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- popoli resistenti - sudafrica - 08-06-08 - n. 231
La crisi alimentare: cosa si deve fare
Maggio 2008
I prezzi del cibo registrano un impennata in Sud Africa. Il pane bianco è cresciuto di quasi il 20% in un anno. Un sacco di farina di mais di 5 kg ora costa il 22,3% in più rispetto allo scorso anno. I prodotti lattiero caseari sono aumentati di un terzo.
Questi aumenti sono di gran lunga superiori alla crescita salariale dei lavoratori dipendenti e rispetto la spesa sociale. I lavoratori e i poveri ne soffrono molto di più che i ricchi. Le famiglie della classe operaia spendono mediamente più di un terzo del loro reddito in prodotti alimentari. I più poveri spendono oltre il 50% del loro reddito in prodotti alimentari, e fino al 20% nel solo mais.
Queste sono le statistiche. Ma dietro i numeri vi sono storie di profonda miseria umana, di famiglie che vanno a letto affamate, di centinaia di migliaia di casi di bimbi che patiscono un arresto della crescita per malnutrizione e un aumento di tassi di mortalità infantile.
Cosa induce l'aumento dei prezzi alimentari? L'aumento di alcuni prodotti è connesso a fattori globali, ma altri prodotti sono invece specifici della realtà Sudafricana.
Secondo il FMI i prezzi dei prodotti alimentari sono aumentati a livello mondiale del 48% dal 2006. Perché? Ci sono diverse ragione fra loro correlate:
L'aumento del prezzo del petrolio. Attraversiamo un'epoca di crescente penuria di petrolio. Il prezzo del petrolio ha un impatto diretto sui prezzi dei prodotti alimentari mondiali: in particolare sui pesticidi e fertilizzanti ampiamente utilizzati nell'agricoltura in ampia scala capitalista. L'aumento del prezzo del petrolio ha ripercussioni anche sui costi di trasporto dei prodotti alimentari.
Il cambiamento climatico e il depauperamento ambientale. Negli ultimi anni, la siccità in Australia, le inondazioni nel nord Europa e le ondate di calore nell'Europa meridionale hanno determinato raccolti più magri. Si stima che il cambiamento climatico si tradurrà nella riduzione del 30% di prodotto nella regione dell'Africa del sud nel corso del prossimo decennio o due.
Biocarburanti. L'aumento dei prezzi del petrolio ha indotto un enorme fabbisogno di terreni agricoli da usare per la produzione di bio-carburanti e non per uso alimentare. Gli Stati Uniti stanno stanziando sovvenzioni agli agricoltori per la conversione delle colture in biocarburanti. Una quantità minore di terreni agricoli è disponibile per la produzione di alimenti. Per sostenere lo voracità energetica dello stile di vita americano, 2 miliardi di persone del Terzo Mondo patiscono la fame.
Regimi commerciali sleali. I governi europei e statunitensi continuano a fornire importanti contributi ai loro agricoltori, costringendo i paesi poveri del Sud a liberalizzare le loro economie. Queste misure di sussidi compromettono le esportazioni agricole dal Sud verso il Nord e mettono fuori mercato centinaia di milioni di piccoli agricoltori.
Mutamenti di diete alimentari. La grande industrializzazione, in particolare in Cina e in India, ha visto l'urbanizzazione di massa dei contadini. L'industrializzazione che produce grandi disuguaglianze, comporta anche il mutamento della dieta alimentare, facendo crescere al livello mondiale il fabbisogno di carne e di prodotti lattiero caseari.
Questo insieme di fattori è ormai noto che determinano un aumento dei prezzi dei prodotti alimentari. Ma ciò che si tace è che il capitalismo non ha alcuna risposta alla questione agraria.
L'Organizzazione mondiale del commercio, dominata da potenze imperialiste, ha dichiarato guerra a metà dell'umanità, costituita da tre miliardi di agricoltori e famiglie del Terzo Mondo. Il WTO prevede di eliminare la produzione su piccola scala, l'agricoltura di sussistenza attraverso la rapida liberalizzazione agricola mondiale.
Ciò indurrà una moltitudine di persone a migrare verso la città, verso la moderna industria capitalista già incapace di assorbire milioni e milioni di disoccupati o sotto occupati.
La rivoluzione verde capitalista è insostenibile economicamente, ecologicamente, e anche in termini di civiltà. La rivoluzione verde capitalista implica il genocidio. Il responsabile delle Nazioni Unite per il diritto alla nutrizione ha descritto la situazione come un "genocidio silenzioso".
Un secolo fa l'inno della classe operaia, l'Internazionale, esortava alla sollevazione i lavoratori chiamati "prigionieri della fame!" Il capitalismo del 20° secolo diceva che la fame era cosa del passato: prometteva che i progressi tecnologici e la concorrenza di mercato avrebbero determinato la fine delle carestie e della malnutrizione. Il capitalismo ha fallito. Allora lottiamo per un mondo socialista dove i bisogni siano soddisfatti e negati invece i profitti privati.
