Ci sono gli Stati Uniti dietro i disordini a Kiev
di Ian Traynor
venerdì, 26 novembre 2004
The Guardian
http://www.guardian.co.uk/ukraine/story/0,15569,1360236,00.html
(traduzione di Curzio Bettio di Soccorso
Popolare di Padova)
Con i loro siti web e i loro adesivi, con i loro…tiri mancini e i loro slogans
miranti ad espellere il timore diffuso di un regime corrotto, i guerriglieri
democratici del movimento dei giovani dell’Ucraina Pora hanno già raggiunto una
notevole vittoria, qualsiasi sia il risultato della pericolosa presa di
posizione a Kiev.
L’Ucraina, tradizionalmente passiva nei confronti dei suoi politici, è stata
mobilitata da questi giovani attivisti democratici e non sarà più la stessa.
Mentre i vantaggi all’Ucraina derivano dalla “rivoluzione dei castagni” tutta
colorata di arancione, la campagna è una creazione degli Stati Uniti,
un’operazione sofisticata e brillantemente concepita nell’imporre il marchio e
il mercato dell’Occidente che, in quattro Paesi in quattro anni, è stata usata
per tentare di recuperare elezioni manipolate e far crollare regimi
ripugnanti.
Predisposta e organizzata dal governo USA, con la messa in campo di consulenti
Statunitensi, di esperti sondaggisti, di diplomatici, dai due grandi partiti
Americani e da organizzazioni non governative USA, l’operazione dapprima è
stata applicata in Europa, a Belgrado, nel 2000 per sconfiggere Slobodan
Milosevic alle votazioni.
Richard Miles, l’ambasciatore USA a Belgrado, vi ha giocato un ruolo decisivo.
E l’anno scorso, come ambasciatore USA a Tbilisi, ha ripetuto il trucco in
Georgia, imbeccando Mikhail Saakashvili sul modo di abbattere Eduard
Shevardnadze.
Dieci mesi dopo il successo a Belgrado, l’ambasciatore USA a Minsk, Michael
Kozak, un veterano di simili operazioni in America Centrale, in particolare in
Nicaragua, organizzava un’operazione quasi identica per cercare di rovesciare
l’uomo forte della Bielorussia, Alexander Lukashenko.
È stato un fallimento. “Non ci sarà nessun Kostunica in Bielorussia!” questo ha
affermato il Presidente della Bielorussia, riferendosi alla vittoria a
Belgrado.
Ma l’esperienza acquisita in Serbia, nella Georgia e nella Bielorussia è
risultata impagabile nel predisporre la caduta del regime di Leonid Kuchma a
Kiev.
L’operazione di ingegneria democratica attraverso le votazioni e la
disobbedienza civile risulta di così facile applicazione che i metodi sono
stati codificati in uno schema modello per riportare il successo nelle elezioni
di altri popoli.
Nel centro di Belgrado, vi è un ufficio squallido che ha a disposizione dei
giovincelli abili ad usare il computer che si identificano come Centro di
Resistenza Non-violenta. Se voi desiderate sapere come si abbatte un regime che
controlla i mezzi di informazione di massa, i giudici, i tribunali, gli
apparati di sicurezza e i seggi elettorali, i giovani attivisti di Belgrado
sono a disposizione, liberi, in affitto.
Questi sono saltati fuori dal movimento studentesco anti-Milosevic, “Otpor”,
che significa “Resistenza”. Lo stigmatizzare con una parola singola, forte,
attraente è importante. L’anno scorso, in Georgia, il movimento studentesco
equivalente era “Khmara”. In
Bielorussia, “Zubr”. Ora, in Ucraina è “Pora”, che significa “Tempo
giusto”, “Adesso!”.
Inoltre, Otpor aveva uno slogan semplice, ma potente, che nel 2000 appariva
dappertutto in Serbia, le due parole “gotov je”, che significano “lui è finito!”,
con riferimento a Milosevic. Un logo di un pugno chiuso, in bianco e nero,
completava la magistrale operazione di marketing.
In Ucraina, il corrispondente logo è un orologio che batte le ore, quindi da il
segnale che i giorni del regime di Kuchma sono contati.
Adesivi, bombolette e siti web sono le armi dei giovani attivisti. Ironia e
spettacoli umoristici di strada di derisione del regime hanno visto un immenso
successo nell’eliminare completamente il timore della gente verso il potere e
nel renderlo furioso.
L’anno scorso, prima di diventare Presidente in Georgia, il Signor Saakashvili,
su indicazione degli USA, è partito da Tbilisi per Belgrado per essere
addestrato nelle tecniche della disobbedienza di massa.
In Bielorussia, l’Ambasciata USA ha organizzato la spedizione nel Baltico di giovani
leaders dell’opposizione, dove questi si sono incontrati con dei Serbi
provenienti da Belgrado.
