunque indirettamente partecipano i
comunisti sudafricani. Qual’è la sua opinione?
Prima che l'ANC si integrasse
nell'Internazionale Socialista non esistevano relazioni formali ma solo
cooperazione e solidarietà, tramite i paesi scandinavi ed altri stato -
provvidenza che portarono il loro appoggio all'ANC. I partiti affiliati
all'Internazionale Socialista, benché di
tendenza socialdemocratiche, hanno svolto un importante ruolo nelle lotte
antiapartheid. Ma con l'ideologia della "terza via", predominante tra
i partiti dirigenti dell'IS, non si possono affrontare le sfide della lotta ala
globalizzazione capitalista. L'ANC, insieme con gli altri partiti progressisti
del Terzo Mondo, deve lavorare per un programma progressista nell'IS e
costruire spazi e fori per l'azione dell'IS.
Alla fine del secolo scorso, causa il crollo
dell’URSS, molti partiti comunisti si sono poste revisioni ideologiche e
durante i dibattiti hanno patito perdite importanti? E’ successo nel suo
partito?
L'esperienza del nostro partito a questo riguardo è stato espressa nel XI
Congresso, nel Luglio del 2002. In parte, si racconta nel percorso degli ultimi
dodici anni del PCSA. L’ VIII, (1991), e il IX (1995), sono Congressi che si
celebrarono con agitazione e perfino incertezza. C’era una considerevole
instabilità nella direzione del Partito, molti compagni dirigenti del Partito
tra il ‘91 e il ‘95 andarono via. Sul piano internazionale - ed in conseguenza
su quello nazionale -, dopo lo sprofondamento dell'URSS stavamo sulla
difensiva. Nel Partito c’era parecchia agitazione ideologica. C’erano divisioni
su quale tipo di partito dovevamo costruire, se di massa o di avanguardia, e
non avevamo un vero programma di azione nel PCSA, benché ogni tanto lanciavamo
delle campagne. Per mantenerci uniti fu molto importante la popolarità e la
personalità del compagno “chiave” della direzione, il compagno Chris Hani. In
sintesi, ci fu un accordo abbastanza limitato sul carattere del partito che
ricostruivamo, il ruolo e la funzione del partito ed il grado d’indipendenza
che era più conveniente.
Nel X Congresso (1998) incominciarono
ad annunciarsi alcuni cambiamenti: si diede più contenuto allo slogan
strategico lanciato per la prima volta nel 1995, "Il Socialismo è quello
futuro,costruiamolo ora". Dopo il 1998 si trattava di sfruttare le
potenzialità di questo slogan nell’azione programmatica. Come socialisti, ciò
che ci permise di impegnarci attivamente e con fiducia sul terreno del NDR e di
proporre un orientamento strategico unificatore, è che ciò che eravamo e
continuiamo ad essere, cioè una diversa corrente, legittima, dentro il PCSA.
Il rinvigorimento dei mezzi e le risorse per la sede centrale e le province,
oltre all'attenzione data alla formazione dei quadri, la strategia in corso e
lo sviluppo politico, comprese due conferenze strategiche nazionali,
l’approfondimento dei legami organici col movimento sindacale, l’effettiva
esperienza governativa, con centinaia di quadri dirigenti del Partito impegnati
nei consigli locali, legislativi, negli organi dirigenti dell'apparato dello
stato, apportarono questa esperienza e queste problematiche al Partito, e molti
programmi di azione coerenti, in particolare la campagna del settore
finanziari. Questi sono elementi che hanno esercitato un impatto qualitativo
tangibile nel Partito. La manifestazione e la conferma di questi progressi
accumulati costituiscono senza dubbio la principale caratteristica del XI
Congresso.
Una delle prove è l'alto livello di partecipazione effettiva dei delegati al XI
Congresso; i livelli relativamente elevati di unità, ideologica e
strategica; una maggiore fiducia nel Partito, specie quando qualche compagno
può discuterlo; una predisposizione ad affermare con forza l'identità e quel
ruolo indipendente del PCSA nella cornice di un'alleanza più ampia.
