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Fonte: http://www.pww.org/article/articleview/6044/1/239/
Da: People's Weekly World Newspaper - http://www.pww.org
04/11/04 12:15

Avremo un bel da fare

Editoriale


Questo è un paese profondamente diviso. Su 114 milioni di voti, George W. Bush ha raccolto appena oltre 3 milioni di preferenze in più di John Kerry. Bush chiederà un mandato per il suo programma estremista come aveva fatto nel 2000 quando per un voto della Corte Suprema di giustizia agguantò la Casa Bianca. Ma la verità è che almeno metà del paese è contro di lui.

Qui non analizzeremo dettagliatamente i risultati. Domande su cosa è accaduto e come muoversi saranno oggetto di discussione, di seria investigazione ed analisi per le settimane a venire. Certamente troverà ampio spazio nelle conversazioni il controllo esercitato dalla destra attraverso le cosiddette "questioni morali".

Tutti i nuovi elettori, i giovani e soprattutto quelli che hanno atteso in code straordinariamente lunghe per esprimere il loro voto, dovrebbe ricevere le congratulazioni. Certi che “ogni voto conta”, molti hanno aspettato ore, qualche volta sotto la pioggia. Alcune cronache hanno riferito che elettori stavano ancora votando nelle ore piccole della mattina del 3 novembre poiché l'apparato elettorale non era in grado di gestire l’affluenza alle urne. E’ questo il modo di fare le elezioni? Soppressione del diritto di voto, trucchi sporchi e possibili brogli sono le maggiori preoccupazioni. Come può il GOP affermare di voler promuovere la democrazia e le libere elezioni in Iraq ed in Afghanistan quando qui si impiega attivamente per sopprimere il voto delle minoranze nere e latino americane? Il procuratore generale John Ashcroft ed il Dipartimento di Giustizia non si sono adoperati per far rispettare il prezioso diritto al voto ma sono stati immobili davanti alle intimidazioni dei vigilantes agli elettori. La due maggiori linee telefoniche istituite per la “Protezione delle Elezioni” hanno ricevuto 400.000 segnalazioni. Perché tocca alle organizzazioni di base far applicare le leggi federali?

Ogni voto deve essere contato: lo pretendono il sudore, le lacrime ed il sangue versati per ottenere il diritto di voto per tutti.

Questi problemi sistematici sui diritti democratici fondamentali, compresa la mancanza di uniformità tra stato e stato, contea e contea, distretto e distretto, devono essere sottoposti e risolti in sede federale, con serietà e democraticamente.

I risultati delle elezione rappresentano un arretramento per l’intera nazione e per le lotte per il lavoro, i diritti civili, la pace, la democrazia e l'uguaglianza. In momenti come questo è importante ricordare le lungimiranti parole di Martin Luther King: “The moral arc of history is long, but it bends towards justice”.

Ogni movimento per la giustizia subisce delle battute d’arresto. Dalla nascita rivoluzionaria del nostro paese alla seconda rivoluzione fino all’abolizione della schiavitù, per estendere il diritto di voto, per far riconoscere la legalità sindacale, nella lotta contro il fascismo, si sono verificate delle sconfitte. Allora i movimenti continuarono la lotta. Noi oggi non possiamo fare meno.

Dalle sconfitte è nata una magnifica base elettorale progressista: con il movimento dei lavoratori come spina dorsale, include donne, afro americani, giovani, latino americani, ambientalisti, americani nativi, gruppi per i diritti civili, asiatici ed arabo americani, pensionati, religiosi, attivisti di Internet, artisti ed elettori al primo voto. Si sono uniti per strappare il nostro paese dalla presa di un piccolo gruppo di estremisti di destra. Questo nuovo movimento di base ha fatto un lavoro eroico. Non ha ancora potuto vincere contro la paura, il razzismo, la discriminazione sessuale, il terrorismo ed il potere esercitato da un potente gruppo di estrema destra, capaci di influenzare su numeri significativi di persone.

Abbiamo bisogno di nutrire e far crescere un movimento nuovo e progressista, che si impegni in una ampia e profonda lotta contro i piani di Bush. Non possiamo concedere nulla. Questa amministrazione tenterà di rendere più estrema l’immagine già conservativa della Corte Suprema restringendo negli anni a venire i diritti civili, per il lavoro e della donna. Verrà sempre più erosa la separazione tra stato e chiesa. Verranno intraprese politiche per ingrassare i profitti delle società per azioni. Si proseguirà nelle guerre senza fine, nelle invasioni, nelle torture e nei cambi di regime. Loro continueranno a mentire, intanto andranno avanti i tagli dei programmi sociali, per l’istruzione, si negheranno l’assistenza sanitaria ed i salari minimi. Continueranno a calpestare i diritti democratici e la Costituzione.

Avremo un bel da fare. Un uomo saggio chiese: “Perché i lavoratori lottano?” e subito rispose: “Perché devono”. Noi lottiamo perché non abbiamo altra scelta. Quindi la lotta continua. Gli strumenti più potenti della classe operaia e degli alleati sono l’unità e l’organizzazione. Dobbiamo far affidamento sulla “via” e sull’unità creatasi nella lotta contro la visione di estrema destra ed i suoi piani.

Durante gli ultimi giorni di questa incredibile battaglia elettorale, The Boss, Bruce Springsteen, schierato per Kerry, ha cantato la sua No Surrender. “Nessuna resa” è il fine e la direzione appropriata per le lotte che ci aspettano.
[…]

“We made a promise we swore we’d always remember
No retreat, believe me, no surrender
Like soldiers in the winter’s night with a vow to defend
No retreat, believe me, no surrender”


traduzione dall'inglese a cura del Ccdp