La vigilia delle elezioni presidenziali in Ucraina
Rassegna a cura di Mauro Gemma
L’Ucraina si appresta al voto presidenziale. L’avvenimento, sebbene
riguardi un grande paese europeo, sembra non destare particolare attenzione qui
da noi. Eppure, tutti gli analisti sono concordi nell’attribuire a queste
elezioni un ruolo forse decisivo, nella determinazione delle scelte strategiche
del paese ex sovietico, soprattutto sul piano della politica internazionale.
Altrimenti, non si spiegherebbe l’accanimento con cui la principale potenza
imperialista mondiale sta seguendo gli sviluppi della campagna elettorale, non
mascherando le proprie simpatie per uno degli schieramenti in campo e
addirittura proclamando pubblicamente investimenti astronomici a favore del “suo”
candidato e le più sfacciate minacce nei confronti di chi avesse l’ardire di
intralciarne l’ascesa al potere.
Venuti a scadenza i mandati dell’attuale presidente Viktor Kuchma, la discussa
personalità che ormai da molti anni domina la scena politica di Kiev e che non
ha mai sciolto definitivamente le ambiguità in merito al ruolo dell’Ucraina nel
confronto geostrategico russo-americano, sembrano essere in pratica solo due i
candidati in grado di contendersi la successione, nel ballottaggio del 14
novembre, che, salvo sorprese, seguirà il mancato raggiungimento, al primo
turno del 31 ottobre, del quorum del 50% dei voti previsto per il vincitore:
l’attuale premier Viktor Janukovic e il principale esponente dell’opposizione
ed ex premier Viktor Juschenko, accreditati entrambi del 30-35% delle
intenzioni di voto al primo turno.
Viktor Janukovic, personaggio cresciuto all’ombra di Kuchma, rappresenta il
prototipo del politico, espressione degli interessi delle lobby industriali e
minerarie dell’oriente del paese, popolato in larga parte da russi e da
russofoni, legato storicamente a Mosca, dipendente dalle massicce forniture
energetiche russe e interessato a mantenere rapporti economici privilegiati con
i partner dello spazio ex sovietico. Non a caso, Janukovic è stato l’artefice
dell’adesione formale (avvenuta nell’aprile 2004, anche con il voto dei
deputati comunisti) al mercato comune con Russia, Bielorussia e Kazakhstan che
prende il nome di “spazio economico unico”. Janukovic esprime anche una
posizione prudente rispetto alle pressanti richieste occidentali di
accelerazione dei processi di integrazione dell’Ucraina nei meccanismi della
NATO. Il premier ucraino è sicuramente il candidato su cui punta
l’amministrazione presidenziale russa, che è ben consapevole della decisiva
partita strategica che si sta giocando a Kiev.
Viktor Juschenko è invece il rappresentante delle componenti neoliberiste più
spinte, ispirate dai gruppi di pressione dell’emigrazione ucraina in USA e
Canada, che vedono nel rapporto esclusivo con l’Occidente, l’occasione per
portare a definitivo compimento le “riforme” capitalistiche avviate nel 1991.
Juschenko può così contare sul sostegno delle componenti ultranazionaliste,
radicate in particolare nell’occidente del paese, di gruppi fascisti e di una
parte consistente delle gerarchie del cattolicesimo “uniate”, che godono di
coperture influenti in alcuni ambienti del Vaticano. Gli sponsor americani di
Juschenko hanno ammesso di avere investito decine di milioni di dollari per
garantirne la vittoria, e di accingersi, in caso di rovescio, a scatenare una
chiassosa campagna internazionale di discredito degli avversari, a cui
associare tutto l’Occidente (sinistre “moderate” e “alternative” comprese, c’è
da scommettere).
Al secondo turno, si rivelerà la scelta che opereranno gli altri schieramenti:
in particolare i comunisti, rappresentati al primo turno dal loro leader Piotr
Simonenko.
