I Guantanameri: tanto per non dimenticare!
(elaborazione
di Curzio Bettio di Soccorso Popolare di Padova)
Non odiare i mezzi di informazione, diventa mezzo di informazione!
Il silenzio ci rende corresponsabili di nuovi lutti e di nuovi crimini!
Le gabbie di Guantanamo
Tetto di lamiera, base di cemento, reticolato metallico, 2 metri e quattro per
1 metro e otto: la gabbia di Guantanamo è la 'galera globale' della guerra
infinita, senza tempo e spazio. E' metafora della barbarie, del nuovo
maccartismo.
I 'prigionieri del nulla' sono persone i cui reati sono solo presunti; essi
sono ridotti a cose, con bavagli, occhiali schermati e para orecchie.
Ai circa duecento prigionieri che sono ancora a Guantanamo è andata bene; altre
centinaia, forse migliaia di prigionieri di guerra, sono stati massacrati nei
roghi delle prigioni o nei bombardamenti statunitensi sui cortili delle carceri
afgane.
I prigionieri sono stati trasportati qui dalla base aerea di Kandahar: un volo
di 27 ore, bendati, imbavagliati, imbottiti di sedativi. Nessuno sa se siano
'talebani', se siano 'militari di Al Qaeda', nessuno sa come si chiamino;
nessuno sa quali ruoli abbiano svolto, di quali reati siano accusati.
In verità, si sa che alcuni certamente 'talebani' non sono: sono arrivati a
Guantanamo, infatti, anche 6 algerini, che non c'entrano nulla con
l'Afganistan; sono stati arrestati in Bosnia su indicazione dei servizi segreti
statunitensi. Il giudice Bosniaco ha ordinato la loro liberazione, ritenendoli
non compromessi in azioni terroristiche; ma i militari statunitensi se li sono
fatti consegnare e li hanno portati a Guantanamo. I familiari degli algerini e
la certezza del diritto ringraziano.
Secondo il governo statunitense le gabbie di Guantanamo contengono non persone,
ma 'unlawful combatans', combattenti fuorilegge (una categoria in verità molto
innovativa): secondo, invece, l'Alto Commissario dei diritti umani, Mary
Robinson, la Croce Rossa, Amnesty, ecc., i detenuti di Guantanamo sono
prigionieri di guerra in base alla Convenzione di Ginevra del 1949 e devono
essere trattati come tali fino al momento in cui eventuali accuse di terrorismo
vengano formulate nei loro confronti. Altrimenti, sostiene l'Alto Commissario,
devono essere mandati in Afganistan o nella loro nazione.
Ma il Ministro della difesa statunitense, Ronald Rumsfeld, mentre continua a
bombardare 'per portare la civiltà e la legalità', tra una bomba e l'altra,
infastidito dalle flebili voci dell'Alto Commissario dei diritti umani e di
qualche impotente garantista dichiara: "Potremmo trattenerli a tempo
indeterminato, sono individui pericolosi. Noi non gestiamo un circolo
ricreativo. Non provo la minima preoccupazione per il loro
maltrattamento."
Non ci eravamo mai illusi: la guerra globale ed infinita per la libertà e la
giustizia finisce, per paradosso, nelle gabbie di Guantanamo. La verità emerge.
Non ci meravigliamo: eppure questo ministro della difesa, che parla da Kapò, fa
male allo stomaco, fa tristezza; ma anche un po' paura.
Gli Stati Uniti
rifiutano di osservare la Convenzione di Ginevra
(Una versione di questa Convenzione, con collegamenti agli Articoli
relativi, è disponibile a:
http://www.civil-rights.net .)
L'11 gennaio 2002, gli Stati Uniti hanno dichiarato che non avrebbero accettato
di osservare la Convenzione di Ginevra del 1949 sul trattamento dei prigionieri
di guerra, relativamente al trattamento e all'internamento di quelli che sono
stati fatti da loro prigionieri in Afganistan o in Pakistan.
La Terza Convenzione di Ginevra, che fornisce specifiche indicazioni per il
trattamento dei combattenti fatti prigionieri, costituisce una parte della
"legge fra le nazioni" ed è un fondamento del diritto internazionale
umanitario.
Gli Stati Uniti dichiarano che quei prigionieri attualmente non sono da considerarsi
prigionieri di guerra, ma a tutti gli effetti " combattenti
illegittimi".
I primi prigionieri sono arrivati nella base U.S.A. di Guantanamo Bay, l'11
gennaio 2002. Secondo il "Washington Post", i prigionieri sono stati
incappucciati ed ammanettati durante tutto il volo, durato 27 ore. Gli Stati
Uniti difendono queste pratiche, come misure necessarie di sicurezza.
