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L'Ucraina è un quadrato della scacchiera del gioco geopolitico

Peter Koenig | globalresearch.ca
Traduzione per Resistenze.org a cura del Centro di Cultura e Documentazione Popolare

01/06/2014

La guerra civile ucraina guidata dalla giunta dei teppisti di Kiev e sostenuta con armi e denaro da Washington, NATO e dai fantocci europei, continua a uccidere gli uomini e le donne nell'area orientale di Donbass. L'esercito di Kiev e le squadre della morte sono accompagnati da centinaia di Academi (ex Blackwater), mercenari e consulenti della CIA, soprattutto per assicurarsi che le truppe di Kiev non disertino ma eseguano gli ordini, vale a dire combattere e uccidere i loro fratelli e sorelle, a pena di essere considerati traditori.

Per essere sicuri, l'esercito criminale di Kiev non prende prigionieri: si uccide sul posto.

Per non parlare delle centinaia di ucraini uccisi dai cecchini infami di Maidan - ormai noti come mercenari al soldo degli Stati Uniti, appena un giorno prima dell'illegale colpo di stato del 22 febbraio 2014, che ha portato al potere l'attuale governo neo-nazista.

Sempre più persone compassionevoli in tutto il mondo, anche dalla sventurata Europa, stanno diventando irrequiete, chiedendosi con impazienza quanto sangue debba essere versato e quando la Russia abbia intenzione di intervenire. Una domanda legittima, così è parso fin dall'inizio. D'altronde il contesto è chiaro: l'illegale "cambio di regime" è stato sponsorizzato, pagato e istigato da USA/CIA/NATO/UE e preparato nel corso di più di dieci anni al prezzo di almeno 5 miliardi di dollari, come Madame Nuland ha vantato in diverse occasioni.

Questo colpo di stato organizzato da USA/EU sta gettando l'Ucraina, in passato un paese prospero, il granaio dell'Unione Sovietica e culla della Russia, nel caos, facile preda per i soliti squali occidentali: il Fondo monetario internazionale, la Commissione europea (CE) e la Banca centrale europea (BCE). Dietro le quinte la FED e Wall Street. Nessuna pietà. Per cominciare un prestito di 17,5 miliardi dollari del FMI con i soliti vincoli capestro allegati, alla Grecia: privatizzazioni su larga scala della rete di previdenza sociale del paese, vale a dire taglio degli stipendi e delle pensioni (dimezzate), taglio dei sussidi alimentari e sui carburanti, aumento delle tasse; misure che stanno rapidamente diventando un incubo per il cittadino medio e soprattutto per i poveri.

Inoltre, la mazza USA/NATO viene sferrata contro il movimento di "opposizione filo-russo", ora chiamate anche Neo-Rossiia Defense Force (NDF).

Quindi, perché Mr. Putin non strepita, non agisce, non interviene per salvare le vite dei cittadini russi? Perché ha apparentemente accettato l'elezione farsa che ha portato il multi-miliardario, magnate del cioccolato corrotto e corruttore, Petr Poroshenko al potere?

C'è una posta in gioco più elevata.

L'Ucraina è un semplice quadrato sulla scacchiera di un gioco geopolitico su larga scala e a lungo termine; un gioco che sta per provocare uno spostamento tettonico del potere, lento ma costante. L'alleanza mutuamente dipendente di due giganti - Russia e Cina, la più grande economia del mondo - è in preparazione nel corso degli ultimi due decenni. L'improvvisa definizione dell'accordo giunge grazie all'arrogante bullismo di Washington, le vacue minacce, le sanzioni inutili, la propaganda anti-russa e la demonizzazione di Putin.