I comunisti, pur apparendo in netto calo rispetto all’ultima consultazione
politica, quando ottennero un quinto dei suffragi, dovrebbero comunque
raccogliere quel 10-15%, che potrebbe risultare decisivo al ballottaggio, in
particolare nella repubblica autonoma di Crimea, il loro principale serbatoio
di voti e dove non è un mistero che la maggioranza della popolazione
desidererebbe riunirsi alla Federazione Russa.
Le ultime dichiarazioni di Simonenko, al di là delle critiche rivolte, sia a
Janukovic che a Juschenko, di rappresentare interessi capitalistici in
competizione, sembrano improntate alla consapevolezza della necessità di far
fronte all’aggressività degli USA e dei loro alleati e di scongiurare la
possibilità che l’Ucraina, sciogliendo ogni residua riserva nei confronti
dell’Occidente, possa imboccare la strada della definitiva rottura nei
confronti degli importanti processi di integrazione dello spazio postsovietico,
che la Russia di Putin sembra impegnata faticosamente a sviluppare e che
rappresentano un elemento oggettivo di freno alle pretese egemoniche
dell’imperialismo.
M.G.
I comunisti sono preoccupati per le pressioni senza precedenti che gli USA
esercitano sull’Ucraina
http://www.glavred.info/
ripreso in http://www.partaktiv.info/main/415ab26ec0bdc/
29 settembre 2004
Il Partito Comunista di Ucraina ha protestato per la presentazione
alla camera dei rappresentanti USA di un progetto legislativo di sanzioni
contro la dirigenza ucraina in caso di elezioni non corrette ( si tratta del progetto 5102 del 15
settembre, il cosiddetto “Atto sulla democrazia ucraina e la correttezza delle
elezioni del 2004”, nota del traduttore) ed ha dichiarato che ciò rappresenta un’ingerenza negli affari
interni dell’Ucraina.
A ciò fa riferimento la dichiarazione, diffusa oggi dal servizio stampa
dell’ufficio elettorale del candidato alla presidenza Piotr Simonenko: “Noi in
quanto cittadini di uno stato sovrano e indipendente, membro a pieno diritto
dell’ONU e delle altre più influenti organizzazioni internazionali, eleviamo la
nostra vibrata protesta contro le ormai abituali attività ostili che
caratterizzano la politica americana nei confronti dell’Ucraina e del suo
popolo”.
Nel documento si afferma anche che i comunisti ucraini sosterrebbero pienamente
gli Stati Uniti, se essi fossero disposti a prodigarsi per far ottenere “la
restituzione, secondo quanto prevede la legge, degli strumenti finanziari di ogni tipo che sono in possesso di
malversatori, di funzionari poco puliti e di “uomini d’affari” ucraini, che
sono stati portati fuori in modo criminale dal nostro stato e trasferiti nelle
strutture finanziarie degli USA”.
“Proprio un tale atto di buona volontà da parte del governo USA, a nostro
avviso, favorirebbe la realizzazione dei processi democratici in Ucraina e
rappresenterebbe l’evidente dimostrazione dell’effettivo desiderio di garantire
successo e prosperità al nostro paese”.
La partita in gioco nella valutazione dei
comunisti ucraini
http://www.partaktiv.info/main/4160fba82c73b/
“Il presidente dell’Ucraina Leonid Kuchma e la sua cerchia hanno
puntato sin dall’inizio non sul premier Viktor Janukovic, ma sul suo oppositore
Viktor Juschenko”.
“Molti processi della campagna elettorale sono condizionati dagli Stati Uniti,
che stanno preparando un colpo di mano”. “Se in Ucraina succedesse ciò che è
avvenuto in Georgia, tale processo si trasferirebbe immediatamente in Russia.
Se la Federazione Russa dovesse perseverare nella sua politica di non ingerenza,
i carri armati della NATO domani si troverebbero alle porte di Voronezh (importante città russa non distante dai
confini ucraini, nota del traduttore)”.
Sono alcune delle affermazioni contenute nella lunga intervista che il leader
comunista Piotr Simonenko ha concesso all’agenzia russa “Novij Reghion”, di cui
pubblichiamo le risposte, a nostro avviso, più significative.
