www.resistenze.org - popoli resistenti - sudafrica - 06-03-04

fonte http://www.solidnet.org

traduzione dallo spagnolo di FR

Intervista a Blade Nzimande - Segretario Generale del PC Sudafricano


"Affermare positivamente chi siamo" 

La lotta di liberazione in Africa del Sud ed in tutta l’Africa australe per molto tempo fu legata all’Unione Sovietica, retrospettivamente, come valuta questo legame?

Come ci ricorda frequentemente il compagno Nelson, fu il blocco socialista che per primo, e con vigore, che espresse la sua solidarietà con noi ed appoggiò la nostra lotta contro l’apartheid.
Quello fu il risultato di una politica disinteressata da parte dell'Unione Sovietica e del resto del blocco socialista. Ciò si tradusse in aiuto finanziario, educazione politica, borse di studio, assistenza militare e molte altre forme d’aiuto. Non possiamo né dimenticare, né sottovalutare questo contributo ed  esempio di solidarietà internazionale. Contribuì anche a radicalizzare l'ANC e molti altri movimenti di liberazione del Terzo Mondo.

Ma riconosciamo anche il fallimento dell’esperienza socialista nell'Unione Sovietica ed in Europa Orientale, molto influenzata dagli errori commessi dai partiti comunisti, che condussero alla caduta dei governi diretti dai partiti comunisti ed al rifiuto della visione socialista in queste società. Questo ha provocato un enorme ritardo nel movimento socialista mondiale.

Alcune modalità negative dell'Unione Sovietica furono praticate da molti partiti comunisti, compreso il nostro. Dell'esperienza sovietica abbiamo imparate lezioni molto importanti che ci sono utili nel momento di ricostruire il nostro partito.

Ma poiché la lotta per il socialismo è il prodotto dell'esistenza del capitalismo, quest’esperienza negativa è stata sostituita nel quotidiano da un aumento di fiducia sempre maggiore e dalle lotte contro gli effetti della globalizzazione capitalista. Notiamo anche alcuni tentativi di raggruppare il movimento socialista internazionale.

Tutti questi cambiamenti sono essenziali per recuperare il progetto socialista, nonostante la storia e l'esperienza dell'Unione Sovietica.

Qual’ è stata l'evoluzione dell’organizzazione del PCSA a partire dalla sua legalizzazione?

Nel 1990, quando fummo legalizzati, non eravamo più di 3.000 militanti. Nella nostra prima riunione legale abbiamo riunito più di 50.000 persone a Johannesburg, nel Luglio del 1991.
Nei diciotto primi mesi di vita legale ricevemmo più di 80.000 richieste d’adesione.
Nel primo Congresso dopo la svolta nel Paese (VII Congresso, celebrato nel dicembre del ‘91), contavamo già più di 7.000 membri. Questo numero andò crescendo costantemente, nel VIII Congresso, nel 1995, eravamo 12.000; nel IX eravamo 16.000 ed oggi, dopo il XI Congresso, celebrato nel Luglio del 2002, siamo 23.000 militanti.

È una base enorme per il presente ed il futuro del nostro partito. Ma la cosa più importante, è che la maggioranza dei membri del nostro partito sono attivi nell'ANC, l’amministrazione, il governo nazionale, i parlamenti nazionale e provinciale, le municipalità, i sindacati, le organizzazioni civiche, gli organi di gestione delle scuole, i fori politici comunitari, i comitati di salute pubblica, le organizzazioni giovanili e degli studenti, le chiese, ONG e università.

La decisione del nostro XI Congresso di ricostituire la Lega della Gioventù Comunista probabilmente contribuisce a questa crescita, allo sviluppo e al consolidamento del ruolo e dell’impatto che colpisce i nostri simpatizzanti in tutti i settori della società.
Tutti i militanti comunisti sono anche membri del ANC. Allo stesso tempo l'ANC come tale è leader e membro di un'alleanza formata dal PCSA ed i sindacati (COSATU), dove i comunisti esercitano un ruolo essenziale.

Queste rapporti sono unici al mondo, com’è possibile? Quale è il grado d’indipendenza del PCSA in questo contesto?

Alcuni elementi della risposta a questa domanda si trovano già sopra, ma aggiungo alcuni punti. Ogni membro del PCSA è membro del ANC. Non si può essere militante del Partito Comunista senza essere membro dell'ANC. Ma contemporaneamente non tutti i membri dell'ANC sono membri del PCSA. Sotto molti aspetti, il Partito continua ad essere una scuola politica per l’Alleanza, portando elementi d’analisi e teoria nelle lotte nazionali e sociali.
Kgalema Motlhanthe, segretario generale dell'ANC dice: "l'ANC è un organismo nazionale rivoluzionario che utilizza gli strumenti marxisti-leninisti di analisi".

