da http://www.vitrenko.org
9 aprile 2005
Ucraina: Juschenko scatena la repressione
Appello del Partito Progressista Socialista
di Ucraina all’Europa
L’Ucraina raccoglie i primi frutti avvelenati della “rivoluzione
arancione”.
Dopo aver aiutato Viktor Juschenko ad installarsi illegalmente al potere,
strutture e “media” europei hanno immediatamente fatto calare il silenzio sulla
situazione in Ucraina, limitandosi a registrare, con evidente soddisfazione, i
più significativi passi del nuovo governo verso la definitiva integrazione nel
campo imperialista.
Nel frattempo, senza che neppure lo stesso parlamento europeo (che,
contemporaneamente, quasi all’unanimità, dava l’avvio ad una nuova “crociata”,
questa volta contro la Bielorussia) sentisse l’esigenza di avviare un
“monitoraggio” della situazione interna ucraina “post-rivoluzionaria”, i nuovi
padroni del paese, inviando sul posto interi reparti delle forze di polizia e
dell’esercito, scatenavano la repressione contro le regioni sud-orientali del
paese, considerate “ribelli”, colpendo in particolare la minoranza russa e i
militanti delle forze di sinistra – in primo luogo, i compagni del Partito
Progressista Socialista -.
Cariche poliziesche contro le numerose e partecipate manifestazioni di protesta
che hanno visto scendere in piazza migliaia di persone, rimozioni di
personalità politiche, arresti di figure istituzionali e militanti e processi
in assenza del rispetto delle più elementari norme giuridiche, rappresentano lo
scenario abituale degli ultimi mesi.
Per denunciare la precaria situazione dei
diritti civili in Ucraina, Natalja Vitrenko, presidente del Partito
Progressista Socialista di Ucraina, ha lanciato un drammatico appello al
Consiglio d’Europa, all’OSCE e al Parlamento Europeo.
C’è da augurarsi che sollevi l’attenzione almeno delle forze democratiche e
progressiste.
Mauro Gemma
Stimati deputati del Parlamento Europeo e membri dell’OSCE!
Voi avete ripetutamente esaminato la situazione in Ucraina. Per questa ragione,
sono convinta che desiderate sinceramente che si realizzi una trasformazione
democratica del nostro paese. In quanto leader di un partito di opposizione, mi
sono sempre battuta contro le violazioni dei diritti dell’uomo in Ucraina. Verso
di me sono stati utilizzati i più feroci e antidemocratici metodi di lotta
politica, fino ad arrivare all’organizzazione di un attentato terroristico nei
confronti della mia persona nel 1999.
Sono sicura che, sostenendo le trasformazioni democratiche in Ucraina, avete
sperato che la rivoluzione arancione e Viktor Juschenko ne sarebbero stati i
garanti. Ma io affermo che Viktor Juschenko e la squadra che, insieme a lui, oggi
guida il paese Vi hanno ingannato.
Vi comunico che in Ucraina sono in corso processi di repressione politica di
massa, violazioni dei diritti umani e della libertà di parola.
Il processo di riprivatizzazione ha assunto un carattere non politico, ma
illegale.
Il potere utilizza i giudici per le punizioni degli oppositori politici, come è
avvenuto a Odessa, dove è stato processato il sindaco della città Ruslan Bodelan. Dopo aver punito il
sindaco, il potere ha avviato la repressione
contro i suoi sostenitori. Nella notte tra l’8 e il 9 aprile,
violando i diritti costituzionali dei cittadini, è stato distrutto un
accampamento di tende nella città di Odessa, e in particolare la tenda del Partito Progressista Socialista di Ucraina.
Le persone, che si trovavano nell’accampamento, sono state arrestate e condotte in un luogo ancora sconosciuto.
Io attribuisco tutta la responsabilità alla polizia politica e al regime del
presidente Juschenko, ed esigo che egli intervenga immediatamente in merito a
quanto è avvenuto.
Un altro esempio della repressione politica, diretta contro i leader dell’opposizione,
è quello dell’arresto, avvenuto il 6 aprile, del presidente del Consiglio
regionale di Donetsk, il leader del dell’organizzazione regionale del “Partito delle regioni” di opposizione, Boris Kolesnikov.
Lo hanno arrestato, violando tutte le norme del diritto ucraino e
internazionale. I mezzi di informazione di
massa non sono stati ammessi al processo. Violando tutte le norme
processuali, che garantiscono lo svolgimento di un processo trasparente, l’8 aprile il procedimento si è svolto a porte chiuse.
Nonostante gli stessi giudici fossero propensi ad esprimere il parere che non
sussistevano le condizioni per trattenere in stato d’arresto Boris Kolesnikov, il tribunale ha comunque eseguito
gli ordini politici ricevuti e non ha liberato il presidente del Consiglio
regionale di Donetsk.
Ai giudici Boris Kolesnikov ha
dichiarato la vera ragione della persecuzione nei suoi confronti: il rifiuto di
obbedire agli ordini della segreteria presidenziale di inserire candidature
gradite al potere nelle liste dell’organizzazione regionale del “Partito delle
regioni”.
(…) Tutto ciò avviene in conseguenza della
repressione politica scatenata dal potere.
Mi rivolgo a Voi, alle influenti strutture europee, con la richiesta di
esaminare immediatamente la situazione in Ucraina, di mettere fine all’attività
totalitaria, neofascista del potere che viola i diritti e le libertà
fondamentali dei cittadini dell’Ucraina.
Natalja Vitrenko
Presidente del Partito Progressista Socialista di Ucraina
Nostra traduzione dal russo