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People’s Weekly World Newspaper, 17/02/05

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La Cina difende i lavoratori della Wal-Mart


di Denise Winebrenner Edwards

 

 

Proprio mentre Gorge W. Bush ed i repubblicani – in adorazione di fronte all’altare della cupidigia delle “corporations” e indifferenti di fronte all’aumento della miseria delle famiglie dei lavoratori – si crogiolavano alla luce della rielezione di Bush, il governo e i sindacati cinesi (ACFTU) annunciavano che le leggi a favore dell’organizzazione dei lavoratori sarebbero state applicate nelle aziende Wal-Mart nel loro paese. I sindacati hanno dichiarato di prepararsi alla sindacalizzazione dei lavoratori. Anche se una parte del mondo usa posate d’argento ed un’altra mangia con le dita, ci potrebbero essere altre ragioni per cui un tempo i cinesi definivano “barbari” gli occidentali!

 

Secondo l’agenzia di informazioni cinese Xinhua, il governo ed il sindacato cinese hanno minacciato di far causa a  Wal-Mart se questa, che è la maggiore “corporation” del mondo continuerà a licenziare e a perseguitare i lavoratori che cercano di organizzarsi e se continuerà a violare gli accordi sui salari e sugli straordinari. Wal-Mart sembra accondiscendere. Evidentemente ai lavoratori serve avere un governo nazionale che fa applicare rigorosamente le sue leggi!

 

Nei 43 magazzini Wal-Mart in Cina sono impiegati circa 20 mila lavoratori. Il mercato al dettaglio cinese è stimato attorno ai 240 miliardi di dollari e cresce al tasso del l’8-10 % all’anno. Non sono disponibili buone stime dei profitti di Wal-Mart nel paese più popoloso del mondo. Globalmente la forza lavoro internazionale della Wal-Mart ha generato nel 2004 profitti per 2,3 miliardi di dollari, così dice il sito web dell’azienda, che prevede un aumento del 18,6 % nel 2005. Nei magazzini Wal-Mart sono impiegati, oltre a quelli cinesi, 4.000 argentini, 28.000 brasiliani, 60.000 canadesi, 13.000 tedeschi, 30.000 giapponesi (Wal-Mart possiede il 37% di Seiyu, una catena di distribuzione giapponese), 30.000 coreani, 105.000 messicani e 134.000 inglesi, nei loro rispettivi paesi. 

 

Quello cinese è il primo governo a sostenere i lavoratori della distribuzione in tutto il paese.

 

Il solo altro posto al mondo in cui i lavoratori della Wal-Mart sono organizzati in un sindacato  è nel Quebec. Qui, i lavoratori di due magazzini si sono organizzati con successo ed hanno ottenuto la loro più recente vittoria nell’agosto del 2004. La provincia del Quebec ha una legge che protegge i diritti dei lavoratori ad organizzarsi e a contrattare il lavoro, ma invece di obbedire alla legge e di sedere al tavolo delle trattative con il sindacato per siglare il primo contratto, Wal-Mart ha annunciato l’intenzione di chiudere quel magazzino entro maggio. Un’azienda con un milione di addetti non può permettere a 200 di essi nel Quebec di lavorare con contratto sindacale. Ma con la loro tessera sindacale in tasca ed i loro rappresentanti eletti nel governo locale e provinciale, i lavoratori hanno già cominciato a lottare, impegnandosi a mantenere aperto il magazzino. Dal momento che sono organizzati nel sindacato, i lavoratori hanno pianificato un boicottaggio, un’azione legale ed una diverse altre tattiche difensive e stanno portando con loro l’organizzazione sindacale di settore.

 

Negli Stati Uniti, dove vivono e lavorano i due terzi del milione di lavoratori di questa “mega-corparation”, Wal-Mart è leader in molte categorie, che comprendono procedimenti legali per razzismo, discriminazione sessuale, violazione delle leggi sul lavoro, sugli stipendi e sugli orari di lavoro. I lavoratori vorrebbero lottare, i sindacati del commercio e degli alimentaristi sono pronti ad un’azione, ma – senza incertezza – il governo federale sta dalla parte di Wal-Mart, la difende, la favorisce e la protegge.

 

Qualche commentatore ha sminuito l’azione del governo cinese, sostenendo che i sindacati cinesi sono “sindacati aziendali”. È opportuno notare che nessuno di questi commentatori è un organizzatore sindacale o un lavoratore di Wal-Mart negli Stati Uniti e che nessuno di loro nota che il sindacato cinese (ACFTU) ha 100 milioni di iscritti e l’AFL-CIO ne ha  altri 13.

 

Gorge Meyers, che operò come presidente del Congresso delle Organizzazioni dell’Industria (CIO) del Maryland e, più tardi, come responsabile del lavoro del Partito Comunista degli USA, notò che un sindacato corrotto, un cattivo sindacato o anche una cattiva rappresentanza sindacale aziendale, non sono un sindacato. Molti sindacati come la United Steelworkers of America (acciaio), usarono i sindacati aziendali, per esempio della US Steel, per organizzarsi al principio. Mayers era solito dire che quando i lavoratori hanno una qualche organizzazione, anche solo per parlare di salari, benefici e condizioni di lavoro, in modo collettivo e organizzato, le cose cominciano a cambiare.

 

I “sindacati aziendali” sono illegali negli Stati Uniti, ma essi esistono in una forma o nell’altra.

Ma quelli cinesi sono proprio “sindacati aziendali”? Quello che importa è che sono i lavoratori cinesi a decidere. Nello stesso tempo che i loro fratelli e le loro sorelle cinesi possano ora avere la tessera sindacale può solo aiutare i  lavoratori americani dei magazzini Wal-Mart.

 

 

Denise Winnebrenner Edwards (dwinebr696@aol.com) è membro del Wilkinburg.Pa., Borough Council, e membro dello staff editoriale di People’s Weekly World.

 

Traduzione di Giuliano Cappellini