E’ certo che il XI Congresso fu un momento della storia del Partito in cui si
cominciò ad affermare più positivamente e in modo più coerente chi siamo,
invece di preoccuparci di guardare all'indietro e spiegare chi non siamo, in un
atteggiamento difensivo di fronte al crollo del sistema sovietico, o
definendoci noi stessi, per contrasto marginale di fronte all'ANC, cioè, domandandoci
ciò che pensano gli altri di noi.
Queste realtà ebbero una risonanza
nazionale maggiore di quella del Congresso, oltre le nostre forze, perfino
oltre il nostro ampio movimento.
I seguenti estratti sono del Sunday Times, il più importante quotidiano
capitalista dell’Africa del Sud, da un editoriale del 28 di Luglio, intitolato
"Una voce di coscienza":
"Circa 1.000 persone hanno
assistito questa settimana in Rustenburg, Nordovest, al Congresso del PCSA. Vi
si trovava un variegato gruppo formato da ministri, parlamentari, consiglieri,
sindacalisti e perfino militanti rurali. Ciò che li ha riuniti è stato la
credenza in qualcosa chiamato Socialismo, una filosofia che molti credono
provata, sperimentata e respinta da milioni di persone nel mondo nell’ultimo
secolo. In seguito è venuta la convinzione che se abbiamo ignorato fino ad ora
i nostri comunisti, la storia finirà col trattarli come quelli che dirigevano
l’Unione Sovietica…
Ma qui siamo in Africa del Sud e qui le cose non sono tanto semplici. Il PCSA
fu parte integrante del movimento antiapartheid e ha prodotto alcuni del suo
leader più rispettati in quella lotta. In conseguenza, il Partito è rispettato
tra la popolazione ed una parte essenziale dell’Alleanza tripartita diretta
dallo ANC.... E ha mostrato che, nonostante la sua perdita di statura, continua
ad essere una voce critica indipendente quando molti scelsero di seguire
l’ortodossia. Nel 1996, quando il presidente Nelson Mandela dichiarò chiuso il
dibattito economico e che tutto il mondo doveva unirsi alla strategia GEAR[26]
ci fu un consenso generale nel definire obsoleti tutti quelli che facevano
obiezioni.
L’evolversi seguente dimostrò che un dibattito più aperto avrebbe potuto
produrre opzioni politiche migliori. In realtà, la GEAR ha ottenuto alcuni
risultati, principalmente la stabilità economica e la protezione dell’Africa
del Sud di fronte ai disordini del mercato internazionale. Ma non ha raggiunto
tutti i suoi obiettivi. La crescita continua ad essere debole, la
disoccupazione non si è ridotta, la ridistribuzione della ricchezza ha come
unico risultato una distanza sempre maggiore tra poveri e ricchi. Per molti,
nell'ANC è stato facile affrontare l’opposizione di destra. I partiti bianchi
tradizionali sono tacciati di reazionari ed accusati di resistere alla
trasformazione. È risultato molto più difficile affrontare l'opposizione che
pretende di parlare in nome dei poveri e critica i politici che possono avere
qualche impatto sull'effettività del rispetto dei compromessi.
Insieme con la COSATU, il PCSA ha tentato di essere la voce che ricorda all'ANC
ed al governo gli obiettivi dichiarati di miglioramento della vita dei
sudafricani. Può essere che le sue dichiarazioni in materia economica non siano
sempre ascoltate ma se il PCSA serve per ricordare all'élite del potere i suoi
obblighi coi poveri, allora si tratta di una voce che deve essere ascoltata e
presa sul serio."
