www.resistenze.org - popoli resistenti - ucraina - 01-11-04

Il primo turno delle elezioni presidenziali in Ucraina


Sono stati resi noti i risultati relativi a circa il 98% delle schede scrutinate per il primo turno delle elezioni presidenziali ucraine, svoltesi il 31 ottobre. Dal momento che nessuno dei candidati in lizza ha raggiunto la maggioranza assoluta necessaria per la vittoria, gli elettori  dovranno tornare al voto il 21 novembre per il ballottaggio tra i primi due piazzati.

L’attuale premier Viktor Janukovic, considerato molto vicino alle posizioni dell’amministrazione presidenziale russa, con il 39,88% dei voti, raccoglie i consensi in particolare delle regioni orientali e della Crimea, abitate in prevalenza da russi e russofoni.
Il candidato filo-NATO Viktor Juschenko, che ha usufruito di un enorme sostegno politico e finanziario da parte dell’amministrazione USA e che controlla una parte consistente dei “media” nazionali, prevale nettamente nelle regioni occidentali, dove più forte è la componente nazionalista anti-russa, raggiungendo complessivamente il 39,22%.

Il 5,78% dei consensi viene raccolto dal candidato del Partito Socialista di Ucraina Aleksandr Moroz.
Piotr Simonenko, candidato del Partito Comunista di Ucraina, tradizionalmente radicato nelle regioni russe e russofone (in Crimea, alle ultime politiche, aveva ottenuto ben il 70% dei voti, e sul piano nazionale, il 20%), subisce pesantemente la massiccia risposta popolare all’appello al voto utile lanciato da Janukovic, che gode dell’aperto sostegno del presidente russo Vladimir Putin, e non va oltre il 5,02%. 

L’1,5% è attribuito a Natalja Vitrenko, candidata della formazione di estrema sinistra Partito Progressista Socialista di Ucraina.
Viktor Juschenko, come era prevedibile, ha già messo in discussione l’esito della consultazione, denunciando brogli e violazioni della legge elettorale, che, per la verità, gli osservatori indipendenti hanno attribuito proprio ai nazionalisti in alcune zone dell’occidente del paese. Egli attende comunque l’esito del ballottaggio, dopo il cui svolgimento non vengono esclusi, in caso di una sua sconfitta, violenti disordini provocati dai nazionalisti, che contano già in questo momento, sui favori della stampa occidentale, che, in tutte le sue componenti (anche di sinistra, come “Il  Manifesto” e “Liberazione”) sembra allineata al cliché propagandistico suggerito dall’amministrazione USA. Il dopo-elezioni potrebbe essere così caratterizzato da un’atmosfera estremamente condizionata dalle pressioni dell’Occidente, intenzionato ad allineare la propria opinione pubblica “a difesa della democrazia e dei diritti umani”, e ad usare il ricatto delle sanzioni come formidabile arma a favore del suo candidato, che, se dovesse vincere, senza ombra di dubbio, scioglierebbe tutte le ambiguità che hanno fino ad ora caratterizzato la politica internazionale dell’Ucraina, schierandola definitivamente  a fianco dell’imperialismo occidentale. 

Janukovic, da parte sua, ha rivolto un appello a comunisti e socialisti, promettendo il varo di una riforma costituzionale che rafforzerebbe i poteri del parlamento, impegnandosi ad assumere nel suo programma alcune delle proposte di politica economico-sociale degli stessi comunisti, assicurando dignità di “lingua di stato” al russo e lasciando intendere di non escludere il ritiro del contingente ucraino dall’Iraq.

Il Partito Comunista di Ucraina, attraversato da un lacerante dibattito che vede protagonisti i fautori del “voto contro tutti” e i sostenitori della candidatura Janukovic (in particolare, la cosiddetta “ala filo-russa”, diretta dal leader della forte organizzazione della Crimea Leonid Grac), potrebbe nei prossimi giorni annunciare il suo appoggio all’attuale premier. A muoversi in tal senso, il KPU viene sollecitato anche dal “partito fratello” russo, il PCFR.

I socialisti, al contrario, hanno deciso a grande maggioranza di schierarsi con Juschenko. Pressioni perché il partito di Moroz assuma una “posizione europea”, sono sicuramente venute dalle socialdemocrazie occidentali, a ulteriore testimonianza del micidiale ruolo propulsivo che esse esercitano ai fini del riallineamento dei paesi ex socialisti nel sistema di alleanze politico-militari dell’occidente. Il leader socialista ha addirittura già partecipato ad una grande manifestazione dei seguaci di Juschenko, svoltasi il 6 novembre a Kiev, mentre militanti del suo partito, per la prima volta, sono scesi in piazza a Leopoli (roccaforte del nazionalismo ucraino, dove, nell’indifferenza della “democratica” Europa, gli ex partigiani e gli ex combattenti dell’Armata Rossa, perseguitati e discriminati, sono praticamente costretti ad una condizione di “clandestinità”) insieme con i veterani delle formazioni SS della Galizia.

MAURO GEMMA