www.resistenze.org - popoli resistenti - stati uniti - 11-04-04

Mobilitazione negli USA contro la guerra in Iraq


Appello della A.N.S.W.E.R., Act Now to Stop War & End Racism Coalition.
(Agisci Ora per Fermare la Guerra E il Razzismo; elaborazione di Soccorso Popolare di Padova).

Giornate di azione coordinate  a livello nazionale: 9 aprile- 12 aprile 2004
per chiedere:
- Gli Stati Uniti fuori dall'Iraq
- Ritiro immediato di tutte le truppe di occupazione
- Finanziamenti per il lavoro, la scuola e la sanità - non per le guerre e le aggressioni militari!
Proteste a New York City, Washinton DC., San Francisco e Los Angeles
Una considerazione di Soccorso Popolare di Padova

Giornate di azione coordinate  a livello nazionale: 9 aprile- 12 aprile 2004

L'IRAQ STA SCOPPIANDO
La rivolta Irachena contro l'occupazione nella sua crescita fa un salto di  qualità. Il  Pentagono reagisce con un pugno di ferro assassino che rende sempre più chiara al mondo la posizione del popolo Iracheno: le forze di occupazione sono in realtà nemici e non liberatori. Nelle ultime 72 ore, dal momento in cui la forza coloniale ha dispiegato in tutto il paese la sua morsa feroce, è di molto aumentato il numero dei morti e dei feriti, poiché le città Irachene sono assediate e bombardate da missili e carri armati. I combattimenti di strada si diffondono in tutto il paese.

Gli Stati Uniti, con una classica pratica coloniale, stanno creando un regno del terrore diffuso.
Infatti gli Stati Uniti ed i loro alleati stanno ora conducendo operazioni militari a Ramadi, Baghdad, Bassora, Mosul, Nassiriyah, Sadr, Adamiya, Kufa, Kut, Karbala, Amarah, Kirkuk, Shula ed in altre città e paesi.  Soprattutto la città di Fallujah è stata presa di mira; si tratta della stessa città in cui, durante le prime settimane dell'occupazione, le truppe statunitensi si sono impossessate di una scuola, uccidendo 15 persone che protestavano.

L'Iraq non è precisamente il Vietnam di George W.Bush.
Al tempo della guerra contro il Vietnam ci sono voluti anni perché la maggioranza del popolo e dei soldati assumessero una posizione contraria alla guerra. Questa volta il popolo degli Stati Uniti ha imparato in un solo anno che la guerra contro l'Iraq è basata su totali invenzioni e bugie. Un anno dopo l'occupazione, e anche prima, il popolo di questo paese ed i popoli del mondo sono diventati contrari alla guerra, all'occupazione e ai guerrafondai. Anche se si è dichiarato che si tratta di "disordini" circoscritti al "triangolo sunnita", la rivolta si estende in realtà all'intero rettangolo dell'Iraq comprendendo quasi tutte le zone, dal nord al sud. Negli ultimi 3 giorni il sotterraneo e montante  rifiuto dell'occupazione è diventato una rivolta su larghissima scala, che si è diffusa in molte città del sud dell'Iraq. Il tutto mentre gli Stati Uniti hanno aumentato le rappresaglie contro il popolo di Fallujah e di altre città della parte centrale del paese.

Nel tentativo di manipolare l'opinione pubblica, i media americani continuano a usare stereotipi razzisti per descrivere chi sta resistendo. Designare costantemente gli iracheni come "Sunniti " o "Sciiti" è un linguaggio attentamente calcolato per nascondere il fatto più importante: che il popolo Iracheno, sunnita e sciita, pensa che il suo paese è stato conquistato da forze di occupazione imperialiste straniere e che, come un sol uomo, sta combattendo per cacciarle via.

Se un'analogia con il Vietnam ha una sua validità, consiste in questo: i leaders politici americani tronfi di arroganza e ubriachi di potere, erroneamente pensano che possedere armi ad alta tecnologia sia sufficiente per soggiogare piccoli paesi del Terzo Mondo che vogliono indipendenza e sovranità.
Le parole associate al Vietnam: "debacle", "pantano" ecc. sono certamente adatte alla guerra di Bush e all'occupazione dell'Iraq. Ma ci sono differenze fondamentali tra la guerra in Vietnam e quella in Iraq. La più importante è che gli USA poterono alla fine disimpegnarsi dal Sud-Est dell'Asia e ritirarsi dal Vietnam.

