da Parti du travail de
Belgique -
http://www.ptb.be/scripts/article.phtml?section=A1AAABBSBA&obid=22160
traduzione dal francese a cura del Ccdp.
Washington ha trovato la soluzione: "Dividiamo l'Iraq
come la Iugoslavia!"
Hanno trovato la soluzione! Dividere l'Iraq
in tre mini-stati ed incitarli gli uni contro gli altri. Questo vi ricorda
qualche cosa? Eh sì, non è la prima volta...
Michel Collon 17-12-2003
Il New York Time il 25 novembre scorso pubblica un editoriale firmato Leslie
Gelb. Uomo influente che fino a poco tempo fa presiedeva l’importante Council
of Foreign Affairs, gruppo di "riflessione" che comprende CIA,
ministero degli Esteri e pezzi grossi delle multinazionali USA.
Il piano Gelb? Sostituire l'Iraq in tre
piccoli Stati: "curdo al nord, sunnita al centro e sciita al
sud." Obiettivo?
"fornire il massimo di denaro e di truppe ai curdi e agli sciiti. Gli USA
potrebbero ritirare la maggior parte delle loro forze del triangolo sunnita al
nord ed all'ovest di Bagdad. I sunniti,
privati del petrolio e di redditi dovrebbero restringere le loro ambizioni o
subirne le conseguenze." In breve,
affamare lo stato centrale intorno a Bagdad. perché i sunniti sono sempre stati
la punta di lancia della resistenza all’imperialismo USA.
Questo piano della CIA esiste da tempo, l'avevamo già denunciato in un articolo
del settembre 2002. Ma dividere l'Iraq è in effetti, anche un vecchio sogno
israeliano. Nel 1982, Oded Yinon, un responsabile degli Affari stranieri,
scriveva: "Dissolvere l'Iraq è ancora più importante per noi della Siria.
E’ il potere iracheno che costituisce la più grande minaccia per Israele. Un
guerra Iran - Iraq lacererà l'Iraq e provocherà la sua caduta. Ogni specie di
conflitto inter - arabo ci aiuterà ed accelererà l'obiettivo di rompere l'Iraq
in diversi pezzi."
Riprenderete dunque un certa pulizia etnica?
Gelb vuole fare esplodere l'Iraq trasformando
il nord (maggioranza curda) ed il sud (maggioranza di religione sciita),
in "regioni autonome con frontiere simili alle demarcazioni etniche”.
Ma questo metodo non ha provocato la guerra
civile ed un bagno di sangue in Iugoslavia? Le diverse regioni di questo paese
comportavano tutti importanti minoranze e la divisione era impossibile senza
trasferimenti forzati di popolazioni. Ora, non solo Berlino aveva riconosciuto
l’indipendenza della Slovenia e della Croazia in modo prematuro e provocatorio,
ma peggio ancora, Washington aveva da molto, finanziato ed armato estremisti
razzisti, nostalgici della Seconda Guerra mondiale. Questo rendeva la guerra
civile quasi inevitabile perché il FMI e la Banca mondiale avevano spinto la
Iugoslavia al fallimento affinché si sottoponesse al neo-liberismo trionfante
dopo la caduta del Muro. Tutto questo fu nascosto accuratamente all'opinione
pubblica.
Così come si nasconde ora all'opinione pubblica che tutte le popolazioni della
Iugoslavia sono immerse nella miseria e nella disoccupazione, peggio di prima.
Mentre le multinazionali fanno man bassa su tutte le ricchezze.
In Iraq i tre grandi gruppi di popolazioni non sono, "ciascuno in una
propria regione", ma largamente mescolati. Del resto, Gelb sa molto bene
che riprendere la stessa politica in Iraq ci sarebbero di nuovo tutte le
probabilità di provocare dei conflitti "etnici", o addirittura una
guerra civile. Annuncia del resto, cinicamente, che lo stato al centro
dell'Iraq "potrebbe punire le importanti minoranze curde e sciite di
Bagdad, lasciata all'infuori degli Stati etnici da creare al nord ed al sud.
Queste minoranze devono avere il tempo ed i mezzi di organizzarsi, di
concludere degli accordi, o di andarsene al nord o al sud." Così, milioni
di persone dovrebbero lasciare le regioni dove hanno sempre vissuto, ma Gelb
non ha dubbi se questo permetterà agli Stati Uniti di assicurare il dominio coloniale
nella zona.
