www.resistenze.org - popoli resistenti - stati uniti - 06-07-03

tratto da www.granma.cu/italiano/
L'Avana. 1 Luglio 2003

L’impresario James Sabzali è stato condannato per il suo commercio con Cuba

Per il gravissimo delitto di aver venduto a Cuba una sostanza per purificare l’acqua negli ospedali, i funzionari ufficiali degli Stati Uniti hanno stabilito che questo commercio è un “affare di sicurezza nazionale”, per cui l’impresario canadese potrebbe trascorrere un periodo di 62 mesi in prigione e pagare una multa sino a 5 milioni di dollari • Un vero inno al rispetto dei diritti umani.
Di Gabriel Molina

Tre anni dopo l’accusa di aver “commerciato con il nemico”, il canadese James Sabzali continua  a non capire perchè vendere un prodotto chimico per purificare l’acqua degli ospedali di Cuba sia stata una motivazione per condannarlo agli arresti domiciliari a Filadelfia per più di un anno.
Egli è un  cittadino canadese di 44 anni e potrebbe essere condannati tra 4 e 200 anni di carcere ed a pagare una multa di 250 mila dollari per ogni accusa. Il fiscale federale Joseph Poluka ha chiesto per lui da 41 a 51 mesi di prigione come calcolo minimo e conservatore, ma i funzionari ufficiali hanno determinato recentemente che la purificazione dell’acqua è un “affare della sicurezza di stato” e quindi i tempi di reclusione potrebbero aumentare sino a 62 mesi e la multa sino a 5 milioni dollari.

Il caso Sabzali illustra chiaramente la situazione terribile, la ferocia e la crudeltà della guerra contro Cuba, chiamate eufemisticamente “embargo” dal governo degli USA, guerra che sembra dimenticata da alcuni elementi, come i dirigenti della UE. L’ultima moda è dichiarare che l’embargo è un pretesto per nascondere il fallimento economico. In una recente discussione molti interlocutori rimasero zitti quando dissi loro: “ Avanti, togliete il pretesto!”
Assieme a Sabzali sono stati dichiarati colpevoli i fratelli Stefan, di 54 anni, e Donald Brodie di 58, nordamericani, presidente e vice della ditta. Il caso ha avuto scarsa copertura nella stampa degli USA anche se Sabzali come cittadino del Canadà è  obbligato a ignorare l’embargo per la legge del suo paese contro i metodi extra territoriali (Canadian Extrateritorial Act) poichè il commercio con Cuba è legale in Canadà. Di fatto le compagnie canadesi sono obbligate e informare Ottawa se ricevono ordini dagli Stati Uniti di non esportare nell’Isola per ragioni politiche o legali.

James Sabzali, nato a Trinidad e  residente – un tempo - ad Hamilton, ha lavorato in questa città dal 1991 al 1996 come rappresentante alle vendite e direttore di mercato della ditta Puriolite International Inc., con sede a Ottawa e succursale  della Bro – Tech Corporation degli Stati Uniti. In queste condizioni egli visitò l’Avana più di venti volte nel ‘96 quando venne trasferito a Filadelfia come capo della ditta, assieme alla moglie e ai due figli. Lì venne processato per presunti delitti commessi in Canadà en el processo che durò tre settimane venne riconosciuto colpevole di 8 – 20 accuse. Tra le quali la vendita effettuata tra il 1992 e il 2000 per alcuni milioni di dollari di resine a base di interazioni di ioni per la purificazione dell’acqua, mediante compagnie straniere con sede a Cuba, come ha riportato Joseph Slobodzian, giornalista del Filadelfia Inquirer.

Le altre accuse si riferivano agli uffici delle Bro - Tech del Canadà, Messico, Italia, Spagna e Regno Unito. Questi paesi non riconoscono la validità delle leggi degli Stati Uniti contro Cuba da più di 40 anni e nemmeno che Washington le imponga a terzi paesi. I prodotti commerciati in cinque anni non provenivano dagli Stati Uniti ma dalla Gran Bretagna e dal Canadà.
Sabzali è diventato così, secondo la BBC,  il primo canadese processato e condannato alla prigione per aver violato la legge nordamericana sull “commercio con il nemico” che data dal 1917, attualizzata, incrementata e variata da Washington per usarla contro la piccola Isola.
La dura condanna ha sorpreso poichè i tribunali avrebbero preferito imporre multe di migliaia di dollari, meno che nel caso di un cittadino spagnolo al quale il tribunale di Miami ha inflitto vari mesi di prigione.