È un riconoscimento molto meritato del contributo del PCSA all'ANC e all'Alleanza nel suo insieme. Abbiamo considerato sempre l'ANC come un'organizzazione interclassista, nazionale democratica, e radicale. Il fatto che abbia un carattere interclassista sempre più evidente, e che sommi altre forze diverse dalla classe operaia, sempre più organizzate ed influenti, non è un motivo perché il PCSA si mostri timido o scettico di fronte all'ANC.

Questo significa che siamo coscientemente compromessi con e nell'ANC, col chiaro obiettivo di riunire un ventaglio di forze di classi diverse ma potenzialmente progressiste, intorno all'ANC, guidate dalla classe operaia.

Il PCSA non ha tentato di sopprimere o distanziare le differenti orientamenti di classe nell'ANC, ma abbiamo aiutato a mettere in evidenza le differenze ed abbiamo argomentato che un NDR direttamente orientato dalla classe operaia è l’unica via strategica duratura per il nostro paese, e per una serie di forze di classe diverse. Concretamente questo significa che: Nell'Alleanza, le relazioni informali ed interpersonali, la migliore comprensione, ecc., devono stimolarsi, ma il progetto socialista in Africa del Sud non può essere portato anticipatamente in forma prioritaria.

La forza del Partito non deve sostentarsi nelle relazioni personali bensì nel nostro radicamento tra le masse e nella formazione delle stesse. I membri dell'Alleanza devono agire gli uni con gli altri, senza scuse ed a tutti i livelli, in prima istanza sulla base delle nostre strutture formali e
dei nostri programmi debitamente raccomandati. 

L'affermazione, senza apologia, dei nostri obiettivi socialisti, del nostro orientamento di classe e dell’indipendenza del nostro partito, si presenta come una "evoluzione verso la rottura dell'Alleanza". In realtà è il contrario. Nelle attuali circostanze, le condizioni di buona salute dell'Alleanza sono, per il PCSA, essere disposto ad esprimere con fiducia, in modo coerente ma costruttivo, un punto di vista indipendente, socialista e della classe operaia.
La sfida per il PCSA consiste nel legarsi alle nostre prospettive, far loro completamente partecipi del progetto interclassista della NDR (revolucion democratica nacional), invece di isolarci in noi stessi. 

Il processo di preparazione della già citata 52a Conferenza Nazionale dell'ANC è un esempio da cui può uscire un forte compromesso forte l'Alleanza. Attualmente noi siamo impegnati in un altro processo simile per la preparazione di una Conferenza per la Crescita Nazionale e lo Sviluppo, che speriamo sbocchi in accordi strategici sulla crisi economica che affrontiamo, tra il governo, il lavoro, il capitale e la comunità. Questo processo può gettare le basi per l'unità e la forza dell'Alleanza. 

Sul piano internazionale. l'ANC è membro dell’Internazionale Socialista, dunque indirettamente partecipano i comunisti sudafricani. Qual’è la sua opinione?

Prima che l'ANC si integrasse nell'Internazionale Socialista non esistevano relazioni formali ma solo cooperazione e solidarietà, tramite i paesi scandinavi ed altri stato - provvidenza che portarono il loro appoggio all'ANC. I partiti affiliati all'Internazionale Socialista, benché di
tendenza socialdemocratiche, hanno svolto un importante ruolo nelle lotte antiapartheid. Ma con l'ideologia della "terza via", predominante tra i partiti dirigenti dell'IS, non si possono affrontare le sfide della lotta ala globalizzazione capitalista. L'ANC, insieme con gli altri partiti progressisti del Terzo Mondo, deve lavorare per un programma progressista nell'IS e costruire spazi e fori per l'azione dell'IS.

Alla fine del secolo scorso, causa il crollo dell’URSS, molti partiti comunisti si sono poste revisioni ideologiche e durante i dibattiti hanno patito perdite importanti? E’ successo nel suo partito?

L'esperienza del nostro partito a questo riguardo è stato espressa nel XI Congresso, nel Luglio del 2002. In parte, si racconta nel percorso degli ultimi dodici anni del PCSA. L’ VIII, (1991), e il IX (1995), sono Congressi che si celebrarono con agitazione e perfino incertezza. C’era una considerevole instabilità nella direzione del Partito, molti compagni dirigenti del Partito tra il ‘91 e il ‘95 andarono via. Sul piano internazionale - ed in conseguenza su quello nazionale -, dopo lo sprofondamento dell'URSS stavamo sulla difensiva. Nel Partito c’era parecchia agitazione ideologica. C’erano divisioni su quale tipo di partito dovevamo costruire, se di massa o di avanguardia, e non avevamo un vero programma di azione nel PCSA, benché ogni tanto lanciavamo delle campagne. Per mantenerci uniti fu molto importante la popolarità e la personalità del compagno “chiave” della direzione, il compagno Chris Hani. In sintesi, ci fu un accordo abbastanza limitato sul carattere del partito che ricostruivamo, il ruolo e la funzione del partito ed il grado d’indipendenza che era più conveniente.

