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Una giornata tra i manifestanti di Kiev

 

Le impressioni del comunista russo Dmitrij Jakushev

24 novembre 2004

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La peste “arancione” si propaga per Kiev. Il Kreshatik, piazza dell’Indipendenza, piazza Europa sono gremiti di folla, praticamente tutto il centro della città. Sono stato alla stazione e ho constatato che stanno arrivando treni dall’occidente pieni di sostenitori di Juschenko, che salutano gli abitanti di Kiev con lo slogan “banderista” (i seguaci di Bandera, collaborazionisti delle SS naziste, nota del traduttore) “Gloria agli eroi, gloria all’Ucraina”. Mi ha sollevato il fatto di aver incontrato dei cittadini di Kiev consapevoli di quanto sta succedendo e per questo allarmati. C’era anche una donna, che appena ieri aveva votato per Juschenko, perché non sopportava Kuchma e credeva che Juschenko fosse un “buon economista”, spaventata, quando ha visto apparire dietro la schiena del “buon economista” la “banderovschina” più esaltata, che da qualche giorno imperversa per le strade di Kiev. Non ci dovrebbe essere alcun dubbio sul fatto che del potere potrebbero impadronirsi proprio i fascisti. Davanti agli occhi abbiamo tutti gli ingredienti dell’ideologia fascista: finanziamenti enormi, una smisurata demagogia, che utilizza la tematica sociale e il nazionalismo aggressivo, diretto contro la Russia.

Janukovic, al momento, a Kiev controlla solo alcuni palazzi amministrativi. Qui si afferma continuamente che essi sarebbero sotto controllo dei corpi speciali russi. Se fosse così, Putin sarebbe davvero molto in gamba. Ma francamente non vedo come Janukovic possa cambiare radicalmente la situazione a Kiev. Non dispone della forza militare in grado di permetterglielo. Poi, sono assolutamente convinto che Juschenko già dispone di reparti militari, che per ora non sono ancora entrati in azione. Juschenko ha bisogno di dare una parvenza legale alla presa del potere, in modo tale che venga riconosciuta da tutta l’Ucraina. Ieri lo speaker della Rada Litvin ha interrotto la seduta, non appena è stato evidente che Juschenko sarebbe stato proclamato presidente. Ma ciò è ugualmente avvenuto. Juschenko ha giurato sulla Bibbia, mentre i deputati “banderisti” (tutti gli altri erano assenti in sala) cantavano “L’Ucraina non è morta”. C’è però da dire che la migliore propaganda contro Juschenko nelle regioni orientali del paese è rappresentata proprio dal suo canale televisivo “tv5”. Nessuno là nutre dubbi sul fatto che Juschenko non sia certo l’uomo adatto a realizzare gli appelli, lanciati da questa TV, per la creazione di un’unica nazione ucraina.

 

Traduzione dal russo di Mauro Gemma