www.resistenze.org - popoli resistenti – stati uniti - 20.07.02
STATI
UNITI: JANITORS CONTRO YAHOO
In lotta con la dot-com per una paga
decente
di Emanuele Di Nicola
"Vogliamo il pane ma anche le rose"; sembrano i personaggi di un film
di Ken Loach, ma loro esistono sul serio. Sono i "janitors", gli
addetti alle pulizie, e lavorano negli uffici della Yahoo per 8 dollari ogni
ora. Il loro reddito annuo si aggira sui 16.000 dollari, non hanno un'assicurazione
sulla salute degna di questo nome, chiedono rispetto per il loro lavoro; da qui
si articola la protesta, lanciata dal sito www.boohooyahoo.com. Il diretto
firmatario dei loro contratti non è pero Yahoo, ma un'altra impresa: la Team
Services Inc., una delle più grandi compagnie extrasindacali della Silicon
Valley, che conta circa 500 lavoratori iscritti.
Gli addetti hanno allacciato rapporti con la SEIU Local 1877 (Service Employees
International Union), per incassare i risultati della loro mobilitazione; come risposta,
la Team Services ha organizzato una serie di "interrogatori" con i
suoi iscritti, conclusi in una minaccia di licenziamento, se solo si fossero
azzardati a costituire un sindacato. E' qui che entra in gioco il National
Labor Relations Board (NLRB), l'ente federale che si occupa delle relazioni
industriali e del diritto di adesione dei lavoratori a un'organizzazione di
rappresentanza, cui gli addetti alle pulizie si sono rivolti: il risultato è
stato un documento di reclamo, formalizzato contro la Team Services. Davanti
alla prospettiva di un'azione legale, l'impresa si è affrettata a riconoscere
ufficialmente il diritto dei lavoratori di costituire un organo sindacale.
Gli addetti non hanno intenzione di fermarsi davanti ad una dichiarazione ufficiale:
pretendono un'azione concreta, come è accaduto per i dipendenti di IBM, Apple
Computers, Hewlett-Packard e Cisco: qui la campagna "Justice for
Janitors" ha ottenuto aumenti di stipendio e fondi assicurativi per
infortuni e malattie. Ma Ann Butler, l'avvocato della Team Services, su questo
punto è categorica: "La nostra compagnia non può permettersi di offrire ai
suoi lavoratori un'assicurazione sulla salute".
E' esattamente il contrario di ciò che afferma Francisco Casteneda, che ha
lasciato una scuola di programmazione informatica a Tijuana, per trasferirsi
negli States ed inviare aiuti economici alla sua famiglia. Si è trovato a
pulire gli uffici della Yahoo, come molti altri immigrati, e adesso è il
principale sostenitore della protesta: "Quelli di Yahoo sono pieni di
soldi; l'azienda deve acquistare una coscienza e pagarci degli stipendi che ci
permettano di sopravvivere". La mobilitazione in rete comprende anche un
dettagliato resoconto delle condizioni di lavoro, descritte dai diretti interessati.
Casteneda racconta: "In ogni piano che pulisco c'è una sala di ricreazione
per gli impiegati, ci sono videogiochi, tavoli da ping-pong e frigoriferi pieni
di cibo. Io dovrei lavorare in ufficio, non fare le pulizie".
La giustizia sociale, secondo le voci del movimento, si può raggiungere solo in
un caso: Yahoo deve insistere con la Team Services, per un riconoscimento reale
dei basilari diritti dei lavoratori, tra cui tutte le garanzie assicurative e
la discussione di un nuovo contratto. Se l'azienda dovesse di nuovo rifiutare,
allora Yahoo dovrà interrompere la sua collaborazione, alla ricerca di un altro
organo imprenditoriale idoneo. 10 dollari ogni ora: è questa la paga che viene
richiesta, anzi invocata, dal movimento dei lavoratori. Così molti di loro
finalmente potrebbero rinunciare al secondo impiego, che nella situazione
attuale, considerando un nucleo famigliare alle spalle, si rende
indispensabile.
Un'agitazione di questa portata non era esattamente in cima alla lista dei
desideri dell'azienda, che ha appena finito di smaltire le tossine giudiziarie
affrontate nel corso del 2000. La LICRA (Lega internazionale contro razzismo e
antisemitismo) inaugurò allora una catena di denunce contro Yahoo, a cui si
sono affiancate altre associazioni umanitarie: all'interno di un sito francese,
il portale permetteva la vendita di cimeli nazisti, dalle divise con la
svastica fino ai filmati delle torture.
Oggi, davanti alla protesta degli spazzoloni, i dirigenti rimangono turbati; è
ancora fresca nella memoria la lotta sociale di due anni fa, quando i
"janitors" scioperarono ad oltranza contro le politiche di 3Com e
Adobe, ritrovandosi in tasca uno stipendio dignitoso, con tutte le
assicurazioni del caso. Secondo la segreteria dell'azienda è tutto in regola:
gli stipendi sono in linea con le normative industriali, inoltre la Yahoo opera
annualmente una revisione dei salari. Ma stavolta il tempo dell'attesa e della
conciliazione sembra davvero finito.
(8 luglio 2002)