Ben inteso, questo editoriale non è sprovvisto di scetticismo rispetto al
socialismo e non è nemmeno immune da una certa ipocrisia per mettere a segno
qualche punto contro il governo dell'ANC ma, evidentemente, è qualcosa di più
riflessivo che un facile attacco contro l'ANC. Abbiamo citato l’editoriale del
Sunday Times, ma punti di vista molto simili sono stati espressi da un ampio
ventaglio di media sudafricani, quelli che sono essenzialmente destinati ai
bianchi (in inglese ed in africaner) e quelli che sono essenzialmente letti o
ascoltati dai neri, ogni quotidiano o catena televisiva o radio adattando la
propria interpretazione.
Ci sono molte ragioni di ciò, per esempio: l'evidente compromesso, per
principio, del partito con quel no-razzismo e il nostro rifiuto a giocare in
modo demagogico la "carta razziale". La serietà teorica del Partito,
i documenti essenziali del congresso, la relazione politica e l'evidente
stimolo al dibattito aperto. Una preoccupazione sempre più forte, ben espressa
da quell’editoriale del Sunday Times e raccolta da molte altre pubblicazioni,
compresi i principali media finanziari: Business Day e Financial Mail, perché
le politiche stabilite ed ispirate dal GEAR, non funzionano ed i poveri sono
marginati a poco a poco, col risultato di creare una distanza sempre più grande
tra ricchi e poveri. Questa preoccupazione si è accentuata dopo il risultato di
due sondaggi fondamentali, che mostrano che mentre le “classi medie” (bianche e
nere), continuano ad essere ben disposte verso il governo, i sentimenti
favorevoli tra i più poveri stanno calando significativamente. Questi
cambiamenti di atteggiamento verso il governo non si traducono automaticamente
in cambiamenti nelle intenzioni di voto, ma sono significativi e confermano gli
argomenti del Partito da qualche tempo. Una preoccupazione che cresce per
ostacolare la strategia capitalista di cooptazione che accoglie e favorisce una
nuova élite per smussare le aspirazioni popolari, e che era apertamente
reclamizzata fino a poco tempo fa dai quotidiani come il Sunday Times, per
aprire la via ad un regime di accumulazione enormemente problematico.
Il PCSA chiama alla costruzione di un
futuro socialismo a partire da ora. Che cosa significa?
Il PCSA pensa che gli obiettivi strategici della NDR come tali sono obiettivi
cruciali, ma nelle condizioni sudafricane ed a partire dalla nostra prospettiva
strategica, il nostro slogan "Il Socialismo è il futuro, costruiamolo
ora" sottolinea che la rottura del 1994 ha creato una situazione in cui
l'impulso, le attitudini e perfino autentici elementi di socialismo possono e
devono essere raggiunti nelle lotte del presente, come parte integrante
dell'avanzamento, della radicalizzazione e della difesa del NDR. E’ quanto si
fa sempre più chiaro per l'impossibilità, da parte dello NDR, di continuare sul
terreno del capitalismo, come già dicevo sopra.
Nelle nostre condizioni sudafricane,
la rottura del 1994 ha aperto uno spazio per lanciare un'educazione socialista
di massa ed una propaganda tra la classe operaia e la stragrande maggioranza
del nostro paese, cioè coloro che devono fruire di più del Socialismo.
Il nostro compito è costruire la coscienza politica e la fiducia della classe
operaia, non in termini astratti bensì basandosi sulle lotte concrete, sui
problemi che colpiscono la vita quotidiana della classe operaia. Tutte le
nostre campagne tentano di stimolare la critica del capitalismo ed educare sui
suoi mali. La preoccupazione più immediata del PCSA sono le trasformazioni
socioeconomiche, la creazione di cooperative, la sicurezza sociale completa, la
crescita e la strategia di sviluppo diretti dallo stato, la trasformazione e la
diversificazione del settore finanziario ed una sistematica attenzione nella
trasformazione del governo locale e della economia locale.
È una condizione per l'obiettivo di ricerca di consolidamento del potere
popolare diretto dai lavoratori, respingendo il mercato capitalista,
trasformando (socializzando) il mercato, socializzando la funzione della
proprietà, una rinnovamento morale della nostra società basata nella
solidarietà per e con i lavoratori ed i poveri.