Elezioni US. di J. Petras
Da Rebelion, 27/10/04 - http://www.rebelion.org/noticia.php?id=6751
[pubblichiamo la seguente analisi non superata dall'esito delle elezioni - ndr]
Le elezioni
presidenziali US: una lettura da sinistra
di James Petras (da Rebelion)
22 Ottobre 2004
L’aspetto più significativo delle elezioni presidenziali US, è il drammatico
spostamento dell’intero spettro politico verso la destra. Fondamentali
cambiamenti reazionari nella costituzione degli Stati Uniti, nella legislazione
sociale, nella legge, nelle politiche internazionali come nella valutazione
della storia, sono diventati il linguaggio comune di entrambi i maggiori
candidati in queste elezioni- senza alcuna dimostrazione popolare di massa o
protesta intellettuale da parte della maggioranza della Sinistra.
Il Patriot Act, nella sua versione originale e rivisitata, ha eliminato di
fatto la Carta dei Diritti e la protezione dei cittadini dall’arresto
arbitrario da parte dello Stato. Entrambi i candidati e i maggiori partiti lo hanno
sottoscritto. La Sicurezza Nazionale di Stato è stata il fondamento della
campagna elettorale presidenziale dei due partiti.
Ne i candidati ne i partiti hanno indicato i problemi dei lavoratori
afro-americani e latino-americani, che hanno praticamente escluso dai dibattiti
pubblici. L’esclusione programmatica delle minoranze è molto più grave
dell’esclusione dalla registrazione di voto che è stata pubblicizzata dai mass
media. Una stima di esperti valuta che circa il 60% degli elettori anziani di queste
minoranze non voterà. L’esclusione de facto dalla partecipazione alle elezioni
nazionali è di poco superiore rispetto ai tempi dell’esclusione legale nel Sud.
La questione cruciale nel dibattito economico tra Bush e Kerry è il deficit di
bilancio federale degli US, non la povertà, l’abitazione, la sanità, i salari
minimi, o gli indebitamenti delle famiglie. Entrambi i candidati e i partiti
difendono la bassa fiscalità e l’incremento della spesa militare; mentre i
Democratici aggiungono un piccolo aumento alla spesa per l’istruzione, la loro
insistenza sulla riduzione del debito e l’incremento delle spese militari
sbugiarda le loro promesse elettorali.
Mancano del tutto programmi di una nuova normativa del lavoro per facilitare
l’organizzazione sindacale del 91% del settore privato che è lasciato
completamente al controllo della classe capitalista. Di fronte all’indifferenza
dei candidati presidenziali, il maggior sindacato, AFL-CIO, sta spendendo dieci
volte più denaro per far eleggere il milionario John Kerry di quanto spenda in
un anno intero ad organizzare i lavoratori. Il così detto “Istituto di
Solidarietà” dell’ALF-CIO, ha speso più denaro per finanziare i golpisti
anti-Chavez di quanto spenda nella protezione dei diritti dei lavoratori
pesantemente sfruttati delle officine negli US.
L’ultima riforma rimasta del passato, il programma pensionistico di Stato è ora
soggetta a privatizzazione. Bush appoggia apertamente la privatizzazione mentre
Kerry dice che la Sicurezza Sociale è
in crisi e necessita di ‘revisioni’. Fu il precedente Presidente Democratico
Clinton ad iniziare il processo di privatizzazione, istituendo la commissione
bilaterale che ha aperto le porte ad una parziale privatizzazione e aumentato
l’età di pensionamento a 67 anni.
Anche di fronte all’imminente crisi della sanità nessuno dei due candidati si
propone di andare oltre le “soluzioni di mercato”. Così, di fronte
all’incombente epidemia influenzale, milioni di cittadini ‘a rischio’ negli US
si troveranno ad affrontare la malattia nella mancanza di scorte di vaccino e
si verificheranno morti precoci evitabili tra
bambini, gestanti, anziani e malati cronici, senza che vi sia alcuna
proposta dei candidati di un intervento dello stato per proteggere la salute
pubblica! Persino Adam Smith, il padre del libero mercato, scrisse che lo stato
ha il compito di proteggere la salute pubblica.
Entrambi i candidati presidenziali dei maggiori partiti difendono le guerre
coloniali e le occupazioni, non solo quelle in essere in Iraq, Afganistan e
Haiti ma anche in quelle future in Iran, Nord Corea, Cuba, Venezuela, Sudan e
ovunque l’impero lo richieda. Entrambi i partiti e i candidati difendono le violazioni della legge
internazionale da parte degli US e di Israele, gli arresti di massa illegali ed
arbitrari, i sequestri extra territoriali, gli assassinii delle ‘forze
speciali’ segrete e gli assalti militari su centri popolati da civili:
l’illegalità è diventata norma per diventare ‘presidenziale’ negli US di oggi.
