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Benvenuto ad Hamas
 
di Élise Colette,   Sudafrica- 12 marzo 2006 
 
Invitando il capo del movimento islamico, Pretoria ignora ogni pressione e resta fedele alla propria tradizione diplomatica.

Dopo Yasser Arafat, è atteso nei prossimi giorni a Tshwane (Pretoria) Khaled Mechaal, capo dell'ufficio politico del movimento islamico. Egli si era recato già due volte in Sudafrica, l’11 agosto 1998 e nel giugno 1999, per l'investitura di Thabo Mbeki. Mechaal ha accettato l'invito che gli è stato esteso ufficialmente dal Sudafrica il 2 marzo, alla vigilia della sua partenza per Mosca- prima uscita fuori dall’ambito mediorientale dopo la sua vittoria alle elezioni legislative palestinesi del 25 gennaio.
 
I sudafricani, invitando a casa loro i rappresentanti di un'organizzazione che Stati Uniti e Unione Europea definiscono terrorista, non derogano dai propri principi. Dal loro avvento al potere nel 1994, i leader del Congresso nazionale africano (Anc) nel portare avanti la propria politica estera non si sono mai preoccupati della condanna internazionale di un gruppo, qualunque fosse.
 
In questo, Thabo Mbeki prosegue la stessa linea di Nelson Mandela. Così nella sua "diplomazia discreta" verso Robert Mugabe, che non ha mai contestato apertamente malgrado le proteste britanniche, così nell'accoglienza a Jean-Bertrand Aristide dopo la sua destituzione ad Haiti, così nell'incontro a Baghdad, prima dell'invasione americana, tra Saddam Hussein ed il viceministro degli Affari esteri Aziz Pahad, così nel riconoscimento della Repubblica araba democratica sahraouie, così nel sostegno all'Iran, a cui Pretoria riconosce il diritto di perseguire il suo programma nucleare civile… L'invito ufficiale ad Hamas risponde chiaramente alla volontà dell'Anc di fare del proprio paese il portavoce alternativo dei paesi del Sud. Ma si inserisce anche in una lunga storia di amicizia tra sudafricani e palestinesi.
 
"È un onore per me ricevere il primo presidente della Palestina, perché il suo nome è onorato da milioni di sudafricani e perché lei è il leader di un popolo che condivide con noi l'esperienza della lotta per la giustizia."Così si esprimeva Nelson Mandela in occasione della visita ufficiale di Yasser Arafat nel 1998.E a ragione: i legami tra le organizzazioni di liberazione della Palestina (Olp) e il Congresso nazionale africano (Anc) si erano rafforzati a partire dagli anni ‘70, contestualmente all’avvicinarsi di Israele al regime dell'apartheid, con il quale approfondiva la sua collaborazione industriale e nucleare.
 
Con una scarna popolazione ebraica e circa due milioni di musulmani, relazioni tese con Israele dopo l'apartheid- anche se, in questi ultimi tempi, erano un poco migliorate: la capitale simpatia del popolo sudafricano verso la causa palestinese non data da ieri e dovrebbe trasferirsi naturalmente ad Hamas. "Non stupisce che il governo non veda inconvenienti ad invitare presso di se un'organizzazione considerata terrorista dagli Stati Uniti ", ha detto Kurt Shillinger, specialista del Medio Oriente all'istituto sudafricano delle relazioni internazionali (SAIIA), aggiungendo che “anche l'Anc, fino alla metà degli anni ’80, era giudicato terroristico da Washington e Londra”.
 
Il confronto stabilito da certe organizzazioni di difesa della Palestina nell'apartheid sudafricano e l’attuale situazione geopolitica di Israele va ancora oltre. I territori occupati palestinesi sono forse i bantoustan del XXI secolo? Diniego dei diritti dell'uomo, confisca delle terre, spostamenti di popolazione, emarginazione economica: le similitudini esistono, anche se gli stessi dirigenti sudafricani preferiscono non cadere nella generalizzazione.
 
A questa prossimità particolare con i palestinesi, per i leader dell'Anc si aggiungono i ricordi romantici della lotta e la volontà indefettibile di sostenere la vittoria di tutti i movimenti di liberazione, attraverso il dialogo.
 
Il desiderio di proporsi come moderatore nelle crisi mondiali- con maggior o minor capacità, come in Costa d'Avorio- e di applicare altrove le ricette del proprio successo, ha tuttavia i suoi limiti. Già nel 2000, Yasser Arafat aveva chiesto a Mandela di condurre la mediazione per il Vicino-Oriente: una missione impossibile che l'ex presidente aveva rifiutato. Pretoria certamente tenterà di spingere Hamas a una maggior moderazione ma non essendo riuscita nemmeno la Russia, il 3 marzo, a fare accettare ai leader del partito islamico l'idea che Israele ha diritto all'esistenza, le possibilità della diplomazia sudafricana sono esigue. Finché non avrà un seggio al Consiglio di sicurezza, la sua aspirazione a difendere i paesi in via di sviluppo o i popoli esclusi avrà una portata limitata.

Traduzione dal francese Bf