www.resistenze.org - popoli resistenti - ucraina - 20-08-06

“I comunisti dell’Ucraina sono usciti dignitosamente da una prova seria”
 
L’opinione di Ghennadij Zjuganov, leader del Partito Comunista della Federazione Russa, in merito alla formazione di un nuovo governo a Kiev
 
“Pravda”, 11 agosto 2006
 
http://www.cprf.ru/news/party_news/43629.html
 
D. A quanto pare, la crisi di governo in Ucraina si è conclusa. E’ stato formato un esecutivo con alla testa, come primo ministro, Viktor Janukovic, in cui sono entrati rappresentanti del Partito Comunista. Qual è il suo giudizio in merito a tale avvenimento? E quali sono, a suo avviso, le prospettive di sviluppo del processo politico in Ucraina?
 
R. Non mi affretterei a dire che in Ucraina tutto si è assolutamente risolto. E che la situazione si è definitivamente chiarita. Né che la crisi è stata completamente superata. Occorre tener conto del fatto che l’opposizione di destra rappresentata dal Blocco di Julja Timoshenko continua a lottare per il potere, poggiando su potenti forze esterne, in particolare sull’influenza tedesca.
 
Sulla base dell’esperienza degli ultimi anni, si presenta la necessità di stare costantemente all’erta, di considerare la possibilità di svolte inaspettate e radicali della situazione politica.
In linea di massima, è un fatto molto positivo che oggi le principali forze contendenti siano pervenute ad un accordo concreto. Il paese è stanco dei continui intrighi politici. L’autorevolezza del potere è caduta pericolosamente. L’esperimento “arancione” ha spinto l’Ucraina sull’orlo della guerra civile. Ora la minaccia del pericolo “arancione” nazional-radicale sembra allontanarsi, permettendo così di affermare che le decisioni assunte possono essere considerate soddisfacenti e significative.
 
Ma se parliamo delle prospettive, allora la situazione non si presenta certo chiara e tranquillizzante. Dal momento che ci troviamo solo di fronte ad una pausa nella contesa, ad una sorta di tregua tra le principali forze in competizione. Una pausa in gran parte inevitabile, poiché nessuno dei contendenti dispone delle forze necessarie per risolvere definitivamente e pienamente la situazione a proprio vantaggio. In situazioni simili i compromessi appaiono molto fragili.
 
Tanto più che l’attuale transizione dell’Ucraina allo status di repubblica parlamentare, nel cui ambito i poteri presidenziali si riducono in modo sostanziale, mentre il ruolo della rappresentanza popolare viene notevolmente accresciuto, potrebbe rappresentare il catalizzatore di una nuova ondata di conflitti per la spartizione dello spazio politico ed economico.
Così, se affrontiamo tutti gli aspetti della questione, la situazione attuale si presenta molto seria e, oserei dire, un test storico sulla professionalità degli attuali politici ucraini, sull’efficacia del parlamentarismo ucraino, sulla maturità delle elite nazionali, sia al governo che all’opposizione.
 
D. Cosa può dire, alla luce di quanto è accaduto, in merito alla situazione del Partito Comunista di Ucraina (KPU)?
 
R. Il KPU è uscito dignitosamente dalla situazione più difficile, dalle prove più serie che ha dovuto affrontare per alcuni anni. Ora i comunisti sono rappresentati in modo significativo nella direzione del parlamento: hanno ottenuto il posto di primo vicepresidente della Rada Suprema, la direzione di tre commissioni, la carica di segretario e vicepresidente di commissioni parlamentari di primo piano. In tal modo i nostri compagni hanno almeno in una certa misura potuto compensare i risultati per loro non positivi delle elezioni parlamentari.
 
E’ stata la posizione determinata dei comunisti che ha permesso di creare e consolidare la coalizione “anticrisi” composta dal Partito Comunista, dal Partito delle Regioni e dal Partito Socialista di Ucraina, che ha resistito a tutti gli attacchi sferrati dal potere presidenziale, nel tentativo di provocarne il fallimento o perlomeno di sminuirne il significato politico. Il KPU ha giocato un ruolo fondamentale, impedendo la catastrofe sociale nel paese.
I comunisti sono stati capaci di utilizzare le potenzialità della “tavola rotonda” organizzata da Juschenko, indicando al popolo come difendere concretamente gli interessi vitali dell’Ucraina. Essi hanno rispettato con coerenza gli impegni presi in campagna elettorale: si sono battuti contro la possibile entrata nella NATO, contro il giogo del WTO, per l’unità degli slavi orientali.
 
D. Rappresentanti del KPU sono entrati nel governo. Quali sono, a suo avviso, le prospettive di questo passo?
 
R. In considerazione della situazione creatasi, il Partito Comunista nel processo di formazione dell’attuale governo fa affidamento sulla professionalità dei suoi candidati, proponendo alla carica di ministro del Complesso Agro-industriale e di ministro dell’Industria specialisti vicini al partito. Dalle nostre consultazioni con i compagni ucraini è emerso che la direzione del KPU ritiene che la riforma politica dia al Partito Comunista la possibilità di chiedere conto a un ministro del lavoro svolto e di sollevarlo dall’incarico qualora non si attenga al Programma anti-crisi e non lavori a beneficio dei cittadini.
 
Certamente, non tutto procederà senza problemi.
La storia politica insegna che la partecipazione dei comunisti a governi borghesi li ha sottoposti sempre a dura prova. Sono proprio i comunisti ad essere in particolare incolpati di tutti i rovesci e degli errori commessi dagli esecutivi di governo. Il prestigio dei comunisti viene spesso messo in discussione. Così è stato con l’esperienza del PCF entrato nel governo con i socialisti in Francia e con la partecipazione dei comunisti italiani alla maggioranza parlamentare insieme ai democristiani e ad altri partiti borghesi alla fine degli anni ’70 – inizio anni ’80 del secolo scorso.
 
Anche il nostro partito ha affrontato tale prova quando, dopo la crisi finanziaria del 1998, delegammo tre ministri comunisti nel governo Primakov-Masljukov, che allontanò la Russia dall’orlo dell’abisso.
E’ la situazione del momento che detta quanto occorre fare. E noi comunisti dobbiamo imparare ad agire anche nelle circostanze più complicate.
Desideriamo augurare ai nostri compagni ucraini di avere successo in questa fondamentale impresa. E innanzitutto, nella realizzazione dei loro principali impegni elettorali: impedire l’entrata dell’Ucraina nella NATO, assegnare al russo lo status di seconda lingua statale, rafforzare in ogni modo la cooperazione tra Russia, Ucraina e Bielorussia.
 
Traduzione dal russo di Mauro Gemma per www.resistenze.org