da http://left.ru/2004/17/yakushev116.phtml
La nebbia arancione
non durerà per l’eternità
di Dmitrij Jakushev
Il commento dello studioso marxista rivoluzionario russo alla decisione di
ripetere le elezioni presidenziali in Ucraina
In Ucraina verranno ripetute le elezioni. Ciò significa che la “rivoluzione
arancione” ha quasi vinto. La vittoria di Juschenko è predeterminata. Nel
nord-ovest dell’Ucraina le falsificazioni a favore di Juschenko saranno ancora
più vistose, mentre nel sud-est, dove una parte significativa delle elite
locali si è spaventata e si prepara a convivere con Juschenko, il destino di
Janukovic pare segnato. Con la ripetizione delle votazioni, Janukovic sarà
costretto ad una competizione leale con un avversario che ha ricevuto il
diritto di frodare quanto gli pare. Ho molti dubbi che Janukovic sia nelle
condizioni d’animo per partecipare a questo gioco. L’accordo di Janukovic di
andare a una nuova votazione, subendo il ricatto arancione, può essere
interpretato come un adattamento alle condizioni imposte da Juschenko, che ha
bisogno dello stesso concorrente per dare rilievo alla sua vittoria. Un vero
colpo a Juschenko potrebbe infatti essere rappresentato dal rifiuto di Janukovic
di ripetere il turno e da un appello al popolo a non partecipare alla farsa.
Juschenko così sarebbe scelto solo da Lvov e da Kiev, mentre la parte restante
del paese potrebbe non riconoscere questo presidente, imposto con la forza
dall’Occidente e dagli “arancioni” di Kiev. Temo purtroppo che Janukovic non
sia dotato della statura necessaria per compiere un simile passo.
Ma tutto ciò non cambierà affatto il processo ormai avviato di divisione
dell’Ucraina, che è ancor più profondo di quanto non traspaia dalle
dichiarazioni “separatiste” di alcuni politici dell’est. Le popolazioni che
vivono nel sud-est del paese non dimenticheranno mai che la Galizia e Kiev
hanno sempre rifiutato la parità linguistica, che hanno estromesso il
presidente da esse eletto, che, senza chiedere il loro consenso, hanno deciso
di creare una “nazione unita”, i cui eroi sono Bandera (il capo degli hitleriani ucraini, nota del traduttore) e Donzov, che se ne sono
infischiati del loro desiderio di riavvicinarsi alla Russia, considerata da
molti nel sud-est dell’Ucraina come la propria patria. Tutto ciò ha ragioni
profonde ed estremamente serie. Il colpo di stato “arancione” a Kiev
rappresenta l’inizio della lotta di liberazione nazionale nel sud-est, che
sicuramente si estenderà al resto dell’Ucraina. La nebbia arancione non durerà
certo per l’eternità.
Questa lotta produrrà politici radicali. I nuovi politici radicali saranno
espressi dal popolo, non dagli oligarchi, che passeranno dalla parte di
Juschenko. Così in “Nezavisimaja Gazeta”, il giornale controllato da
Berezovskij, è apparsa un’intervista al vicepresidente del consorzio del
Donetsk “Gruppo industriale”, Aleksandr Pilinenko, in cui di fatto vengono
prese le distanze da Janukovic:
“E’ certo che se i paesi occidentali ci chiudessero le porte, se ci imponessero
l’embargo, ciò rappresenterebbe un colpo fortissimo per la nostra compagnia.
Non nascondiamo certo che per noi non è tanto importante chi sarà il vincitore
delle elezioni, quanto il fatto che l’Occidente ne riconosca la legittimità”.
Altro non si può aggiungere: non è importante come si vota, ma che l’Occidente
lo legittimi. E l’Occidente ha già detto che, comunque si voti, riconoscerà
solo Juschenko. Questa finta degli oligarchi del Donetsk dimostra che,
esattamente come in Russia, il grande capitale privato in Ucraina è interamente
compradore. Tutti questi Rinat Akhmetov (grande magnate del Donetsk, nota del traduttore) sono pronti a vendere il proprio popolo ai
seguaci di Bandera, a privarlo della propria lingua, della propria storia e
cultura, solo per vedere garantiti i propri interessi finanziari. Tali garanzie
per costoro vengono solo dall’Occidente. E ciò ancora una volta dimostra che
non esiste e che mai è esistito un imperialismo russo. Solo persone ingenue
e limitate, come alcuni moderni marxisti russi, possono disegnare schemi
grotteschi, secondo cui dietro a Juschenko starebbe il capitale occidentale,
mentre dietro a Janukovic quello russo. Le cose non stanno affatto così. A
fianco di Juschenko non si è schierato solo il capitale occidentale, ma anche
il grande capitale privato russo. Contro Juschenko ha cercato di battersi la
burocrazia di stato russa, che si trova in stato di guerra con i compradori di
casa propria.
La verità è che, al contrario di quella ucraina, la burocrazia russa
rappresenta una forza significativa, dal momento che controlla Gazprom, i
condotti energetici, e ora, dopo la disfatta della Jukos, si appresta a
controllare una quota cospicua dell’estrazione di petrolio. Tale burocrazia
è in grado di staccarsi dalla borghesia e di condurre il gioco in autonomia. La
burocrazia ucraina, invece, è meno indipendente. Una pressione seria sul
capitale compradore ucraino da parte dell’Occidente ha dissolto velocemente
tutto il sistema di sostegno elettorale a Janukovic. Sottoposta a tale
pressione, molto semplicemente l’ “elite” ucraina ha “scaricato” Janukovic.
La quasi inevitabile vittoria di Juschenko rappresenterà la disfatta di un
progetto di sviluppo capitalistico autonomo per le ex repubbliche sovietiche,
promosso dalla burocrazia di stato russa. In realtà, tale progetto era
condannato al fallimento fin dall’inizio, dal momento che non era e non poteva
essere appoggiato dalla borghesia compradora interna, che sostiene il controllo
imperialista dei nostri paesi. Oggi anche la Russia non ha scelta: o la
trasformazione in colonia, o il socialismo. E questa alternativa sarà di giorno
in giorno sempre più evidente.
Traduzione dal russo di Mauro Gemma