Nel caso della Serbia, dato l’ambiente ostile a Belgrado, gli Americani avevano
organizzato il rovesciamento del regime dalla confinante Ungheria, a Budapest e
a Szeged.
Nelle settimane ultime, diversi Serbi si sono recati in Ucraina. Anzi, uno dei
leaders da Belgrado, Aleksandar Maric, è stato respinto al confine.
L’Istituto Nazionale Democratico del partito Democratico, l’Istituto
Internazionale Repubblicano del partito Repubblicano, il Dipartimento di Stato
degli USA e l’Agenzia Statunitense per lo sviluppo internazionale sono gli
organismi principali coinvolti in queste campagne a livello popolare, come pure
l’Organizzazione non governativa Casa della Libertà e l’Istituto per una
Società libera e aperta del miliardario George Soros.
Esperti americani di indagini campione e consiglieri di professione vengono
assunti per organizzare gruppi di interesse ed usare dati psefologici per
disegnare le strategie. [N.del tr.: la
psefologia è lo studio del comportamento politico dell’elettorato in occasione
delle elezioni, basato sull’analisi della ripartizione del voto nei diversi
schieramenti, dei suoi spostamenti, della sua composizione.]
Le opposizioni, di solito litigiose e frazionate, devono stare unite dietro la
bandiera di un unico candidato, se vi deve essere una qualche possibilità di
deporre il regime. Questo leader viene scelto sulla base dell’oggettività e del
pragmatismo, anche se lui o lei sono anti-Americani.
In Serbia, i sondaggisti Statunitensi “Penn, Schoen and Berland Associates”
avevano scoperto che il leader dell’opposizione filo occidentale assassinato,
Zoran Djindjic, in patria veniva insultato e non aveva alcuna possibilità di
battere Milosevic in una leale consultazione. Allora venne convinto di mettersi
in disparte in favore dell’anti-Occidentale Vojislav Kostunica, che ora è il
Primo Ministro della Serbia.
In Bielorussia, funzionari Statunitensi hanno ordinato ai partiti di opposizione
di unirsi dietro il severo, e più anziano sindacalista, Vladimir Goncharik,
visto che piaceva di più all’elettorato di Lukashenko.
Ufficialmente, il governo degli Stati Uniti ha speso 41 milioni di dollari$,
pari a 21.7 milioni di £ sterline, per organizzare e finanziare l’operazione
lunga anni per sbarazzarsi di Milosevic dall’ottobre 1999. In Ucraina, si
ritiene che l’impegno finanziario si aggiri finora sui 14 milioni di
dollari$.
Oltre il movimento studentesco e l’unità delle opposizioni, l’altro elemento
chiave nel disegno democratico è quello noto come “classificazione del voto
parallelo”, un registratore dei brogli nel sistema elettorale, tanto cari ai
regimi di cattiva reputazione.
Esistono professionisti controllori delle elezioni estere appartenenti ad enti
come l’Organizzazione per la Sicurezza e la Cooperazione in Europa (OSCE), ma nelle elezioni Ucraine,
come per le precedenti, hanno giocato un ruolo importante migliaia di
controllori locali della consultazione, addestrati e pagati da gruppi
Occidentali.
La Casa della Libertà e l’Istituto Nazionale Democratico del partito
Democratico NDI hanno procurato i finanziamenti per organizzare “il più largo
sforzo civile sul territorio per monitorare la
consultazione” in Ucraina, impiegando più di 1.000 osservatori
addestrati. Hanno anche organizzato gli exit polls. Domenica notte, questi
sondaggi davano il Signor Yushchenko in testa con 11 punti e costruivano il
programma per molto di quello che sarebbe accaduto in seguito.
Gli exit polls sono considerati determinanti, dato che prendono l’iniziativa
nella battaglia propagandistica con il regime, invariabilmente presentandosi
per primi, ricevendo una larga copertura dai media e imponendo l’onere della
risposta alle autorità.
La fase finale nello schema USA riguarda come reagire quando colui che è in
carica tenta di rubare l’elezione che ha perso.
In Bielorussia il Presidente Lukashenko aveva vinto, quindi la reazione è stata
minima. A Belgrado, a Tbilisi, ed ora a Kiev, dove le autorità inizialmente
hanno cercato di aggrapparsi al potere, il consiglio era di rimanere calmi ma
determinati, e di organizzare manifestazioni di massa di disobbedienza civile,
che dovevano conservare un carattere pacifico, pur sotto il rischio di
provocare il regime ad una violenta repressione.
Se gli avvenimenti a Kiev confortano con successo gli USA nella loro strategia
di aiutare gli altri popoli a vincere le elezioni e a sottrarre il potere ai
regimi anti-democratici, è certo che si tenterà di ripetere l’operazione
dappertutto nel mondo post-Sovietico.
I posti da tenere sotto osservazione sono la Moldavia e le nazioni assolutiste
dell’Asia Centrale.