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- popoli resistenti - ucraina - 20-03-08 - n. 220
L’Ucraina e la NATO
Intervista a Gheorghij Kriuchkov, parlamentare del Partito Comunista di Ucraina (KPU)
Agenzia “InterMedia konsulting”
D. Perché il Partito Comunista di Ucraina (KPU) ha assunto una posizione così rigida sulla questione della NATO?
R. Per intenderci, è necessario un breve rimando storico. Nel settembre 1996 entrambe le camere del Congresso degli USA approvarono la risoluzione n. 120 in difesa dell’indipendenza dell’Ucraina. Nella risoluzione, in modo preciso e categorico, era scritto ciò che avrebbe dovuto fare il presidente, il governo e il parlamento dell’Ucraina. E da allora, il potere ucraino non si è scostato di un millimetro dal dettato di quel documento. Esso viene nascosto al nostro popolo, come del resto molti altri documenti. In tal modo, gli USA sono l’unico stato che si è elevato al rango di parlamento che assume una risoluzione riguardante gli affari interni dell’Ucraina.
Nel giugno 2006, per iniziativa di prestigiosi esponenti della società civile, si è dato impulso a iniziative per promuovere un movimento per la neutralità dell’Ucraina, fuori dai blocchi. Il movimento ha rappresentato una reazione al tentativo violento di costringere il nostro popolo ad una scelta che va in un’unica direzione, quella della nostra adesione alla NATO.
La situazione è paradossale: due terzi dei nostri cittadini sono contrari alla NATO. E per questa ragione, alcuni nostri politici sono arrivati addirittura ad affermare che il “nostro popolo è un popolo privo di senno”.
Io certamente non lo penso. E accreditati istituti sociologici hanno realizzato delle inchieste, che dimostrano che le persone dotate di senno non hanno nessuna intenzione di farsi coinvolgere in questa avventura. La maggior parte dei nostri compatrioti comprende perfettamente quanto pericolosa possa essere tale irragionevole decisione.
Io guardo al problema della neutralità dell’Ucraina dalla posizione di chi ha a cuore la realizzazione degli interessi nazionali, della sicurezza, della sovranità e dell’indipendenza del nostro stato.
Non esistono più né l’Unione Sovietica né il Patto di Varsavia, ma la NATO non solo è stata conservata, ma si è fortemente rafforzata verso Est. Aumentano le contraddizioni. Si manifestano in particolare nella contrapposizione tra Russia e Occidente. E, in primo luogo, tra Russia e USA. Entrambe le parti hanno interessi in Ucraina. La Russia dichiara apertamente che considera il nostro paese zona di interesse strategico. Anche gli USA, nei loro documenti, scrivono che l’Ucraina è di fondamentale importanza per i loro interessi.
D. Cosa dovrebbero fare i cittadini in una situazione così complessa?
R. Chi ha preparato nel giugno 1990 la dichiarazione sulla sovranità dell’Ucraina e ha sottoscritto la decisione secondo cui il nostro paese afferma l’intenzione di continuare ad essere anche in futuro uno Stato neutrale, che non entra in alcun blocco militare, e si basa sui principi del disarmo nucleare, ha agito in modo lungimirante e saggio. L’Atto di proclamazione dell’indipendenza dell’Ucraina, è stato approvato dalla Rada Suprema “in conformità con la Dichiarazione sulla sovranità”. Questo atto è stato votato dalla grande maggioranza del popolo nel Referendum Nazionale. E nella Costituzione c’è un rimando all’Atto di proclamazione dell’indipendenza, approvato dalla votazione popolare. Cioè, il popolo si è pronunciato con chiarezza su tale questione. Esso certamente può cambiare il proprio punto di vista. E’ un suo diritto. Ma occorre consultarlo! E’ proprio il popolo che in un referendum deve confermare o meno la propria precedente decisione.
Ora, mentre si sta facendo una propaganda massiccia “sulle ragioni dell’adesione dell’Ucraina alla NATO”, la gente comincia a chiedersi quali siano gli argomenti concreti a favore del “SI”.
Recentemente abbiamo organizzato un’iniziativa, a cui hanno preso parte rappresentanti dell’Austria. Ci hanno comunicato che l’86 percento dei cittadini di quel paese sono favorevoli al mantenimento dello status di neutralità. Mentre il 92% degli austriaci è contrario all’adesione della propria patria alla NATO.
Ci vengono a dire che lo status di neutralità significherebbe condannare lo stato all’isolamento, alla chiusura verso l’esterno, alla sottrazione alla difesa di enormi mezzi. Ma in realtà qui stiamo discutendo della neutralità dell’Ucraina, riconosciuta dall’ONU, dall’OSCE e dalle altre istituzioni internazionali.
La nostra è una neutralità attiva, che ci permette di avere legami a tutto campo, anche con la NATO.
D. Lei è stato presidente della commissione parlamentare per la difesa e la sicurezza nazionale e, probabilmente, sa quanto costerà l’integrazione dell’Ucraina nella NATO?
R. Per quanto concerne le spese militari, la NATO ha una regola non scritta. Ma è una regola ferrea. Non meno del 2 per cento del prodotto interno lordo deve essere destinato alle spese per la difesa. Quando hanno accolto l’Ungheria nella NATO, ed essa non rispondeva a questi parametri, dovette affrontare seri problemi. Gli stessi problemi che ha la Repubblica Ceca. Le spese dell’Ucrainaper la difesa non hanno superato quest’anno l’1,06%. Giudicate voi.
D. Ma se gli argomenti portati dal vostro partito non dovessero convincere e il popolo dovesse votare per l’entrata dell’Ucraina nell’Alleanza Nord Atlantica?
R. Se, con il referendum, il popolo acconsentisse all’ingresso dell’Ucraina in questa organizzazione, ne prenderemmo atto. Ma alla gente va spiegato con precisione e chiarezza quali sarebbero le conseguenze.
La reazione della Russia, dopo tale ipotetica decisione, è facilmente comprensibile. Già oggi si stanno compromettendo metodicamente i legami economici tra i nostri due stati nel complesso militare-industriale. In tal modo, stiamo ponendo le premesse del completo annientamento della collaborazione russo-ucraina in campo militare. Vale a dire di collettivi industriali di avanguardia, di quadri qualificati…
E c’è ancora un aspetto. Noi tutti vediamo che il tema dell’appartenenza dell’Ucraina alla NATO spacca la nostra società. Il 58% degli intervistati nelle regioni occidentali dell’Ucraina e il 57% in quelle orientali desiderano che il nostro paese non entri in alcun blocco. E’ un’idea che potrebbe unire tutti noi. Ma cosa avviene nella pratica? Che ci siamo seriamente inimicati la Russia, che non abbiamo fatto nulla per sviluppare rapporti con l’Organizzazione della Cooperazione di Shanghai, con la Cina, con l’India, con le “tigri asiatiche”. E che non ci siamo neppure avvicinati ancora all’UE. Questa è la nostra politica estera. Un disastro.
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