“Kuchma ha sempre lavorato perché Juschenko fosse eletto presidente”
“Krimskaja Pravda”
10 dicembre 2004
http://www.kp.crimea.ua/text/num5/dec_2004_10.html
Molti politici affermano che l’approvazione di cambiamenti
costituzionali apre la strada al varo di una riforma politica e rasserena la
società. E’ pura ipocrisia. Nel corso del prolungato confronto tra la posizione
ostinata di “Nostra Ucraina” (il
blocco di Juschenko, nota del traduttore) e quella opportunista delle frazioni oligarchiche e del gruppo
socialista, è emerso il progetto 4180, che in sostanza afferma: una qualche
limitazione dei poteri del presidente e la formazione da parte del Soviet
Supremo del Gabinetto dei ministri. Viene mantenuta la norma vigente di
formazione della Corte Costituzionale e del Consiglio della Banca nazionale di
Ucraina. In realtà, nel documento viene solo prorogato fino a 5 anni il termine
del mandato del Soviet Supremo, viene introdotto un organo di sorveglianza
sull’osservanza dei diritti dell’uomo e viene esteso il sistema elettorale
proporzionale. Viene in pratica escluso il “mandato imperativo”, vale a dire
che i gruppi parlamentari vengono privati del diritto di espellere quei
deputati, eletti in liste di partito, che non rispettano gli impegni presi nei
confronti degli elettori, violando la disciplina parlamentare.
In tal modo, nel corso della discussione in merito al progetto di riforma
politica, la lotta dei “nashisti” (da
“Nasha Ukraina”) è stata sempre condotta non certo nell’interesse di chi
stava manifestando, ma per il mantenimento dei poteri illimitati del presidente
e per la sua illimitata possibilità di arricchire la cerchia dei suoi
collaboratori. Con il contorno di slogan accattivanti sulla lotta per la
democrazia, sia i clan che aspirano al potere che quelli che già vi sono
installati hanno perseguito un solo obiettivo: difendere i propri “sporchi”
interessi. La loro lotta ha già conseguito il primo risultato di provocare la
divisione della società e di creare i presupposti per la separazione
territoriale dell’Ucraina. Come in passato, sono fermamente convinto che Leonid
Kuchma ha sempre lavorato perché Juschenko ottenesse la presidenza
dell’Ucraina. La ragione principale di ciò è rappresentata dalla paura di
perdere il capitale accumulato per sé e per la sua famiglia e la paura nei
confronti delle autorità americane, che ha consentito agli USA di manovrarlo,
soprattutto durante la crisi politica che ha travagliato il paese.
La sua venuta al Soviet Supremo l’8 dicembre e la firma apposta ai documenti
approvati, non sono certo azioni dettate dai sentimenti patriottici del
presidente e dal suo desiderio di impedire la contrapposizione nel paese. Sono
piuttosto le mosse di un presidente debole e molto dipendente, la cui condotta
sconcertante sta a testimoniare che agisce per compiacere i rappresentanti
delle forze nazionaliste di destra. A mio avviso, Leonid Kuchma ha deliberatamente
creato, coperto e approfondito la crisi che è andata acutizzandosi nel paese
nel periodo elettorale. Invitando i cosiddetti “costruttori di pace”, da cui è
venuta una posizione di sostegno agli “arancioni”, conducendo innumerevoli
trattative ed estenuanti “tavole rotonde”, egli ha di fatto favorito gli
interessi geopolitici degli USA, mentre la sua maschera di “costruttore di
pace” si è rivelata solo uno schermo per nascondere i suoi autentici interessi.
Il mio personale punto di vista è che gli ultimi avvenimenti in Ucraina
rappresentano il finale scontato del tradimento degli interessi del popolo
ucraino attuato dal presidente Kuchma.
(…)
Testo fornito dall’Ufficio stampa
del Partito Comunista di Ucraina
Traduzione dal russo di Mauro Gemma