I media, di stanza a Cuba, hanno riferito che i prigionieri sono stati dotati
di occhiali anneriti all'esterno, per "ragioni di sicurezza"
necessarie a prevenire il loro uso della vista. In un documento reso pubblico
inviato a Donald Rumsfeld, Amnesty International ha espresso la sua
inquietudine, per il fatto che le condizioni di trasporto dei prigionieri
violavano le norme internazionali.
I prigionieri sono stati sistemati in gabbie completamente aperte all'aria,
di 6 piedi per 8, (un piede equivale a cm.30.48; quindi in gabbie di 2 metri
per 2.5metri !), chiuse con filo spinato, con pavimenti di cemento, tetti di
legno e contenenti una stuoia e un secchio di plastica.
Gli U.S.A. esigono che i mezzi di informazione non mostrino fotografie dei
prigionieri in queste condizioni, spiegando che le foto… priverebbero i
prigionieri dei loro diritti (sic!), secondo la Convenzione di Ginevra.
Secondo un portavoce del Pentagono, qualsiasi foto dei prigionieri, nelle
condizioni imposte dagli Stati Uniti, potrebbero risultare…
"umilianti" e "degradanti"!
Il rifiuto dell'Amministrazione Bush di adeguarsi al diritto internazionale
umanitario si pone in netto contrasto con le giustificazioni avanzate per le
azioni militari degli U.S.A.
Il 20 settembre 2001, in un discorso televisivo, George W. Bush giustificava di
intraprendere la guerra come necessità di difendere i valori della
"civiltà" contro il "male": "Comunque, questa non è proprio una battaglia della sola America. E
quello che è messo in gioco non è la libertà della sola America. Questa è la
battaglia del mondo. Questa è la lotta per la civiltà."
L'8 novembre 2001, nel suo primo discorso alla Nazione, il Presidente Bush
dichiarava che i bombardamenti sull'Afganistan erano "una guerra per
salvaguardare la civiltà stessa."
L'Articolo 4 della Convenzione definisce le categorie di persone che devono
essere considerate come "prigionieri di guerra."
Secondo l'Articolo 5, "se dovesse sorgere qualche dubbio che la persona,
che si è impegnata in azioni di belligeranza e che è caduta nelle mani del
nemico, appartenga alle categorie enumerate all'Articolo 4, tali persone devono
godere della protezione della presente Convenzione, fino a quando il loro
status sia stato determinato da un tribunale competente."
Nessun tribunale competente ha pronunciato un giudizio a tale riguardo.
Ecco alcuni articoli della Terza Convenzione di Ginevra, che riguardano il
trattamento umanitario dei prigionieri di guerra, quelli che gli U.S.A. si
rifiutano di applicare,:
Articolo 13: Trattamento umanitario obbligatorio; non sono permesse
rappresaglie.
Articolo 14: Rispetto per la persona e per l'onore; nessuna discriminazione di
genere.
Articolo 16: Nessuna discriminazione basata su razza, nazionalità, credo
religioso o opinioni politiche.
Articolo 17: Nessuna tortura fisica o mentale; nessuna coercizione per ottenere
informazioni; i prigionieri che rifiutano di fornire informazioni non possono
essere minacciati, insultati o esposti ad un trattamento sgradevole o
sfavorevole.
Articolo 18: Indumenti e oggetti per uso personale possono essere conservati
dai prigionieri.
Articolo 20: L'evacuazione o il trasferimento devono avvenire sotto le stesse
condizioni indicate dal Potere di Detenzione.
Articolo 21: Internamento in campi legittimamente appropriati; proibita la
restrizione al chiuso.
Articolo 22: Proibito l'internamento in penitenziari; viene richiesta ogni garanzia
di igiene e buona salute.
Articolo 25: Le condizioni degli alloggiamenti devono essere favorevoli sia per
i prigionieri di guerra come per le forze del Potere di Detenzione; sono
richiesti adattamenti per gli usi e i costumi dei prigionieri di guerra; è di
obbligo la protezione contro l'umidità, un riscaldamento ed una illuminazione
adeguati.
Articolo 26: Il cibo deve essere in quantità, qualità e varietà sufficiente a
mantenere buona salute e buon peso.
Articolo 27: Vestiario, biancheria intima e calzature devono essere fornite in
modo adeguato.
Articolo 28: Devono essere predisposte dispense, con alimenti, sapone, tabacco,
a prezzi accessibili e gli articoli ordinari vi devono essere immagazzinati.
