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- popoli resistenti - turchia - 18-03-09 - n. 265
Traduzione dall'inglese per www.resistenze.org a cura del Centro di Cultura e Documentazione Popolare
Editoriale Marzo 2009
Il nuovo ottomanismo: una seria minaccia ai popoli della regione
Dopo la fine dell'Unione Sovietica, l’imperialismo dichiarò che non avrebbe tollerato finanche i minimi atti di indipendenza all’interno del “grande Medio Oriente” che comprende tutte le regioni che vanno dai Balcani all’Asia Centrale. Per gli ultimi due decenni, sotto il mantello ideologico della “globalizzazione”, gli imperialisti sono andati affermando che la sovranità nazionale era divenuta un concetto antiquato.
L'imperialismo statunitense avviò la sua aggressione al “grande Medio Oriente” inizialmente isolando o invadendo apertamente quei paesi che, come risultato della presenza dell’Unione Sovietica nella regione, avevano assunto relativamente una maggiore iniziativa nella politica regionale ed internazionale. Il culmine dell’aggressione degli Stati Uniti alla regione furono le occupazioni di Afghanistan e Iraq e l'isolamento di Iran e Siria.
Però l’imperialismo statunitense non solo invade o isola i paesi che godevano, anche se in forma circoscritta, di uno spazio di manovra sulla scena internazionale, ma ha anche dato inizio ad un processo di ricostruzione nei paesi collaborazionisti della regione, come la Turchia.
La disintegrazione e divisione dell'Impero Ottomano fu tra i principali obiettivi della I Guerra mondiale. La Repubblica di Turchia realizzò la propria indipendenza per mezzo di una guerra di liberazione intrapresa contro l’imperialismo, e la nuova Repubblica borghese dovette la sua esistenza ai “nuovi equilibri” creati dalla Rivoluzione d’Ottobre e all'appoggio diretto dell'Unione Sovietica. La neo-nata repubblica borghese per qualche tempo non fu ostile nei confronti dell'Unione sovietica, ma non appena la borghesia ebbe stabilito il suo potere politico nel paese immediatamente si voltò verso l’imperialismo. Di conseguenza, gli avanzamenti progressivi come il laicismo e l’enfasi posta sulla sovranità nazionale e l’indipendenza furono attenuati proprio dalla stessa classe sociale che guidava la repubblica. Da allora, le forze reazionarie e collaborazioniste furono le benvenute nella nuova struttura di potere. Tuttavia, il figlio indesiderato dell’imperialismo poté sopravvivere in conformità ai nuovi equilibri internazionali creati dall'Unione Sovietica.
Dopo la fine dell'URSS, per esempio nel mondo lasciato dal socialismo, l’imperialismo ha già dichiarato che non tollererà la presenza di tali entità “indesiderate”. In questo senso, l’imperialismo vede come necessaria la completa eliminazione delle conquiste storiche progressiste della repubblica, il respingimento delle masse lavoratrici da tutti i fronti conquistati in decenni attraverso la lotta di classe, e la trasformazione della Turchia in un apparato dei piani imperialistici nella regione. Questo passo, che chiaramente ha risvolti internazionali così come nazionali, è stato messo in pratica dal governo reazionario dell’AKP (Partito della Giustizia e Sviluppo).
Il governo dell’AKP sta spingendo la Turchia nella direzione voluta dall’imperialismo. Per esempio, nel tentativo di generare un nuovo centro sunnita in Medio Oriente: gli Stati Uniti ed Israele hanno assegnato questo compito alla Turchia per contrastare l'influenza dell'Iran sugli sciiti. Il governo dell’AKP, che sta attaccando le caratteristiche repubblicane fondamentali in Turchia, ha dichiarato di essere pronto ad assumere questo ruolo sotto la bandiera di un “nuovo ottomanesimo”
Lo stesso concetto di “nuovo ottomanesimo” è un'invenzione americana, ed implica un attacco più potente ed integrato alle conquiste storiche, repubblica inclusa, delle masse lavoratrici. Tralasciando che è rappresentativo dell’elevata dimensione della trasformazione in Turchia, il nuovo ottomanesimo comporta aspetti regionali che possono essere espressi con una migliore offerta d’appoggio diplomatico e militare ai progetti imperialistici nel Medio Oriente, in virtù dell’islam e dell'eredità ottomana.
L'amministrazione Obama sta tentando di aumentare le sue possibilità diplomatiche in Medio Oriente insieme al mantenimento dell’aggressione militare. Effettivamente, l’imperialismo USA percepisce di aver bisogno di ulteriori opzioni così da portare avanti più o meno agevolmente la propria egemonia sulla regione. Ha bisogno fin da subito di accelerare la trasformazione e la disintegrazione della Turchia per ricavarne una struttura più idonea alle mutate necessità.
Questo processo deve essere considerato un disastro per i popoli della Turchia e della regione.
Il Partito comunista di Turchia lotta con tutte le sue forze contro tale disastro, che è un incubo per le masse lavoratrici della Turchia ed il principale complotto contro i popoli della regione.
In tale contesto si potrebbe cercare il significato dello “show” di gennaio del primo ministro Recep Tayyip Erdoğan a Davos. Non è semplicemente un momento “emotivo” del primo ministro islamista, è la dichiarazione di un “nuovo ottomanesimo”, che non è altro che una struttura americana.