La firma storica il 21 maggio 2014 riguardante la fornitura di gas per un valore equivalente in dollari di 400 miliardi tra il signor Vladimir Putin e il presidente cinese Xi Jinping ha avuto un importante significato simbolico. Si tratta del complemento dell'affare del valore equivalente di 270 miliardi dollari siglato nel giugno 2013 tra il colosso petrolifero russo Rosneft e la Cina. I trattati non sono denominati in dollari, ma in valute locali dei due paesi. In un'ottica di ampio respiro l'affare - 400 miliardi di dollari in 30 anni, circa 13 miliardi di dollari all'anno - non è niente di straordinario. Il commercio annuale della Russia in soli idrocarburi è stimato in quasi un trilione di dollari.

Tuttavia, l'accordo va oltre il gas. Segna un'alleanza, una collaborazione fiduciosa e duratura, al di là della generazione Putin-Jinping. In parallelo all'affare del gas si pone il consolidamento dell'Organizzazione di Cooperazione di Shanghai (SCO), un'unione politica, economica e militare eurasiatica fondata nel 1996 a Cinque in Shanghai - Cina, Russia, Kazakistan, Kirghizistan e Tagikistan, e ampliata nel 2001 sotto la guida della Cina per includere anche l'Uzbekistan.

In funzione di ulteriore consolidamento del patto orientale anche il Trattato per l'Organizzazione della Sicurezza Collettiva (CSTO). Creato nel 1992, comprendeva Russia, Armenia, Kazakistan, Kirghizistan, Tagikistan e Uzbekistan. Nel 2012 l'Uzbekistan si è ritirata sotto pressione occidentale, in vista di associazione con l'UE. Attualmente CSTO comprende Armenia, Bielorussia, Kazakistan, Kirghizistan, Russia e Tagikistan, con una presidenza a rotazione. L'Iran è un possibile candidato ad unirsi a questa alleanza, limitata ad ora a ex repubbliche sovietiche.

Inoltre, e sulla base dell'idea dell'Unione europea, il 29 maggio 2014, un giorno prima della firma dell'accordo sul gas Russia-Cina, è stato firmato il trattato di Unione Economica Eurasiatica (UEE). I membri iniziali includono la Russia, Bielorussia e Kazakistan. Il Trattato, dopo l'approvazione dei parlamenti di ogni paese, entrerà in vigore il 1° gennaio 2015, sotto la guida della Commissione eurasiatica (sul modello della Commissione Europea). Si compone di 170 milioni di abitanti con una produzione economica prevista equivalente a 2,7 trilioni di dollari. Altri candidati ad aderire all'organizzazione sono Armenia, Kirghizistan, Tagikistan e Uzbekistan.

E poi c'è la Nuova Via della Seta, recentemente annunciata dal presidente Xi Jinping a Duisburg, in Germania, invitando la Germania a diventare il nodo più occidentale della strada che collega la Russia, molte delle ex repubbliche sovietiche e la Cina. Interessati a far parte di questa nuova alleanza sono anche l'Afghanistan, l'Iraq e l'Iran, i quali erano presenti la scorsa settimana a San Pietroburgo Economic Forum, il corrispettivo russo di Davos, dove la New Silk Road è stata tra i temi prioritari.

La Nuova Via della Seta si appresta a diventare un enorme catalizzatore del commercio, attirando a occidente la maggior parte se non tutti i membri attuali dell'UE - tra cui attualmente il più grande partner commerciale è la Germania - e in Oriente può raggiungere a nord fino la Mongolia e in Estremo Oriente la Malesia.

Queste alleanze e partnership per il commercio, la sicurezza e la cooperazione sono unioni basate sulla fiducia reciproca. L'Europa farebbe bene a intendere con precisione la parola fiducia. Dovrebbe forse rendersi consapevole che la NATO non è che una forma di neo-colonizzazione dell'Europa, con lo scopo di mantenerla nell'ambito anglo-sionista come zona cuscinetto tra Oriente e Occidente, impedendogli una promettente conversione verso un'Unione economica Eurasiatica, che già ora appare più attraente e allettante per il futuro che questa alleanza servile verso gli Stati Uniti. Per non parlare del fascino della nuova Via della Seta.

