www.resistenze.org - popoli resistenti - turchia - 18-03-03

Continua la resistenza nelle carceri turche


Ufficio di informazione dell’Anatolia

Prosegue la resistenza nelle prigioni turche: fino ad oggi durante lo sciopero della fame sono morti 104 prigionieri e più di 500 hanno subito gravi danni alla salute.
Lo sciopero della fame è iniziato il 20 ottobre 2000. Il 19 dicembre 2000 lo Stato fascista turco ha attaccato 21 prigioni e durante questa operazione ha usato più di 20.000 lacrimogeni e sostanze chimiche. Più di 10.000 uomini della polizia, dell’esercito e della guardia carceraria hanno partecipato a questo attacco. Durante questa azione dello Stato fascista turco sono morti 28 prigionieri politici. La maggior parte di loro sono stati bruciati vivi.
I prigionieri politici stanno ancora resistendo contro le carceri speciali di tipo F, contro l’isolamento.

Riportiamo di seguito una conversazione tra il direttore generale delle prigioni, Ali Suat Ertosun, e un membro di Tayad che ha perso suo figlio nelle prigioni di tipo F.
Questa conversazione chiarisce molte cose: vedrete il volto reale dello Stato fascista turco e la sua posizione rispetto ai prigionieri politici e alle carceri di tipo F.

Conversazione tra Ertosun e un membro di Tayad
Dopo che il Ministro della Giustizia, Cemil Cicek, ha dichiarato: “Se le famiglie vengono da me, avrei piacere di incontrarle”, giovedì 14 gennaio Niyazi Agirman, membro dell’associazione di mutuo soccorso dei familiari dei prigionieri (Tayad) si è recato al Ministero per presentare una petizione. Lì ha incontrato Ali Suat Ertosun, il direttore delle prigioni e dei penitenziari. E’ superfluo commentare ciò che è stato detto. Ecco la conversazione che ha avuto luogo tra Ali Suat Ertosun e Niyazi Agirman:

Ertosun: Qual è la vostra richiesta?
N. Agirman: Abolire l’isolamento. Quello che chiedo è la possibilità di alloggiare un certo numero di prigionieri in un luogo comune.

Ertosun: No, non esiste una questione di isolamento (nelle prigioni).
N. Agirman: Sì, c’è l’isolamento. Da quando esistono le prigioni di tipo F è iniziato l’isolamento. Le persone sono confinate in celle individuali o in celle di tre persone.

Ertosun: Non è isolamento. Inoltre, non sono celle ma stanze.
N. Agirman: Secondo lei, allora, cos’è una cella?

Ertosun: Una cella è un luogo che non ha un cortile e ha l’illuminazione sul soffitto. Invece, nelle prigioni di tipo F i prigionieri giocano a palla, fabbricano oggetti di terracotta o ceramica. Suo fratello non deve far altro che uscire per trarre profitto di ciò anch’egli.
N. Agirman: Ma questo non è riservato a coloro che accettano il “trattamento” (cioè: l’abbandono delle proprie convinzioni politiche, condizione per fruire di tali facilitazioni)? Lei parla come se ognuno potesse uscire e godere di ciò.

Ertosun: Non si può tornare al vecchio sistema. Lì non si poteva nemmeno fare le liste di appello. Non potevamo nemmeno andare nei nostri dormitori. Ora tutto è più rilassato. Tutto è come lo volevamo.
N. Agirman: Perché mio figlio è morto, allora? Egli voleva solo udire delle voci. Ha detto: “Ah, se potessi sentire una voce umana, tutto il mondo sarebbe con me”.

Ertosun: Sono terroristi.
N. Agirman: No, sono figli del popolo. Non terroristi.

Ertosun: Dobbiamo essere d’accordo su questo. Sono terroristi. I prigionieri politici sono persone che scrivono articoli sui giornali.
N. Agirman: No. Né mio figlio né mio fratello sono terroristi. Sono prigionieri politici.

Ertosun: Li abbiamo sradicati. Mai permetteremo loro di riorganizzarsi.
N. Agirman: Questa è la ragione per cui avete ucciso 28 persone durante l’operazione del 19 dicembre.

Ertosun: Doveva essere fatto. Era necessario sradicare le organizzazioni.
N. Agirman: Lei era in missione durante l’operazione. Nella prigione di Bayrampasa lei ha bruciato vive sei donne.

Ertosun: Dovevano essere bruciate.
N. Agirman: Chi ha ucciso mio figlio? L’assassino di mio figlio è lei.

Ertosun: Sì, io sono un assassino. Sono stato io ad uccidere suo figlio. Ha qualcos’altro da dire? Se ne vada…
N. Agirman: Non ho niente da dire all’assassino di mio figlio.
Quindi, Niyazi Agirman lascia l’ufficio sbattendo la porta.
Ciò che avete appena letto è quello che un assassino ha rivelato a un padre. Potete notare lo spirito che anima coloro che hanno la direzione nelle prigioni. Se il direttore delle prigioni ha una tale mentalità, potete immaginare come siano le guardie carcerarie nelle prigioni di tipo F.

(Le famiglie di Tayad)

L’anno scorso Volkan, il figlio di Niyazi Agirman, si è impiccato nella sua cella, dopo aver sofferto di depressione a causa dell'isolamento in una prigione di tipo F.

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