Nel X Congresso (1998) incominciarono ad annunciarsi alcuni cambiamenti: si diede più contenuto allo slogan strategico lanciato per la prima volta nel 1995, "Il Socialismo è quello futuro,costruiamolo ora". Dopo il 1998 si trattava di sfruttare le potenzialità di questo slogan nell’azione programmatica. Come socialisti, ciò che ci permise di impegnarci attivamente e con fiducia sul terreno del NDR e di proporre un orientamento strategico unificatore, è che ciò che eravamo e continuiamo ad essere, cioè una diversa corrente, legittima, dentro il PCSA.

Il rinvigorimento dei mezzi e le risorse per la sede centrale e le province, oltre all'attenzione data alla formazione dei quadri, la strategia in corso e lo sviluppo politico, comprese due conferenze strategiche nazionali, l’approfondimento dei legami organici col movimento sindacale, l’effettiva esperienza governativa, con centinaia di quadri dirigenti del Partito impegnati nei consigli locali, legislativi, negli organi dirigenti dell'apparato dello stato, apportarono questa esperienza e queste problematiche al Partito, e molti programmi di azione coerenti, in particolare la campagna del settore finanziari. Questi sono elementi che hanno esercitato un impatto qualitativo tangibile nel Partito. La manifestazione e la conferma di questi progressi accumulati costituiscono senza dubbio la principale caratteristica del XI Congresso.

Una delle prove è l'alto livello di partecipazione effettiva dei delegati al XI Congresso; i livelli relativamente elevati di unità, ideologica e strategica; una maggiore fiducia nel Partito, specie quando qualche compagno può discuterlo; una predisposizione ad affermare con forza l'identità e quel ruolo indipendente del PCSA nella cornice di un'alleanza più ampia.

E’ certo che il XI Congresso fu un momento della storia del Partito in cui si cominciò ad affermare più positivamente e in modo più coerente chi siamo, invece di preoccuparci di guardare all'indietro e spiegare chi non siamo, in un atteggiamento difensivo di fronte al crollo del sistema sovietico, o definendoci noi stessi, per contrasto marginale di fronte all'ANC, cioè, domandandoci ciò che pensano gli altri di noi.

Queste realtà ebbero una risonanza nazionale maggiore di quella del Congresso, oltre le nostre forze, perfino oltre il nostro ampio movimento.
I seguenti estratti sono del Sunday Times, il più importante quotidiano capitalista dell’Africa del Sud, da un editoriale del 28 di Luglio, intitolato "Una voce di coscienza":

"Circa 1.000 persone hanno assistito questa settimana in Rustenburg, Nordovest, al Congresso del PCSA. Vi si trovava un variegato gruppo formato da ministri, parlamentari, consiglieri, sindacalisti e perfino militanti rurali. Ciò che li ha riuniti è stato la credenza in qualcosa chiamato Socialismo, una filosofia che molti credono provata, sperimentata e respinta da milioni di persone nel mondo nell’ultimo secolo. In seguito è venuta la convinzione che se abbiamo ignorato fino ad ora i nostri comunisti, la storia finirà col trattarli come quelli che dirigevano l’Unione Sovietica…
Ma qui siamo in Africa del Sud e qui le cose non sono tanto semplici. Il PCSA fu parte integrante del movimento antiapartheid e ha prodotto alcuni del suo leader più rispettati in quella lotta. In conseguenza, il Partito è rispettato tra la popolazione ed una parte essenziale dell’Alleanza tripartita diretta dallo ANC.... E ha mostrato che, nonostante la sua perdita di statura, continua ad essere una voce critica indipendente quando molti scelsero di seguire l’ortodossia. Nel 1996, quando il presidente Nelson Mandela dichiarò chiuso il dibattito economico e che tutto il mondo doveva unirsi alla strategia GEAR[26] ci fu un consenso generale nel definire obsoleti tutti quelli che facevano obiezioni.
L’evolversi seguente dimostrò che un dibattito più aperto avrebbe potuto produrre opzioni politiche migliori. In realtà, la GEAR ha ottenuto alcuni risultati, principalmente la stabilità economica e la protezione dell’Africa del Sud di fronte ai disordini del mercato internazionale. Ma non ha raggiunto tutti i suoi obiettivi. La crescita continua ad essere debole, la disoccupazione non si è ridotta, la ridistribuzione della ricchezza ha come unico risultato una distanza sempre maggiore tra poveri e ricchi. Per molti, nell'ANC è stato facile affrontare l’opposizione di destra. I partiti bianchi tradizionali sono tacciati di reazionari ed accusati di resistere alla trasformazione. È risultato molto più difficile affrontare l'opposizione che pretende di parlare in nome dei poveri e critica i politici che possono avere qualche impatto sull'effettività del rispetto dei compromessi.
Insieme con la COSATU, il PCSA ha tentato di essere la voce che ricorda all'ANC ed al governo gli obiettivi dichiarati di miglioramento della vita dei sudafricani. Può essere che le sue dichiarazioni in materia economica non siano sempre ascoltate ma se il PCSA serve per ricordare all'élite del potere i suoi obblighi coi poveri, allora si tratta di una voce che deve essere ascoltata e presa sul serio."