I politici che pianificano e decidono le scelte dell'impero americano sanno benissimo che i  grandi gruppi economici, militari  e politici degli Stati Uniti non si ritireranno mai volontariamente dall'Asia Occidentale, dal Nord Africa, e dal Medio Oriente.
È proprio là che si trova il petrolio! Nella regione del Golfo sono localizzati i due terzi delle riserve mondiali di petrolio.  Questa regione è anche la porta d'ingresso per le economie in rapida espansione dell'Asia Orientale e Sud-orientale, l'ingresso settentrionale al continente africano dall'Europa .  Qui ci sono le diverse vie d'acqua strategiche: il Canale di Suez, lo Stretto di Gibilterra, il Mar Rosso e il Golfo Persico.

Le popolazioni arabe di questa regione -dal Nord Africa all'Asia Occidentale- sono in fermento perché vogliono l'unità e la piena sovranità.  E' là che la lotta Palestinese fissa e rappresenta il sentimento popolare anticolonialista.  Là sono stati imposti regimi fantoccio, la cui esistenza dipende direttamente dagli Stati Uniti.  Nel cuore di questa regione c'e Israele, il più importante alleato e rappresentante degli USA, una punta di lancia che richiede copertura e aiuti politici, economici e diplomatici da parte degli USA.

Il controllo assoluto- il controllo militare- su queste risorse altamente strategiche è la chiave per esercitare l'egemonia nell'economia mondiale capitalista. Se gli Stati Uniti dovessero abbandonare la regione, il Giappone, la Germania, l'Inghilterra, la Francia tenterebbero subito a riempire il vuoto. Perciò, per Bush, il ritiro dall'Iraq non è una opzione possibile, e neppure per Kerry, se questo rimpiazzerà Bush in novembre, sarà un'opzione possibile.

La banda di Bush ha optato per l'uso della forza militare come mezzo per consolidare ulteriormente il potere dittatoriale USA nella regione.
L'impresa irachena era volta non solo a spezzare il governo iracheno, essa doveva servire a scopi più ampi. Il progetto era di costruire grandi basi militari americane in Iraq, impiantare a Baghdad la più grande ambasciata americana del mondo, con più di 3000 persone, usare l'Iraq come base di partenza per cambiamenti di regime in tutta la regione, l'imposizione di una vera Pax Americana.

I precedenti governi americani, compresa l'Amministrazione Clinton, dichiararono anch'essi che il cambiamento di regime in Iraq costituiva la massima priorità nelle relazioni tra USA e Iraq. L'Amministrazione Bush, tuttavia, ha visto l'Iraq in una prospettiva differente: la conquista ed il possesso dell'Iraq dovevano essere il perno strategico per la riorganizzazione a lungo termine, e l'ingresso nel mercato globale, di questa regione sotto l'autorità Statunitense.
Non è la prima volta che gli Stati Uniti cercano di utilizzare l'Iraq a questo scopo.

Nel 1955 gli Stati Uniti e l'Inghilterra hanno orchestrato il Patto di Baghdad come una risposta all'emergenza del movimento dei non allineati fondato a Bandung, in Indonesia, da movimenti e nazioni in via di decolonizzazione. Il popolo Iracheno non ha mai accettato di essere una pedina della scacchiera strategica di qualcun altro. Ha sempre fatto resistenza al colonialismo.

Decine di migliaia di iracheni sono morti dal momento in cui il loro paese è stato invaso e occupato. Gli avvenimenti degli ultimi giorni mostrano che tantissimi Iracheni sono così furenti e disgustati per l'occupazione del loro paese da dare la propria vita piuttosto che accettare l'occupazione straniera. Molti Iracheni stanno pagando con le loro vite piuttosto che essere sudditi coloniali.  Nel frattempo, giovani donne e uomini delle forze occupanti straniere, comprese le truppe Statunitensi, vogliono soltanto tornare a casa. Essi e le loro famiglie sanno, contrariamente alle affermazioni di Rumsfeld, che il popolo Iracheno non considera liberatore l'esercito Americano. Sono state poste le condizioni  per una guerra imperialista che non può essere vinta.

