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- popoli resistenti - turchia - 29-09-14 - n. 513
AKP, ISIS, USA… Sono tutti pazzi?
Kemal Okuyan * | solidnet.org
Traduzione per Resistenze.org a cura del Centro di Cultura e Documentazione Popolare
23/09/2014
Ci viene detto che la situazione è fuori controllo, che le azioni dei protagonisti sono sempre più irrazionali, che ci potrebbero essere alleanze inaspettate o scontri. Ed è l'ISIS ad essere al centro della scena. Si dice che questa crudele organizzazione sia il prodotto della mancanza di prospettiva, della mancanza di pianificazione, della miopia dell'imperialismo e del fanatismo. Si accenna al fatto che l'attore "ISIS", posto sulla scena per un ruolo differente, si sia messo ad improvvisare e che il regista, lo sceneggiatore, gli scenografi e i costumisti ne siano rimasti stupiti e attoniti.
Quando l'argomento è la politica degli Stati Uniti nella regione, ci imbattiamo molto spesso nel concetto di "caos controllato". Non si deve, ovviamente, interpretare questo concetto come la pianificazione e la creazione dello stato di caos in ogni suo dettaglio. In una regione dove l'energia distruttiva continua a ricrearsi, fornendo gli input che attivano il rilascio di questa energia, gli Stati Uniti cercano su larga scala di spingere una vasta area verso una condizione diversa, nella quale i diversi elementi prendono a muoversi in direzioni diverse scontrandosi gli uni con gli altri. Stabilendo relazioni palesi o nascoste con tutti gli elementi e aprendosi continuamente nuovi canali d'intervento…
In sintesi, in questi giorni non c'è alcun motivo per affermare che certi attori siano fuori controllo o ingestibili. In ogni caso, questi attori sono forse mai stati gestiti nel senso a cui si allude? Parliamo costantemente di gruppi islamisti, Al-Qaeda, talebani, Al-Nusrah e adesso dell'ISIS e cerchiamo di capire quando questi gruppi sono stati amici degli Stati Uniti e quando invece dei loro nemici. Osserviamo la cosa da un lato diverso, parliamo di Saddam. Saddam Hussein, che è stato rovesciato dall'occupazione americana dell'Iraq, non era diretto dagli Stati Uniti nella guerra contro l'Iran? In seguito, non gli era stato dato da Washington il "via libera" per l'occupazione del Kuwait? E non è stato aggiunto subito dopo alla lista dei nemici degli Stati Uniti?
Saddam era fuori controllo, o era l'imperialismo statunitense che seguiva una "strategia in evoluzione continua" e che maturava ad un ritmo più veloce rispetto quanto potesse fare qualunque altro soggetto in questa regione?
Questa strategia, che sembra sempre giungere ad uno stallo, può essere immaginata come una macchina giocattolo che cambia direzione ogni volta che urta un ostacolo. In questo modo, gli Stati Uniti riescono a controllare il campo fino a quando qualcuno calpesta l'auto giocattolo o ne introduce una più adatta, in questa regione che è come un campo minato…
L'ISIS è fuori controllo, la Turchia è governata da pazzi, gli Stati Uniti sono sbalorditi…
Voi credete davvero che tutto quanto sta accadendo possa essere spiegato in questo modo?
Se si fa attenzione, si può osservare che l'ISIS si comporta in modo prevedibile e logico. Vogliono farci credere che i loro leader sono degli psicopatici? D'accordo, ve ne sarà una parte, ma non lo sono né più e né meno rispetto a quelli di Washington o di Ankara!
In tal caso, cosa determina il comportamento dell'ISIS?
Il fanatismo religioso… più nella base e meno nella leadership.
Il denaro… in quantità enormi.
Il desiderio di governare, il comando… un fascino che cresce sempre di più.
L'influenza straniera … senza dubbio, assolutamente!
La domanda che ci si dovrebbe porre in questo momento è se gli Stati Uniti si sono fatti cogliere impreparati dalle ultime azioni dell'ISIS.
