www.resistenze.org - popoli resistenti - stati uniti - 21-12-04

da Sunday Herald, 5 Dicembre 2004 - http://www.sundayherald.com/46389

Gli US ora ammettono che la guerra del consenso in Iraq è persa


Un Rapporto del Pentagono rivela un catalogo di fallimenti


di Neil Mackay, Redattore Investigazioni del Sunday Herald

5 Dicembre 2004

Il Pentagono ha ammesso che la guerra al terrorismo e  l'invasione e l’occupazione dell'Iraq hanno aumentato il consenso per al-Qaeda da parte di comuni musulmani, portandoli ad osteggiare gli Stati Uniti e provocando una rivolta globale contro l'America, a causa della politica ipocrita e interessata dell’amministrazione di Georgie W Bush in Medio Oriente.

Il mea culpa è contenuto in un rapporto di sconcertante franchezza, “comunicazioni strategiche”, scritto quest’Autunno dal capo supremo del Consiglio della Scienza della Difesa del Pentagono, Donald Rumsfeld. Dice tra l’altro: “nella guerra ideologica e del consenso gli sforzi americani non solo sono andati a vuoto, ma hanno ottenuto l'opposto di quello che si proponevano. L’intervento diretto americano nel mondo musulmano, paradossalmente, ha accresciuto lo status e il consenso per l’islamismo integrale, mentre l’appoggio per gli Stati Uniti si è ristretto a poche società arabe.”

Riferendosi al mantra ripetuto dalla Casa Bianca- che quelli che si oppongono gli Stati Uniti in Medio Oriente odierebbero le nostre libertà’- il rapporto dice: "i musulmani non 'odiano le nostre libertà', piuttosto odiano le nostre politiche. La voce della loro grande maggioranza si oppone alla percepita tolleranza unilaterale in favore di Israele e contro i diritti palestinesi, e al sostegno di lunga data, ancora in aumento, per quei governi che i musulmani considerano generalmente tirannie, precisamente Egitto, Arabia Saudita, Giordania, Pakistan e gli stati di Golfo".

“Così quando la diplomazia di stato americana parla di portare democrazia alle società islamiche, ciò è visto come nient’altro che un’ipocrisia interessata. Ancor più, dire che la libertà è nel futuro del Medio Oriente, suona come un atteggiamento paternalistico alle orecchie dei musulmani, visto che l'occupazione americana dell’Afganistan e dell'Iraq non hanno portato nessuna democrazia ma solamente più caos e sofferenze. Le azioni degli US mostrano di essere in contrasto con le motivazioni superiori addotte, e di essere invece mirate a servire meglio gli interessi nazionali americani proprio a spese di una vera autodeterminazione musulmana.”
 
Il rapporto aggiunge: “ Dall’11 Settembre, le azioni americane hanno finito per elevare l'autorevolezza degli insorti  jihadisti, andando nel senso di ratificare la loro legittimazione fra i musulmani.” Il risultato è che al-Qaeda è passata dall'essere un movimento marginale a godere credito presso l’intero mondo musulmano.

“I musulmani vedono gli americani come singolarmente autoreferenziali …per loro la guerra nel mondo arabo non è niente più di una dilatazione della politica nazionale americana.” Gli Stati Uniti hanno credibilità zero fra i musulmani, che pensano che qualunque cosa facciano e dicano serve solamente a loro.

Il rapporto dice che gli Stati Uniti sono attualmente impegnati in una “lotta ideologica globale e generazionale” che sta perdendo rapidamente terreno. Per invertire il trend gli US devono fare un tipo di “comunicazione strategica” che includa la diffusione di propaganda e l’uso di pressioni psicologiche dei militari - parte integrante della sicurezza nazionale. Il documento dice che la leadership Presidenziale ha bisogno di questa  guerra ideologica e mette in guardia contro opportunismo, arroganza, e doppiezza:
 
“Stiamo affrontando la guerra al terrorismo, una conflittualità intensificata con l’Islam e l’insurrezione in Iraq. In tutto il mondo rabbia e scontento vanno contro la credibilità offuscata dell’America e i mezzi usati dagli US per raggiungere i propri obiettivi. E’ percepito da tutti che il potere di persuasione dell'America é in crisi ( più del 90% delle popolazioni di alcuni paesi musulmani, come l'Arabia Saudita, avversano le politiche statunitensi)”Il rapporto aggiunge: “Minata la credibilità mondiale degli US, si è indebolito il sostegno alla guerra al terrorismo; con la guerra è aumentata in Europa la diffidenza per l'America”. Tutto ciò va ad accrescere la minaccia per la sicurezza nazionale Stati Uniti.
 
