www.resistenze.org - popoli resistenti - turchia - 02-02-15 - n. 529

Sciopero di massa degli operai metallurgici vietato dal governo per ragioni di "sicurezza nazionale"

AC | solidarite-internationale-pcf.fr
Traduzione per Resistenze.org a cura del Centro di Cultura e Documentazione Popolare

02/02/2015

Dopo lo storico sciopero degli operai metallurgici in Turchia, la reazione del governo è stata significativa: restrizione del diritto di sciopero in nome della "sicurezza nazionale" e della lotta contro il terrorismo. Uno scenario che ci potrebbe riguardare.

Mentre alcuni in Francia cercano di far passare la logica di limitare gli scioperi e le manifestazioni in nome dell'imperativo della "sicurezza nazionale", è bene ricordare cosa implichi questo "stato di emergenza" nei paesi che lo attuano in maniera permanente.
Questo è il caso della Turchia, che noi [Francia] abbiamo invitato l'11 gennaio per difendere la libertà di espressione. Questo giovedì, 29 gennaio, il governo turco ha dovuto affrontare uno sciopero di massa dei metallurgici in protesta contro un contratto collettivo che cerca di dividere i lavoratori, aggravando il loro impoverimento.

22 fabbriche sono state paralizzate ed era prevista l'adesione di altre 20 allo sciopero ad oltranza, coinvolgendo 15.000 metalmeccanici da Istanbul a Izmir, da Bursa a Hatay.

Sono coinvolte multinazionali tedesche, belghe, brasiliane, italiane e giapponesi, ma anche le francesi Alstom e Schneider.

Le motivazioni dello sciopero riguardano l'accordo sul contratto collettivo tra l'associazione padronale metallurgica (MESS) e i due sindacati riformisti Turk Metal e Celik-IS, denunciato dal sindacato Birlesik Metal-IS, affiliato alla confederazione dei sindacati di classe DISK.

Bisogna sapere che del milione e mezzo di operai metallurgici che conta la Turchia, solo il 16% è sindacalizzato, di cui 8/10 con Turk Metal, primo sindacato del paese con 177.000 iscritti mentre il sindacato di lotta riunisce 20.000 membri.

La proposta padronale avrebbe accordato maggiori aumenti salariali agli strati superiori dei lavoratori mentre ai nuovi arrivati e a quelli non qualificati, ossia il 70% delle maestranze, saranno tenuti in povertà. Un modo per dividere la classe operaia, impoverirne la maggioranza e stimolare una "aristocrazia operaia" docile.
Con il nuovo accordo il salario d'ingresso al lavoro sarebbe di 2,2 € all'ora (cioè, considerando la settimana legale di 45 ore, 390 € al mese, più o meno l'equivalente del salario minimo). Il sindacato di lotta sostiene aumenti salariali per tutti e una perequazione delle condizioni.

La lotta è aspra, già anche quella tra sindacati di lotta e sindacati collaborazionisti, ricorda Adnan Serdaroglu, leader sindacale di Birlesik Metal-IS: "C'è una forte coscienza di classe nel settore, ma altrettanto forte è la parte padronale e i sindacati gialli. La lotta si trasforma da lotta per i diritti economici a lotta di classe".

L'associazione dei datori di lavoro ha prima cercato di sottoporre lo sciopero a referendum, spingendo sui quadri delle diverse industrie. Ma dopo il voto favorevole all'astensione dal lavoro in cinque imprese, le organizzazioni dei datori di lavoro - come la Camera di Commercio di Kocaeli (KSO) - sono passate alla fase due, con l'appello lanciato al governo di impedire lo sciopero in nome della "sicurezza nazionale". I datori di lavoro sono ottimisti circa la "possibilità di un fine allo sciopero". Il leader della sezione locale del sindacato Birlesik Metal-IS era pessimista, ricordando i casi precedenti nell'industria del vetro e della gomma, e sottolineando il valore politico simbolico: "ritardare lo sciopero dei metallurgici, significherebbe dare un assegno in bianco al sistema di oppressione del capitale".

Il secondo giorno di sciopero non c'è stato. Il governo ha deciso di sospendere lo sciopero venerdì in nome della sicurezza nazionale: "Lo sciopero indetto da Birlesik Metal-IS nelle fabbriche è considerato pericoloso per la sicurezza nazionale, ed è rinviato di 60 giorni", si legge sul Giornale ufficiale, che riporta la decisione del Governo.
Questa prerogativa di sospendere uno sciopero - in realtà di ridurre il diritto di sciopero - è un retaggio della legislazione adottata al momento del colpo di stato fascista del 1980.

Il leader del sindacato Birlesik Metal-IS, Adnan Serdaroglu, ha affermato la sua determinazione a continuare la lotta: "Quelli che pensano che ci sarà pace nei luoghi di lavoro, cancellando il diritto di sciopero dei lavoratori, si accorgeranno quanto si sbagliano", ha detto al giornale Hurriyet.

Una storia molto differente nelle condizioni ma che tuttavia evidenzia gli effetti dell'imperativo della "sicurezza nazionale" sul soffocamento del movimento sociale


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