www.resistenze.org - popoli resistenti - ucraina - 09-10-04

La vigilia delle elezioni presidenziali in Ucraina


Rassegna a cura di Mauro Gemma

L’Ucraina si appresta al voto presidenziale. L’avvenimento, sebbene riguardi un grande paese europeo, sembra non destare particolare attenzione qui da noi. Eppure, tutti gli analisti sono concordi nell’attribuire a queste elezioni un ruolo forse decisivo, nella determinazione delle scelte strategiche del paese ex sovietico, soprattutto sul piano della politica internazionale. Altrimenti, non si spiegherebbe l’accanimento con cui la principale potenza imperialista mondiale sta seguendo gli sviluppi della campagna elettorale, non mascherando le proprie simpatie per uno degli schieramenti in campo e addirittura proclamando pubblicamente investimenti astronomici a favore del “suo” candidato e le più sfacciate minacce nei confronti di chi avesse l’ardire di intralciarne l’ascesa al potere.

Venuti a scadenza i mandati dell’attuale presidente Viktor Kuchma, la discussa personalità che ormai da molti anni domina la scena politica di Kiev e che non ha mai sciolto definitivamente le ambiguità in merito al ruolo dell’Ucraina nel confronto geostrategico russo-americano, sembrano essere in pratica solo due i candidati in grado di contendersi la successione, nel ballottaggio del 14 novembre, che, salvo sorprese, seguirà il mancato raggiungimento, al primo turno del 31 ottobre, del quorum del 50% dei voti previsto per il vincitore: l’attuale premier Viktor Janukovic e il principale esponente dell’opposizione ed ex premier Viktor Juschenko, accreditati entrambi del 30-35% delle intenzioni di voto al primo turno.

Viktor Janukovic, personaggio cresciuto all’ombra di Kuchma, rappresenta il prototipo del politico, espressione degli interessi delle lobby industriali e minerarie dell’oriente del paese, popolato in larga parte da russi e da russofoni, legato storicamente a Mosca, dipendente dalle massicce forniture energetiche russe e interessato a mantenere rapporti economici privilegiati con i partner dello spazio ex sovietico. Non a caso, Janukovic è stato l’artefice dell’adesione formale (avvenuta nell’aprile 2004, anche con il voto dei deputati comunisti) al mercato comune con Russia, Bielorussia e Kazakhstan che prende il nome di “spazio economico unico”. Janukovic esprime anche una posizione prudente rispetto alle pressanti richieste occidentali di accelerazione dei processi di integrazione dell’Ucraina nei meccanismi della NATO. Il premier ucraino è sicuramente il candidato su cui punta l’amministrazione presidenziale russa, che è ben consapevole della decisiva partita strategica che si sta giocando a Kiev.

Viktor Juschenko è invece il rappresentante delle componenti neoliberiste più spinte, ispirate dai gruppi di pressione dell’emigrazione ucraina in USA e Canada, che vedono nel rapporto esclusivo con l’Occidente, l’occasione per portare a definitivo compimento le “riforme” capitalistiche avviate nel 1991. Juschenko può così contare sul sostegno delle componenti ultranazionaliste, radicate in particolare nell’occidente del paese, di gruppi fascisti e di una parte consistente delle gerarchie del cattolicesimo “uniate”, che godono di coperture influenti in alcuni ambienti del Vaticano. Gli sponsor americani di Juschenko hanno ammesso di avere investito decine di milioni di dollari per garantirne la vittoria, e di accingersi, in caso di rovescio, a scatenare una chiassosa campagna internazionale di discredito degli avversari, a cui associare tutto l’Occidente (sinistre “moderate” e “alternative” comprese, c’è da scommettere).