E' così difficile rilevare che la banda Washington e NATO promettono solo un mucchio di bugie non mantenute? Prova ne è tutta la Guerra Fredda, basata sulla falsa propaganda anti-sovietica al fine di sostenere il complesso militare industriale degli Stati Uniti, già allora la linfa vitale dell'economia americana e la base per la sua dispendiosa società dei consumi. Infranta la promessa del 1990 di James Baker, segretario di Stato Usa dell'epoca, al presidente sovietico Gorbaciov che la NATO non si sarebbe espansa verso est. Una promessa totalmente ignorata quando nel 1999 la NATO è entrata in Ungheria, Repubblica Ceca e Polonia, seguite nel 2004 da Bulgaria, Romania, Slovenia, Slovacchia, Estonia, Lettonia e Lituania.

Inoltre, chi può fidarsi di una nazione con unità di controinsurrezione destabilizzanti dispiegate in 134 paesi? (Ultimo conteggio, secondo Joachim Hagopian, ex ufficiale dell'esercito West Point)

Le neonate unioni - SCO, CSTO, EEU e la Nuova Via della Seta - costituiscono un profondo cambiamento geopolitico difficile da digerire per Washington e i suoi alleati seguaci. La loro visione del mondo, anche se poco lungimirante, riguarda l'egemonia globale, il controllo delle risorse del mondo, delle popolazioni e delle economie.

Ora, che cosa accadrebbe se Putin soprassiede anche solo per un momento dal suo obiettivo di lungo termine di pace e cooperazione e intervenisse in Ucraina per salvare delle vite? Rischierebbe ritorsioni USA-NATO, con l'Europa, carne da cannone, nel mezzo?

Quali sono le opzioni del Cremlino, che non prevedano un coinvolgimento diretto? (i) Un impegno indiretto armando Novorossiia fino ai denti, più o meno come gli Usa/Nato stanno facendo con Kiev, o (ii) tenersi fuori fino a che il crollo economico del mondo occidentale legato al dollaro tiri con sé Stati Uniti e la potenza militare Nato, opzione che potrebbe comportare significativi danni collaterali, tra cui un tributo di vite umane in Ucraina, o (iii) una combinazione di entrambe: armare NDF e indurre il collasso economico dell'Occidente, con l'introduzione di un nuovo sistema monetario/economico, attualmente in fase di preparazione da parte dei BRICS. Quest'ultima alternativa potrebbe contemporaneamente ridurre le vittime in Ucraina eliminando la possibilità di una nuova guerra fredda, una Cold War II.

Perché? Perché rifiorisca una CW II, il resto del mondo deve avere fiducia nel dollaro, dal momento che la zecca statunitense impazzita sfornerebbe banconote senza valore, inondando il "mercato" con debito, che dovrebbe essere assorbito nelle riserve delle banche centrali. Ma questa fiducia è sfumata, nella maggior parte del mondo. E coloro che sperano ancora di ottenere un po' di briciole dal bottino dell'imperatore, si troveranno presto o tardi nel mezzo. L'Europa certamente non è più solidamente attaccata alla Casa Bianca e alle tattiche da bullo di Obama.

C'è il rischio che in un ultimo disperato tentativo Washington scateni una guerra nucleare totale distruttiva. Ciò è dubbio, dal momento che l'elite bancaria e multinazionale dell'impero anglo-sionista, quella che tira i fili di Obama, è troppo egocentrica per rischiare l'autodistruzione.

Alla fine, e a volo d'aquila, l'Ucraina potrebbe diventare il semplice quadrato sulla scacchiera dove l'arrogante e avida regina è persa per mano di un umile ma saggio pedone.

Peter Koenig è un economista ed ex funzionario della Banca Mondiale. Ha lavorato a lungo in tutto il mondo nei settori dell'ambiente e delle risorse idriche. Scrive regolarmente per Global Research, ICH, la Voce della Russia e altri siti Internet. E' l'autore di Implosion - An Economic Thriller about War, Environmental Destruction and Corporate Greed - racconto basato sui fatti e sui 30 anni di esperienza di Banca Mondiale in tutto il mondo.


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