www.resistenze.org - popoli resistenti - turchia - 08-11-07 - n. 202

da Solidarie.org
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Il vero nemico dei Turchi e dei Kurdi si trova a Washington

 

Controcorrente rispetto ai nazionalismi turco e kurdo, i comunisti turchi propongono un fronte contro gli Stati Uniti.

 

La tensione tra l’esercito turco e il PKK ha già contribuito a inasprire i nazionalismi. Il Partito Comunista Turco (TKP) dichiara che il vero nemico dei Turchi e dei Kurdi si trova a Washington.

 
Tony Busselen
 
07/11/2007
 

Con i suoi 100.000 uomini, i suoi numerosi caccia F16, i suoi carri ed elicotteri da combattimento, l’esercito turco è pronto ad attaccare il PKK (Partito dei Lavoratori del Kurdistan, che dirige la resistenza militare dei Kurdi turchi contro il governo di Ankara) in Iraq. La ragione di questo attacco è che l’organizzazione kurda della Turchia ha le sue basi militari in Iraq ed anche che il PKK ha catturato dei soldati turchi.

 

Il Partito Comunista Turco (TKP) spiega che, in questa guerra imminente, i dirigenti kurdi e i dirigenti turchi sono stretti alleati degli Stati Uniti: “Il governo turco si è incontrato con gli USA e ha chiesto il loro accordo per un’invasione militare del nord dell’Iraq. Nel quadro della NATO, il comando dell’esercito discute con i generali americani del numero degli obiettivi e dell’ampiezza dell’operazione”. Dal 1952, la Turchia fa parte della NATO. Con i suoi 800.000 uomini, l’esercito turco è quello che, dopo gli USA, conta sul più grande numero di effettivi. Ed è un alleato fedele degli USA. Dall’altra parte, “Barzani e Talabani (i dirigenti dei Kurdi iracheni) lavorano anch’essi per gli USA da anni e sono per questo pagati”. Per anni, il KDP (Kurdish Democratic Party) di Barzani e il PUK (Patriotic Union of Kurdistan) di Talabani sono stati alleati fedeli degli USA nella lotta contro l’ex presidente iracheno Saddam Hussein. Dopo l’occupazione americana, Barzani e Talabani sono diventati il principale sostegno delle truppe americane. Oggi, Talabani è anche presidente del governo dell’Iraq che è stato messo in piedi dall’esercito americano. Mentre Barzani è presidente del governo regionale kurdo nel nord dell’Iraq.

 

Negli anni 80 e 90, gli USA hanno sostenuto i generali turchi contro il PKK. Ma 4,5 milioni di Kurdi nel nord dell’Iraq non costituiscono che una minoranza del proprio stesso popolo. La grande maggioranza dei Kurdi vive in Turchia (14 milioni), mentre 7 milioni popolano l’Iran e 1,2 milioni la Siria. Per i dirigenti turchi, un Kurdistan indipendente costituirebbe una minaccia mortale diretta contro lo Stato turco. Così negli anni 80 e 90, la Turchia ha beneficiato del sostegno totale degli USA per terrorizzare la popolazione kurda e perseguitare implacabilmente il PKK. Nel 1999, Abdulah Ocalan, il leader del PKK, fu catturato e il PKK si ritrovò nella lista americana delle organizzazioni “terroriste”. Ma l’organizzazione militare del PKK non è stata intaccata.

 

Parallelamente, gli USA vogliono utilizzare i Kurdi contro l’Iran e la Siria. Dopo la guerra contro l’Iraq, nel 2003, Washington ha indicato la Siria e l’Iran come obiettivi della prossima guerra. Nel 2004, il PJAK (Partito per vivere liberi) è stato fondato da quadri del PKK, originari del Kurdistan iraniano. Nel gennaio di quest’anno, il dottor Bahoz, un Kurdo siriano, è stato nominato alla guida dell’esercito del PKK. Il 25 maggio 2007, l’esercito del PKK ha fatto deragliare in territorio turco un treno che andava dall’Iran alla Siria e che trasportava un importante carico di munizioni. Diverse fonti confermano che il PJAK può contare sul sostegno diretto di USA e Israele. Si parla di collaborazione segreta dell’esercito americano con il PKK.

 

Unità e libertà sono impossibili sotto l’ombrello degli USA

 

I manifestanti turchi possono anche essere convinti di difendere l’unità del paese, “ma seguire dirigenti che a parole si proclamano indipendenti dagli USA non vi assicurerà un paese”, dice il TKP. E, ai Kurdi che lottano per la loro libertà, il TKP dichiara: “Dovete sapere che giocare la carta degli USA è la via più diretta verso la schiavitù”. I piani americani riguardano il controllo delle ricchezze petrolifere dell’Iraq, dell’Iran e della Siria, e a questi piani saranno interamente subordinate sia l’unità della Turchia che la libertà dei Kurdi.

 

Il 5 novembre, G.W. Bush e il Primo ministro turco Erdogan si sono incontrati a Washington. Nel frattempo, i diplomatici e i militari americani tentano di influenzare le due parti allo scopo di farle rientrare, in un modo o nell’altro, nel quadro dei piani americani. Il TKP conclude: “Dal momento che gli USA giocano il ruolo di padrino tra i due campi, molto sangue sarà versato, sia turco che kurdo. Non si tratta di un pericolo, ma di una catastrofe annunciata. Si può solo impedire stroncandola sul nascere e facendo in modo che Turchi e Kurdi, che condividono povertà, dolore e preoccupazioni, si uniscano contro l’imperialismo americano e si liberino di dirigenti che prestano ascolto agli USA".

 

Traduzione dal francese per www.resistenze.org a cura del Centro di Cultura e Documentazione Popolare