www.resistenze.org - popoli resistenti - ucraina - 21-11-04

da http://www.partaktiv.info/interview/41923a02babb6/


“La vittoria di Juschenko e’ la divisione dell’Ucraina”


Intervista a Leonid Grac, leader dei comunisti della Crimea

10 novembre 2004

 

Alla vigilia del ballottaggio per le presidenziali, nel sito comunista ucraino “Partaktiv.info” è apparsa (ripresa da “From-ua”) una lunga intervista a Leonid Grac, popolare leader dei comunisti della Repubblica autonoma di Crimea (tra i massimi dirigenti del Partito Comunista di Ucraina), in cui viene spiegata la scelta della sua organizzazione regionale di schierarsi senza incertezze dalla parte di Viktor Janukovic.

Dell’intervista proponiamo la traduzione dei passaggi più significativi.

 

D. Che significato hanno i risultati del primo turno delle elezioni per il paese, in generale, e, più in particolare, per il Partito Comunista?

 

R. I risultati del primo turno presentano un enorme paradosso. Da un lato, il primo turno ha dimostrato che le idee di sinistra non sono solo vive, ma sono radicate nella società. Non meno di 5-6 candidati, tra cui quello del potere, sono stati costretti a fare i conti con le opinioni presenti nella società e ad assumere posizioni di sinistra.

Oggi le idee di sinistra non assumono solo un indirizzo sociale, ma assumono al proprio interno anche connotati geopolitici e, come dire, una dimensione linguistica. Le opinioni di sinistra si coniugano con un indirizzo filo-russo di sviluppo e con l’attribuzione alla lingua russa dello status di lingua nazionale.

Il primo turno presenta risultati tragici. Oggi è venuto il momento di ricordare lo slogan dei bolscevichi “La Patria è in pericolo”.

Il fatto è che, se oggi dovesse prevalere la politica dei nazional-liberali, dei nazional-socialisti, ciò significherebbe cadere sotto il controllo dell’Occidente. In questo risiede attualmente il significato dello slogan “La Patria è in pericolo
.

Le sinistre oggi si sono venute a trovare in condizioni storiche simili a quella, in cui si trovava il nostro partito, diretto da V. Lenin, quando dovette affrontare la questione della pace di Brest Litovsk. Allora correttamente si comportarono i nostri predecessori, che non seguirono la strada “né guerra, né pace”. Oggi non scegliere significherebbe dare la possibilità ai nazional-radicali, ai nazional-socialisti e ai filo-occidentali di vincere. Dei socialisti (il Partito Socialista di Ucraina, ormai a rimorchio dell’Internazionale Socialista e dei partiti socialisti dell’est Europa, non ha avuto problemi a schierarsi con Juschenko, nota del traduttore), dopo la loro operazione politica, che ci ha riportato allo scenario tedesco dell’inizio degli anni ’30, non voglio neppure parlare.


Da parte della direzione del Partito Comunista sono stati avviati alcuni passi, tra cui un incontro con il premier Janukovic, con cui si è cercato di raggiungere punti di contatto. Questi oggi in realtà esistono. Noi siamo pronti a lavorare, realizzando così i nostri programmi, alla creazione di un altro clima nella sfera sociale. La nostra scelta geopolitica era, è, e rimarrà russa. Noi siamo contro il nazionalismo. Siamo per la lingua russa. Vale a dire molte componenti che ancora una volta testimoniano del fatto che non possiamo rimanere alla finestra.


Il governo, attuale e futuro, sarà costretto a spostarsi significativamente a sinistra per cercare di risolvere insieme ai comunisti i problemi più acuti. I governanti non hanno alcuna prospettiva di relazioni accomodanti con i nazional-socialisti o i nazionalisti. Ciò significa che occorre basarsi sulla volontà del popolo, sulle idee di sinistra. E collaborare con rispetto e costruttivamente con il Partito comunista.

Se ciò non dovesse avvenire, non ci sarebbero le condizioni per la realizzazione di quanto noi proponiamo per la soluzione dei problemi sociali, geopolitici e interetnici. E ciò significa che è necessario assumere una seria posizione reciprocamente costruttiva. Non a vantaggio del Partito comunista, ma a vantaggio della società e dello stato.


(…)

La vittoria di Juschenko rappresenterebbe la spaccatura del paese. Vincendo, Viktor Juschenko non si confronterebbe mai con il sud-est del paese. Juschenko ha già affermato negli ultimi giorni che è decisamente contrario ad ogni forma di autonomia (in particolare, quella della Crimea). E questo è un problema di immenso significato politico e geopolitico.


Non vedo alcuna prospettiva in questa politica. E’ come quella di Saakashvili. Gli americani, dietro alle sue spalle, hanno già spaccato la Georgia. Oggi V. Juschenko con gli americani può spaccare l’Ucraina.

Io non penso che Janukovic si aspetti un futuro radioso nelle relazioni con le regioni occidentali, ma con lui ci sono certamente maggiori prospettive di reciproca convivenza.

 

(…)

 

D. Cosa prevede per il secondo turno?

 

R. Il secondo turno sarà pesantissimo dal punto di vista della situazione politica. Dal punto di vista dell’eccitazione delle piazze, delle provocazioni, delle mistificazioni, ecc. Lo abbiamo già vissuto nel 1990-1991, quando le stesse forze hanno preso d’assalto la capitale e hanno fatto la controrivoluzione.


All’epoca delle cosiddette “rivoluzioni delle capitali”, in realtà è passata la controrivoluzione. Ma coloro che si apprestano a mettere sottosopra Kiev, devono sapere che oggi esistono potenti opinioni pubbliche regionali. Le regioni diranno la loro. E sicuramente, tra queste, ci sarà la Crimea.


Se qualche signore pensa che controllare il viale Kreshatik significhi avere già conquistato il potere, pensi bene a quello che fa, perché allora in piazza potrebbe scendere il resto dell’Ucraina.

(…)


Traduzione dal russo di Mauro Gemma