Articolo 29 - 32: Si richiede igiene e attenzioni sanitarie opportune, incluse
visite mediche mensili
Articolo 34 - 37: Ai prigionieri deve essere consentita completa libertà
nell'esercizio della religione, inclusa la presenza alle funzioni, sotto la
condizione che questo avvenga con la consueta disciplina.
Articolo 38: Devono essere provviste attività fisiche, intellettuali e
ricreazionali.
Articolo 70: Deve essere consentito ai prigionieri scrivere alla famiglia, e ad
altri.
Gli Articoli così schematizzati sono tratti da una pubblicazione per la
Campagna di Difesa del Dissenso e per il Progresso dei Diritti Civili, un
progetto di collaborazione con Civil Justice~LDEF, in collaborazione con il
Comitato Direttivo Nazionale di A.N.S.W.E.R. (Act Now to Stop War and End
Racism)(Agisci Ora per Fermare la Guerra e porre Fine al Razzismo);
http://www.internationalanswer.org .
Per maggiori informazioni, andare a:
http://www.Civil-Rights.net .
Nei sotterranei degli States
Scrive Silvia Baraldini su il
Manifesto dell’11 maggio 2004:
Di fronte alla catastrofica realtà delle torture inflitte ai
cittadini iracheni dagli eserciti di occupazione statunitensi e britannici, la
difesa dei due governi si è incentrata sull'identificazione delle mele marce responsabili di quelli che
sarebbero episodi estranei al sistema democratico dei due paesi. Da quando il New Yorker ha pubblicato le prime
foto, siamo stati inondati da interviste agli abitanti dei paesini
dell'entroterra, da dove provengono i soldati accusati delle sevizie, piene di
sgomento e di condanna, tanto per rassicurarci del profondo sentimento
democratico che anima gli americani.
Curiosamente non è apparsa una sola intervista a quella parte del popolo
statunitense che avrebbe potuto testimoniare di sevizie, abusi di potere,
violenze sessuali e condizionamenti personalmente subiti. Parlo dei detenuti,
politici e comuni, che hanno scontato la loro pena nelle sezioni speciali di
Marion, Illinois, Florence, Colorado, Pelican Bay, California, Lexington,
Kentucky e Alderson, West Virginia, per nominare solo quelle più tristemente
note. Se un giornalista avesse rintracciato Rafael Cancel Miranda, questi
avrebbe potuto testimoniare che nei non lontani anni `70, nei sotterranei di
Marion, i detenuti venivano ammanettati ai muri e lasciati lì per ore. Frank «Big
Black» Smith avrebbe potuto raccontare come tutti i detenuti della prigione di
Attica, al termine della loro ribellione, siano stati costretti a passare la
gogna nudi mentre membri della guardia nazionale li pestavano con manganelli e
fucili.
E come lui stesso, in quanto ex-giocatore di football, fosse stato costretto a
rimanere in piedi per interminabili ore con un pallone di football sotto il
mento, circondato da militari pronti a pestarlo non appena lo avesse lasciato
cadere. Samuel Brown avrebbe potuto raccontarci del suo infortunio alla
cervicale volutamente non curato, una strategia per ammorbidirlo prima di
essere interrogato dall'Fbi. E Sekou Odinga, del suo torace utilizzato dopo
l'arresto come posacenere dai membri della task-force che lo interrogavano.
Avrebbe potuto raccontare di sé Alejandrina Torres, detenuta politica
portoricana poi graziata da Clinton, violentata nel carcere federale di
Phoenix, Arizona, non con un manico di scopa ma con i pugni inguantati di un
cosiddetto infermiere. O Susan Rosenberg, due mesi dell'inverno 1988 passati
senza dormire nella cella della sezione speciale di Lexington con le luci che
si accendevano ogni venti minuti, la doccia senza tendina di fronte a una delle
21 telecamere della sezione, l'umiliazione di dover chiedere a una guardia
carceraria uomo un assorbente igienico alla volta.
Le donne detenute nel carcere statale della Georgia e in quello federale di
Dublin avrebbero potuto testimoniare che in prigione può capitare di essere
usate sessualmente dagli stessi individui che dovrebbero proteggerti. A Pelican
Bay e Florence i giornalisti avrebbero trovato le gabbie-madri di quelle ora in
uso a Guantanamo.
La realtà che sta inesorabilmente emergendo dalle prigioni
irachene non deve sorprenderci: Amnesty International, Human Rights Watch,
American Civil Liberties Union denunciano da anni condizioni analoghe nei
carceri speciali degli Stati Uniti.