Anche in questo senso questo conflitto è simile a quello del Vietnam. Il popolo Vietnamita era pronto a sopportare sacrifici smisurati per riottenere il controllo del paese combattendo contro le forze occupanti, le quali, a loro volta, volevano soltanto tornare illese dalle loro famiglie. Negli ultimi giorni i media americani si sono riempiti di analisi e di storie che riflettono la grande preoccupazione presente nel ceto politico: il progetto di Bush per l'Iraq potrebbe creare la più grande crisi dell'imperialismo americano, dal collasso dell'Unione Sovietica. Le azioni di Bush e di Rumsfeld hanno catalizzato una rivolta che sta passando da uno stadio embrionale a una ribellione totale.

Incapace di prevenire l'espandersi della ribellione con altri mezzi, l'esercito Americano sta mettendo in atto una sanguinosa repressione contro il popolo. Essa avrà come conseguenza quella di infiammare la situazione in Iraq ed in tutta la regione. In  queste condizioni non c'è in vista né uscita né ritiro strategico. Anche se gli Stati Uniti riuscissero a passare l'autorità dell'occupazione da Paul Bremer ai suoi fantocci Iracheni ben scelti, non ci sarebbe un'uscita delle forze militari statunitensi dall'Iraq.

Persino la finta strategia di uscita sta crollando. Il Pentagono valuta la necessità, come fece il Generale Westmoreland nel 1967, di mandare altre migliaia di soldati per spezzare la ribellione che ha le sue radici nei sentimenti anticoloniali di un popolo occupato.  Rumsfeld ha detto pubblicamente che sta considerando l'invio di truppe addizionali in Iraq. Il Pentagono non ha a disposizione soltanto i 130.000, e più, soldati americani, ma, secondo Nightline del 6 aprile, una forza di circa 10.000, 15.000 "fucili in affitto", mercenari americani, inglesi e sudafricani, che stanno ora combattendo in Iraq sotto l'eufemistica sigla di "agenti privati".

I popoli del mondo, compreso il popolo degli Stati Uniti, hanno creato negli ultimi 18 mesi un movimento di massa senza precedenti che si oppone alla guerra di Bush e alla conseguente occupazione dell'Iraq.

In questo momento critico è urgente andare in piazza per chiedere:

Americani fuori dall'Iraq!!
Via ora tutte le truppe!!
I soldi per il lavoro, la scuola e la sanità !! Non per le guerre di aggressione!!

Da venerdì 9 aprile fino a lunedì 12 aprile ci saranno manifestazioni locali coordinate a livello nazionale nelle città americane.
Organizzate anche voi un'azione nella vostra area locale!
Per mettere in lista la vostra azione locale, riempite il formulario:

http://www.internationalanswer.org/campaigns/a10/event.html
http://www.internationalanswer.org/



Marciatori contro la guerra scendono nelle strade per un pronto intervento di protesta in più di 60 città in tutti gli Stati Uniti.

I dimostranti negli Stati Uniti esigono la fine dell’assedio alla città di Fallujah, e il ritiro immediato delle truppe dall’Iraq.

Ringraziamo tutti coloro che hanno contribuito con un’immediata risposta all’emergenza di dimostrare contro la guerra, e le dimostrazioni sono avvenute in più di 60 città nelle ultime 48 ore. A queste andranno a sommarsi altre azioni per domani (lunedì 12 aprile 2004). Le dimostrazioni non solo portano decine di migliaia di persone nelle strade  per manifestazioni e marce, ma soprattutto queste azioni hanno calamitato in modo ampio la copertura dei mezzi di informazione, sia negli Stati Uniti che nel resto del mondo. L’incitamento urgente all’azione è stato proposto dall’A.N.S.W.E.R. Coalition (Act Now to Stop War & End Racism – Agisci subito per fermare la guerra e porre fine al razzismo). Il nostro appello perché il Governo degli USA riporti a casa le truppe immediatamente e ponga fine all’occupazione dell’Iraq è stato raccolto dall’Est all’Ovest, dal Nord al Sud.