D. Che giudizio dà delle voci, secondo cui la squadra di Kuchma in
realtà non starebbe appoggiando Janukovic, ma lavorerebbe per la vittoria di
Juschenko?
R. Oltre un anno fa
feci una mia diagnosi, prevedendo che Kuchma e la sua squadra avrebbero
lavorato per far eleggere Juschenko. Ho detto questo anche a molti politici
russi. E oggi è davanti agli occhi di tutti la realizzazione pratica di questo
progetto. Fingono di appoggiare Janukovic, ma puntano su Juschenko
nell’interesse della “famiglia” e del grande capitale.
Anche per i politici e gli uomini d’affari russi la realizzazione di un tale
schema avrebbe conseguenze enormi. Se, con tali metodi, dovesse essere
assicurato l’arrivo al potere del nuovo presidente, si assisterebbe a un
indebolimento dei processi di integrazione. Naturalmente, avverrebbe una
spartizione della proprietà. Si rinnoverebbe il tentativo di risolvere la questione
del controllo del settore della trasformazione del petrolio e di alcune altre
imprese strategiche del paese.
(…)
D. In che modo il risultato elettorale (favorevole
alla destra nazionalista) potrebbe riflettersi sulle prospettive di
integrazione di Ucraina, Russia e Bielorussia?
R. Non ho alcun dubbio che tali processi sarebbero interrotti. Verrebbero
compiuti passi ostili, tali da spingere la Russia a una risposta adeguata. E
allora i rappresentanti delle forze nazionaliste di destra dichiarerebbero: “Vedete
che cosa fanno i nostri vicini? Hanno chiuso le frontiere alle merci ucraine!”.
Noi invece riteniamo che i processi di integrazione vadano approfonditi. Certo,
comprendiamo quanto siano affini i sistemi politici in Ucraina e in Russia e
quanto facciano conto sul grande capitale. Ma capiamo anche che non siamo in
grado di accedere a mercati diversi da quello russo e bielorusso. Anche in Asia
non ci danno libero accesso. Là i mercati sono da tempo conquistati. E gran
parte della nostra produzione non riesce a reggere nei confronti della
concorrenza. Per questa ragione, se i processi di integrazione dovessero subire
un arresto, l’Ucraina non sarebbe più in grado di difendere i propri interessi.
Penso che allora gli americani troverebbero il modo di, scusate le parole
pesanti, tapparci la bocca. E’ vero che esiste un problema che gli americani
non sono in grado di risolvere subito: il problema del gas e del petrolio. Ma i
nazionalisti hanno già ripetutamente dichiarato che bisognerà dettare
condizioni alla Russia, partendo dalla considerazione che il sistema di
trasporto del gas russo attraversa il territorio ucraino. Finora queste
condizioni non le hanno ancora avanzate in modo esplicito e sfacciato. Ma ciò
sicuramente avverrà, non appena giungeranno al potere.
(…)
D. Ma perché gli americani alla fine vincono sempre? Qual è la sua
opinione?
R. Io affermo sempre che vincono solo coloro che non incontrano resistenza. Gli
americani non riescono a vincere quelli che resistono. Ci sono molti esempi.
Forse che i vietnamiti non ce l’hanno fatta? Hanno vinto. E gli americani non
possono nemmeno fare nulla con Cuba. Per questo oggi il nostro compito è quello
di dimostrare il più grande senso di
responsabilità di fronte a quanto sta accadendo…
La piattaforma elettorale di Viktor Janukovic
http://www.strana.ru
28 settembre 2004
Il sito filopresidenziale russo “Strana.ru” ha proposto una scheda
che illustra i punti fondamentali della piattaforma elettorale di Viktor
Janukovic, attuale premier ucraino e candidato, tra i più favoriti, alla carica
di presidente della repubblica.