Permettetemi una risposta. La reazione del governo degli Stati Uniti alla presa di Mosul da parte dell'ISIS è simile alla reazione di Davutoğlu [il primo ministro turco, ndt] all'attentato di Reyhanli (a Reyhanli, città turca di confine con la Siria, più di 50 persone sono state uccise in un attacco bomba lo scorso anno. Quando a Davutoğlu gli venne chiesto dei morti, rispose con un accenno di sorriso). L'amministrazione degli Stati Uniti è estremamente soddisfatta dell'agenda dell'ISIS. Nel tempo potrà fronteggiare le conseguenze indesiderate, i risultati inaspettati, ma ciò è qualcosa a cui penseranno in futuro.
Non è sempre stato così?
Un'altra domanda può essere: cosa ha in mente la Turchia? Sta recitando la nuova parte affidatale dagli Stati Uniti nel corso della redistribuzione dei ruoli fra gli attori o è la squadra Erdogan-Davutoglu che segue un percorso folle che li porterà su posizioni in contraddizione con quelle degli Stati Uniti?
Nessuna delle due. Per essere precisi, la domanda non è quella giusta. La Turchia non si muove nella regione unicamente sulla base di un programma assegnato dagli Stati Uniti. Come forza di un certo peso, nei suoi processi decisionali lascia anche spazio alle sue priorità ideologiche e politiche. Queste decisioni non hanno sempre bisogno di essere in linea con le strategie degli Stati Uniti, cosa che sarebbe impossibile in ogni caso.
Approfondiamo un po' di più la questione ISIS. Tra i paesi che hanno aderito alla coalizione guidata dagli Stati Uniti, ce ne sono alcuni che finanziano ancora l'ISIS? Sì, ci sono. Se Arabia Saudita, Qatar e Giordania avessero fermato il flusso di denaro e di armi verso l'ISIS, non ci sarebbe voluta più di una settimana per farla finita con tutta la faccenda. Tuttavia, a parte alcune misure simboliche, nulla di sostanziale è stato fatto su questo fronte. In altre parole, la coalizione reazionaria continua ad alimentare l'organizzazione che ha definito "nemica". Come può essere credibile un'affermazione del genere? Ma loro vogliono farcelo credere. L'ISIS è fuori controllo (!). Diciamo invece che si è voluto che l'ISIS andasse fuori controllo!
E proprio a questo punto, il governo AKP di Erdogan annuncia pubblicamente il suo impegno con l'ISIS, si finge riluttante ad unirsi alla coalizione, non è disposto a dichiarare l'ISIS "terrorista" e di volta in volta si scontra con l'amministrazione statunitense. L'esistenza di legami militari, economici, politici e ideologici della Turchia con l'ISIS è di dominio pubblico. Non è in discussione se questi legami esistano, ma sono la loro scala e la profondità.
Come riesce Erdoğan a ottenere questa grande libertà di movimento? Perché, se lo scopo degli Stati Uniti è di creare da questo caos un "sistema" sotto la loro supervisione, sarà necessario un elemento in grado di parlare la stessa lingua degli stati tribali islamisti. L'AKP sa che questo ruolo determinante non può essere di nessun altro se non suo. Non c'è altra forza adeguata per questo compito. Anche un governo turco laico disposto a collaborare con gli Stati Uniti potrebbe in parte svolgere diversi ruoli, ma non parlare il linguaggio ideologico reazionario che parla l'AKP. Per rimanere al potere, l'AKP deve vegliare sull'ISIS ed altri. E gli USA lo sanno.
Affinché proseguano i pretesti per l'intervento americano nella regione, l'ISIS deve esser supportato, deve essere forte, almeno per un po'. Gli USA sanno anche questo e chiudono un occhio.
E mentre accade tutto questo, l'AKP si scava la tomba. A causa del desiderio di essere la forza centrale di una potenziale Unione del Medio Oriente (ossia una unione di stati tribali) in versione neo-ottomana, si sta cacciando in avventure che vanno oltre le proprie capacità. Senza tener conto della possibilità che un giorno i maestri della "strategia in evoluzione continua" possano dire: "adesso sei tu il nostro nemico".
* (soL News Portal, giornale del Partito Comunista – KP - Turchia)
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