www.resistenze.org - popoli resistenti - ucraina - 14-12-04

da http://left.ru/2004/17/yakushev116.phtml

La nebbia arancione non durerà per l’eternità


di Dmitrij Jakushev

Il commento dello studioso marxista rivoluzionario russo alla decisione di ripetere le elezioni presidenziali in Ucraina

In Ucraina verranno ripetute le elezioni. Ciò significa che la “rivoluzione arancione” ha quasi vinto. La vittoria di Juschenko è predeterminata. Nel nord-ovest dell’Ucraina le falsificazioni a favore di Juschenko saranno ancora più vistose, mentre nel sud-est, dove una parte significativa delle elite locali si è spaventata e si prepara a convivere con Juschenko, il destino di Janukovic pare segnato. Con la ripetizione delle votazioni, Janukovic sarà costretto ad una competizione leale con un avversario che ha ricevuto il diritto di frodare quanto gli pare. Ho molti dubbi che Janukovic sia nelle condizioni d’animo per partecipare a questo gioco. L’accordo di Janukovic di andare a una nuova votazione, subendo il ricatto arancione, può essere interpretato come un adattamento alle condizioni imposte da Juschenko, che ha bisogno dello stesso concorrente per dare rilievo alla sua vittoria. Un vero colpo a Juschenko potrebbe infatti essere rappresentato dal rifiuto di Janukovic di ripetere il turno e da un appello al popolo a non partecipare alla farsa. Juschenko così sarebbe scelto solo da Lvov e da Kiev, mentre la parte restante del paese potrebbe non riconoscere questo presidente, imposto con la forza dall’Occidente e dagli “arancioni” di Kiev. Temo purtroppo che Janukovic non sia dotato della statura necessaria per compiere un simile passo.
Ma tutto ciò non cambierà affatto il processo ormai avviato di divisione dell’Ucraina, che è ancor più profondo di quanto non traspaia dalle dichiarazioni “separatiste” di alcuni politici dell’est. Le popolazioni che vivono nel sud-est del paese non dimenticheranno mai che la Galizia e Kiev hanno sempre rifiutato la parità linguistica, che hanno estromesso il presidente da esse eletto, che, senza chiedere il loro consenso, hanno deciso di creare una “nazione unita”, i cui eroi sono Bandera (il capo degli hitleriani ucraini, nota del traduttore) e Donzov, che se ne sono infischiati del loro desiderio di riavvicinarsi alla Russia, considerata da molti nel sud-est dell’Ucraina come la propria patria. Tutto ciò ha ragioni profonde ed estremamente serie. Il colpo di stato “arancione” a Kiev rappresenta l’inizio della lotta di liberazione nazionale nel sud-est, che sicuramente si estenderà al resto dell’Ucraina. La nebbia arancione non durerà certo per l’eternità.
Questa lotta produrrà politici radicali. I nuovi politici radicali saranno espressi dal popolo, non dagli oligarchi, che passeranno dalla parte di Juschenko. Così in “Nezavisimaja Gazeta”, il giornale controllato da Berezovskij, è apparsa un’intervista al vicepresidente del consorzio del Donetsk “Gruppo industriale”, Aleksandr Pilinenko, in cui di fatto vengono prese le distanze da Janukovic:
“E’ certo che se i paesi occidentali ci chiudessero le porte, se ci imponessero l’embargo, ciò rappresenterebbe un colpo fortissimo per la nostra compagnia. Non nascondiamo certo che per noi non è tanto importante chi sarà il vincitore delle elezioni, quanto il fatto che l’Occidente ne riconosca la legittimità”.
Altro non si può aggiungere: non è importante come si vota, ma che l’Occidente lo legittimi. E l’Occidente ha già detto che, comunque si voti, riconoscerà solo Juschenko. Questa finta degli oligarchi del Donetsk dimostra che, esattamente come in Russia, il grande capitale privato in Ucraina è interamente compradore. Tutti questi Rinat Akhmetov (grande magnate del Donetsk, nota del traduttore) sono pronti a vendere il proprio popolo ai seguaci di Bandera, a privarlo della propria lingua, della propria storia e cultura, solo per vedere garantiti i propri interessi finanziari. Tali garanzie per costoro vengono solo dall’Occidente. E ciò ancora una volta dimostra che non esiste e che mai è esistito un imperialismo russo. Solo persone ingenue e limitate, come alcuni moderni marxisti russi, possono disegnare schemi grotteschi, secondo cui dietro a Juschenko starebbe il capitale occidentale, mentre dietro a Janukovic quello russo. Le cose non stanno affatto così. A fianco di Juschenko non si è schierato solo il capitale occidentale, ma anche il grande capitale privato russo. Contro Juschenko ha cercato di battersi la burocrazia di stato russa, che si trova in stato di guerra con i compradori di casa propria.
La verità è che, al contrario di quella ucraina, la burocrazia russa rappresenta una forza significativa, dal momento che controlla Gazprom, i condotti energetici, e ora, dopo la disfatta della Jukos, si appresta a controllare una quota cospicua dell’estrazione di petrolio
. Tale burocrazia è in grado di staccarsi dalla borghesia e di condurre il gioco in autonomia. La burocrazia ucraina, invece, è meno indipendente. Una pressione seria sul capitale compradore ucraino da parte dell’Occidente ha dissolto velocemente tutto il sistema di sostegno elettorale a Janukovic. Sottoposta a tale pressione, molto semplicemente l’ “elite” ucraina ha “scaricato” Janukovic.
La quasi inevitabile vittoria di Juschenko rappresenterà la disfatta di un progetto di sviluppo capitalistico autonomo per le ex repubbliche sovietiche, promosso dalla burocrazia di stato russa. In realtà, tale progetto era condannato al fallimento fin dall’inizio, dal momento che non era e non poteva essere appoggiato dalla borghesia compradora interna, che sostiene il controllo imperialista dei nostri paesi. Oggi anche la Russia non ha scelta: o la trasformazione in colonia, o il socialismo. E questa alternativa sarà di giorno in giorno sempre più evidente.

Traduzione dal russo di Mauro Gemma