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da http://www.politcom.ru
 
Le manifestazioni contro la NATO in Crimea
 
Tatjana Stanovaja
5 giugno 2006
 
Sulle lotte anti-NATO in Crimea è intervenuto anche l’autorevole sito russo di analisi politiche “Politcom.ru”, con il commento di una nota esperta. 
 
La scorsa settimana gli abitanti di Feodosia hanno impedito le operazioni di scarico di una nave della marina americana, che trasportava attrezzature militari per la partecipazione della NATO a manovre congiunte. Inoltre, alcune centinaia di attivisti dell’organizzazione giovanile della Crimea “Proryv” hanno bloccato l’aeroporto di Simferopoli, protestando contro lo scalo di un aereo della NATO. Le azioni di protesta, che hanno un carattere anti-NATO e filo-russo, sono anche indirizzate contro il ministro della difesa e quello degli affari esteri dell’Ucraina, considerati entrambi attivi sostenitori dell’integrazione euroatlantica tra le elite del paese. 
 
Le azioni di protesta degli abitanti della Crimea sono sostenute dal Partito delle Regioni, dal blocco di Natalja Vitrenko, dai comunisti, dai progressisti socialisti e dall’organizzazione “Russkaja obschina Kryma”. Tali azioni hanno visto accrescere il loro livello organizzativo: sono state innalzate tende, sono stati allestiti spettacoli, mentre il porto di Feodosia veniva presidiato persino durante la notte. La situazione è stata complicata anche dalla segretezza che circondava l’operazione di trasporto americana. La versione ufficiale, che parlava di materiale bellico destinato ad operazioni militari, e neppure della NATO, non ha convinto i manifestanti. Il deputato del Partito delle Regioni alla Rada Suprema Jurij Boldyrev ha dichiarato che una delle compagnie petrolifere americane era stata autorizzata ad effettuare prospezioni nei fondali del Mar Nero da Kerc a Feodosia. “Questa compagnia procederà a trivellazioni, alla ricerca del petrolio. Ciò significa che gli americani stanno creando in Crimea piattaforme petrolifere. Ed è per difendere la loro proprietà che essi intendono costruire una base militare a Starij Krym, dove in futuro collocheranno i loro soldati. Questa non è certo la fase preparatoria di semplici manovre, come ci vogliono far credere il ministero degli affari esteri e quello della difesa”, - ha affermato Boldyrev. 
 
Inoltre, i contestatori ritengono che la permanenza del carico militare nel porto sia illegale: nella Costituzione dell’Ucraina esiste il divieto allo stazionamento di qualsiasi forza e tecnologia militare straniera sul territorio nazionale senza l’autorizzazione della Rada Suprema. 
 
La questione dell’ingresso dell’Ucraina nella NATO rappresenta uno dei più scottanti problemi per l’Ucraina. La “coalizione arancione”, che è giunta al potere alla fine del 2004, ha indicato quale compito prioritario l’ingresso nell’UE e nella NATO. E’ la direttrice chiave della politica estera di Viktor Juschenko. Ma non dei suoi avversari politici: le sinistre e le forze che fanno leva sull’elettorato orientale si pronunciano categoricamente contro l’adesione alla NATO. Secondo un sondaggio del centro Razumov, rappresentano circa il 61% della popolazione. 
 
E’ evidente che il problema dell’integrazione euroatlantica crea una polarizzazione nel tessuto sociale, che viene utilizzato da organizzazioni filo-russe come “Proryv”, creata quale contrappeso al movimento “Fratellanza studentesca”, che si era recentemente mosso contro la presenza in Crimea della Flotta russa del Mar Nero. 
 
Il tema dell’ingresso dell’Ucraina nella NATO ha assunto così un significato particolare nel confronto politico. I sostenitori dell’ingresso nella NATO cercano di dimostrare di assecondare le esigenze sollevate dai partiti alleati, mentre i nemici dell’adesione cercano di sfruttare a loro favore eventuali punti di contatto con i partiti della “coalizione arancione”. In tal modo, “Nostra Ucraina” e il Blocco di Julija Timoshenko (le forze “arancioni” filo-occidentali) hanno cercato di trovare un accordo con il Partito Socialista (recalcitrante sull’adesione alla NATO) sulla questione della NATO. Si sarebbe deciso di risolvere la questione riguardante l’adesione solo attraverso un referendum nazionale. Il Partito delle regioni, che non ha ancora perso la speranza di vedere formata una coalizione “arancione-azzurra”, ha dichiarato di voler sostenere l’idea della convocazione di un referendum. E nel caso si svolgesse entro due o tre anni e il governo riuscisse a convincere il 60% della popolazione del paese dell’utilità di tale politica, allora “noi ci arrenderemmo all’evidenza e saremmo disposti a votare per questo nella Rada Suprema”, - ha dichiarato Taras Ciornovil (uno dei segretari del partito)
 
Si capisce che difficilmente Juschenko acconsentirà a porre al referendum un quesito chiaro in merito all’ingresso nella NATO, poiché sa di non poter contare sulla maggioranza dei consensi. Mentre il Partito delle regioni continuerà ad impegnarsi con tutte le sue forze sul tema della lotta contro la NATO. Il 22 maggio è stato lanciato un movimento che si batte per l’attribuzione all’Ucraina dello status di paese fuori dai blocchi. Promotori del movimento sono il presidente del consiglio politico del Partito delle regioni N. Azarov, il deputato V. Zubanov, l’ex presidente dell’Ucraina Leonid Kravchuk e l’ex segretario di Stato del ministero degli esteri A. Cialij (…) 
 
Traduzione dal russo di Mauro Gemma per www.resistenze.org