Cresce la resistenza popolare alle pressioni della NATO sull’Ucraina
Anche l’ambasciata italiana coinvolta nel provocatorio giro di propaganda
organizzato dall’alleanza atlantica nelle regioni orientali del paese?
Nota a cura del Centro di Cultura e Documentazione Popolare
Gli ambasciatori in Ucraina degli stati membri della NATO (anche quello italiano?) stanno per cominciare un vero e proprio giro di propaganda nelle regioni orientali del paese, per cercare di convincere sia le autorità che la popolazione ad accettare la futura adesione della ex repubblica sovietica all’alleanza atlantica.
La singolare e provocatoria iniziativa “promozionale” viene commentata in una
nota dal titolo Gli agitatori della NATO
vanno in mezzo al popolo, scritta il 20 ottobre da Maksim Sterligov per il
sito russo “Strana.ru”.
Scopo del “blitz” sarebbe quello di contrastare gli “stereotipi” che, ad avviso
dei dirigenti della NATO, stanno alla base della mancanza di consenso da parte
dell’80% della popolazione ucraina (nell’est del paese la quasi totalità) alle
drastiche decisioni di politica internazionale che le autorità di Kiev saranno
costrette a prendere nei prossimi anni.
Non è neppure casuale che il lancio di questa iniziativa propagandistica sia
stato accompagnato dalla visita a Kiev del segretario generale della NATO Jaap
De Hoop Scheffer che, ribadendo il valore strategico della scelta atlantica, ha
affermato che “le porte della NATO sono state, sono e saranno sempre aperte per
l’Ucraina”, e dalla conseguente dichiarazione del presidente della repubblica
Viktor Juschenko, secondo cui solo “entrando nella NATO, l’Ucraina verrà
maggiormente compresa dagli investitori e darà al mondo degli affari un buon
segnale circa la sua capacità di adattarsi ai metodi di lavoro europei” (sic).
La decisione di dare il via al tour propagandistico degli ambasciatori ha
immediatamente provocato la reazione delle opposizioni di sinistra e
filo-russe, che hanno mobilitato le popolazioni delle regioni orientali
interessate, organizzando manifestazioni e picchetti.
Anche in questo caso, come già era avvenuto in occasione della mobilitazione antifascista del 15 ottobre a Kiev che aveva impedito una parata di fascisti ex collaborazionisti, nell’iniziativa concreta, le forze della sinistra sembrano avere recuperato, almeno parzialmente, la spinta unitaria.
Ad esempio, a Donetsk, comunisti e socialisti progressisti si sono trovati insieme alla testa di un presidio di massa che ha picchettato la sede della locale università, dove per il 20 ottobre era prevista l’inaugurazione del centro di informazione della NATO che ospiterà la conferenza di uno degli ambasciatori occidentali.
I rischi per il futuro delle condizioni economiche e sociali dell’oriente
ucraino, derivanti dal procedere dei processi di colonizzazione conseguenti
all’aggancio definitivo al sistema di alleanze occidentali, erano chiari anche
ai 4.000 lavoratori del Donbass (pure in questo caso, il ruolo rilevante avuto
da comunisti e socialisti progressisti nella riuscita della manifestazione è
stato messo in evidenza dalle notizie di agenzia) convenuti davanti al
Parlamento di Kiev per chiedere misure di sostegno dello stato in grado di
arrestare l’inesorabile declino a cui la regione sarebbe condannata
dall’attuazione dei programmi di ristrutturazione sostenuti dalle forze
vincitrici della “rivoluzione” filo-occidentale dello scorso inverno.
Sugli scopi della visita del segretario generale della NATO in Ucraina, si è
pronunciato anche il Partito Comunista di Ucraina, per bocca del suo leader
Piotr Simonenko.
“L’ingresso dell’Ucraina nella NATO porterà alla perdita della sovranità politica ed economica…L’adesione alla NATO annienterà il complesso militare-industriale nazionale e condurrà all’inasprimento dei rapporti con i popoli di Russia e Bielorussia a noi vicini sul piano storico, culturale e spirituale, e alla dissoluzione del mondo slavo orientale.”
“Sono pure menzogne le affermazioni del presidente V. Juschenko, -, ha proseguito Simonenko, nel richiedere il pieno rispetto della Costituzione che prevede per l’Ucraina uno status di neutralità - secondo cui la NATO potrebbe garantire all’Ucraina la sicurezza sul piano internazionale e la difesa dei diritti e delle libertà di ogni uomo. Tutto quello che la NATO può garantire è rappresentato da guerra e terrorismo. Così come è avvenuto, ad esempio, in Jugoslavia e Afghanistan e come accade oggi in Iraq, dove decine di migliaia di pacifiche persone sono morte in conseguenza delle incursioni missilistiche nei quartieri residenziali”.
24 ottobre 2005
La nota è stata redatta sulla base di notizie di agenzia raccolte il 20 ottobre in http://www.strana.ru
Il testo integrale della dichiarazione di Simonenko, diffusa il 20 ottobre 2005 dal servizio stampa del Partito Comunista di Ucraina, in
http://www.kpu.net.ua/Main/modules.php?name=News&file=article&sid=379