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fonte http://www.rebelion.org/chomsky/040510ira.htm
traduzione dallo spagnolo di FR

10 maggio del 2004

N. Chomsky: Sconfitto in Iraq, Bush mira a Cuba e trascina il Messico al suo fianco


Jim Casona e David Brooks da: “La Jornada”

Il governo di George W.Bush intensifica la sua aggressione retorica contro Cuba trascinando il Messico in questa dinamica diffamatoria, in parte proprio perché la sua occupazione dell'Iraq sta fallendo e la situazione generale del Medio Oriente sta esplodendo, ha quindi bisogno di un nuovo bersaglio.
E’ la valutazione di Noam Chomsky in un breve articolo per “La Jornada”.

"Cuba è facile da attaccare, è perfetta per le prodezze stile Texas”, commenta Chomsky. ”.. bisogna trovare qualcuno molto debole in ambito internazionale, un governo che non avrà ampio appoggio, e quando Washington sarà fiduciosa, le butterà addosso una retorica reaganiana." Aggiunge che “sfortunatamente, in quest’espediente stanno trascinando il Messico.”  Il governo statunitense “deve distruggere qualcuno”.
Negli Stati Uniti, ad uso interno, questo tipo d’attacco verbale contro Cuba è sempre facile.

“Questo tipo di politica, nel paese più spaventato nel mondo, funziona”. Inoltre, dice: “ora i governanti statunitensi sono come impazziti”, e la questione di Cuba è facile da manipolare. Per esempio, segnala che non solo Bush ma anche il suo concorrente elettorale presidenziale, John Kerry, è favorevole nel mantenere la retorica anticastrista e del blocco.

In realtà, il blocco non si applica solo contro Cuba, dice Chomsy, ma contro interi settori statunitensi. Segnala che gli sforzi per ostacolare che statunitensi visitino o abbiano scambi con Cuba, è parte della strategia interna di questo governo. “È qualcosa di vergognoso che questa gente, quando viaggia a Cuba, veda che la situazione sanitaria a Cuba è migliore di quell’esistente qui", ha sottolineato.

Ma anche quest’intensificazione del controllo sullo scambio con Cuba genera problemi al governo statunitense. L’hanno portato “.. a tal punto da provocare l'ira di tutta la comunità scientifica statunitense. Il Dipartimento del Tesoro aveva diffuso una circolare che stabiliva che le pubblicazioni scientifiche non pubblicassero articoli inviati da cubani. Ma hanno dovuto annullare quest’ordine dopo avere affrontato una massiccia protesta da parte del mondo accademico, ciononostante si mantengano in vigore le proibizioni relative ai viaggi di scienziati statunitensi a conferenze internazionali su biologia e sanità che si svolgono a Cuba."

Chomsky, in interviste con “La Jornada” ed altre mezzi di stampa, ha sempre ricordato che la politica degli Stati Uniti verso Cuba è stata segnata da una serie d’attentati “terroristici” fin dall'inizio della rivoluzione.

In realtà, ha affermato, le azioni di quel tipo contro Cuba si sono realizzate quasi sempre a partire dal territorio statunitense, paese dove si continua ad ospitare conosciuti terroristi come Orlando Bosch, sotto la protezione di Jeb Bush, governatore della Florida, e l’haitiano Emmanuel Constant ed altri ancora.
Cioè, la cosiddetta “nuova dottrina” di Bush seconda la quale ogni Stato che ospita quel tipo di criminali è uno Stato terrorista, qui non viene applicata.

"Queste dottrine sono unilaterali. Non hanno l'intenzione di essere linee per la legge internazionale o norme su temi internazionali. Sono dottrine che concedono agli Stati Uniti il diritto di usare la forza e la violenza, ed ospitare terroristi.” ha commentato Chomsky in una recente intervista di “The Progressive”.

Anche nelle interviste precedenti, Chomsky ha sempre sottolineato che il governo statunitense si impegna per definire il “nemico” ad uso e consumo della popolazione USA, per mezzo di sofisticate campagne con cui si fabbrica l’informazione adeguata a questo compito, e riuscire così ad ottenere il consenso per giustificare guerre ed aggressioni contro i “cattivi”, come fece nel caso dell'Iraq e sta facendo, ormai da molto tempo, con Cuba.

Cuba è presentata come “un paese orrendo, il peggiore del mondo”, cioè, con “il sadismo usuale” con cui Washington opera contro quel paese.
Pertanto, Cuba è un bersaglio “facile” per la retorica aggressiva di Washington, che come in Iraq, si decora sempre con la retorica della “libertà” e della “democrazia”.