Al secondo turno, si rivelerà la scelta che opereranno gli altri schieramenti: in particolare i comunisti, rappresentati al primo turno dal loro leader Piotr Simonenko.
I comunisti, pur apparendo in netto calo rispetto all’ultima consultazione politica, quando ottennero un quinto dei suffragi, dovrebbero comunque raccogliere quel 10-15%, che potrebbe risultare decisivo al ballottaggio, in particolare nella repubblica autonoma di Crimea, il loro principale serbatoio di voti e dove non è un mistero che la maggioranza della popolazione desidererebbe riunirsi alla Federazione Russa.

Le ultime dichiarazioni di Simonenko, al di là delle critiche rivolte, sia a Janukovic che a Juschenko, di rappresentare interessi capitalistici in competizione, sembrano improntate alla consapevolezza della necessità di far fronte all’aggressività degli USA e dei loro alleati e di scongiurare la possibilità che l’Ucraina, sciogliendo ogni residua riserva nei confronti dell’Occidente, possa imboccare la strada della definitiva rottura nei confronti degli importanti processi di integrazione dello spazio postsovietico, che la Russia di Putin sembra impegnata faticosamente a sviluppare e che rappresentano un elemento oggettivo di freno alle pretese egemoniche dell’imperialismo.
M.G.


I comunisti sono preoccupati per le pressioni senza precedenti che gli USA esercitano sull’Ucraina

http://www.glavred.info/
ripreso in http://www.partaktiv.info/main/415ab26ec0bdc/
29 settembre 2004

Il Partito Comunista di Ucraina ha protestato per la presentazione alla camera dei rappresentanti USA di un progetto legislativo di sanzioni contro la dirigenza ucraina in caso di elezioni non corrette ( si tratta del progetto 5102 del 15 settembre, il cosiddetto “Atto sulla democrazia ucraina e la correttezza delle elezioni del 2004”, nota del traduttore) ed ha dichiarato che ciò rappresenta un’ingerenza negli affari interni dell’Ucraina.
A ciò fa riferimento la dichiarazione, diffusa oggi dal servizio stampa dell’ufficio elettorale del candidato alla presidenza Piotr Simonenko: “Noi in quanto cittadini di uno stato sovrano e indipendente, membro a pieno diritto dell’ONU e delle altre più influenti organizzazioni internazionali, eleviamo la nostra vibrata protesta contro le ormai abituali attività ostili che caratterizzano la politica americana nei confronti dell’Ucraina e del suo popolo”.
Nel documento si afferma anche che i comunisti ucraini sosterrebbero pienamente gli Stati Uniti, se essi fossero disposti a prodigarsi per far ottenere “la restituzione, secondo quanto prevede la legge,   degli strumenti finanziari di ogni tipo che sono in possesso di malversatori, di funzionari poco puliti e di “uomini d’affari” ucraini, che sono stati portati fuori in modo criminale dal nostro stato e trasferiti nelle strutture finanziarie degli USA”.
“Proprio un tale atto di buona volontà da parte del governo USA, a nostro avviso, favorirebbe la realizzazione dei processi democratici in Ucraina e rappresenterebbe l’evidente dimostrazione dell’effettivo desiderio di garantire successo e prosperità al nostro paese”.


La partita in gioco nella valutazione dei comunisti ucraini
http://www.partaktiv.info/main/4160fba82c73b/

“Il presidente dell’Ucraina Leonid Kuchma e la sua cerchia hanno puntato sin dall’inizio non sul premier Viktor Janukovic, ma sul suo oppositore Viktor Juschenko”.
“Molti processi della campagna elettorale sono condizionati dagli Stati Uniti, che stanno preparando un colpo di mano”. “Se in Ucraina succedesse ciò che è avvenuto in Georgia, tale processo si trasferirebbe immediatamente in Russia. Se la Federazione Russa dovesse perseverare nella sua politica di non ingerenza, i carri armati della NATO domani si troverebbero alle porte di Voronezh (importante città russa non distante dai confini ucraini, nota del traduttore)”.
Sono alcune delle affermazioni contenute nella lunga intervista che il leader comunista Piotr Simonenko ha concesso all’agenzia russa “Novij Reghion”, di cui pubblichiamo le risposte, a nostro avviso, più significative.

