www.resistenze.org - popoli resistenti - ucraina - 15-09-05

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In merito alla “Comunità democratica del Baltico-Mar Nero-Regione del Caspio”


L’analisi e le posizioni del Partito Progressista Socialista di Ucraina (PPSU)


Intervista a Natalja Vitrenko

 

Pubblichiamo le risposte più significative di Natalja Vitrenko, leader dei progressisti socialisti ucraini, ai quesiti ricevuti nel corso di un’intervista in rete, concessa l’8 settembre 2005, mentre stava precipitando la crisi politica nel paese.

L’intervista aveva per tema l’analisi delle posizioni internazionali assunte dall’Ucraina dopo la vittoria della “rivoluzione arancione” e, in particolare del ruolo che può assumere il nuovo sistema di alleanze tra alcuni paesi dell’ex URSS che sembrano impegnati nella costruzione di un agguerrito blocco politico-militare in funzione antirussa, subalterno agli interessi imperialistici nella regione e strettamente legato agli stati dell’Europa orientale recentemente integrati nella NATO.

M.G.



D.
Come è noto, la storia spesso si ripete. Non Le sembra che gli attuali avvenimenti, quali l’avvicinamento alla Polonia e alla Lituania filoamericane, “l’orientamento europeo” di Juschenko, rappresentino in qualche modo una ripetizione degli avvenimenti del XVI-XVII secolo, quando lo stato polacco cercò di convertire al cattolicesimo e di asservire l’Ucraina, allo scopo di impadronirsi del maggior numero possibile di terre e ricchezze, mentre i vertici del potere, ad esempio Jarema Vishnevezkij tradivano il loro popolo? Come possiamo noi, ucraini e russi, contrastare ciò? E’ possibile senza l’uso della violenza (nel XVII secolo ci fu una guerra)?

 

R. Ci troviamoin effetti di fronte ad una situazione molto complicata. Come allora, anche adesso il potere nel nostro paese conduce una politica di tradimento degli interessi nazionali e come allora cerca di legare con la violenza l’Ucraina ad un’alleanza estranea alle sue radici storiche, alla sua cultura e ai suoi valori. L’alleanza con la Polonia e la Lituania non porterà niente di buono, esattamente come 400 anni fa. Ma è assolutamente necessario impedire l’uso della violenza, perché, mentre nel secoli passati ciò significava spade e scuri, oggi nel XXI secolo significherebbe l’uso degli armamenti nucleari, chimici e batteriologici, e conseguenze mostruose per la generazione attuale e quelle future. Proprio per questa ragione, le persone di buon senso in Ucraina devono rapidamente unirsi e difendere i propri diritti con metodi civili. Non si può permettere che il nostro paese venga costretto a convertirsi con la forza al cattolicesimo e che recida i suoi legami con la Russia e la Bielorussia.

 

(…)

 

D. Lei ritiene che l’alleanza proclamata possa trasformarsi in un blocco politico-militare? Quale sarà l’atteggiamento della Russia, della Bielorussia e dell’Unione Europea?

 

R. Sono convinta che dietro lo slogan della “comunità democratica” si nasconda l’inizio del processo di creazione di un aggressivo blocco politico-militare. L’obiettivo è quello di stringere la Russia nella morsa della NATO, di creare un anello di paesi ostili alla Russia, dal cui territorio in qualsiasi momento sia possibile avviare un’aggressione militare contro la Russia. Inoltre gli Stati Uniti hanno la necessità di domare l’Europa, di evitare che possa entrare in competizione (gli USA sono già spaventati dall’introduzione dell’euro e dall’intenzione di creare forze europee di sicurezza collettiva). Perciò faranno tutto ciò che possa risultare utile a garantire la loro presenza militare in Europa.

 

D. Pensa che la formazione della “SJUKA” sia un progetto del solo Juschenko o anche del governo?

 

R. Il termine recentemente coniato di “SJUKA” (Saakashvili, Juschenko, Kvasnevski, Adamkus) riflette a pennello l’atteggiamento del nostro popolo nei confronti di questa alleanza. La sua formazione rappresenta la realizzazione del programma del governo di Ju. Timoshenkoapprovato il 4 febbraio 2005 dal parlamento dell’Ucraina. Ricordo che a favore di questo programma, in cui quale contrappeso alla formazione dello “Spazio Economico Unico” di Russia, Bielorussia e Kazakhstan è stata avviata la politica di integrazione europea ed euro-atlantica, hanno votato 357 deputati e nessuno si è pronunciato contro.

 

D. Quali saranno le sanzioni della Russia contro l’Ucraina e la Georgia dopo tali azioni?

 

R. Tali azioni non amichevoli dei presidenti di Ucraina e Georgia rischiano di apparire alla Russia come gesti di ostilità nei suoi confronti. La Russia naturalmente difenderà i suoi interessi nazionali. E’ logico supporre che aumenteranno i prezzi sul forniture energetiche all’Ucraina, che verrà limitato l’afflusso di merci ucraine nei mercati dei paesi dello “Spazio Economico Unico”, che verrà interrotta la collaborazione scientifica, culturale, sportiva tra i nostri paesi, e che ciò porterà all’ulteriore degrado delle imprese dell’apparato produttivo ucraino e della vita culturale della nostra Ucraina. Le interruzioni dell’erogazione di energia provocheranno problemi al lavoro delle aziende, determinando un ulteriore abbassamento del livello di vita dei nostri concittadini. E la colpa di tale situazione ricadrà interamente sull’attuale potere “arancione” filoamericano.

 

D. Dietro a queste organizzazioni comunitarie “democratiche” si vede chiaramente la mano del Dipartimento di Stato USA, un nemico molto serio. Di fronte a simile minaccia è assolutamente indispensabile unire tutte le persone ragionevoli. E’ nelle intenzioni del PPSU collaborare strettamente con i movimenti “anti-arancione” dell’Ucraina?

 

R. La posizione del nostro partito, rafforzata dalle decisioni del suo congresso, è quella di unire tutte le forze in un blocco “anti-arancione”. In questo senso abbiamo già compiuto un primo passo, creando l’ “Opposizione popolare”, in cui sono confluiti alcuni partiti e organizzazioni sociali. Ci aspettiamo che anche altri partiti si rendano pienamente conto della minaccia di asservimento dell’Ucraina e che compiano passi concreti per realizzare l’unità. Ricordo che la mia iniziativa per la creazione del movimento “17 marzo” è stata appoggiata nel luglio 2005 dal IX “Congresso slavo” svoltosi a Minsk, che si proponeva di unire i partiti politici e le organizzazioni sociali delle ex repubbliche dell’Unione Sovietica allo scopo di difendere la volontà espressa dai nostri popoli nel referendum del 17 marzo 1991. La volontà dei nostri popoli è quella di stare insieme! Sarà anche la forma più concreta di resistenza ai piani aggressivi del Dipartimento di Stato USA.

 

Traduzione dal russo di Mauro Gemma