Vi sono articoli sulle azioni di emergenza contro la guerra nel Washington Post, nel Los Angeles Times, nel Oakland Tribune, nel San Francisco Chronicle, in AP, AFP, Xinua (China), Seattle Times, Philadelphia Inquirer, e in centinaia di altre agenzie di comunicazione, per non parlare dell’efficace copertura televisiva e radiofonica.
Si possono avere riscontri della copertura dei mezzi di informazione delle dimostrazioni estemporanee contro la guerra andando a
http://www.votenowar.org/april10.htm

Queste dimostrazioni, organizzate nello spazio di appena tre giorni, sono la rapida risposta da parte del popolo degli Stati Uniti all’Amministrazione Bush per l’escalation delle sue aggressioni al popolo Iracheno, che si oppone in modo unitario all’occupazione colonialista. Le azioni di emergenza cadono nel primo anniversario della presa di Baghdad  da parte delle forze militari USA e dopo undici mesi da che George W. Bush aveva dichiarato che le più importanti operazioni militari erano terminate, stando sul ponte della portaerei degli Stati Uniti Abraham Lincoln, sotto lo striscione  “Missione Compiuta”. Mentre, da allora, il grado di consenso per Bush e l’appoggio dell’opinione pubblica alla guerra declinavano in modo drammatico, il movimento contro la guerra ha visto accresciuta la sua forza. 
In aggiunta alle recenti dimostrazioni nazionali di massa, le attuali azioni locali di emergenza mostrano l’estendersi di un’organizzazione periferica negli USA. In 24 ore dall’appello urgente all’azione, dozzine di città hanno comunicato dimostrazioni coordinate fra il 9 e il 12 aprile.

Scandendo ad alta voce “Soldi per il lavoro e l’educazione, non per la guerra e l’occupazione”, sabato 10 aprile, più di 3000 persone hanno marciato attraverso le strade di  San Francisco. A  New York, 700-1000 persone hanno sfilato attraverso il centro di Manhattan nell’ora di punta della festa del Venerdì Santo. Allo stesso momento, 500 persone hanno protestato a Los Angeles. A Washington DC, dove 500 persone hanno marciato sabato, la gente usciva dai restaurants, dalle abitazioni e dai posti di lavoro per unirsi con i dimostranti. Le grida di "Impeach Bush – Accusiamo Bush ," facevano eco attraverso Lafayette Park al comizio di apertura di fronte alla Casa Bianca. Sempre sabato, 500 persone protestavano a Boston. Dozzine di manifestazioni avvenivano anche in tutti gli Stati Uniti, dalle grandi città come Chicago, San Diego, Atlanta, Birmingham, e Seattle, ai piccoli e medi centri cittadini come  Fayetteville, AK; Ferndale, MI; Pocatello, ID; e Gettysburg, PA.
Insieme alle proteste negli USA, negli ultimi due giorni si sono svolte azioni coordinate contro la guerra in moltissime città, in nazioni di tutto il mondo. 

Il popolo Iracheno, specialmente le genti di Fallujah, deve subire una pesante aggressione ordinata dal Pentagono.
In tutto l’Iraq il popolo ha messo in luce la sua volontà che l’occupazione abbia termine.
Le dimostrazioni avvenute alla fine della settimana costituiscono un potente messaggio che il popolo degli Stati Uniti si oppone alle politiche criminali dell’Amministrazione Bush in Iraq, ad Haiti, in Palestina e dovunque i popoli siano soggetti ad una occupazione straniera. 

É da sottolineare come nelle manifestazioni avvenute nel paese negli ultimi due giorni, la gente abbia condannato l’Amministrazione Bush per aver speso centinaia di miliardi di dollari per andare ad occupare le terre degli altri, mentre sta insistendo sulle “difficoltà e le ristrettezze di bilancio” quando deve rispondere alle domande sui tagli spietati ai programmi sociali per i servizi essenziali e ai finanziamenti per l’istruzione, la sanità, le politiche della casa, e il lavoro. 