Gli autori del rapporto suggeriscono che il problema di immagine dell’America (cui la Casa Bianca ha prestato poca attenzione) è collegato alla percezione degli US come arroganti, ipocriti e indulgenti con se stessi. Il rapporto chiede di usare come politica di guerra, una campagna centrata su un enorme sforzo propagandistico, che “non avrà successo, se non riuscirà a comunicare con il pubblico nazionale e mondiale in modo credibile.”

Anche la retorica americana che assimila la lotta al terrorismo ad un conflitto in stile guerra-fredda, contro il “totalitarismo cattivo”, viene criticata dal rapporto. I musulmani vedono ciò che sta accadendo come un “sommovimento storico di restaurazione islamica… un rinnovamento del mondo musulmano che ha preso forma attraverso molti diversi movimenti, moderati e militanti, con milioni di aderenti - di cui i combattenti radicali sono solo una piccola parte.” Invece di sostenere la tirannia, la maggior parte dei musulmani vorrebbe rovesciare i regimi tirannici, come l'Arabia Saudita. “Gli Stati Uniti vengono a trovarsi nella situazione strategicamente imbarazzante - e potenzialmente pericolosa- di essere alleati e sostenitori di vecchia data di questi regimi autoritari”. Il rapporto ammette che “senza gli Stati Uniti, questi regimi non avrebbero potuto sopravvivere”.
 
Così gli Stati Uniti si sono fortemente coinvolti in una lotta disperata… le politiche e le azioni US sono sempre più viste dalla netta maggioranza dei musulmani come una minaccia alla stessa sopravvivenza dell’Islam. Gli americani si sono inseriti nelle lotte intra-islamiche in modi che li hanno resi nemici alla maggior parte dei musulmani.

Il rapporto dice che, quanto alla “guerra delle informazioni, attualmente è il nemico ad avere il vantaggio. Tra le società musulmane non c'è nessun ardente desiderio di essere ‘liberati’ attraverso l’invasione degli US”. La percezione è che il tentativo statunitense di cercare di instaurare uno stretto appoggio nel mondo musulmano, sia probabilmente il punto vulnerabile nella strategia americana. La propaganda US tende a focalizzare la separazione tra la grande maggioranza di musulmani non violenti dai militanti radicali islamisti-jihadisti, dividendo semplicisticamente i musulmani del Medio Oriente in buoni e cattivi.
 
“Noi americani siamo convinti che gli Stati Uniti siano una superpotenza ‘benevola', con elevati valori liberali …nel profondo noi presumiamo che ognuno dovrebbe sostenere naturalmente le nostre politiche. Ma il mondo islamico - in questo momento in netta maggioranza - vede le cose diversamente; i musulmani vedono le politiche americane come ostili ai loro valori, la retorica americana su libertà e democrazia come ipocrita, e le azioni americane come profondamente minacciose. “In due anni il messaggio jihadista- che si oppone fortemente ai valori americani- è stato accettato dai musulmani più moderati e non violenti. Questo implica che l'opinione negativa degli Stati Uniti non ha ancora toccato il fondo”.

Il rapporto dice che è egualmente importante “rinnovare gli atteggiamenti degli europei verso l'America” che si sono seriamente deteriorati dall’11/9/2001. Come al-Qaeda, che “continuamente raggira gli Stati Uniti nella guerra dell’informazione ”, gli americani devono adottare tecniche di propaganda più sofisticate, mirando ai laici del mondo musulmano- inclusi scrittori, artisti e cantanti - e coinvolgendo il settore privato dei media US e i professionisti del marketing nella diffusione di messaggi ai musulmani di segno pro-Stati Uniti

Il rapporto del Pentagono invita anche a nominare un consulente della sicurezza nazionale per le comunicazioni strategiche, e chiede un massiccio lancio di finanziamenti per diffondere “informazioni di guerra”, attraverso la diffusione di stazioni  radio e televisive del governo US nel Medio Oriente.
 
L'importanza di ottenere rapidamente vantaggi dalla propaganda è sottolineata da un documento allegato al rapporto del Pentagono del segretario della difesa Paul Wolfowitz, datato Maggio, che dice: “E’ improbabile che le nostre spedizioni militari in Afghanistan e Iraq siano le ultime del genere nella guerra globale al terrorismo.”

Traduzione dall’inglese Bf