I precedenti fatti in Jugoslavia non bastano come avvertimento? La verità è che
per Gelb, la guerra civile in Iugoslavia è stata un successo degli USA perché
ha permesso di fare esplodere un paese che resisteva alle multinazionali.
E riecco la teoria degli "Stati puri!"
Gelb si riferisce difatti, apertamente a "un precedente pieno di speranza:
la Iugoslavia." Curioso! Non ci avevano raccontato che gli Stati Uniti
erano intervenuti là per impedire la pulizia etnica?
Esaltando gli "Stati puri", Gelb parla anche di stati
"naturali", criticando Tito per aver raggruppato in Jugoslavia gruppi
etinici tra i più disparati, e pretendendo che l’Iraq sia uno stato
“artificiale” alla stessa maniera. Gelb riprende la vecchia teoria dell’estrema
destra. La sua teoria degli Stati puri,
è quella di Hitler: "Ein Volk, ein Reich, ein Führer", un popolo, un
impero, un capo”. È anche quella dei sionisti che sognano un Israele
"purificato dagli arabi." In Iugoslavia, fu la teoria dei protetti
dell'ovest, il croato Tudjman ed il bosniaco Izetbegovic. Ed anche quella del
dirigente serbo della destra Karadzic. E’ curioso ritrovare gli USA che
esaltano le teorie che pretendono avere combattuto!
La verità, è che gli Stati Uniti - come tutti i colonialisti - sono
per o contro gli Stati puri a seconda di ciò conviene o no ai loro interessi
strategici. La sola cosa che conta, è di indebolire la resistenza. Dividere per
regnare. Come sempre. I britannici hanno organizzato accuratamente la divisione
tra gli irlandesi, tra indiani e pakistani, ecc. L'influente stratega USA
Zbigniew Brzezinski vuole dividere la Russia in tre per isolare Mosca del
petrolio. La CIA ha anche "dei piani" per dividere l'Arabia Saudita.
Nell'epoca in cui si formano grandi insiemi economici e politici intorno agli
Stati Uniti e alla UE, gli stessi poteri organizzano il frazionamento di chi
gli si oppone
Il principio della politica internazionale USA e questo. Si può fare finta di
combattere la pulizia etnica un giorno ed organizzarla l'indomani. Con l'arbitrarietà
più completa. Ieri, gli Stati Uniti hanno obbligato i curdi a rimanere nello
stato turco diretto dai generali fascisti, ma oggi preparano un sedicente Stato
Curdo "autodeterminato" (in realtà una marionetta). Pretendono
portare la democrazia nel mondo dovunque, ma, di fatto, riabilitano le teorie
fasciste sugli "Stati puri."
Il pericolo di una teoria esportabile dovunque
Il pericolo di questa pazza teoria supera molto l'Iraq o la Iugoslavia. La metà
degli stati che esistono oggi su questo pianeta sono "multietnici".
Le persone sensate considerano questa mescolanza di culture un arricchimento.
Ma se si ammette questa teoria degli "Stati puri", gli USA avranno il
pretesto per fare esplodere conflitti in qualunque paese "multietnico-multinazionale"
che gli resista.
Washington calpesta il diritto internazionale e la sovranità degli Stati. Ciò
che hanno fatto con la Iugoslavia e l'Afghanistan, e che purtroppo la
maggioranza della sinistra occidentale ha lasciato fare per molto tempo e per
cattive ragioni, si preparano a rifarlo un po' dovunque nel mondo. Stop!
È tempo di fare un bilancio della disastrosa alleanza di questa sinistra con
gli Stati Uniti nell'affare iugoslavo e afgano. Se si vuole resistere alla
guerra globale, cioè alla ricolonizzazione del mondo, è tempo di ritornare alla
difesa dalla sovranità dei paesi del terzo mondo, un principio che fa parte
della carta delle Nazioni - Unite. Un progresso acquisito nel 1945 e che gli
USA ora vogliono distruggere.
Sostenere la resistenza
Il motore del piano Gelb, è di immergere l'Iraq in una guerra civile di lunga
durata per salvare l'occupazione coloniale USA e poter continuare a rubare il
petrolio. Tentare di dividere la resistenza - che si trova in tutte le comunità
- punendo quelli che vorrebbe continuare a vivere insieme ed organizzando
ipocritamente la "pulizia." Dividere ricattando, affamando i sunniti,
focolare di resistenza all'imperialismo.