Bisogna tenere la pressione sempre alta! Risulta essenziale che il popolo degli Stati Uniti perseveri nella sua azione per settimane e mesi. Migliaia di Iracheni e un numero sempre più crescente di soldati USA moriranno e verranno mutilati fin tanto che questa criminale avventura non vedrà la sua fine!  

A.N.S.W.E.R. Coalition
Act Now to Stop War & End Racism

Per maggiori informazioni:
http://www.internationalanswer.org/
mailto:info@internationalanswer.org
New York 212-633-6646
Washington 202-544-3389
Los Angeles 213-487-2368
San Francisco 415-821-6545



Dopo l’offensiva “umanitaria” ed eroica dei bersaglieri a Nassyria.
Una considerazione di Soccorso Popolare di Padova.

Alla particolare attenzione di tutti gli Onorevoli di questo democratico Paese, in riunione oggi alla Camera per festeggiare le eroiche gesta dei bersaglieri a Nassyria.
 
Il contingente italiano ha sferrato anch'esso la sua porzione di offensiva contro gli Iracheni insorti, una “controffensiva umanitaria”, dato che gli Italiani brava gente hanno ammazzato solo una quindicina di Iracheni, fra cui qualche donna e qualche bambino sicuramente “terroristi e facinorosi”,  a differenza delle centinaia fatti fuori dagli anglo-americani e dagli altri componenti la “Grosse Koalition”.  L'offensiva umanitaria continua, a Nassyria, guidata dalla Governatrice in nero velata Contini, potenza delle pari opportunità, e dal generale Chiarini.

Nel pomeriggio, il Ministro “americano” Martino con orgoglio esibirà alla camera i trofei di guerra italiani conquistati a Nassyria, i giocattoli in plastica e gli scialli dei bambini e delle donne Irachene ammazzati dai bersaglieri, che come di solito si dimostrano le truppe coloniali migliori. I bersaglieri infatti sono stati sempre, nelle gloriose guerre coloniali italiane d'Africa, la truppa scelta, quella che ha realizzato i massacri migliori. Il tempo è ritornato!
Viva l'Italia, quella della Libia, della Somalia, dell'Etiopia, dell'Eritrea e ora anche dell'Iraq!!

Ma quelli che hanno sparato sulla folla a Nassyria sono soldati della Repubblica Italiana? Rispondono, o no, alla Costituzione della Repubblica Italiana?  E il Ciampi, il Presidente dei tanti luoghi comuni, come mai sta zitto? Anzi, al contrario porta la solidarietà del popolo Italiano a costoro che agiscono da bravi mercenari, con stipendi da svariati milioni al mese, che ammazzano per soldi e sotto gli ordini di un Comando Anglo-americano,  e dietro al Presidente si aggrega tutta la turba governativa e dei politici di destra e di “sinistra”.
 L'intera classe politica deve vergognarsi!!! Intellettuali, media, preti ed esperti vari a ruota!

A permettere un simile abuso della Costituzione, sono le attuali nostre istituzioni da Basso Impero, il Parlamento, il Capo dello Stato, il Governo, e le Magistrature Costituzionali.  

Bisognerà che le stesse forze popolari, che hanno imposto i principi fondanti della nostra Costituzione si facciano sentire ancora,  in modo da spazzare via questo rigurgito di colonialismo, questa pratica  della guerra di aggressione, che ha visto i prodromi nel nostro illegale attacco armato contro la Jugoslavia. 

E' una pura vergogna che il 2 giugno, Festa della Repubblica, si voglia onorare un esercito tornato a fare stragi coloniali. I bersaglieri di sempre, bisognerebbe spiumarli quel giorno, altro che festeggiarli!! Ci vorrebbe una bella street parade, una contro-parata contro la guerra, sullo stile dei nostri compagni dell’ANSWER negli USA.  E bisognerà che ci muoviamo noi, visto il marciume della classe politica appiattita sugli stessi interessi economici dei grandi predatori di petrolio e di altre risorse in tante parti del mondo.