Il nuovo processo contro Sabzali è stato ordinato da una giudice federale di Filadelfia lo scorso 16 giugno. Ella ha dichiarato di sentirsi preoccupata per il violento linguaggio usato dai fiscali nei commenti, come ha scritto il giornalista Steve Eckardt.
Un linguaggio così violento non è mai appropriato a un processo, ha detto la giudice ed ha stabilito che le accuse ripetute del pubblico ministero che sosteneva che la difesa “mentiva”, servivano per intimorire la giuria. Il difensore Gregory Craig, molto conosciuto per la sua difesa dell’ex presidente Clinton nel caso Lewinsky, ha detto che il comportamento dei fiscali è stato inammissibile ed ha inficiato il processo.
Gli avvocati di Sabzali hanno apportato l’argomento che il presidente Kennedy nel 1962 non dichiarò  lo stato di urgenza, ma  è stato contestato che la Legge Helms del 1996 ha lasciato i precedenti senza effetto.
Nessuno ha messo in dubbio le leggi applicate sul “commercio con il nemico” data l’assenza di una guerra contro questo nemico che dovrebbe venir  approvata dal Congresso, secondo la legge.
La condotta scorretta del pubblico ministero necessita di un cambiamento nelle accuse per cospirazione e nelle altre 20.
La giudice però ha rifiutato la mozione di assoluzione ed ha mantenuto contro Sabzali 76 accuse per violazione dell’embargo e cospirazione. Così è terminata la parte investigativa del processo che è durato cinque anni e si è concluso nell’ottobre del 2000.

Notizie buone, ma non molto importanti, ha detto Sabzali in un’intervista. In questo caso un respiro... quando cominciano a inventare le prove e si mente per assicurarsi la condanna c’è sotto qualcosa di sporco.
Sabzali è molto contrariato dal fatto cha la giudice non ha deciso la sua assoluzione. In un messaggio elettronico diretto ai suoi sostenitori ha indicato che la decisione suggerisce che c’è un accordo già negoziato.
Il fiscale federale  Joseph Poluka, in un’intervista ha detto che nel suo ufficio si stava rivedendo il processo e lui lo ha considerato appellabile. Consideriamo tutte le opinioni: ci sono due opzioni, l’appello o un nuovo processo. 

Il dipartimento degli affari stranieri e del commercio internazionale del governo canadese ha obiettato l’anno scorso per questo processo contro Sabzali,  definendo inaccettabile la condanna per qualcosa che in Canadà non è  un delitto. Ora c’e aspettativa senza la realizzazione di azioni.
Il caso ha provocato proteste in Canadà poichè molti pensano che si sta cercando di imporre le leggi degli USA al vicino più a nord. Il giornale Toronto Star dall’inizio del processo di tre settimane ha chiesto al governo di protestare per l’applicazione extraterritoriale della legge.
In un editoriale intitolato “Non è il nostro embargo”,  si dice che è evidente che la sentenza è una reliquia della guerra fredda, una inspiegabile violazione della sovranità canadese, con l’ironia della notizia nello stesso giorno, di una vendita a Cuba da parte degli USA di prodotti per 100 milioni di dollari.
Non poteva mancare l’intervento del congressista Lincoln Diáz Balart, che ha detto che le transazioni commerciali di Sabzali avvennero prima della legge che adesso – nonostante tutto – permette la vendita di medicinali e di alimenti da parte degli USA a Cuba.

Il gruppo canadese NS Cuba ha scritto nell’aprile del 2002 ai ministeri degli affari esteri e del commercio internazionale chiedendo informazioni sul piano di azione del governo rispetto al caso Sabzali. In risposta il ministro Bill Graham ha spiegato la posizione canadese, dicendo che la legge va considerata un’applicazione extraterritoriale ed ha aggiunto che era in contatto con l’avvocato dell’accusato per assicurare una adeguata difesa.
Reynald Doiron, portavoce del Ministero degli Esteri canadese ha dichiarato che il Sig. Sabzali sapeva di correre  rischi installandosi negli Stati Uniti. Noi contestiamo il fatto che  possa venir incolpato dagli USA per attività realizzate quando viveva in Candà e questo se non è un’altra cosa sembra un attentato alla sovranità canadese.
La sentenza doveva essere  pronunciata il 28 giugno del 2002 ma è passato un anno senza novità a differenza di quanto sosteneva Puluka.
la revoca delle sentenze contro Sabzali e gli altri accusati nordamericani significa il termine degli arresti domiciliari.
Sharon Mosso, moglie di Sabzali ha detto, sapendo del nuovo processo: “Non ho la minima idea di quello che avverrà... odio pensare di dover ricominciare tutto questo. Possiamo solo pregare!”

Con uno o un altro risultato se si paragonano le minacce contro la Francia e altri paesi della UE, con i metodi draconiani applicati contro Cuba per più di 40 anni, il caso Sabzali appare come  un pittoresco esempio...
La posizione europea oggi ricorda quel Patto di Monaco firmato nel settembre del 1938 del quale tanto si lamentano alcune potenze.