D. Che giudizio dà delle voci, secondo cui la squadra di Kuchma in realtà non starebbe appoggiando Janukovic, ma lavorerebbe per la vittoria di Juschenko?

R. Oltre un anno fa feci una mia diagnosi, prevedendo che Kuchma e la sua squadra avrebbero lavorato per far eleggere Juschenko. Ho detto questo anche a molti politici russi. E oggi è davanti agli occhi di tutti la realizzazione pratica di questo progetto. Fingono di appoggiare Janukovic, ma puntano su Juschenko nell’interesse della “famiglia” e del grande capitale.
Anche per i politici e gli uomini d’affari russi la realizzazione di un tale schema avrebbe conseguenze enormi. Se, con tali metodi, dovesse essere assicurato l’arrivo al potere del nuovo presidente, si assisterebbe a un indebolimento dei processi di integrazione. Naturalmente, avverrebbe una spartizione della proprietà. Si rinnoverebbe il tentativo di risolvere la questione del controllo del settore della trasformazione del petrolio e di alcune altre imprese strategiche del paese.
(…)
D. In che modo il risultato elettorale (favorevole alla destra nazionalista) potrebbe riflettersi sulle prospettive di integrazione di Ucraina, Russia e Bielorussia?

R. Non ho alcun dubbio che tali processi sarebbero interrotti. Verrebbero compiuti passi ostili, tali da spingere la Russia a una risposta adeguata. E allora i rappresentanti delle forze nazionaliste di destra dichiarerebbero: “Vedete che cosa fanno i nostri vicini? Hanno chiuso le frontiere alle merci ucraine!”.
Noi invece riteniamo che i processi di integrazione vadano approfonditi. Certo, comprendiamo quanto siano affini i sistemi politici in Ucraina e in Russia e quanto facciano conto sul grande capitale. Ma capiamo anche che non siamo in grado di accedere a mercati diversi da quello russo e bielorusso. Anche in Asia non ci danno libero accesso. Là i mercati sono da tempo conquistati. E gran parte della nostra produzione non riesce a reggere nei confronti della concorrenza. Per questa ragione, se i processi di integrazione dovessero subire un arresto, l’Ucraina non sarebbe più in grado di difendere i propri interessi. Penso che allora gli americani troverebbero il modo di, scusate le parole pesanti, tapparci la bocca. E’ vero che esiste un problema che gli americani non sono in grado di risolvere subito: il problema del gas e del petrolio. Ma i nazionalisti hanno già ripetutamente dichiarato che bisognerà dettare condizioni alla Russia, partendo dalla considerazione che il sistema di trasporto del gas russo attraversa il territorio ucraino. Finora queste condizioni non le hanno ancora avanzate in modo esplicito e sfacciato. Ma ciò sicuramente avverrà, non appena giungeranno al potere.
(…)
D. Ma perché gli americani alla fine vincono sempre? Qual è la sua opinione?

R. Io affermo sempre che vincono solo coloro che non incontrano resistenza. Gli americani non riescono a vincere quelli che resistono. Ci sono molti esempi. Forse che i vietnamiti non ce l’hanno fatta? Hanno vinto. E gli americani non possono nemmeno fare nulla con Cuba. Per questo oggi il nostro compito è quello di dimostrare il più  grande senso di responsabilità di fronte a quanto sta accadendo…


La piattaforma elettorale di Viktor Janukovic
http://www.strana.ru
28 settembre 2004

Il sito filopresidenziale russo “Strana.ru” ha proposto una scheda che illustra i punti fondamentali della piattaforma elettorale di Viktor Janukovic, attuale premier ucraino e candidato, tra i più favoriti, alla carica di presidente della repubblica.