Washington applicherà il piano Gelb? Che cosa li trattiene? Il timore che uno
Stato iracheno sciita raggiunga l'Iran, il più forte esercito
"ostile" del Medio Oriente. Ed il timore che uno Stato iracheno curdo
diventi un polo per i curdi che vogliono separarsi dalla Turchia. Un alleato
strategico da rispettare, questo paese che è l'incrocio tra Balcani, Caucaso e
Medio Oriente. Ma se la resistenza irachena continua a rinforzarsi ed unisce
allora le sue diverse correnti, ivi compreso i sciiti, Washington rischia di
passare all'applicazione del suo piano di frantumazione del paese.
Il precedente iugoslavo deve servire da importante avvertimento. Non si può
gettare altri paesi nello stesso dramma! Visto i pericoli che Bush fa correre
al mondo intero, visto le teorie fasciste alle quali ha ricorre sempre più,
l'unica risposta possibile è quella di rinforzare un fronte unito mondiale
contro la politica degli Stati Uniti e di sostenere dovunque le resistenze. Ed
innanzitutto la grande resistenza irachena, ed a questo proposito, è indicativo
vedere i media qualificarla spesso con l’appellativo di "terrorista".
La resistenza irachena ha impedito a Bush di prendersi, sull’onda
del successo, l'Iran, la Siria, la Corea del Nord, e Cuba. Ha mostrato di nuovo
che gli Stati Uniti non sono invincibili. Bush diventa lo zimbello del mondo,
la "tigre di carta" secondo l'espressione classica. Questa resistenza
ha bloccato lo scoraggiamento ed il pessimismo che si erano un poco diffusi
dopo la "liberazione di Bagdad" . La guerra non è finita, comincia.
Sostenere questa resistenza, è sostenere noi stessi.
Per capire meglio l'Iraq:
- 23 milioni di abitanti, ripartiti in tre grandi gruppi (censimento
non ufficiale - gli USA hanno distrutto
i registri di stato-civile)
- Sciiti: 55 - il 60%. Soprattutto al sud.
- Sunniti: 20 - il 25%. Soprattutto al centro, introduci Mosoul e Bagdad.
- Curdi: il 20%. Soprattutto al nord, importanti minoranze curde vivono anche
in Turchia, Iran, Siria, Russia. La maggior parte sono sunniti.
- Minoranz il 5%: 200 a 300.000 Turkmeni, Assiro - Caldei (cristiani), Yezidis,
2.000 ebraici...
- Ma nessuna regione “pura":
Almeno un milione di curdi vive fuori dal Kurdistan, soprattutto a Bagdad, ma
anche nel sud a Bassorah.
Almeno un milione di sciiti vive a Bagdad.
Alcuni sunniti vivono al sud.
Alcuni arabi vivono in Kurdistan.
Ecco perché dividere l'Iraq è impossibile,
senza rischiare la guerra civile e la pulizia etnica. Soprattutto in
un clima dove gli Stati Uniti hanno fatto di tutto da vent'anni per attizzare i
conflitti incitando, finanziando addirittura certi dirigenti delle minoranze per
favorire lo frantumazione. Esattamente come l'avevano fatto in Iugoslavia.
Se si lasciano gli USA dividere l'Iraq, un po' dovunque, molto importanti
"minoranze" rischiano di fare da bersaglio. Poi, Bush verrà a dire
che è obbligato a mantenere le sue truppe per "proteggere" queste
minoranze.
Per
comprendere la Iugoslavia:
- 21 milioni di abitanti, ripartiti in 6 repubbliche. Secondo
il censimento ufficiale del 1991: Slovenia (1,9 milione), Croazia (4,7), Serbia
(9,7), Macedonia (2), Montenegro (0,6), Bosnia (4,3).
Nessuna regione “pura":
dovunque importanti minoranze che rendono il paese indivisibile - Tutti
mescolati in tutte le regioni.
- Croazia: serbi 12%.
- Macedonia: albanese 21%, turchi 5%, Roms 2%, serbi 2%.
- Bosnia: musulmani 43%, serbi 31%, croati 17%, Altri il 7%.
Malgrado gli avvertimenti di numerosi dirigenti occidentali nel 1991, la
Germania, poi gli Stati Uniti imporranno la divisione di questo paese. Al
prezzo di una terribile guerra civile, dello spostamento forzato di popolazioni
di tutte le minoranze.
Anche qui, Berlino e Washington avevano sostenuto, finanziato, armato - di
nascosto - dei dirigenti separatisti ed estremisti. Tutto ciò fu nascosto accuratamente
all'opinione pubblica.