Fattori locali: gli errori del "Class Project 1996"
Fino a poco tempo fa, il Sud Africa poteva dirsi più fortunato rispetto a molti paesi. Non eravamo grandi importatori di prodotti alimentari. Ma, come in altri settori, il "Class Project 1996" ha scioccamente abbracciato la liberalizzazione dei mercati agricoli. Questa politica neo-liberale ci ha reso molto più vulnerabili rispetto ai prezzi degli alimentari a livello mondiale di quanto non avremmo mai voluto essere.
In molte economie sviluppate, i governi provano quanto meno a calmierare i prezzi dei prodotti alimentari, spesso attraverso lo stoccaggio di riserve. A causa del suo cieco impegno di "trasformazione" neo-liberale dell'agricoltura, il nostro governo ha persino evitato questo tipo di "interferenza" del mercato.
I risultati di questa politica sono i seguenti:
- Un milione di braccianti con le loro famiglie sono stati espulsi dalle aziende agricole commerciali dei bianchi;
- La diminuzione del numero di aziende produttive: negli ultimi 5 anni per esempio il numero di aziende lattiero casearie è sceso da 7.000 a 4.000. Nelle granaglie vi è una sempre maggiore concentrazione della proprietà. Altre aziende, una volta produttrici, sono state convertite nella silvicoltura, in luoghi di soggiorno, hanno trasformato i terreni in campi da golf o li hanno ceduti al mercato immobiliare.
- Un pesante calo degli investimenti dalla seconda metà del 1990, molto più importante che in qualsiasi ambito economico.
Il SACP chiede la fine del neo-liberalismo in agricoltura!
Ma la liberalizzazione dei mercati ha avuto anche altri effetti nella catena alimentare che hanno determinato la concentrazione delle proprietà. Tre ex cooperative attualmente detengono il 72% di tutti i silos del territorio. I prezzi del pane correnti mettono in evidenza l'oligopolio nella macina e nella panificazione. Anche la vendita al dettaglio è dominata da tre catene di supermercati. Da questi livelli di concentrazione della produzione e della distribuzione conseguono speculazione e cartelli sui prezzi.
La concentrazione porta alla marginalizzazione dei piccoli rivenditori al dettaglio, scarsamente organizzati, e sono normalmente le comunità povere a fare affidamento sul micro commercio.
Rubare una pagnotta è un crimine, si può finire in carcere per questo; ma quando le grandi società di macinatura si mettono d'accordo sui prezzi per far aumentare artificialmente il prezzo del pane, letteralmente rubando il cibo dalla bocca dei poveri, non si tratta d'altro che di una distorsione delle regole di mercato, che non merita neanche d'esser punita!
Il SACP chiede venga configurato come crimine il cartello sui prezzi messo in atto dai monopolisti del settore alimentare!
Che cosa deve fare il governo?
Ci sono molte misure che devono essere adottate, alcune di immediato effetto, altre utili a individuare le linee guida per una grande trasformazione sostenibile del nostro settore alimentare.
A livello domestico bisogna immediatamente:
- accresce le risorse e migliorare i programmi di alimentazione scolastica;
- definire criteri per calmierare i prezzi dei prodotti alimentari, attraverso lo stoccaggio e incentivando in particolare i piccoli agricoltori;
- garantire che la spesa sociale, soprattutto per le pensioni di vecchiaia, sia adeguata al reale costo della vita, e non in funzione del PIL;
- sostenere le cooperative di consumo soprattutto nelle comunità povere.
Ma queste misure di emergenza devono essere integrate da un programma generale per trasformare la produzione alimentare e in Sud Africa attraverso:
- un accelerato programma di riforma agraria che si basi sulla piccola agricoltura e sulla sicurezza alimentare;
- la promozione delle cooperative nella produzione e commercializzazione;
- la definizione di un serio e integrato programma di sviluppo rurale che investa in infrastrutture stradali, sistemi di irrigazione, l'estensione dei campi e dei mercati locali;
- l'uso di terre urbane e periurbane per la produzione alimentare e la sospensione della vendita dei terreni di proprietà pubblica per fini speculativi nel settore immobiliare (alloggi, campi da golf, centri commerciali e negozi);
- l'uso del trasporto ferroviario per i prodotti alimentari, ove possibile, al fine di diminuire i costi e per ridurre l'inquinamento e la riduzione della filiera prediligendo il consumo locale;
- la promozione di metodi agricoli rispettosi dell'ambiente e delle colture;
- investimenti nella ricerca e in interventi per mitigare gli effetti sul clima e per la sicurezza alimentare.
La classe operaia e poveri del nostro Paese sono schiacciati dall'impennata dei prezzi dei prodotti alimentari.
I monopoli internazionali sono alla base di questo problema a cui ci siamo maggiormente esposti a causa degli errori del piano del 1996.
In questo Primo Maggio 2008, uniamoci ai lavoratori e ai poveri di tutto il mondo, una moltitudine di persone ancora prigioniere della fame e della carestia. Sappiamo che un mondo migliore è possibile. E sappiamo che solo la nostra lotta può rendere quel mondo una realtà.
Traduzione dall'inglese per www.resistenze.org a cura del Centro di Cultura e Documentazione Popolare