Da tutto ciò si possono trarre immediate e palesi conclusioni. L’intero sentire
delle amministrazioni governative degli Stati Uniti è che i diritti non contano
perché “tutto intorno ci sono terroristi”, e all’interno della società
Americana chi dissente è anche “terrorista”, e i terroristi vogliono scuotere
la volontà e la fiducia dei bravi Americani. E Bush si ricorda sempre quanto
disperatamente in molte parti del mondo sia necessaria una società libera, e
lui ha bisogno di completare la propria “missione”, di portare a termine il
compito, lui, George W.Bush, neo convertito, rinato in Cristo, dopo una
gioventù dissoluta, e da allora portavoce di una verità non negoziabile basata
sulla fede. Da questa verità deriva la sua “missione”, e il generale Miller,
già comandante a Guantanamo, e ora a capo di tutte le prigioni Irachene,
afferma che ad Abu Ghraib sorgerà un nuovo carcere, che in sintonia con gli usuali toni messianici
del Presidente, novello Redentore, prenderà il nome di “Campo Redenzione”.
Torturare i corpi per redimere le anime dei peccatori nel mondo! Si sente da
questo l’emanazione di carne bruciata, c’è tanfo di roghi, siamo alla caccia
alle “streghe”, è rinata l’Inquisizione a stelle e strisce.
Ma sembra che nel mondo ne esistano tanti “Campi Redenzione”, naturalmente non
visitabili da alcuna organizzazione umanitaria, gestiti dai servizi segreti
militari USA e dalla CIA. Riporta Stefano Chiarini: “In essi i prigionieri non
hanno alcuna garanzia o diritto, sono tenuti fuori dal sistema giudiziario
americano o internazionale, non conoscono ciò di cui sono accusati, sono privi
di qualsiasi possibilità di difendersi, di vedere gli avvocati o le famiglie.
In questi centri, sparsi in tutto il mondo, da Guantanamo al Pakistan,
dall’Iraq ai paesi arabi “fidati” come Egitto, Giordania, o Arabia Saudita,
sarebbero rinchiusi e sottoposti ad ogni tipo di torture, praticate dagli
uomini della CIA, dai privati delle compagnie di sicurezza e dai servizi
segreti dei paesi alleati, almeno 9.000 disgraziati. Di alcune centinaia di
questi prigionieri si è persa ogni traccia e ogni richiesta di informazioni da
parte della Croce Rossa Internazionale è stata vana. Praticamente non esistono
più. Il tutto naturalmente autorizzato dal Pentagono, quindi da Donald Rumsfeld
e dalla Casa Bianca.”
Ma qual è la spinta “ideale” che costituisce il volano di tanta aberrazione,
della “filantropia imperialista” che si esprime con la volontà di “rendere il
mondo un luogo sicuro per la democrazia”? È un concetto razzista, è il concetto
di civiltà superiore: noi Occidentali apparteniamo alla civiltà superiore!
Tutti gli altri devono accettare come principio e punto di partenza il fatto
che esiste una gerarchia di razze e di civiltà, e che solo noi occupiamo il
vertice di questa piramide gerarchica. Noi, i superiori, siamo legittimati alla
conquista imperiale dalla convinzione della nostra superiorità, non tanto a
livello scientifico, economico e militare, quanto sul piano morale. La nostra
etica, la nostra moralità, i nostri principi costituiscono la base del nostro
diritto a guidare il resto dell’umanità. Questo è il Bush- pensiero, questa è
la fonte della attuale legislazione americana che ha partorito il mostro
giuridico definito come “Patriot Act”.
Per meglio capire lo spirito colonialista ed imperialista degli Stati Uniti e
dei loro Alleati, capitalisti globali, basta leggere un passo da “Nostromo” di
Joseph Conrad (1904) dove un finanziare di San Francisco si rivolge a un
proprietario inglese di una miniera nel Centro America: “ Il tempo stesso si
preoccupa di condurre la civiltà dei grandi paesi in tutto il mondo e porteremo
il Verbo in ogni campo – industria, commercio, legge, giornalismo, arte,
politica e religione, da Capo Horn fino allo Stretto di Smith; e più oltre,
anche se qualcosa che ne valga la pena si verificherà al Polo Nord. E allora
avremo agio di tenere in mano le isole e i continenti più remoti della terra.
Dilagheremo nel mondo degli affari, che piaccia o no al mondo e il mondo non
potrà opporvisi: neppure noi stessi lo potremo, ne sono certo.”