La differenza tra i due candidati si riduce alla gestione dell’immagine
pubblica dell’Impero e nella consultazione degli alleati europei. Tutto il
dibattito pubblico presidenziale non avviene sui fondamenti morali e politici
delle guerre coloniali ma su come ingaggiare tali guerre, come vincere la
resistenza popolare, come aumentare l’efficacia militare. In altri termini lo
spettro di tutta la politica è chiuso in un quadro ideologico, dove l’unica
cosa che conta sono gli interessi US e non i milioni di senza casa,
disoccupati, di vittime coloniali, morti e feriti, le centinaia di migliaia di
famiglie terrorizzate che devono vivere tra le macerie in Iraq o a Gaza.
Vi è uno scarso dibattito sulla politica dell’America Latina: entrambi i
partiti sostengono Plan Colombia, Plan
Andino, un incremento delle basi militari e l’ALCA. La differenza tra i due
candidati è che Kerry vuole combinare un maggior protezionismo dei produttori
US non competitivi con il così detto “Libero Mercato” per l’America Latina.
E’ chiaro che lo spostamento a destra delle politiche, che mette insieme
liberismo economico e militarizzazione imperialista, è iniziato con la guerra
di Carter in Afganistan e la de-regulation interna; si è approfondito con le
sporche guerre di Reagan in America Centrale, l’invasione di Grenada e le
imponenti spese militari. Bush senior ha esteso l’imperialismo con la Guerra
del Golfo e Clinton ha invaso i Balcani e smantellato i programmi di Welfare
per le madri che si trovano ad allevare i figli da sole. L’attuale regime Bush
ha codificato, formalizzato e reso esplicite le politiche liberiste all’interno
e quelle imperiali militariste praticate dai precedenti presidenti, Democratici
e Repubblicani. Ogni volta che la Sinistra sceglie il ‘male minore’, lo spettro
politico si muove più a destra.
Questa campagna elettorale avviene nel mezzo del prolungamento di due guerre
coloniali nelle quali gli US stanno affrontando una resistenza di massa e
crescenti scontri, mentre aumenta il debito commerciale e finanziario. E c’è un’assenza totale di opposizione
politica anti-colonialista. Il drammatico spostamento da una formale democrazia
borghese a una stato colonialista di sicurezza
nazionale ha avuto luogo nell’assenza di una significativa opposizione
politica all’interno dei entrambi i partiti o da parte dei “movimenti sociali”.
Da un punto di vista storico uno degli elementi determinanti delle elezioni
presidenziali- oltre la virata a destra – è il collasso della ‘Sinistra’ e dei
movimenti di opposizione progressisti. Il centro dell’attenzione di più del 90%
della Sinistra e dei progressisti è la
campagna di Kerry.
Il movimento progressista US ha perso molto terreno dai giorni della grande
protesta di piazza a Seattle (1999) contro il WTO e delle manifestazioni di
milioni di persone contro la guerra del Febbraio 2000. Oggi, Ottobre 2004, le
strade restano senza cortei di fronte alle barbariche guerre coloniali e alle
occupazione in Iraq, Afganistan, Palestina e Haiti. Dove sono andati a finire i
manifestanti? Dove sono tutti gli intellettuali ‘libertari’? In realtà sono
intruppati a sostenere la candidatura di John Kerry, favorevole alla guerra e
pro-Sharon. Nel breve volgere di due anni un movimento per la pace e la
giustizia vibrante di motivazione e di massa sta diventando la coda inutile
della campagna elettorale di un multimilionario guerrafondaio. Questa
‘transizione’ è un risultato della
mancanza di coraggio e di dignità dei principali leader ideologici della
sinistra e della loro miopia politica. “Chiunque ma non Bush” è la soluzione
spiccia cui sono state sacrificate le possibilità tattiche e strategie dei
movimenti di massa del 1999-2000. Ciò che rende la capitolazione degli
intellettuali di Sinistra ancora più tragica è che il fatto che la scelta
sicura di un terzo partito esiste: Ralph Nader e Peter Comejo stanno facendo
un’energica campagna di opposizione alla guerra US in Iraq e Afganistan, a
difesa della sovranità del Venezuela contro il golpe promosso da Bush, a difesa
strenua dei palestinesi contro il terrore stato di Israele, e per un programma
di sanità pubblica interamente coperto... Di fronte alla possibilità di
schierarsi insieme ai due o tre milioni di votanti che supportano Nadr/Comejo,
i ‘progressisti’, gli Ong, i professori, giornalisti, intellettuali da Boston,
New York, Los Angeles, non solo sostengono Kerry ma dileggiano Nader/Comejo con
i peggiori insulti. Una sinistra con l’onta della sua stessa resa al Potere,
cerca di distruggere i soli candidati che conservano motivazioni di Sinistra.
