www.resistenze.org - popoli resistenti - turchia - 29-12-04

da www.ptb.be - Parti du Travail de Belgique - PTB - http://www.ptb.be/scripts/article.phtml?lang=2&obid=25431

Perche’ il Partito Comunista Turco e’ contro l’ingresso della Turchia nell’Unione Europea?


Il vertice europeo del 16 e 17 dicembre deve decidere di aprire o meno i negoziati di adesione con la Turchia. I comunisti turchi sono contro: non vogliono che la Turchia sia una colonia in seno all’Unione Europea (UE) più di quanto già non lo sia oggi standone al di fuori.

Jean Pestieau

La Turchia è otto volte più popolata del Belgio ed ha un prodotto interno lordo nove volte più piccolo. Ciò vuol dire che in media, un abitante della Turchia ha 9 volte meno risorse di un abitante del Belgio, senza contare la polarizzazione estrema tra ricchi e poveri. Nel 2003, il debito estero si è elevato a 174,6 miliardi di dollari, vale a dire il 60% del PIL. La Turchia è nel plotone di testa dei paesi più indebitati del mondo, principalmente nei confronti delle banche occidentali. Così, i responsabili principali del saccheggio e dell’arretratezza della Turchia sono i dirigenti degli Stati Uniti e dell’Unione Europea e i loro rappresentanti in Turchia. Ciò permette di comprendere Karel De Gutch, ministro belga degli affari esteri, quando dichiara: “L’adesione è un buon modo di mantenere la Turchia nell’orbita europea. E’ importante, in termini di strategia europea, creare un ponte tra l’Occidente e il Medio Oriente. D’altronde, la Turchia è già un nostro vicino. E’ dunque importante che si sviluppi nel paese un islam compatibile con la nostra società europea”(1).

Joschka Fischer, ministro degli affari esteri della Germania, colloca, per parte sua, il dibattito al livello delle ambizioni dell’UE di diventare una superpotenza capace di competere con gli USA. Coloro che vogliono condurre una politica a livello mondiale devono acquisire la taglia degli USA. Fischer dichiara: “L’Europa non  vuole essere uno Stato che è solo investito dalla globalizzazione. L’Europa è decisa risolutamente a diventare una potenza del livello degli USA, capace di ottenere dal suo partner transatlantico rispetto e il diritto alla codecisione nella riorganizzazione del mondo, altrimenti tutto il lavoro dell’unificazione, del mercato unico, dell’Euro avrà fallito il suo scopo. La Turchia può aiutare l’Europa a realizzare quella dimensione continentale che ancora le manca. Il suo ruolo specifico è dovuto alla situazione centrale nell’ambito del triangolo di crisi costituito dai Balcani, dal Caucaso e dal Medio Oriente”(2).
Ecco le ambizioni dei difensori dell’Unione Europea.

Quanto a Washington, anch’essa preme per l’adesione della Turchia nell’Unione Europea. L’amministrazione USA vuole utilizzare l’UE per stabilizzare economicamente la Turchia, assistendola come fedele alleato in seno alla NATO. Washington difende anche la sua visione dell’UE: una vasta zona economica comune senza potere politico e militare proprio.

Cosa vuole l’UE in Turchia

Al contrario, il Partito Comunista di Turchia (TKP) sottolinea: “Nei paesi (dell’Occidente) dell’UE, le conquiste democratiche vengono eliminate una dopo l’altra in nome della guerra contro il terrore. La nuova costituzione dell’UE implica, con ogni evidenza, la dittatura del mercato. Nei paesi ex socialisti, che sono divenuti membri recentemente, o che stanno per diventarlo, non esiste un’oncia di diritti democratici e di libertà. In questi paesi, la struttura politica è basata su sciovinismo e anticomunismo. E’ evidente che gli interventi attuali degli Europei non hanno niente a che vedere con la democratizzazione della Turchia. Dovremo attendere che la Turchia sia definitivamente colonizzata per capire che l’imperialismo in realtà attacca il nostro popolo attraverso la retorica dei diritti dell’uomo e della democrazia? Il TKP afferma che non ci sarà liberazione attraverso l’ingresso nell’UE; noi creeremo da soli una Turchia libera. Coloro che, a nome della sinistra, desiderano vedere la Turchia tra i membri dell’UE sono gli stessi che credono che il sistema capitalista non cambierà mai o che non desiderano affatto tale cambiamento. Sono loro i veri sostenitori dello status quo, non noi”

E la questione curda?

L’ingresso nell’Unione Europea non risolverà certo la questione curda, afferma il TKP: “Nel corso degli anni abbiamo sentito quelli che ripetevano che, se la soluzione della questione curda fosse passata attraverso l’UE, l’avrebbero accettata. Quale soluzione? Tentano di ridurre il popolo curdo a una comunità. Desiderano sminuire non solamente il popolo curdo, ma anche dividere l’insieme della Turchia in comunità.
In poco tempo il popolo curdo si troverebbe in condizioni di povertà, senza lavoro, discriminato; diventerebbe dipendente dall’UE, in modo tale da rendersi permeabile agli interventi dell’UE. Quale altra soluzione potrebbe apportare l’imperialismo? Una soluzione simile alla “soluzione” statunitense per l’Iraq. Quelli che sostenevano che il regime di Saddam andava rovesciato a qualsiasi costo e che hanno accettato di collaborare con gli Stati Uniti, stanno sparando insieme ai barbari statunitensi a Falluja e nelle altre città. Il Partito Comunista di Turchia opera perché il popolo curdo si opponga a tale scenario. C’è un numero sempre crescente di militanti curdi nel TKP, che lottano insieme ai loro compagni turchi e agli altri per un mondo in cui ciascuno sia uguale e libero”

L’UE, difesa contro l’aggressività degli Stati Uniti?

Il TKP è dell’avviso che “l’UE non abbia intenzione di fermare la politica militarista degli Stati Uniti ma di giocare un ruolo più grande in questa politica. Sarebbe assurdo sperare che una struttura imperialista (l’UE) arrechi la pace all’umanità. L’UE aspira a divenire come gli Stati Uniti. A partire da tale prospettiva, l’emergere di una seconda superpotenza non potrà apportare la pace all’umanità. A volte, i popoli del mondo possono beneficiare delle contraddizioni tra gli Stati Uniti e l’Europa. Ma in ogni caso, essi devono sviluppare un atteggiamento antimperialista non esitante e coerente, invece di dipendere da uno dei blocchi imperialisti. Il TKP opera così. Evita di preferire tra gli Stati Uniti e l’UE e conduce una lotta determinata contro entrambi. Che la potenza dirigente dei reazionari del mondo siano gli Stati Uniti non rende assolutamente necessario sostenere l’UE. Inoltre, non bisogna neppure dimenticare che in numerosi casi i due blocchi imperialisti collaborano e che sono legati tra loro in quell’organizzazione sanguinaria che è la NATO”.

(1) Le Soir, 08.12.04

(2) Berliner Zeitung, 28.02.04; Junge Welt, 21.09.04

(estratti dal Bollettino del TKP, 29.11.04; per maggiori informazioni: http://www.tkp.org.tr/ , http://www.solidnet.org/ )

Traduzione a cura del C.C.D.P.