Il candidato alla presidenza dell’Ucraina, che attualmente occupa il posto di primo ministro, Viktor Janukovic si è incontrato ieri con i giornalisti russi, per illustrare il proprio punto di vista su alcune delle principali questioni di politica interna e internazionale. In particolare, sono stati affrontati temi, quali le condizioni della lingua russa sul territorio dell’Ucraina, la doppia cittadinanza degli abitanti di Russia e Ucraina, la costruzione di vie di trasporto tra la Crimea e la Federazione Russa.

La concessione dello status di lingua di stato al russo

Janukovic ritiene che la lingua russa debba rappresentare la seconda lingua di stato sul territorio dell’Ucraina. “Il russo non deve subire alcuna limitazione”, - ha detto Janukovic. “Deve essere lingua d’affari e seconda lingua di stato”.

La doppia cittadinanza

Jakunovic cercherà di risolvere il problema della doppia cittadinanza. “Occorre adottare una misura legislativa, e lo farò”, - ha detto Jakunovic. Egli ha chiarito che la questione del riconoscimento della doppia cittadinanza è legata al fatto che in passato molti ucraini “se ne sono andati dal paese, ma ora vogliono tornare oppure ottenere la cittadinanza ucraina, pur continuando a vivere in Russia o in altri paesi”. “Non bisogna mettere alla porta questi cittadini,” – ha sottolineato.

Un ponte per gli affari

Janukovic ha annunciato piani per la costruzione di vie di trasporto tra la Crimea e la Russia. Esperti ucraini e russi “esamineranno due varianti: un ponte oppure un tunnel”. “Studieremo e poi daremo seguito”, - ha affermato Janukovic, aggiungendo che, dal punto di vista degli esperti, “il tunnel presenterebbe maggiori difficoltà. Janukovic ha sottolineato che l’Ucraina è interessata agli investimenti russi in Crimea…”Siamo interessati, parliamo la stessa lingua, siamo partner strategici”, ha detto Janukovic. Per questa ragione, il capo del governo si pronuncia per la collaborazione degli uomini d’affari di Russia e Ucraina. “Io non sono tra coloro che si spaventano per il fatto che i russi vengano da noi, al contrario di altri che affermano che essi intendono comprarci. Non esiste tale minaccia. Siamo partner strategici”, - ha sottolineato Janukovic. E si è anche espresso per il rafforzamento dello spazio economico unico. “Saremo più forti insieme a Russia e Kazakhstan. Non abbiamo alternative”, - ha dichiarato Janukovic.

La stampa

A parere di Janukovic, la stampa russa, in larga misura, lo sta appoggiando, mentre quella occidentale sostiene Juschenko nel corso della campagna presidenziale in Ucraina. “Tale fattore esiste, è ben presente, non può essere nascosto. Occorre tenerlo in considerazione”, ha detto Janukovic. Inoltre, il candidato alla presidenza ha voluto sottolineare “quanto sia importante un’interpretazione obiettiva della situazione alla vigilia delle elezioni”.

Ucraina-NATO-Russia

Janukovic è convinto che, sviluppando rapporti unicamente con la NATO, ci sia la possibilità di perdere “un intero settore dell’economia: quello militare-industriale”. “Con l’introduzione degli standard della NATO saremmo costretti a chiudere aziende e ad acquistare armamenti e tecnologie in Occidente. Non possiamo permetterlo”. “Occorre costruire la sicurezza internazionale ed europea su basi rinnovate, e, in questo, l’Ucraina deve avere il suo posto”, - ha detto. “Non si deve costruire il sistema di sicurezza europea senza la Russia, è indispensabile partecipare insieme ad essa a tale costruzione. Tale questione è all’ordine del giorno”.

Juschenko non sarà premier

Interrogato su un’eventuale offerta, in caso di vittoria alle elezioni presidenziali, della carica di primo ministro al suo principale oppositore Viktor Juschenko, l’attuale capo del governo ha dichiarato di non essere intenzionato a farlo.

Traduzioni dal russo