Il candidato alla presidenza dell’Ucraina, che attualmente occupa il posto di
primo ministro, Viktor Janukovic si è incontrato ieri con i giornalisti russi,
per illustrare il proprio punto di vista su alcune delle principali questioni
di politica interna e internazionale. In particolare, sono stati affrontati
temi, quali le condizioni della lingua russa sul territorio dell’Ucraina, la
doppia cittadinanza degli abitanti di Russia e Ucraina, la costruzione di vie
di trasporto tra la Crimea e la Federazione Russa.
La concessione dello status di lingua di stato al russo
Janukovic ritiene che la lingua russa debba rappresentare la seconda lingua di
stato sul territorio dell’Ucraina. “Il russo non deve subire alcuna
limitazione”, - ha detto Janukovic. “Deve essere lingua d’affari e seconda
lingua di stato”.
La doppia cittadinanza
Jakunovic cercherà di risolvere il problema della doppia cittadinanza. “Occorre
adottare una misura legislativa, e lo farò”, - ha detto Jakunovic. Egli ha
chiarito che la questione del riconoscimento della doppia cittadinanza è legata
al fatto che in passato molti ucraini “se ne sono andati dal paese, ma ora
vogliono tornare oppure ottenere la cittadinanza ucraina, pur continuando a
vivere in Russia o in altri paesi”. “Non bisogna mettere alla porta questi
cittadini,” – ha sottolineato.
Un ponte per gli affari
Janukovic ha annunciato piani per la costruzione di vie di trasporto tra la Crimea
e la Russia. Esperti ucraini e russi “esamineranno due varianti: un ponte
oppure un tunnel”. “Studieremo e poi daremo seguito”, - ha affermato Janukovic,
aggiungendo che, dal punto di vista degli esperti, “il tunnel presenterebbe
maggiori difficoltà. Janukovic ha sottolineato che l’Ucraina è interessata agli
investimenti russi in Crimea…”Siamo interessati, parliamo la stessa lingua,
siamo partner strategici”, ha detto Janukovic. Per questa ragione, il capo del
governo si pronuncia per la collaborazione degli uomini d’affari di Russia e
Ucraina. “Io non sono tra coloro che si spaventano per il fatto che i russi
vengano da noi, al contrario di altri che affermano che essi intendono
comprarci. Non esiste tale minaccia. Siamo partner strategici”, - ha sottolineato
Janukovic. E si è anche espresso per il rafforzamento dello spazio economico
unico. “Saremo più forti insieme a Russia e Kazakhstan. Non abbiamo
alternative”, - ha dichiarato Janukovic.
La stampa
A parere di Janukovic, la stampa russa, in larga misura, lo sta appoggiando,
mentre quella occidentale sostiene Juschenko nel corso della campagna
presidenziale in Ucraina. “Tale fattore esiste, è ben presente, non può essere
nascosto. Occorre tenerlo in considerazione”, ha detto Janukovic. Inoltre, il candidato
alla presidenza ha voluto sottolineare “quanto sia importante
un’interpretazione obiettiva della situazione alla vigilia delle elezioni”.
Ucraina-NATO-Russia
Janukovic è convinto che, sviluppando rapporti unicamente con la NATO, ci sia
la possibilità di perdere “un intero settore dell’economia: quello
militare-industriale”. “Con l’introduzione degli standard della NATO saremmo
costretti a chiudere aziende e ad acquistare armamenti e tecnologie in
Occidente. Non possiamo permetterlo”. “Occorre costruire la sicurezza
internazionale ed europea su basi rinnovate, e, in questo, l’Ucraina deve avere
il suo posto”, - ha detto. “Non si deve costruire il sistema di sicurezza
europea senza la Russia, è indispensabile partecipare insieme ad essa a tale
costruzione. Tale questione è all’ordine del giorno”.
Juschenko non sarà premier
Interrogato su un’eventuale offerta, in caso di vittoria alle elezioni
presidenziali, della carica di primo ministro al suo principale oppositore
Viktor Juschenko, l’attuale capo del governo ha dichiarato di non essere
intenzionato a farlo.
Traduzioni dal russo