www.resistenze.org - popoli resistenti - stati uniti - 18-09-04

da Lo Straniero, Ottobre 2004 - www.lostraniero.net

Moore e Bush a stelle e strisce


di Goffredo Fofi



È molto probabile che George W. Bush, secondo presidente Usa con questo cognome, verrà rieletto tra due mesi alla Casa Bianca, nonostante la sua mediocrità, la sua ipocrisia e il suo integralismo cristian-capitalista-imperialista. E voglia Dio-Allah o la Storia, e cioè le contraddizioni insite al rapporto tra l´arroganza dei potentati economici e le tensioni che essa può provocare - ma che loro hanno spesso i mezzi per schivare - nei sudditi, cioè tra noi tutti che sulla scena della storia, cioè del potere, non contiamo un fico (o anche, talvolta, non vogliamo contare), che abbia ragione Johan Galtung, e si avveri ciò che profetizza in questo stesso fascicolo di "Lo straniero".

Se Bush cadrà - ed è ben difficile - non sarà certo per merito di Michael Moore e di "Fahrenheit 9/11", volenteroso pamphlet che fa tutto il possibile per rendere antipatico Bush al pubblico americano. Per altri pubblici, ci pare sfondi una porta aperta.

Due ragioni ce ne allontanano.

La prima è che risente troppo di una demogagia anti-Bush che assomiglia spesso a quella dei bushiani (a noi italiani può ricordare, e non è un complimento, il peggio del Dario Fo o del Beppe Grillo più “politici” o i tanti cloni dell´Eugenio Scalfari anti-berlusconiano). È una questione di metodo e di stile che ha ben capito, in Francia, l´ottimo Godard. Non si combatte il male con le sue stesse armi, non si ricorre al metodo dei pubblicitari contro i superpubblicitari. Bisogna inventare altro, e il cinema militante e documentario, nelle sue cime come nei suoi abissi, avrebbe avuto molto da insegnare a Moore se egli avesse voluto studiarselo. Noi, per gli Usa, restiamo affezionati a certi indignati pamphlet del dimenticato Emile De Antonio o alle fredde inchieste di Errol Morris o alle lente rilevazioni (o rivelazioni) socio-antropologiche di Frederick Wiseman.

Insomma, Moore ha capito che è l´economia a guidare il gioco e le leggi del gangsterismo a guidare il capitale ma gli manca del tutto... la lettura di Marx. E bene sì, per raccontare l´impero americano bisogna alzare lo sguardo molto al di sopra l´America, riflettere sulle leggi e sui costumi che regolano il mondo, oggi, in quest´epoca storica, e solo dopo ritornare sul terreno dell´attualità e della polemica.


Il secondo è che nel film di Moore la bandiera a stelle e strisce sventola ancora e sempre, e si canta ancora un´America buona
. Il meglio Moore è sempre nel suo rapporto con la cittadina da cui viene e con i suoi abitanti, ma egli si vive da provinciale alla Frank Capra, da populista generico all’assalto dell’oligarchia della capitale, pronto però a entrare in quel gioco per il tramite del successo mediatico e spettacolare e solo di conseguenza politico. Anche Moore - come la signora patriottica che lustra e appende ogni mattina la sua bandiera alla finestra di casa, e che è contro Bush solo perché le ha ammazzato un figlio e perché mente - sarebbe per i presidenti buoni che sanno fingere meglio di Bush: barcamenandosi tra i diritti civili (statunitensi) delle categorie che sanno farsi rispettare, le corporazioni forti da cui si fanno indirizzare, le bombe atomiche che continuano a costruire, le cento e mille invasioni e rapine a danno di altri paesi e popoli attuate con i mezzi della guerra, della diplomazia, dei servizi segreti, della pubblicità e oggi soprattutto della scienza e della finanza, e di un sistema dello spettacolo aberrante ormai in quasi tutte le sue facce (il 99 per cento delle sue facce!).

L´opposizione a Bush è un problema di forma e non di sostanza, si direbbe, per quei democratici americani alla Moore che giustamente si indignano delle cose malvage che il loro paese fa agli altri e ai suoi stessi; ma noi, alla signora della bandiera del figlio perduto, cosa possiamo contrapporre se non la donna irachena che grida la sua maledizione all´impero, alla sua malafede e alla sua brutalità? E in nome di chi parla davvero Moore, chi lo "produce" economicamente? Forse è possibile fidarsi dei fratelli Weinstein? Sì, Bush fa schifo e la sua faccia è parlante - qui è la forza vera del film, oltre che nei brevi brani con i soldati e con la "gente comune" del suo paese - ma quante altre facce non sono parlanti e nascondono un´eguale (o perfino peggiore, perché non si espone) criminalità?

È un modello a dover essere discusso, l´"american way of life" e la sua corrotta idea di democrazia e di mercato, la sua cinica idea dell´uomo ridotto a consumatore e macchina-di-morte, e non solo Bush. E di quel modello ci sembra che Moore sia parte consenziente, regista e politico di quella scuola e in quella carriera. Alle prediche degli americani buoni ci è sempre più difficile credere. Come alle fiabe teologiche degli ayatollah, come agli spot dei finanzieri di ogni paese, credo, e partito.