Non vi è traccia di opposizione della Sinistra o dei progressisti quando Kerry
difende fieramente le sue imprese militari nella Guerra coloniale in Indocina.
Per molti progressisti di mezz’età, che considerano la propria opposizione
vincente alla Guerra in Vietnam come un punto alto delle loro vite, questa può
essere una vergognosa capitolazione ad una grottesca revisione della storia. I
politici Democratici e i notabili religiosi neri tacciono quando Kerry ignora
le richieste dei lavoratori di colore e indirizza tutta la sua attenzione agli
elettori che chiama ‘classe media’(bianca). Il movimento femminista plaude a
Kerry anche se promette di considerare
la nomina di giudici anti-libertari. Le Ong di Saettle, i capi dei movimenti
pacifisti di massa e l’intera leadership del movimento “Not in My Name” non
hanno mai protestato contro le dichiarazioni favorevoli alla guerra di Kerry,
ne contro le sue proposte di mandare
altri 40.000 soldati in più in Iraq. Invece molti dei sedicenti ‘intellettuali
progressisti’ hanno lanciato attacchi diffamatori contro il democratico di
sinistra Nader per la sua candidatura contro la guerra. Quando Kerry ha
dichiarato il suo sostegno acritico a Israele - mentre allo stesso tempo Sharon
stava ammazzando decine di bambini palestinesi e lobbysti sionisti erano
indagati per spionaggio al Pentagono - la Sinistra US se ne è stata zitta.
Quando tutte le principali organizzazioni sioniste negli US hanno assicurato il
proprio sostegno a Bush e Kerry per colpire la Siria e l’Iran e per fornire
Israele di 50 bombe da 2000 tonnellate, gli intellettuali più influenti e
prestigiosi hanno tenuto la bocca chiusa, e hanno messo a tacere l’opposizione
di Nader di fronte alla barbarie di Israele.
L’incredibile collasso e la sparizione della Sinistra durante la disputa di due
candidati con posizioni di destra è una delle più serie conseguenze di queste
elezioni presidenziali. Nelle precedenti elezioni, anche tra la sinistra che
preferiva la politica opportunista del ‘male minore’, c’era una costante
tensione progressista ad includere nelle campagna elettorale istanze di pace e
riforme sociali. In queste elezioni Kerry ha ignorato completamente la
Sinistra, accettando suo supporto senza dare alcun riconoscimento alla sua
presenza. La Sinistra si è auto screditata accettando di dare a Kerry carta
bianca, in caso di sua elezione, per approfondire ed espandere militarismo,
colonialismo e politiche domestiche regressive.
Nel periodo post elettorale la sinistra non avrebbe rivendicazioni possibili su
Kerry, perché egli non ha promesso nulla e può in tutta onestà sostenere che i
progressisti sapevano che la sua intenzione era di “continuare la guerra
(coloniale) fino alla vittoria”.
Se noi accettiamo il problematico assunto che gli US sono una democrazia e che
i candidati esplicitamente e apertamente difendono le guerre coloniali, allora
dobbiamo ammettere che tutti i cittadini e in particolare gli intellettuali
progressisti che votano per il candidato di guerra, assumono una profonda
responsabilità personale per la carneficina e la razzia che ha luogo in Iraq,
Palestina, Haiti e altrove. Sarebbe davvero disonesto proclamare poi, dopo le
elezioni, che la devastazione coloniale ha luogo “non in nostro nome”.
Il collasso della Sinistra negli US non è solo un fatto contingente alla
campagna elettorale. Perché, chiunque vinca tra Bush e Kerry, proseguirà con
rinnovato vigore le sanguinose guerre coloniali che hanno promesso e la
Sinistra avrà perso la sua credibilità e rispettabilità. Di fronte ad un futuro
di guerre, repressione e regressione sociale la questione diventa quando, dove
e cosa occorre perché emerga una nuova generazione politica che rifiuti di
farsi complice delle guerre imperialiste e dica la verità al potere, sulla
Palestina, la resistenza irachena, gli haitiani impoveriti e le necessità di un
nuovo movimento politico-sociale negli US.
Trad dall’inglese Bf