Ben inteso, questo editoriale non è sprovvisto di scetticismo rispetto al socialismo e non è nemmeno immune da una certa ipocrisia per mettere a segno qualche punto contro il governo dell'ANC ma, evidentemente, è qualcosa di più riflessivo che un facile attacco contro l'ANC. Abbiamo citato l’editoriale del Sunday Times, ma punti di vista molto simili sono stati espressi da un ampio ventaglio di media sudafricani, quelli che sono essenzialmente destinati ai bianchi (in inglese ed in africaner) e quelli che sono essenzialmente letti o ascoltati dai neri, ogni quotidiano o catena televisiva o radio adattando la propria interpretazione.

Ci sono molte ragioni di ciò, per esempio: l'evidente compromesso, per principio, del partito con quel no-razzismo e il nostro rifiuto a giocare in modo demagogico la "carta razziale". La serietà teorica del Partito, i documenti essenziali del congresso, la relazione politica e l'evidente stimolo al dibattito aperto. Una preoccupazione sempre più forte, ben espressa da quell’editoriale del Sunday Times e raccolta da molte altre pubblicazioni, compresi i principali media finanziari: Business Day e Financial Mail, perché le politiche stabilite ed ispirate dal GEAR, non funzionano ed i poveri sono marginati a poco a poco, col risultato di creare una distanza sempre più grande tra ricchi e poveri. Questa preoccupazione si è accentuata dopo il risultato di due sondaggi fondamentali, che mostrano che mentre le “classi medie” (bianche e nere), continuano ad essere ben disposte verso il governo, i sentimenti favorevoli tra i più poveri stanno calando significativamente. Questi cambiamenti di atteggiamento verso il governo non si traducono automaticamente in cambiamenti nelle intenzioni di voto, ma sono significativi e confermano gli argomenti del Partito da qualche tempo. Una preoccupazione che cresce per ostacolare la strategia capitalista di cooptazione che accoglie e favorisce una nuova élite per smussare le aspirazioni popolari, e che era apertamente reclamizzata fino a poco tempo fa dai quotidiani come il Sunday Times, per aprire la via ad un regime di accumulazione enormemente problematico. 

Il PCSA chiama alla costruzione di un futuro socialismo a partire da ora. Che cosa significa?

Il PCSA pensa che gli obiettivi strategici della NDR come tali sono obiettivi cruciali, ma nelle condizioni sudafricane ed a partire dalla nostra prospettiva strategica, il nostro slogan "Il Socialismo è il futuro, costruiamolo ora" sottolinea che la rottura del 1994 ha creato una situazione in cui l'impulso, le attitudini e perfino autentici elementi di socialismo possono e devono essere raggiunti nelle lotte del presente, come parte integrante dell'avanzamento, della radicalizzazione e della difesa del NDR. E’ quanto si fa sempre più chiaro per l'impossibilità, da parte dello NDR, di continuare sul terreno del capitalismo, come già dicevo sopra.

Nelle nostre condizioni sudafricane, la rottura del 1994 ha aperto uno spazio per lanciare un'educazione socialista di massa ed una propaganda tra la classe operaia e la stragrande maggioranza del nostro paese, cioè coloro che devono fruire di più del Socialismo.

Il nostro compito è costruire la coscienza politica e la fiducia della classe operaia, non in termini astratti bensì basandosi sulle lotte concrete, sui problemi che colpiscono la vita quotidiana della classe operaia. Tutte le nostre campagne tentano di stimolare la critica del capitalismo ed educare sui suoi mali. La preoccupazione più immediata del PCSA sono le trasformazioni socioeconomiche, la creazione di cooperative, la sicurezza sociale completa, la crescita e la strategia di sviluppo diretti dallo stato, la trasformazione e la diversificazione del settore finanziario ed una sistematica attenzione nella trasformazione del governo locale e della economia locale.

È una condizione per l'obiettivo di ricerca di consolidamento del potere popolare diretto dai lavoratori, respingendo il mercato capitalista, trasformando (socializzando) il mercato, socializzando la funzione della proprietà, una rinnovamento morale della nostra società basata nella solidarietà per e con i lavoratori ed i poveri.