www.resistenze.org
- popoli resistenti - ucraina - 27-10-07 - n. 200
da www.grach.crimea.com
La smania di entrare nella NATO
Intervista a Leonid Grac - Primo segretario del comitato repubblicano di Crimea del Partito Comunista di Ucraina
L’agenzia “RBC daily” ha rivolto alcune domande al leader dei comunisti della Crimea in merito al possibile ingresso dell’Ucraina nella NATO.
D. La società ucraina non appoggia la politica dell’adesione del paese alla NATO, ma gli esperti ritengono che tale prospettiva sia estremamente probabile. Come si spiega ciò? Perché persino in campagna elettorale non si è prestato ascolto all’opinione pubblica?
R. In Ucraina si è formato un sistema di potere che dipende non dall’opinione degli elettori ucraini, ma dalle raccomandazioni dell’amministrazione USA. Il sostegno elettorale si traduce nella sostanza in una sorta di autorizzazione a partecipare alla spartizione dello spazio politico ed economico del paese. Per i più forti blocchi elettorali ucraini – Partito delle Regioni, “Nostra Ucraina – Autodifesa Popolare” (NSNU) e “Blocco di Julia Timoshenko” (BIUT) – è essenziale ottenere il diritto di formare il governo. E’ evidente che il processo di formazione di una coalizione dipenderà dalla posizione che assumeranno i ……americani. Da molto tempo tra le strutture oligarchiche ucraine sono presenti contraddizioni che è difficile risolvere. Ciò ha favorito la controparte americana nell’assumere un ruolo in qualche modo di conciliazione. Ma essa pretende non solo l’osservanza degli obblighi da parte dei partner, ma soprattutto la disponibilità a sostenere i progetti geopolitici di Washington. In questa situazione, non c’è molto spazio per i giochi politici. O accettare le regole indicate dai rappresentanti di Washington, oppure pronunciarsi contro il complotto dei gruppi oligarchici per imporsi con il sostegno americano alla direzione politica del paese, a spese della società ucraina. Dubito che uno dei partiti menzionati abbia il coraggio di operare la seconda scelta. Soprattutto se teniamo conto del fatto che NSNU e BIUT ormai da tempo attuano una politica coerentemente filo-americana.
D. Che cosa potrebbe fermare l’adesione dell’Ucraina alla NATO?
R. Solo un forte movimento di massa, che faccia leva sui forti sentimenti presenti nella società. Le basi per la creazione di tale movimento sono state poste nel dicembre dello scorso anno, quando in Crimea si è svolto un referendum popolare sulla questione dell’interruzione della collaborazione con la NATO. In quel momento è emerso con chiarezza che la politica favorevole all’entrata nella NATO è respinta da tutti i gruppi sociali, etnici e confessionali. Sono convinto che una simile situazione, in caso di svolgimento di un referendum nazionale, si manifesterebbe nella maggioranza delle regioni dell’Ucraina.
D. Che cosa si frappone allo svolgimento di referendum nelle altre regioni?
R. Il processo di formazione del movimento procede con qualche difficoltà. I media ufficiali ignorano la tematica anti-NATO. Gli ambienti economici preferiscono sostenere un movimento politico-sociale che si preoccupa di non utilizzare slogan anti-NATO nelle campagne elettorali. E allo stesso tempo si sta operando contro di noi: nella società agiscono alcuni settori giovanili che, per il basso livello di istruzione oggi ricevuto, mancano di conoscenze adeguate del paese e del mondo e si fanno sostenitori dell’ingresso nella NATO – sia all’interno del paese che all’estero – e che non sono certo privi di mezzi per finanziare la loro propaganda.
D. In altre parole, le navi della NATO potrebbero attraccare a Sebastopoli in un futuro non lontano?
R. Purtroppo considero molto realistica la minaccia che, in un futuro non lontano, l’Ucraina venga assorbita nell’alleanza Nord-atlantica. Sapete che simile ipotesi, solo tre-quattro anni fa, sembrava frutto della fantasia. Oggi noi la consideriamo una delle possibili varianti dello sviluppo degli avvenimenti nell’immediato futuro.
D. Che cosa, secondo Lei, deve aspettarsi la Crimea e, più in generale l’Ucraina?
R. Lo scenario che ho prospettato è collegato alla disgregazione dello stato ucraino, che oggi appare unito solo sulla carta. Inoltre, in Crimea certamente si cercherà di provocare conflitti su base etnica e religiosa, dal momento che l’adesione alla NATO acutizzerà tutte le contraddizioni esistenti. Persa ogni autonomia, la dirigenza ucraina non sarà più in grado di gestire i conflitti tra le regioni, e in molte di queste faranno la loro comparsa centri esterni di gravitazione – Polonia, Ungheria, Turchia, Russia. Non penso che una simile situazione possa preoccupare molto la dirigenza americana. Agli americani interessa soprattutto che il riferimento internazionale dell’Ucraina non sia la Russia, per la quale l’entrata dell’Ucraina nella NATO rappresenterebbe una pesante sconfitta geopolitica.
D. Perché Ucraina e Russia non comprendono che la minaccia le accomuna e non imboccano la strada della comprensione reciproca?
R. L’elite ucraina non ha intenzione di difendere la sovranità statale e l’indipendenza, mentre la Russia non ha elaborato una strategia di lungo periodo per l’Ucraina. Se la dirigenza ucraina fosse disposta a difendere gli interessi nazionali, le sarebbe certamente più conveniente accordarsi con Mosca, piuttosto che con Washington. Ma in questo momento essa non vuole capire perché dovrebbe ricercare punti di contatto e instaurare rapporti di collaborazione strategica con la Russia. Se la Russia capisse in che modo va costruita la cooperazione con l’Ucraina, definendone gli obiettivi, le sarebbe più semplice trovare alleati affidabili nello spazio politico ucraino. E’ nostro comune interesse riuscire a modificare al più presto la situazione. In caso contrario, il processo di allontanamento dell’Ucraina dalla Russia potrebbe completarsi nel modo più tragico per i nostri popoli e stati.
Viktor Jaduka
rbcdaily.ru